sulla globalizzazione

La crisi delle “tigri asiatiche”, per anni indicate come modello e come punto di riferimento per la competizione internazionale, si è oggi inequivocabilmente allargata all’America Latina, alla Russia, e comincia ad interessare Wall Street e l’Europa. Si parla apertamente del rischio di una fase recessiva a livello mondiale, che avrebbe esiti semplicemente catastrofici sul terreno economico e sociale. Nel corso di questo periodo sono successe alcune cose nuove ed interessanti. Innanzi tutto gli USA sono corsi in sostegno del Giappone e di altre piazzeforti capitalistiche. Questa è una cosa che fino a qualche anno fa sarebbe stata impensabile. In altri tempi il capitalismo statunitense avrebbe gioito della crisi giapponese, avrebbe avuto l’occasione e lo spazio per espandersi ai danni dell’avversario. Oggi, invece, una crisi giapponese investe direttamente il capitalismo americano fino al punto di trascinarlo con se nel baratro. E’ la globalizzazione! E’, in altre parole, un capitalismo che non si può più definire americano o giapponese, bensì mondiale. Di fronte ad una crisi di questa portata il governo reale dell’economia, quello tecnocratico ed autoritario del FMI, della Banca Mondiale, dell’OCSE e del G 8, risponde con la riproposizione della ricetta neoliberista: meno stato e più mercato (privatizzazioni e distruzione dello stato sociale), liberalizzazione dei mercati e flessibilità del lavoro. La vicenda russa di questi giorni è fin troppo esemplificativa di questa realtà. Le società transnazionali (oggi 40000 contro le 600 di 20 anni fa) pretendono il ruolo che loro spetta nel mondo capitalistico. Vogliono cioè comandare liberandosi degli intralci della democrazia e della sovranità dei popoli (come dimostra ampiamente la vicenda dell’Accordo Multilaterale sugli Investimenti). In un mondo fatto in questo modo la NATO è, ogni giorno che passa, sempre di più lo strumento di dominio del capitalismo globale e dei paesi che si fanno interpreti degli interessi dello stesso e che raggruppano la stragrande maggioranza dei consumatori di ricchezze. L’ONU, ed ogni altro luogo che abbia una qualsiasi parvenza di democrazia e di eguaglianza fra i popoli (come il Tribunale Penale Internazionale) sono oggetto di boicottaggio, quando non di attacchi diretti da parte degli USA e di altri paesi ricchi (in prima fila il governo inglese di “centrosinistra”). Insieme a queste tendenze terribilmente negative cominciano ad esserci spiragli positivi. L’Europa resiste meglio di altri alla crisi ed oggi deve decidere se applicare il neoliberismo che ossessivamente propone il FMI o se cercare un diverso modello economico di sviluppo e di relazioni con il terzo e quarto mondo. La stessa discussione in Italia su “svolta o rottura” è esattamente riferita alla strada che tenterà il governo Prodi rispetto al bivio in cui si trova tutta l’Europa. Intanto il governo francese si è opposto all’AMI, bloccandolo, ed oggi dice per bocca di Jospin che: “E’ ben chiaro oggi che l’euro è un fattore di stabilità e un elemento di protezione, ma occorre andare più lontano. Ieri l’Asia, oggi la Russia, domani forse l’America latina: le crisi finanziarie ci ricordano che il capitalismo è una forza che va ma non sa dove va. La missione dei socialisti è di controllarne il corso, regolarlo e trasformarlo perché vi sia più giustizia”. Più o meno l’opposto di quel che dicono Ciampi e Prodi proprio in questi giorni. Per parte sua il Movimento dei non allineati discute della proposta del governo sudafricano di “lanciare un’offensiva globale per sconfiggere la povertà assumendosi la responsabilità per il proprio sviluppo economico” e di “ assumerci l’incarico di definire un nuovo ordine mondiale di prosperità e di sviluppo in cui regni l’uguaglianza tra tutte le nazioni della terra”. Si comincia cioè a discutere di alternativa globale al modello capitalistico vigente e vincente, e non in ristretti circoli intellettuali o d’avanguardia. Cominciano a farlo governi e movimenti di massa, oltre che un crescente numero di forze comuniste e di sinistra. Del resto sarebbe stato impensabile che i comunisti e la sinistra antagonista continuassero imperterriti, anche se qualcuno continua a farlo, a non vedere cosa è e come funziona concretamente il capitalismo contemporaneo, riproponendo impossibili alternative nazionali o addirittura nazionalistiche.

 

ramon mantovani

 

pubblicato su Liberazione nel settembre 1998

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