Rifondazione non deve litigare e dividersi, bensì ragionare e pensare al futuro. Ma senza imbrogliare.

Pubblicato su articoli pubblicati sul blog con i tag, , , , , , il 21 Aprile, 2008 da ramon mantovani

Due anni di governo hanno cambiato tutto e gli elettori hanno dato un giudizio definitivo su una linea di unità della sinistra che si è rivelata fallimentare e completamente separata dal paese reale.

Presentare il dibattito interno a Rifondazione come una resa dei conti o, peggio ancora, come un golpe per eleggere un segretario invece che un altro è una caricatura vergognosa. Che lo presenti così il Corriere della Sera (che però fa già il tifo per Vendola) o la Repubblica è del tutto normale. Che lo faccia una parte di Rifondazione è irresponsabile e disarmante. Ed è questo che inquina il dibattito, erige steccati e provoca divisioni che rischiano di distruggere tutto e di disperdere un patrimonio collettivo.

Questo è il momento di parlar chiaro. Dovrebbe esserlo sempre, ma questo lo è ancor di più.

Sui motivi che ci hanno portato a questa sconfitta terribile ho già scritto.

Voglio, ora, dire cosa è successo negli ultimi giorni di campagna elettorale e dopo, perchè è fondamentale per capire cosa è successo, dopo, nel Comitato Politico Nazionale del partito.

Il gruppo dirigente del PRC negli ultimi mesi si è retto su un preciso accordo: parlare di “soggetto unitario e plurale della sinistra” e non entrare nel merito di “partito unico” o “soggetto unico”, di “federazione” o altro, per evitare di dividersi, perché la divisione c’è sempre stata, anche se male occultata. Io mi sono chiamato fuori da questo accordo perché lo consideravo un minimo comun denominatore totalmente inadeguato ed anche perché ero e sono convinto che il problema fosse il governo, il come ci eravamo stati e come ci aveva cambiati, e non la suggestione di un’unità a sinistra impossibile perché senza fondamenta. Ma questo non conta, è un’altra storia. Addirittura Giordano aveva proposto di applicare una moratoria, in campagna elettorale, su questo tema.

Guardate un po’ qui: “Quella comunista in futuro sara’ soltanto ‘una tendenza culturale’ all’interno della Sinistra arcobaleno. Lo ribadisce il presidente della Camera Fausto Bertinotti spiegando di immaginare ‘un soggetto unico, democratico e partecipato, fondato come un’organizzazione politica unitaria con le sue regole, una sua democrazia, un suo gruppo dirigente”. E ancora: “Mentana prova quindi a chiedere se la Sinistra arcobaleno diventerà un vero e proprio partito. Bertinotti spiega: “E’ un processo irreversibile. Se fosse solo un cartello elettorale sarebbe un’esperienza abortita”.

Si tratta di dichiarazioni fatte in televisione ampiamente riprese il giorno seguente da tutti gli organi di stampa. Nel contempo si prepara un appello, di insigni personalità, che il giorno dopo delle elezioni avrebbe chiesto ai partiti di rimettersi alle decisioni di una “costituente” da convocare immediatamente. In altre parole si punta a costituire subito un contenitore unico e a lasciare ai partiti la scelta di dichiararsi superati in questa nuova sinistra o quella di mettersi contro la volontà del “popolo”. E’ così, che sempre negli stessi giorni, il PdCI prepara l’appello per l’unità dei comunisti, che ha visto la luce dopo le elezioni. E’ negli stessi giorni che la parola “irreversibile” riecheggia continuamente nelle dichiarazioni, nei comizi e negli interventi televisivi di Bertinotti come di altri numerosi candidati. Perfino il giorno dei risultati elettorali Bertinotti dichiara: “Sconfitta la Sinistra Arcobaleno, deve rinascere la Sinistra Arcobaleno”. Il percorso passa per “una Costituente partecipata e democratica”.

Scusate la puntigliosità, ma è bene mettere i puntini sulle i, visto che ora si nega che si sia proposto il superamento di Rifondazione Comunista.

Giordano ne ha fatto un punto d’onore. Anche se c’è questa notizia del 14 aprile: “Dopo questo voto la Sinistra Arcobaleno dove andra’? Verso il partito unico o sara’ solo un cartello elettorale? A questa domanda del Tg3 Franco Giordano, segretario del Prc, ha negato l’ipotesi del cartello elettorale. ‘Certamente - ha detto - cartello elettorale no. Il futuro e’ quello del soggetto politico unico”. Che Giordano sia stato più prudente di Bertinotti, Migliore, Vendola e Gianni nelle dichiarazioni è vero. Ma il combinato disposto delle dichiarazioni di tutti dicono una cosa sola e chiara.

Insomma, di fronte a tutto ciò era evidente che l’unità fragile del gruppo dirigente si sarebbe dissolta come neve al sole.

Se Giordano si fosse dimesso subito, non avesse parlato di rimessa in discussione del gruppo dirigente al congresso, non avesse proposto il Comitato Politico Nazionale quindici giorni dopo il voto, ma sarebbe meglio dire una settimana dopo l’assemblea indetta da Ginsborg a Firenze, forse si sarebbe partiti con il piede giusto per fare una discussione più serena, nonostante la catastrofe elettorale.

Ma non è stato così.

Le richieste di dimissioni vere, di garanzie che non si facessero, fuori dal partito, altri atti irreversibili, sono state presentate da Giordano e da altri come un “golpe”, come la ricerca di capri espiatori, e il CPN come la notte dei lunghi coltelli, con grande gioia dei mass media, i cui rappresentanti per malizia o ignoranza non sanno che parlare di leader, di scontri personali e di manovre di palazzo.

Al CPN Giordano ha fatto ciò che i numeri lo avrebbero costretto comunque a fare: a presentare le dimissioni della Segreteria e a passare la mano ad un organismo di gestione unitaria del partito. Ed è stato lui a volere che quell’organismo venisse eletto sulla base dei voti presi da documenti politici contrapposti.

Sulla politica Giordano come gli altri, tranne Alfonso Gianni che ha coerentemente riproposto il superamento di Rifondazione, firmatari del documento che ha poi raccolto 70 voti, hanno tentato di dare ad intendere che si era voluta una resa dei conti ingiustificata visto che nessuno voleva sciogliere il partito, che la proposta del documento dei 98 voti (che io ho contribuito a scrivere) proponeva un ritorno alla rifondazione del 91 e che era un cartello confuso che avrebbe cancellato la migliore storia di Rifondazione.

In particolare Vendola, Giordano ed altri hanno molto insistito su questo presunto ritorno al passato. Evidentemente si vorrebbe che al congresso si discutesse dividendoci fra innovatori e conservatori. E, peggio ancora, fra eredi del PCI o di DP o di chissà che altro. O fra tifosi di Vendola o di Ferrero.

Li capisco. Le responsabilità della linea che ci ha fatto rimanere al governo a tutti i costi, di aver puntato tutto sul progetto fallimentare della Sinistra Arcobaleno passerebbero in secondo piano.

Ma, per quel che potrò, farò di tutto per impedire che si svolga un congresso in questo modo.

Anche perché penso che gli errori di questi ultimi due anni hanno veramente compromesso la partecipazione di Rifondazione al movimento contro la globalizzazione e alle lotte nel nostro paese. Perché penso che la nonviolenza (sulla quale ho scritto a suo tempo come è testimoniato dal blog) è stata ridotta ad una litania moderata. Perché penso che non si possa dire di “criticare il potere” per poi puntare tutto sulla presenza nel governo.

Se serve, io non ho nessun imbarazzo a dire che voglio ripartire dalla Rifondazione che seppe rompere con Prodi nel 98 e che stette alla pari, e rispettata, di comitati ed associazioni nel movimento a Praga come a Genova e in ogni social forum di tutti quegli anni.

Proprio in ragione di quelle scelte di movimento, che modestamente ho contribuito davvero a determinare, mi sono opposto ad un’idea politicista dell’unità della sinistra o dei comunisti.

Proprio per coerenza con le innovazioni che ho condiviso non credo che l’assemblea di Firenze, che rispetto e guardo con interesse, sia il punto da cui ripartire. Un’assemblea dove Ginsborg, che ne è il promotore, ha detto: “La sinistra puo’ rinascere ripartendo e recuperando quel patrimonio ideale politico e umano che ha contraddistinto Riccardo Lombardi e Vittorio Foa”. E dove Tortorella, intervistato, ha aggiunto:E’ vero ricominciamo da tre - dice Tortorella - e ricominciamo dall’idea socialista su cui si fece il congresso fondativo del partito socialista del 1892″.
Insomma superare la scissione di Livorno del 1921?
“Esattamente”, conclude Tortorella per il quale la linea tracciata e’ il “socialismo del 21° secolo di Fausto Bertinotti”.

Sarebbe questa, ahimè, l’ulteriore innovazione!

Un’assemblea dove la partecipazione è ridotta all’applausometro per i presunti futuri leader.

Ricostruiamola sì la sinistra, valorizzando le esperienze e le culture di lotta e di movimento invece che le adunate di ex che gridano unità e che negli anni 90, come Luciana Castellina o il Manifesto sempre pronti a dare lezioni, hanno promosso scissioni per votare (insieme a Vendola) il governo Dini.

E per farlo bene rimettiamo in sesto il nostro partito, e discutiamo di cosa è successo in questi due anni invece che di leader.

ramon mantovani

Rilanceremo Rifondazione Comunista, senza paura della realtà, come sempre abbiamo fatto.

Pubblicato su articoli pubblicati sul blog con i tag, , , , , , , , il 17 Aprile, 2008 da ramon mantovani

La catastrofe è di tali proporzioni che mi ha lasciato attonito. Sapevo, e lo avevo detto e scritto, che l’idea della Sinistra e L’arcobaleno era sbagliata anche elettoralmente. Ma non prevedevo certamente un simile risultato. Non è quindi con la stupida presunzione di chi afferma con aria supponente: - “l’avevo detto io!” – che mi accingo a scrivere queste note. Rimane solo l’amarezza di non aver potuto discutere prima, per tempo, a causa di un atteggiamento, questo si presuntuoso, di chi presentava le proprie decisioni come le UNICHE POSSIBILI, di chi derideva le posizioni altrui (come le mie per esempio) come MINORITARIE e TESTIMONIALI (salvo svegliarsi martedì mattina avendo ridotto l’intera sinistra ad una testimonianza extraparlamentare), di chi continua imperterrito a parlare di nuove accelerazioni e di nuove scelte irreversibili.

Comunque, cerchiamo di ragionare.

Prima che compaiano studi approfonditi sui flussi elettorali bisogna affidarsi ad una osservazione superficiale. Credo però sufficiente per formulare almeno ipotesi. Ovviamente da verificare.

Le destre stravincono. Raccolgono tutti i propri voti potenziali (compresi quelli che nel 2006 si erano astenuti) e un cospicuo numero di elettori delusi dal centrosinistra.

La intrapresa politica fondata sulla espressione dei peggiori istinti di una società atomizzata e scossa dalla crisi è pienamente riuscita. Spicca, da questo punto di vista, il voto della Lega.

Al contrario, l’operazione del PD, che tentava di contendere alla destra i voti ispirati dalla paura e dall’insicurezza e quelli dei ceti abbienti benpensanti è completamente fallita. Solo l’idea, perniciosa e perdente, del VOTO UTILE CONTRO BERLUSCONI è stata in parte premiata unicamente con voti di sinistra, occultando parzialmente la totale inefficacia del progetto del PD.

La distanza, in voti assoluti e in percentuali, fra i due principali schieramenti, lo dimostra inequivocabilmente.

La Sinistra e L’Arcobaleno perde in ogni direzione. Quando si perdono quasi tre milioni di voti su quattro si troveranno le tracce dell’esodo in ogni dove. Ma credo si possa dire, non so in quale esatta misura, che la gerarchia sia: astensione, PD (compresa italia dei valori). Molto al di sotto, in diverse altre direzioni, compresa la Lega e perfino l’UDC. Non bisogna dimenticare il voto del Partito Comunista dei Lavoratori e di Sinistra Critica (316mila al senato e 376mila alla camera pari all’uno per cento) che sono tutti voti provenienti da Rifondazione. Che due piccolissime formazioni esordienti alle elezioni prendano più di un terzo di voti rispetto a quattro partiti con 140 parlamentari è qualcosa che dovrebbe far riflettere. E non si tratta solo della falce e martello, che pure ha avuto il suo ruolo, ma anche di un voto militante e giovanile di movimento che, nonostante la dimensione sostanzialmente irrilevante dal punto di vista elettorale, non può essere osservato con sufficienza dal punto di vista politico.

Al di là dei flussi credo sia necessario capire i motivi profondi di una tale perdita di voti.

Ognuno può verificare empiricamente, interrogando i propri conoscenti, che le motivazioni sono state tante, diverse, e in molti casi contradditorie. Delusione per la condotta al governo, sia nella versione del “tanto siete inutili” che in quella più diffusa (credo) del “siete diventati uguali agli altri”. Da questa scaturisce l’astensione ed anche il voto per il PD per la paura di Berlusconi, ed all’Italia dei Valori. Segue quella tanto infondata quanto esistente del “avete disturbato l’azione di governo e siete la vera causa della sua caduta”. Da questa scaturisce il voto al PD. C’è, ed anche forte, il non essersi riconosciuti nel nome, nel simbolo e nel leader della SA. Da questa scaturisce l’astensione e il voto per la falce e martello. Ovviamente le prime due motivazioni sono numericamente molto grandi, ma non bisogna sottovalutare che la terza, sebbene numericamente minore, ha investito i militanti e i più politicizzati che sono sempre il motore della campagna elettorale.

Con un’Italia devastata socialmente, con un governo pessimo del quale facevamo parte, con le lotte e i movimenti presenti ma impossibilitati a vincere e nemmeno a farsi ascoltare, con l’insidia della nascita del PD (che troppi cretini dicevano avrebbe aperto grandi spazi elettorali a sinistra) la sinistra, e Rifondazione in particolare, si è trovata in una tipica e classica situazione di empasse. In un vicolo cieco.

Invece di affrontare con realismo la situazione, di aprire una vera trattativa con Prodi mobilitando tutte le forze disponibili, anche scontando di perdere una parte di consensi, ma conservando gli altri, si è scelto di scappare dai problemi e di avviare la costruzione di un nuovo partito tanto generico quanto moderato. Per giunta mortificando le identità, soprattutto quella comunista, e facendo tutto in modo oligarchico.

Così facendo si sono persi consensi in tutte le direzioni.

Insisto! Nessuno mi toglie dalla testa che la rottura con Prodi sul welfare avrebbe scontato la perdita di molti voti, ma anche la mobilitazione nella lotta di una parte del paese che ci avrebbe capiti benissimo e che non ci avrebbe abbandonati alle elezioni.

Di fronte a tutto questo, oggi, tutto si può fare tranne che continuare, come un pugile suonato, a ripetere che la Sinistra Arcobaleno è il futuro.

Sono rimasto davvero molto colpito dal fatto che Bertinotti, Giordano, Vendola e Migliore abbiano riproposto ossessivamente il superamento di Rifondazione e la costruzione di un nuovo partito anche dopo il risultato elettorale, nonostante il Pdci abbia dichiarato chiusa l’esperienza SA lanciando la costituente comunista, con l’evidente scopo di lucrare sullo scioglimento di rifondazione, nonostante i Verdi vadano al congresso con la discussione che verterà sull’alleanza (forse perfino ingresso) col PD o sul rilancio alle europee del simbolo storico del Sole che Ride, e nonostante moltissimi di Sinistra Democratica siano andati nel PD perfino in campagna elettorale ed altrettanti si apprestino a farlo presto nelle prossime settimane.

Veramente non credo alle mie orecchie!

E’ per questo che non bisogna permettergli di produrre altri fatti irreversibili.

Rifondazione Comunista esiste, ferita, con i suoi difetti e limiti, ma esiste.

Ci sono decine di migliaia di compagne e compagni che non si rassegnano, che non hanno nessuna intenzione di consegnare al PdCI e ad altri i resti militanti ed anche elettorali che deriverebbero dalla morte di Rifondazione. Che hanno saputo coniugare l’identità comunista con l’innovazione politico-culturale, che non hanno una vocazione di potere, che sono immersi in tutte le lotte del paese.

Che sanno che il risultato elettorale non riflette il vero stato delle cose e che c’è rimedio a tutto questo.

Perciò rilanceranno, rilanceremo, Rifondazione Comunista riprendendo il cammino del nostro progetto, mortificato e contraddetto dall’esperienza di governo, e produrremo unità nei movimenti ed anche fra le forze politiche fondandola sui contenuti, sulle cose, e non più sulle illusioni salottiere.

ramon mantovani

dichiarazione sui risultati elettorali

Pubblicato su articoli pubblicati sulla carta stampata con i tag, , , , , il 14 Aprile, 2008 da ramon mantovani

ho rilasciato alla stampa la seguente dichiarazione:

“Quattro partiti prendono un milione di voti e diventano extraparlamentari.

Se il gruppo dirigente irresponsabile che ha portato a questo disastro insiterà sulla linea della sinistra arcobaleno sarà travolto dai militanti e dagli iscritti di rifondazione comunista.

Sarebbe bene per loro e per il partito che si dimettessero immediatamente.

E’ stata l’esperienza di governo a deludere gli elettori e ad allontanarci dai movimenti e dalle lotte.

Bisogna ripartire da rifondazione e ripartiremo da rifodazione, anche cercando una unità seria con altre forze mettendo da parte l’idea elettoralistica e subalterna al partito democratico della sinistra e l’arcobaleno”.

ramon mantovani