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APPELLO

Pubblicato su articoli pubblicati sul blog con i tag, , , , , , , il 10 Aprile, 2008 da ramon mantovani

Qui di seguito il testo dell’appello proposto da Tiziano Loreti, Segretario provinciale, e da Alessandro Bernardi, Responsabile movimenti della Federazione bolognese del Partito della Rifondazione Comunista.

Si tratta di una iniziativa molto utile al fine della battaglia congressuale, che si prefigge il dichiarato scopo di costituire una rete aperta per iniziare a discutere dei contenuti e dei modi con i quali affrontare il congresso.

Io ho aderito ed invito tutte/i a fare lo stesso.

Il sito (provvisorio) al quale fare riferimento è:

www.sxm.splinder.com/

La email alla quale far giungere le adesioni è:

ottobresempre@hotmail.it

Siamo compagne e compagni che in questi anni abbiamo lavorato nei conflitti sociali, nei movimenti e in Rifondazione Comunista.

Abbiamo condiviso un percorso, che aveva fatto di Rifondazione Comunista un progetto originale, sia nel campo delle forze politiche italiane che in quello internazionale.

Abbiamo visto nel progetto della Sinistra Europea il tentativo di costruire una soggettività nella quale le identità politico-culturali potevano arricchirsi, contaminarsi, ma anche rilanciarsi senza essere cancellate o dichiarate “fuori corso”.

Abbiamo condiviso la scelta, dopo i grandi movimenti locali e nazionali da Genova in poi, di provare la strada del governo per tentare di invertire le tendenze dell’ultimo ventennio. Ma lo abbiamo fatto consapevoli che era una possibilità e che sarebbe stato necessario lottare per vincere le resistenze dei poteri forti e dei nostri stessi alleati di governo.

Per tutti questi motivi siamo critici sia sul modo con il quale siamo stati al governo e nelle istituzioni sia sulla natura politicista dell’attuale processo di unità della sinistra.

Ormai è chiaro che nell’esperienza di governo abbiamo finito con il praticare la “riduzione del danno” ed abbiamo introiettato l’idea, che mai ci era appartenuta, che non ci fosse la possibilità di rompere. E’ così che nella crescente separazione fra politica e società ci siamo trovati dalla parte sbagliata. Ed è così che di fronte ad un tale fallimento è comparsa la scorciatoia del superamento di Rifondazione Comunista e di un’unità verticistica con altre forze dal chiaro impianto governista ed elettoralista. Proposta che ha finito con inibire maggiormente e definitivamente la possibilità di presentare il conto al governo in occasione del decreto sul welfare e sulle pensioni, come pure avevamo deciso di fare, anche prevedendo un referendum di massa sulla nostra permanenza al governo nell’autunno scorso.

Il ventilato “superamento” di Rifondazione Comunista, la politica dei fatti compiuti senza una discussione partecipata, l’ambiguità, su questioni dirimenti, del processo unitario, hanno gettato nello sconforto molte/i compagne/i dentro e fuori il PRC.

Noi non ci riconosciamo nella formula ambigua “soggetto unitario e plurale”, dietro alla quale si nascondono posizioni diverse e forse perfino contrapposte, con la quale il gruppo dirigente nazionale del partito ha conservato l’apparente unità necessaria a fare, in modo oligarchico, scelte fondamentali senza nessuna discussione.

Siamo, invece, interessati ad una discussione congressuale chiara, senza reticenze, in modo che ogni iscritto/a possa veramente decidere del futuro, della linea strategica del PRC e della sua stessa esistenza.

Non ci proponiamo di dare vita ad una cordata nella maggioranza o ad una ennesima corrente di minoranza.

Pensiamo si possano unire coloro che, avendo condiviso e sostenuto negli ultimi congressi le scelte della maggioranza, sono critici con le scelte del gruppo dirigente di questi ultimi due anni. Vogliamo partecipare al dibattito congressuale con l’esplicito obiettivo di riprendere e rilanciare la rifondazione comunista.

Non consideriamo l’autonomia politico-organizzativa del PRC come un impedimento o un freno al processo unitario a sinistra. Al contrario vogliamo che il processo vada avanti su solide basi politiche e partecipative, ma senza rimuovere e ignorare le differenze profonde sul piano politico e teorico che esistono su temi fondamentali come il governo e il rapporto con il Partito Democratico.

Siamo consapevoli che il nostro partito vive una crisi e non ne vogliamo ignorare i limiti. Ci era sembrato, con la conferenza d’organizzazione di Carrara, che si fosse imboccata la strada giusta per cominciare ad affrontarli e risolverli. Ma abbiamo visto, con preoccupazione crescente, negare nei fatti quanto deciso a Carrara, in favore di una gestione, da parte del gruppo dirigente, improntata ad un uso strumentale del partito e della militanza per fini decisi da pochi, come si è ben visto in occasione della formazione delle liste elettorali.

Ma sappiamo per esperienza, e per nostra stessa testimonianza, che sempre le compagne e i compagni di Rifondazione, nei momenti più difficili, hanno saputo trovare energie inaspettate e la voglia di esistere collettivamente.

Facciamo appello a tutte/i le compagne/i interessate/i a salvare e rilanciare il PRC, il suo progetto innovativo ed originale, a lavorare per l’unità di una sinistra antagonista ad unirsi dal basso per discutere insieme, liberamente, fuori dalle ristrette logiche delle cordate della maggioranza  e dalle correnti di minoranza che, fino ad ora, hanno impedito una vera e partecipata discussione dentro e fuori il PRC.

L’analisi della globalizzazione capitalistica, la partecipazione alla nascita del movimento mondiale altermondista, l’individuazione di una profonda crisi della rappresentanza e più in generale della politica, la critica del potere, l’idea dei limiti di un partito politico, la critica dello stalinismo e del concetto di formazione di avanguardia, la non violenza e la disobbedienza come pratica del conflitto, ed altre cose ancora, ci hanno arricchiti/e e ci hanno fatto sperare nella possibilità di cominciare a praticare veramente la rifondazione comunista.

Metteremo quindi a disposizione questo sito/forum aperto per riprendere la discussione generale e tematica su questi temi.

Dopo la campagna elettorale, nella quale saremo tutte/i impegnate/i, troveremo insieme i modi e i tempi per continuare la discussione e per preparare la battaglia congressuale.

Chiunque voglia partecipare a questa discussione e alla battaglia può, fin d’ora, sottoscrivere questo appello e iscriversi a questo sito.

Grazie e buon lavoro.

la direzione, la verifica e l’infame decreto sicurezza

Pubblicato su articoli pubblicati sul blog con i tag, , , , , , , , il 16 Gennaio, 2008 da ramon mantovani

La verifica prende corpo. Dopo la riunione della direzione del PRC (si possono leggere il resoconto di Angela Mauro su Liberazione di martedì 15 e l’odg conclusivo sul sito di rifondazione) il quadro è più chiaro. C’è una bozza di piattaforma unitaria dei 4 partiti di sinistra (appena reperisco un link lo inserisco qui) sulla quale sarà avviata prestissimo una consultazione di massa. La piattaforma è, a mio giudizio, un buon testo, sufficiente nei contenuti affinché la verifica sia reale. La consultazione verterà non solo sul testo per dire se va bene o no ma anche e soprattutto per individuare fra tutti i contenuti della piattaforma le priorità e i punti irrinunciabili. Infatti, il documento approvato dalla direzione recita: “E’ necessario che il partito, nel corso della consultazione, stabilisca, tra i tanti punti che saranno presenti, quali sono quelli decisivi perché, ove accolti, la verifica si possa considerare positiva”. Questo è un punto importante affinché la consultazione sia incisiva. Rimane il problema che ho sollevato anche in una parte del mio intervento in direzione e nel mio precedente articolo su questo blog. Se è un bene che ci sia una buona piattaforma unitaria della sinistra sarebbe necessario che ci fosse un preciso impegno di tutti e quattro i partiti nel considerare la verifica aperta anche all’esito della rottura. Penso che altrimenti la verifica si concluderà inevitabilmente in un brodino generico per mantenere in vita il governo ad ogni costo. Se da una parte Rifondazione ha assunto questo impegno come è scritto chiaramente nell’odg della direzione: “la verifica che abbiamo chiesto e dal cui esito finale dipenderà il prosieguo del percorso nella maggioranza e nel governo” dall’altra non c’è traccia di simili posizioni da parte degli altri tre partiti. Né mi risulta che sia stata posta formalmente questa questione in nessuna delle riunioni unitarie di questi ultimi giorni. Non lo dico per puntiglio bensì perché dovrebbe essere chiaro a tutti che, se c’è una piattaforma comune ed una trattativa con Prodi condotta unitariamente, dovrebbe esserci anche la sufficiente determinazione ad andare fino in fondo. Comunque spero che nel corso della consultazione, negli ordini del giorno dei circoli, dei comitati federali ecc. sia ben presente questa questione, oltre alle priorità programmatiche. Alla fine di questo processo la direzione del Partito trarrà una sintesi della consultazione e discuterà le date e le modalità del referendum che avrà la parola definitiva sulla nostra permanenza o meno al governo. Ovviamente ci sarà l’occasione per tornare su questo punto. Nel corso della direzione è emerso, durante il dibattito perché Giordano non aveva fatto alcun cenno nella relazione, il problema del secondo decreto sicurezza varato dal governo il 28 dicembre. Sui contenuti del decreto ho già detto che sono completamente d’accordo con l’articolo di Giuliano Pisapia pubblicato su Liberazione del 29 dicembre. Ho conseguentemente chiesto che ci fosse un mandato ai gruppi parlamentari a votare contro tale decreto. Proposta rifiutata con però la decisione di percorrere il tentativo di modifica del decreto alla Camera e di rimandare la decisione finale, sul voto da esprimere, ad una riunione dei gruppi parlamentari e della direzione. Continuo a pensare che il decreto sia inemendabile e che si sia seguita una linea completamente sbagliata ispirata dall’idea della “riduzione del danno”. Fin dal primo momento ebbi modo di dire negli organismi competenti che era un errore gravissimo aver votato in consiglio dei ministri un decreto varato la sera stessa di un orribile fatto di cronaca, sulla spinta delle richieste di Veltroni e dei sindaci sceriffi, Cofferati e Dominici in testa. In politica ogni atto è figlio del contesto nel quale si colloca e delle intenzioni di chi lo produce. Quel decreto, oltre a stravolgere pesantemente lo stato di diritto del nostro paese e ad avere contenuti discriminatori verso i cittadini comunitari immigrati, si proponeva esplicitamente di cavalcare l’ingiustificato allarme sociale sulla sicurezza e di lisciare il pelo alle peggiori pulsioni razziste. Tralascio di esprimere giudizi sulle modificazioni del decreto apportate dal Senato e fra le quali spicca l’idea perniciosa di aggiungere una norma contro le discriminazioni e le violenze sugli omosessuali. Come se introdurre una norma antidiscriminatoria per una categoria sociale potesse essere scambiata con le discriminazioni per un’altra! E’ noto che, per giunta, questa bella idea si è realizzata con un errore contenuto nel testo (secondo me non casuale) che la rendeva totalmente inefficace. Evito, per carità di patria, di soffermarmi sul come si sia arrivati poi alla Camera ad annunciare un voto favorevole al decreto, esattamente un giorno prima che fosse chiaro che il Presidente della Repubblica non avrebbe firmato il decreto, con il conseguente ritiro del decreto da parte del governo. Rimane il fatto che di nuovo il nostro ministro il 28 dicembre ha votato il testo di un nuovo decreto ulteriormente e gravemente peggiorato rispetto al primo. E rimane il fatto che, insieme ad altre/i compagne/i continuerò a proporre in tutte le sedi di votare contro, costi quello che costi.

ramon mantovani

Le cose vanno molto male

Pubblicato su articoli pubblicati sul blog con i tag, , , , , , , il 12 Gennaio, 2008 da ramon mantovani

Oramai siamo arrivati alla verifica. Lunedì 14 gennaio si riunirà la direzione del PRC. Forse scriverò qualcosa per commentarne gli esiti. Comunque siamo arrivati ad un punto difficile delicato e forse definitivo. Alla fine di novembre il PRC ha deciso di votare la fiducia al governo per il welfare dichiarando, al contempo, la fine del proprio “vincolo politico” con il governo Prodi e annunciando la richiesta di una “verifica” per discutere di un’agenda per realizzare in tempi brevi provvedimenti sulla precarietà, sui salari, sui diritti ecc. Continuo a pensare che sarebbe stato meglio annunciare il voto contrario ed ottenere la verifica immediatamente. Gli organismi dirigenti del partito hanno deciso che dopo la verifica si svolgerà una consultazione referendaria per decidere della nostra permanenza o meno al governo. Poi c’è stata l’assemblea nazionale della sinistra (i famosi Stati Generali) che non ha discusso del tema del governo e non ha, conseguentemente, assunto impegni di alcun tipo, tranne quello di costruire un soggetto unitario e plurale “per pesare di più nella realtà politico-sociale del centrosinistra”. Non poteva essere altrimenti visto che tre dei quattro partiti e gran parte dei presenti all’assemblea pensano che si debba stare sempre e comunque in un governo di centrosinistra qualsiasi politica faccia. Poi il governo ha ritirato l’infame decreto sulla sicurezza nonostante l’annuncio del voto favorevole dei gruppi parlamentari della sinistra (altro errore secondo me gravissimo). Salvo poi emanarne un altro ancora peggiore come ha giustamente osservato Giuliano Pisapia in un articolo su Liberazione del 29/12. www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=29/12/2007

Intanto Prodi ha continuato a dichiarare che le cose andavano benissimo, che non ci sarebbe stata una verifica bensì una messa a punto, un tagliando. Così siamo arrivati all’inizio dell’anno e al chiacchiericcio messmediatico sulla verifica. In sostanza il clima torna ad essere quello di una discussione sul come trovare una mediazione, temo al ribasso, per mantenere in vita il governo. I quattro partiti della sinistra al contrario che in autunno hanno una piattaforma comune, è vero, ma non c’è la determinazione necessaria affinché la trattativa con Prodi, Padoa Schioppa e Damiano sia reale. Quale trattativa vera si può fare se, per Mussi Diliberto e Pecoraro Scanio, non è contemplata una possibile rottura? Mentre i temi delle spese militari, della precarietà e dei diritti sono, almeno per il momento, in secondo piano, la questione salariale sconta già impostazioni radicalmente contrapposte. Da una parte le nostre richieste di tassazione delle rendite finanziarie al 20% al fine di finanziare una detassazione generalizzata sui redditi da lavoro dipendente e dall’altra l’attesa della trimestrale di cassa (a fine marzo) per vedere quante risorse eccedenti le previsioni saranno disponibili per intervenire sui salari. Come dire che noi proponiamo una redistribuzione del reddito strutturale e continuativa nel tempo e loro di destinare una parte del nuovo tesoretto per un’elemosina. Ma anche l’elemosina la vorrebbero usare per detassare gli aumenti salariali ottenuti nella contrattazione aziendale legandola agli aumenti di produttività. Così dopo aver incentivato, nel provvedimento sul welfare, le ore straordinarie (che sono causa non secondaria delle morti e degli incidenti sui luoghi di lavoro) ora vorrebbero incentivare la produttività per ora lavorata e assestare un altro duro colpo al contratto nazionale di lavoro. Nel frattempo, come se non bastasse, il governo affronta l’emergenza rifiuti in Campania con De Gennaro e con l’esercito. E in queste ore in cui scrivo le agenzie di stampa sono piene della polemica sulle funzioni dell’esercito che secondo De Gennaro dovrebbe “presidiare le discariche”. Come si può vedere le cose non vanno affatto bene. Proprio per niente!

ramon mantovani