O si lotta o si è complici del nemico.

Ha ragione Dino Greco che sostanzialmente dice: non rassegniamoci, bisogna reagire! Non basta lamentarsi delle decisioni (politiche, autoritarie e liberticide ammantate di oggettività tecniche e di bilancio) dei governi Berlusconi e Monti e del sistema politico bipolare. La loro concezione della “democrazia” è fatta solo di obbedienza al mercato, idolatrato e temuto come un dio, di partiti dei leader con seguaci tifosi, e quella dell’informazione politica è fatta di talk show condotti da “profeti” e di dietrologi e commentatori del nulla. Non ci si può meravigliare se vogliono assestare un colpo al pluralismo (che è tale solo se lo stato garantisce l’esistenza della stampa alternativa ostile al mercato e perciò boicottata dal suo ramo pubblicitario). Lamentarsi, magari con le solite frasi retoriche, può essere perfino controproducente. O si lotta, seminando per il futuro anche in caso di sconfitta, o si è complici del nemico. Non c’è via di mezzo. Ma non c’è lotta che non richieda coscienza e consapevolezza. E qui c’è una nota dolente. Ci sono troppe e troppi  militanti del PRC e della sinistra che non leggono. Che pensano di sapere tutto e non sanno nulla. O meglio, conoscono solo la versione distorta della politica spettacolo. Che credono di avere opinioni solide senza avere le informazioni necessarie ad elaborarle. Che si nutrono di semplificazioni e di slogan. Che escono (ed entrano) nel partito, e che magari smettono di comprare Liberazione per motivi futili. Costoro sono il sintomo di una grave malattia, una ormai conclamata ed insopportabile subalternità culturale nei confronti del sistema. Perciò non comprano e non leggono Liberazione. Tutto il contrario dell’operaio di cui parla Gramsci in una lettera dal carcere. Scrive Gramsci: “Molti anni fa, nel 19 e 20, conoscevo un giovane operaio, molto ingenuo e simpatico. Ogni sabato sera, dopo l’uscita dal lavoro, veniva nel mio ufficio per essere dei primi a leggere la rivista che compilavo. Egli mi diceva spesso – non ho potuto dormire, oppresso dal pensiero: cosa farà il Giappone? – Proprio il Giappone lo ossessionava, perché nei giornali italiani del Giappone si parla solo quando muore il Mikado o un terremoto uccide almeno diecimila persone. Il Giappone gli sfuggiva; non riusciva perciò ad avere un quadro sistematico delle forze nel mondo, e perciò gli pareva di non comprendere nulla di nulla.”

Per reagire, come propone Greco, bisogna curare questa malattia e salvare il malato.

 

ramon mantovani

 

pubblicato su Liberazione il 24 dicembre 2011

64 Risposte to “O si lotta o si è complici del nemico.”

  1. massimiliano piacentini Dice:

    Ciao Ramon, avevo scritto queste quattro righe nei commenti al tuo articolo precedente, il 24 dicembre, 2011 a 9:30 , così lo riporto qui.

    ho appena letto su Liberazione il tuo breve intervento. Penso che tu abbia ragione. Sono pienamente in accordo anche con l’aut-aut. Infatti, tertium non datur: “O si lotta, seminando per il futuro anche in caso di sconfitta, o si è complici del nemico”. Ma ciò, secondo me, vale per tutti, anche per chi non milita nel Prc perché obnubilato da narratori più o meno di talento e per i narratori stessi. Mi rendo conto che quanto affermato possa apparire in contrasto con l’ultimo, ennesimo appello del nostro segretario al narratore, ma io non ricopro ruoli dirigenziali e penso di potermi concedere certe libertà: complici con il nemico, sì. Si può dire la verità senza scadere nel settarismo e recintarsi in ruoli puramente testimoniali. Ma abbiamo bisogno di verità! Abbiamo bisogno di sapere e che si sappia chi ha ridotto e riduce società e politica a violenza, vergogna e volgarità.

    Giusto anche il richiamo allla nota dolente, poiché effettivamente “non c’è lotta che non richieda coscienza e consapevolezza” occorre leggere e informarsi per capire e con-dividere: solo i soggetti forti e coscienti possono infatti guardare fuori del proprio circondario confinante e spingere il desiderio e l’amore oltre la pura rivolta; solo i soggetti forti possono trasformare la realtà. E la nostra forza resta a mio avviso quel “General Intellect” purtroppo solo accennato e non sviluppato da Marx. Quella straordinaria “Orchestra” del proletariato tutto che già oggi e per sempre sarebbe in grado di mostrare la potenza di Libertà e Amore del comunismo. Su questo piano di consistenza, superficialità, “semplificazioni e slogan” non possono avere cittadinanza, certo, ma la strada è davvero in salita e bisogna stare attenti a non sputare contro il vento, come raccomandava un vecchio filologo.

    Buone feste, Ramon, e buona fortuna. Come dici tu, ne abbiamo davvero bisogno.

  2. massimiliano piacentini Dice:

    Caro Ramon,

    mi vedo costretto ad aggiungere altre righe alla questione per segnalare il mirabile articolo e con esso l’operazione del giornale Il Manifesto. Oggi nella prima pagina, in basso di fianco alla pubblicità per la Wind, si legge: RIFONDAZIONE CONDANNA A MORTE “LIBERAZIONE”.

    Il giornale mica sospende le pubblicazioni solo a causa dei tagli al fondo per l’editoria! No “Qualcuno ha deciso di chiudere Liberazione… Un suicidio preventivo inspiegabile”, avrebbero detto i dipendenti del giornale.

    “A quanto pare -scrive il giornalista Lancari- per Rifondazione comunista la difesa dei posti di lavoro vale solo se non riguarda dipendenti in qualche modo non collegati al partito”!!!!!!

    Poi a p.3 2 righe del capopopolo tanto per poterci schiaffare una foto (che fa sempre pubblicità): “Il Pd ha dimostrato una grande generosità sostenendo Monti ma in ogni caso noi non romperemo con Bersani, perché la cosa più importante è la prospettiva… Monti faccia la sua opera nel tempo più breve possibile e poi la parola passi alla democrazia”. Voglio sperare che nessuno trovi soprendente alcunché di quanto riportato. Per me è tutto molto chiaro, e da un bel pezzo! Manco mi ci abbasso a riportare le recentissime dichiarazioni del narratore sullo stesso oggetto.

    Meditate gente, meditate.

  3. massimiliano piacentini Dice:

    Errata corrige terzo capoverso:

    vale solo (SE RIGUARDA) dipendenti in qualche modo non collegati al partito”!!!!!!

  4. Riguardo al “manifesto” d’accordissimo con il post precedente: e’ un pezzo che e’ diventato l’house organ di Vendola e soci e la cosa mi dispiace perche’ per molti anni e’ stato il “mio giornale” ora lo compro saltuariamente..
    Parto da qui e arrivo a “Liberazione”: al contrario dico chiaramente che non l’ho mai letto assiduamente solo occasionalmente (anche perche’ sotto la gestione Sansonetti assomigliava a una rivista di varieta’)e spero per questo di non essere lapidato…
    Io non penso che si debba rimpiangere l’operaio uni-formato alla stampa di partito in fondo il ’68 e’ servito anche a questo a formare una coscienza critica di sinistra che si esprimeva poi nell’adesione alla sinistra extra-parlamentare come si diceva una volta, mentra d’altra parte l’emancipazione culturale di tanti figli della borghesia milanese stava nel mettere in discussione la pretesa neutralita’ del “Corriere della Sera” e nel capire la sua collocazione nel campo borghese e antipopolare ( come si e’ dimostrato maggiormente in quewsti ultimi mesi).
    Riguardo alla “nostra” stampa non ho mai capito perche’ esistano tre fogli ( l’Unita’ il manifesto e Liberazione) che insistono sullo stesso spicchio di lettori ed elettori: ho sempre pensato che un unico giornale che raccolga tutte le sensibilita’ e i progetti della sinistra, multiforme e vario, organo di una democrazia diretta e partecipativo sia l’unica strada davanti a noi.
    ciao

  5. Volevo sapere cosa ne pensi dell’articolo che ha scritto Luca Telese su Giorgio Bocca nel giorno della sua morte praticamente tirando fuori tutto il marcio che poteva sul grande giornalista e partigiano: mi domando ancora come si possano scrivere cose del genere nel giorno della morte di una persona cosi’.
    Persino Ferrara nel suo “coccodrillo” ha avuto piu’ stile..

  6. Piero Nicola Di Girolamo Dice:

    Il compagno Mantovani ha ragione. Troppo dilettantismo e superficialità, poche letture, pochi libri e tanta presunzione.
    Bisogna ricominciare a studiare e duramente. Quanto al Il Manifesto io lo leggo pur conoscendo le posizioni singole o collettive del giornale che non a caso è anch’esso in flessione di lettori. Queste posizioni sono note fin dalla Bolognina. Cerchiamo di salvare Liberazone e per salvarlo compriamolo e sosteniamolo.
    Facciamo anche conferenze e momenti di riflessione. Sono pesanti ? Ma chi ha detto che studiare è una cosa leggera ?
    Ayguri a tutti e leggiamo. Auguri al caro compagno Ramon a cui va tutta la mia stima
    Piero

  7. Ok Ramon, d’accordissimo. Dovendo poi tradurre in pratica la necessità (e la voglia) di lottare, io dico questo (e parlo però necessariamente “alla cieca”, non conoscendo i dati precisi): è proprio necessario avere il quotidiano? Se è chiaro (come è chiaro) che non ci sono le risorse per fare giornalismo d’inchiesta e probabilmente manco di controinformazione, perché non concentrare tutti gli sforzi sul fare un bel settimanale fatto bene, che “contro-opiniona” più che controinforma, mantenendo al contempo l’edizione quotidiana online per stare “sul pezzo” della quotidianità? I costi di distribuzione resterebbero pesanti, ma quelli di produzione – a occhio – li si dovrebbe abbattere.
    Che ne dici? Che ne dite?

  8. caro massimiliano, mi pare che siamo d’accordo su tutto.
    grazie e un abbraccio

  9. caro pietro, qui più che lo spirito critico abbonda l’ignoranza, la superficialità, la presunzione, il tifo, l’idea che la politica debba essere “gridata” e che chi grida di più è più di sinistra, e così via. sansonetti fu sostituito anche perché, oltre a far sostenere al giornale una linea contraria a quella del partito, lo usava per operazioni che davano a lui “visibilità”, come la richiesta di amnistia per la donna condannata per aver ucciso il figlio (e di cui non ricordo il nome). ma quando lo abbiamo sostituito è successo il finimondo. il prc è passato per stalinista e censore su tutte le tv e tutti i giornali, compresi il manifesto e l’unità. nel frattempo l’unità a cambiato tre direttori e il manifesto due. ma nessuno ha detto nulla di nulla.
    l’unità ieri era il giornale del pds e oggi è il giornale del pd. per me è semplicemente assurdo pensare che si possa parlare di un giornale unico di sinistra. l’unità ha sostenuto tutte le guerre (tranne l’iraq) ecc ecc. punto.
    prima di fare il quotidiano liberazione al manifesto fu proposto di fare un giornale unico o anche di ospitare alcune pagine gestite da rifondazione.
    la proposta fu rifiutata. punto.
    e poi il manifesto sostenne il governo dini (baciare il rospo) ed ha avuto sempre una simpatia sperticata per qualsiasi scissionista di rifondazione.

    è una triste realtà. ma è la realtà.

    non ho letto l’articolo di luca telese e sinceramente di quel che scrive non mi importa nulla.

    ciao

  10. ciao piero, e grazie.

  11. caro alfonso, ovviamente quel che tu proponi è stato più volte considerato. ma non credere che sia così semplice. facendo un settimanale si perderebbero anche i soldi residui rimasti dopo i tagli del finanziamento pubblico e si dovrebbero licenziare quasi tutti i dipendenti odierni di liberazione, giornalisti e tipografici. e il costo di questa operazione sarebbe più alto che continuare ad avere il quotidiano.
    in ogni caso di questi problemi si deve discutere, e si discuterà, nelle sedi competenti, sulla base di tutte le variabili e tenendo conto di tutte le esigenze.
    ti suggerisco di scrivere le tue proposte sui forum di liberazione e del partito. quella è la sede per discutere nel concreto di cosa fare e come farlo.
    un abbraccio

  12. Sul battersi sempre e comunque contro il sistema concordo senza dubbi, ma discutere di qualcosa di cui non si capisce niente é improponibile e mi piacerebbe sapere quanti ci hanno capito qualcosa in questa faccenda. Di sicuro non io.
    Rifondazione e la redazione vogliono fermare il giornale a fine anno, i giornalisti ed i poligrafici, invece, scrivono che non é necessario. Poi leggo di 50 dipendenti, tra cui persone che credevo non facessero piú parte di liberazione e di una spesa di otto mila euro al giorno, per un totale di circa 3 milioni all’anno (piú di sei miliardi di vecchie lire). Il tutto per 4.000 copie vendute.
    Da una parte un giornale di partito, dall’altra dei dipendenti che affermano che il giornale é di tutti e che devono essere liberi di farne e di scrivere quello che vogliono. Altri ancora dicono che i giornalisti sono dei fancazzisti e che quando va bene scrivono un articolo al giorno. Per me é il caos e mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse meglio come stanno le cose, altrimenti non vedo nemmeno il senso di strizzare i nostri magri portafogli per qualche euro di sottoscrizione.
    Ciao.

  13. cara patrizia, al netto delle semplificazioni e delle solite grida la faccenda è molto semplice:
    io non ho i dati ma credo che liberazione vada in mano circa a 6 7 mila persone (con gli abbonamenti) e non so quanti che hanno l’abbonamento per leggere il giornale appena uscito in internet, senza contare le persone che lo leggono perché lo trovano gratuito nella casa del popolo, al bar e così via. inoltre liberazione è presente nelle rassegne stampa parlamentari, sindacali, e televisive. a volte la copertina di liberazione è l’unica voce presente in tv in giornate particolarmente importanti.
    liberazione è un giornale di partito. riceve finanziamenti pubblici. che nel caso nostro sono imprescindibili per esistere. perché la pubblicità è scarsissima. lo stesso vale per il manifesto e per altre testate.
    fino a tre anni fa il partito si poteva far carico di pagare il deficit di liberazione. la gestione sansonetti ha prodotto però un deficit insostenibile. così si è dovuto tagliare e tagliare. sia personale sia foliazione e distribuzione.
    due anni fa il partito ha deciso di farsi carico dei debiti pregressi ma ponendo la condizione di non avere più deficit a partire dall’anno scorso. con la gestione di dino greco l’obiettivo è stato raggiunto. nonostante i tagli alla foliazione e alla distribuzione le vendite non sono diminuite ed anzi si poteva pensare ad un rilancio. modesto ma progressivo.
    proprio quando la situazione era sistemata è arrivato il taglio del governo berlusconi confermato da monti.
    ovviamente molti pensano che basti chiudere il giornale per non avere altri debiti. si fa fallire, i giornalisti e poligrafici hanno tutele (scarse), e ci si arrangia in altri modi. con un settimanale e con un giornale online. ma la faccenda non è così semplice.
    se il giornale fallisce la società proprietaria di cui unico azionista è il prc dovrebbe comunque farsi carico dei costi. anche con l’alienazione di proprietà del partito. anche liberazione ha un piccolo indotto. se chiude chiude anche la tipografia che lo stampa.
    perciò la MRC (la società proprietaria) e il prc hanno deciso di sospendere le pubblicazioni per evitare di accumulare altri debiti (che sarebbero il prodotto del mancato finanziamento pubblico e non di una diminuzione delle vendite o altro). in attesa che si chiarisca credo a fine gennaio se e quanto sarà consistente il finanziamento pubblico che il governo ha promesso di mantenere in qualche modo. credo che qui si sia aperta una contraddizione con giornalisti e tipografici (che non sono 50 bensì una ventina in tutto). lo trovo anche normale. perchè il partito ha deciso di non mettere più soldi in liberazione. semplicemente perché non li ha. mentre loro probabilmente pensano che il partito li debba mettere comunque per salvare il giornale. è vero che la sospensione allude ad una possibile chiusura che nel caso di cancellazione definitiva del finanziamento pubblico sarebbe altamente probabile. ma una chiusura e non un fallimento, che ha costi ben più consistenti. giornalisti e poligrafici (e il sindacati di categoria da sempre coinvolti nella trattativa) dal loro punto di vista difendono la non chiusura punto. ma il partito non può chiudere lui per mantenere in vita un quotidiano di un partito che non avrebbe più sede nazionale e il minimo di apparato per esistere.
    intanto greco ha lanciato la sottoscrizione che in presenza di un anche ridotto finanziamento pubblico potrebbe salvare il giornale senza chiedere altri soldi al partito.
    e qui stiamo.

    ma lasciami fare una considerazione.

    in pericolo ci sono una cinquantina di testate di partito, di cooperative, ecc.

    anche la repubblica e il corriere della sera, ricevono finanziamenti, agevolazioni sulla carta ecc. anche se sono imbottiti di pubblicità.

    senza finanziamenti pubblici le testate non interessanti per la pubblicità muoiono tutte inevitabilmente. al di la di liberazione si tratta banalmente del fatto che l’informazione su carta stampata sarebbe totalmente interna a chi esalta il mercato e il sistema.
    una riduzione della democrazia senza appelli.

    perciò penso sia un problema politico di prima grandezza.

    ma so anche che, come ho scritto nel breve articolo, molti/e militanti e persone che si considerano di sinistra, pensano che non serva leggere un quotidiano. gli bastano le cazzate che sentono nei talk show e che leggono su facebook o simili.
    ovviamente non sottovaluto le forme di comunicazione connesse ad internet ecc. del resto sono stato fra i primi ad aprire un blog. ma credo che un giornale quotidiano, con tutti i difetti che può avere, sia insostituibile. sarò vecchio anagraficamente e politicamente ma penso così.

    un abbraccio

    ps ripeto che non mi occupo direttamente della questione e che quindi le cose generiche che ho scritto su dati ecc possono non essere precise. non si tratta di reticenza.

  14. Per completezza d’informazione vorrei aggiungere che la Mrc, la società che edita Liberazione, ha deciso di mettere in cassintegrazione i 50 dipendenti del giornale in maniera unilaterale. Senza cioè aprire una trattaiva con il Cdr, le Rsu e i sindacati nazionali di categoria. I quali hanno denunciato un comportamento che si addice più a un padroncino di una fabbrichetta che a un partito comunista. Contestualmente la proprietà ha annunciato quale è il suo orizzonte editoriale: un sito on line portato avanti da tre giornalisti (tra cui il direttore) e un poliografico. E un settimanale che farà leva sul lavoro volontario e gratuito di militanti, intellettuali d’area eccetera. Mi chiedo: perché mai il governo monti dovrebbe ripristinare il fondo per l’editoria, ossia dare tre milioni di euro al Prc per mettere in mezzo a una strada 45 persone? Calcolando che sono tre anni che la Mrc dispone di ampi ammortizzatori sociali con cui ha già messo in cassaintegrazione 15 giornalisti (compresi tra i 50), io Stato fornirei dei fondi solo per mantenere i livelli occupazionali attuali. Troppo costoso? Troppo sconveniente per Rifondazione accollarsi il carrozzone-gionale? Bene, facciano come Soru e mettano in vendita la testata.

  15. avrei scommesso che sarebbero comparsi post come questo dell’egregio alarico (ovviamente anonimo).
    comunque io ho solo detto ciò che sapevo e le mie opinioni in risposta ad un commento. punto.
    ci sono siti e luoghi competenti per discutere nei dettagli questa faccenda.
    una cosa è però sicura. insultare il prc che si è svenato per mantenere in vita il giornale e per far si che nessuno si ritrovasse per strada significa semplicemente contribuire alla crisi del giornale, che nessuno ha mai comprato per le firme dei giornalisti, ma solo ed esclusivamente perché era il giornale del partito.
    il fatto che ci siano persone che pretendono di scrivere su un giornale di partito non un eventuale dissenso bensì il contrario di quel che pensa il partito su molte cose, è uno dei motivi per cui il giornale in passato ha perso molti lettori. sebbene contratti e quant’altro si applichino indistintamente a tutti i giornali far finta che un giornale di partito non abbia una specificità e che bisogna, nel rispetto di una forte dose di autonomia, che rifletta le sue posizioni non è solo una sciocchezza in termini puramente logici, è anche la dimostrazione della miseria culturale e politica di chi lo fa.
    che pena!

  16. Credo che non ci sia da farci molto caso, c’é tutta una serie di avvoltoi sul web che si sfregano gli artigli sperando nella scomparsa definitiva del Prc e che stanno facendo la figura che si meritano.
    Piuttosto sono importanti la trasparenza e la chiarezza, per non lasciare spazio a queste schifezze.

    Ciao e buon anno a tutti.

  17. hai ragione patrizia. un abbraccio.
    salut i republica!

  18. Ciao Ramon,
    ho letto il tuo articolo e sono d’ accordo con te per quello che sostieni sulle facoltà intellettuali di molti compagni comunisti,
    io questa domanda me la sono posto il giorno dopo la sconfitta del referendum della scala mobile e equo canone dove il vecchio PCI ne usci sconfitto, poi mi sono chiesto ma esistono ancora gli operai
    peccato che ci sono voluti moltissimi anni affinche qualche comunista si ponesse questa domanda. Per quanto riguada la questione del giornale posso solo dire che la decione presa dal
    Mrc Spa e giusta in quando in casi di fallimento o quantaltro saranno loro a doverne rispondere giuridicamente davanti alla magistratura.
    Sarebbe ora che si facesse piu chiarezza sui diritti e doveri.
    Unico rimprovero che posso fare alla redazione e quella di non aver fatto un gionale per diffondere il pensiero del comunismo per questo e stato penalizato da chi crede nel comunismo. Unica nota positiva
    e che ora si avra la possibiltà di creare un giornale vero di sinistra
    con la politica di essere autosufficente si incominci ad applicare uno dei primi principi del comunismo anche se adesso sempra una strada in salita o addirittura inpraticabile.

    Ciao e buon anno a tutti

  19. spartaco Dice:

    A me sembra che Alarico, al netto del tono antipatizzante, abbia detto solamente le cose come stanno. E credo che sia puerile tirare fuori l’accusa di “persone che pretendono di scrivere su un giornale di partito non un eventuale dissenso bensì il contrario di quel che pensa il partito”. Il giornale del partito è guidato da tre anni da un direttore perfettamente in linea con il partito e sfido chiunque a rintracciare un solo articolo “fuori linea”. La leggenda metropolitana dei giornalisti cattivi e vendoliani che fanno attività antipartito non incanta più nessun serpente.
    La sostanza dei fatti, Ramon, è quella che tu liquidi con “ci sono siti e luoghi competenti per discutere nei dettagli questa faccenda”; ti do una notizia: il “sito” si chiama Regione Lazio, sede a cui l’editore ha chiesto la cassaintegrazione a zero ore per 50 dipendenti.
    Un’ultima cosa: tu dici che il partito si è svenato negli anni per tenere in piedi Liberazione. Giustissimo, dimentichi di dire però che l’editore riceve 3 milioni di euro l’anno dallo Stato per Liberazione. Non ti è mai venuto in mente che chi amministra queste laute provvigioni sia un tantinello incapace?

  20. Leggo Liberazione, che sotto l’aspetto puramente editoriale non mi convince molto,ma questo è un fatto legato solo all’estetica. Ho sempre pensato che un quotidiano di partito debba, con metodi anche innovativi, sostenere la linea del suo editore, che su questioni rilevanti possa e debba esserci dissenso, che si può anche usare il quotidiano per la giusta dialettica, ma che si è in minoranza,o si lascia oppure si svolge la mansione a cui si è stati assegnati,come accade in tutti i contratti di lavoro subordinato.Gli ultimi anni sono stati impegnati a risanare i debiti maturati nelle precedenti gestioni,a costo di grandi sacrifici.Purtroppo la soluzione è quella tipica di aziende in difficoltà finanziarie:di fronte alla mancanza di incassi,la proprietà dovrebbe ricapitalizzare,ma in questo caso mcr,e il suo socio unico,il prc,per farlo dovrebbe alienare sue proprietà immobiliari,cosa che mi pare non possibile.Di contro non credo che Liberazione sia un covo di spietati vendoliani, e che le misure previste siano tutte nella scia delle compatibilità che il mercato(questo mercato)propone per le aziende in crisi.Non taccerei nessuno dunque di provocatore,un lavoratore,per qualsiasi padrone lavori,ha il dovere di provare a difendere il suo salario,a tutti i costi,anche se la proprietà è il prc.Nessuna contraddizione in questo,anzi uno sprone ulteriore a trovare soluzioni che possano tenere dentro tutti i lavoratori,con formule magari inedite e che ,se il caso,esulare anche dalle consuete pratiche sindacato/controparte.Sono convinto che la volontà del “management” e dei lavoratori ,sia unica,ovvero l’esistenza di Liberazione e la tutela dei posti di lavoro.

  21. egregio spartaco, e dove si doveva chiedere la cassa integrazione? il giornale era ormai andato in pareggio con i soldi del finanziamento pubblico. e quindi complimenti all’editore e al direttore. prima perdeva anche tre milioni di euro all’anno. ma quando abbiamo deciso di cambiare il direttore c’è stata una campagna di stampa e tv con tanto di accuse di omofobia (sic) di stalinismo e chi più ne ha più ne metta. se si fosse andati avanti così, a parte un direttore che denigrava il partito ogni giorno dalle colonne del giornale del partito (sic e risic), il giornale sarebbe fallito e punto. siamo noi che l’abbiamo salvato, non certo i giornalisti che, come ho scritto più sopra, consideravano il prc come un nemico da combattere con tutti i mezzi.
    il resto sono chiacchiere spazzatura.

  22. caro t.c., sono d’accordo con te. ma devo testimoniare, e del resto basta leggere molte cose diffuse da diversi ex giornalisti e a volte ancora in organico, anche se in cassa integrazione, che si è ben superato il limite fisiologico e normale della dialettica di cui tu parli. il livore, gli insulti, le menzogne, i processi alle intenzioni, si sono sprecati. io non penso che si possa o si debba “punire” nessuno. dico solo che è piuttosto difficile sostenere che si vuole salvare il giornale presso cui si lavora, che è il giornale del prc e il cui pubblico è principalmente costituito dagli iscritti e dai simpatizzanti del prc, mentre si denigra insulta e tenta di distruggere il prc.
    c’è qualcosa che non va in questo modo di fare.
    o no?

  23. Anch’io, lí per lí, sono rimasta impressionata dai 3 milioni di euro, poi, siccome la matematica non é un’opinione, ho preso in mano una calcolatrice ed ho fatto due conticini, molto approssimativi, ovviamente, sui costi di un giornale.
    Comunque, tolto un milione per coprire le spese di carta, stampa, elettricitá, locali di lavoro, riscaldamento, pulizia, sicurezza, tasse e distribuzione per 365 giorni all’anno, restano circa 40.000 euro lordi per gli stipendi dei collaboratori/collaboratrici, compresi i costi dei trasferimenti per eventuali inchieste, interviste, ecc. Non é esattamente che ci sia da arricchirsi, specialmente se si devono coprire i pregressi buchi di bilancio e non é neppure necessario essere laureati in economia per contare fino a tre.
    Ciao.

  24. spartaco Dice:

    Quando parli di ex giornalisti o giornalisti addirittura in organico che scriverebbero chissà quali infamie sul Prc potresti anche fare qualche nome, citare qualche fonte. Che dici?

  25. Un giornale comunista c’è : il manifesto, nella lotta da 40 anni. Se Liberazione muore (per colpa di tanti), salviamo almeno il manifesto

  26. questa volta devo dire che cio’ che dice Ramon non fa una grinza…anzi forse Sansonetti andava sostituito prima..non confondiamo il giornalista libertario con il piccolo borghese..
    ciao

  27. egregio spartaco, in tre anni ci sono decine di dichiarazioni, comunicati ecc contenenti insulti e accuse pesantissime al prc. a cominciare da quella secondo la quale il prc voleva chiudere liberazione. passando per l’accusa di volerla vendere ad un editore “omofobo” (per altro editore della rivista di bertinotti). e concludendo con le accuse di settarismo stalinismo estremismo e via cantando. chiunque può far appello alla propria memoria o cercarsi in internet questi esempi di correttezza e di disinteressati sforzi per salvare il giornale. a me non interessa aprire polemiche personali con nessuno/a. del resto ho solo detto che è una palese contraddizione dire di voler salvare il giornale del partito, perché ci si lavora pur non condividendo nulla della linea del partito, nel mentre si insulta il partito. ed ho tutto il diritto di dire ciò che ho detto perché non solo non è un insulto ma non è neppure una polemica.
    ciao

  28. ho cancellato i soliti insulti (ovviamente non rivolti a me) e relative risposte.
    ho già detto mille volte che chi ama perdere il proprio tempo così ha mille altri siti dove sfogarsi.

  29. massimiliano piacentini Dice:

    Ciao Ramon,

    vorrei indirizzarti una mail personale ma non ho il tuo indirizzo. Ti chiedo, se puoi, di scrivermi in quella che lascio qui da sempre per pubbicare i miei post e che penso tu possa vedere.
    Preferisco non dire nulla su ciò che vorrei spedirti, ma ti assicuro che non si tratta di insulti né, di cazzate inutili.

    ti ringrazio, massimiliano

  30. ciao massimiliano, su questo blog nella colonna a destra in alto, nella categoria PAGINE c’è un link alla mia email sotto il nome SCRIVIMI UNA EMAIL.
    è quella che guardo quasi tutti i giorni.
    ciao

  31. Caro Ramon,

    aspettavo con interesse un tuo scritto sul congresso del partito. Spero sia in ogni modo in arrivo.

    Vorrei sollevare e discutere un tema, anche riguardo a cosa scrivi nell’articolo qui in testa in merito alla mancanza di preparazione di molti nostri militanti nonché della sinistra in generale.
    Credo che nel congresso sia mancato un vero e sereno ma franco approfondimento, nel ventennale del Prc, sulla storia del partito e sull’eredità in termini di patrimonio di analisi, di cultura politica e di progetto e su cosa sia necessario recuperare e cosa scartare.
    Ho idea che della nostra storia (io vi milito dal 2001, ma credo sia vero anche per il passato) moltissimi dei nostri militanti abbiano una visione (una narrazione si potrebbe dire) introiettata dall’esterno, troppo spesso da chi ha sempre, inevitabilmente, a prescindere dal “segno” delle svolte e dei passaggi compiuti dal partito, attaccato a testa bassa, da “sinistra” o da destra, il Prc.

    Quindi sento dire che Bertinotti era soltanto un anticomunista dedito ai salotti televisivi e il cui unico desiderio era sedere su una poltrona nobile, o che fosse un pazzo irresponsabile col piacere delle scissioni e delle rotture settarie. Sento imprecisione somma su ogni collocazione elettorale alle politiche scelta dal partito nella sua storia (sento dire che saremmo stati dentro al governo Prodi 1 o che avremmo appoggiato Rutelli). Su quanto fatto e votato nel Prodi II hai scritto tanto tu stesso e non mi ripeto. Sento che il partito avrebbe avuto le più diverse ed eclettiche posizioni sulle questioni internazionali, a cominciare dal conflitto israelo-palestinese. Sento dire che avremmo appoggiato pienamente Maastricht o il pacchetto Treu e fatto cadere il Prodi II e via dicendo.
    Sento inoltre posizioni molto distanti da quello che io considero un portato storico del Prc: mi riferisco alle posizioni staliniste, alla considerazione della Cina quale modello di socialismo, addirittura all’elogio della nord-corea, allo sprezzo per il movimenti, l’idea di fare egemonia su qualsiasi cosa sulla scorta di chissà quale autorità insita nel fatto di essere un partito comunista. Potrei continuare.
    Ho anche idea che queste vicende passino anche in nome dell’idea complessiva che il “bertinottismo”, categoria dentro la quale si fa passare più o meno qualsiasi cosa, sia stato finalmente sconfitto e quindi si possa cambiare totalmente registro rispetto al passato.
    (So naturalmente che Bertinotti ha compiuto errori anche gravi anche nel rapporto col partito ma credo si capisca cosa voglio dire).

    Insomma non penso naturalmente di possedere una qualsiasi verità definitiva, ma vedo una gran bella confusione fra i compagni basata spesso su interpretazioni del tutto divergenti sulla storia del partito. Il congresso sarebbe potuto essere un’ottima occasione per fare un po’ di approfondimento e pure chiarezza, ho avuto l’impressione invece di un dibattito tutto schiacciato sul possibile passaggio elettorale che poi non si è neanche concretizzato.

    Ho ascoltato sul sito di Radioradicale la relazione introduttiva di Lucio Magri al congresso del 1994 e un parte degli interventi e, forse per un po’ di ammirazione per tempi e vicende da me non vissuti, il livello politico e culturale mi è sembrato un abisso più alto di quello attuale.

  32. caro antonio, scriverò l’articolo sul congresso e sulle prospettive di rifondazione dopo il cpn.
    su ciò che scrivi sono d’accordo. tranne che su una cosa, che non è secondaria. ma forse anche su questa possiamo convenire.
    negli scorsi due anni abbiamo fatto diverse iniziative, e liberazione e su la testa hanno pubblicato molte cose in tal senso, sui 20 anni di rifondazione. tutte cose interessanti ed utili. il cui spirito è davvero simile se non identico al tuo approccio. inoltre il documento congressuale, seppure per scelta ovviamente non poteva essere dedicato ad una ricostruzione storico-critica delle molte esperienze del partito, si è diffuso molto sulla questione del comunismo e della cultura politica del partito. sui temi “caldi” e in passato molto controversi sono state scritte cose chiare e nette. e davvero non è stato necessario fare chissà quali equilibrismi e mediazioni. semplicemente una volta rimosso il problema del nuovismo congeniale ad operazioni politiciste e anche a “superare” l’identità comunista, si è scoperto che in fondo la cultura politica della rifondazione è condivisa, sfumatura più sfumatura meno. senza che le sfumature diventino motivo di divisioni e lotte fratricide. quindi passi avanti ne abbiamo fatti. e del resto il congresso senza scontri e guerre di religione lo conferma.
    ma i problemi che segnali, e che anch’io ho tentato di evidenziare nell’articoletto qui sopra, non si superano purtroppo con i documenti e i convegni, tanto meno con gli articoli del quotidiano e della rivista del partito. per il semplice motivo che ci sono molti che letteralmente non leggono nulla. e che quando leggono lo fanno con la lente d’ingrandimento per cercare la virgola che confermi i loro pregiudizi.
    sostengo da tempo che la politica spettacolo è egemone. se lo è nella società lo è anche in fasce di militanti che riflettono le miserie culturali, l’individualismo, le semplificazioni e le superficialità da tifosi del calcio imperanti.
    se uno non legge i documenti e il giornale del partito e pensa che la politica sia fatta di mosse e contromosse, e se pensa che la dialettica interna di un partito non possa che nascondere secondi fini e logiche personalistiche dei leader, inevitabilmente crederà più ai pettegolezzi e alle dietrologie dei mass media e dei talk show.
    solo una lunga pratica sociale, ed una lotta ideologica attiva dedita a sconfiggere la malattia salvando il malato, oltre ad una massiccia dose di coerenza fra ciò che si dice e ciò che si fa da parte del gruppo dirigente, può contribuire a risolvere o almeno a contenere il fenomeno.

    ma ne riparleremo.

    un abbraccio

  33. vorrei inserirmi nel dibattito suscitato dai post di Antonio Perillo e dal tuo sulla storia del PRC e sulla scarsa coscienza dei militanti per dire solo due cose: una e’ che si deve assumere sempre il metodo del marxismo dialettico per cui una posizione non piu’ feconda per il partito si supera valorizzandone gli aspetti positivi ( che ci sono quasi sempre) e cassandone quelli negativi.
    Nel caso del Bertinottismo non si puo’ uscire da esso che con una sintesi che ne trasformi gli impulsi positivi in nuova linfa per il partito, lo dice uno che non ha mai amato la coppia Bertinotti-Cossutta e il suo avvento alla guida del partito a meta’ degli anni 90 (se non erro nelle date) e che considera il compianto Garavini il migliore segretario per una Rifondazione Comunista che per me doveva rimanere a lungo movimento per la rifondazione comunista invece che trasformarsi subito in partito.
    L’altra riflessione “storica” e’ che considero il primo governo Prodi (dal 96 al 98) la grande occasione persa da Rifondazione per essere l’argine alla deriva liberista e turbocapitalista, il periodo in cui nacque il lavoro interinale e precario, il pacchetto Treu ( che non abbiamo sostenuto ma che forse potevamo contrastare di piu’) e’ stato il periodo decisivo in cui si sono poste le basi dell’attuale sistema europeo antidemocratico e liberista, forse non c’era modo di opporsi ma i fatti oggettivi sono questi.
    Il secondo governo Prodi lo considero invece come dal destino gia’ segnato, in cui non dovevamo entrare e parafrasando Marx mi e’ sembrato la riproposizione del 96 in forma di farsa..
    ciao

  34. caro pietro, anch’io penso che mai si debba o si possa semplificare tutto al punto di cancellare quanto di positivo ha fatto qualcuno che oggi si critica. come penso che anche nelle critiche più feroci ci sia sempre un nucleo di verità che va tenuto in considerazione.
    detto questo devo dirti che garavini insistette moltissimo a fare subito il congresso fondativo del partito. io ero fra quelli che avrebbero preferito una lunga fase di movimento, di costruzione e di allargamento prima della formale definizione del partito.
    sui due governi prodi ho scritto fiumi di parole in questo blog e non solo. non le ripeto.
    dico solo che la rottura del primo avvenne esattamente perché il tentativo di cambiare il corso delle cose non fu possibile. e quando parlo del tentativo di cambiare il corso delle cose mi riferisco anche se non soprattutto alle sconfitte contemporanee di lafontaine nel governo tedesco e a quelle del governo jospin. solo il solito provincialismo italiota non vide che nel governo italiano in quello tedesco e in quello francese c’era chi voleva tentare di ridiscutere alle sue basi la costruzione europea.
    e dico solo che quanto al secondo l’errore non fu provarci ancora una volta (e basta leggersi il programma del governo per capirlo), non farlo non sarebbe stata capito da nessuno, bensì considerare nei fatti impossibile una rottura quando era ormai chiaro che il governo faceva il contrario del suo programma.
    un abbraccio

  35. volevo sottoporti una questione informativa
    Sono stato sempre un lettore ( non assiduo) de “IL Corriere della Sera” ovviamente in abbinata al “Manifesto” perche’ lo ritenevo un buon giornale, organo della borghesia milanese, ma di quella borghesia c.d. “illuminata” o “progressista”.
    Negli anni l’organo della borghesia progressista e’ diventato solo l’organo della borghesia ma ultimamente sta assumendo posizioni che lo rendono obiettavimente un organo informativo al servizio delle peggiori politiche anti-popolari.
    E’ stato il grande sponsor di Monti come presidente del consiglio, le sue posizioni sui temni economici sono ricacate su quelle della Confindustria ( che ha gia ‘ il suo giornale ) e oggi e’ apparso in prima pagina un articolo di Alesina e Giavazzi che incitava il governo a manomettere l’art 18 dello statuto dei lavoratori anche a costo di uno scontro sociale ( Monti ha subito annunciato che lo fara’) .
    Per la rabbia l’articolo non l’ho neanche finito di leggere ma siccome conosco altre persone iscritte a Rifondazione o genericamente di sinistra che lo leggono pensi che sia ipotizzabile un boicattaggio dei lettori di sinistra verso un giornale che ha cambiato pelle, stile e argomenti? Potremmo farlo al grido di “Rivogliamo il vero corriere della sera”..
    Ultima cosa i giornalisti e il cdr non possono fare nulla contro questa deriva?
    ciao

  36. caro pietro, quando io ero ragazzo nei cortei si gridava lo slogan “il corriere della sera ha la camicia nera”. era un’esagerazione, ma non tanto visto come trattava gli studenti e le stragi di stato. il corriere era ed è il giornale della borghesia, perfino più del sole 24. non è il corriere ad essere cambiato. è la borghesia che si è fatta finanziaria, parassitaria, prepotente e fortemente antioperaia. la repubblica è anche peggio. per esempio sulle questioni internazionali repubblica è una specie di bollettino delle veline di disinformazione della cia.
    il problema dei lettori “di sinistra” di questi quotidiani non è che li leggano, bensì che si facciano influenzare da loro. molti prendono come cose serie le innumerevoli “dietrologie” con le quali di descrive la dialettica politica.
    detto questo detto tutto, credo
    un abbraccio

  37. alfonso Dice:

    Parole sante, Ramon. Ovviamente il CdS di oggi è lo specchio di trasformazioni lunghe + una situazione di crisi attuale che si vuole scaricare tutta su una parte sola. L’aspetto pesante da digerire (ma non dobbiamo piangere e nemmeno ridere, dobbiamo innanzitutto capire) è che le argomentazioni per così dire ichiniane hanno sfondato largamente nel ceto medio di sinistra e in mezzo all’intelligentsia in generale. Parlo non solo di gente che per una vita ha votato Rifondazione, ma proprio di compagni che altrimenti sono politicamente ineccepibili e pure parecchio impegnati, i quali sento giungere alla profonda conclusione che “sull’articolo 18 non possiamo fare le barricate, perché l’articolo 18 non fa nulla per i giovani disoccupati e per i dipendenti della piccola impresa”. La favola della Volpe senza Coda evidentemente non ci ha insegnato nulla. Allo stesso tempo che ci sia gente di sinistra che dice questo va spiegato senza ricorrere alle sole categorie (in genere sterili) del “tradimento” e/o “imborghesimento”.

  38. sono completamente d’accordo con te alfonso.
    il sistema capitalistico anche se in crisi è egemone. i suoi meccanismi di sfruttamento appaiono e quindi sono nella testa di molti “naturali”. esattamente come per gli schiavi era “naturale” esserlo.
    è proprio questa consapevolezza che distingue una sinistra antagonista dalla sinistra del sistema.
    un abbraccio

  39. Caro Ramon,

    ho, finalmente, letto il libro di Ferrero “Quello che il futuro dirà di noi”. Mi interesserebbe conoscere la tua opinione su un paio di punti, relativi alla storia del partito, sui quali Ferrero sembra essere molto netto.

    In primis, il grande errore di valutazione che Ferrero vede nell’aver voluto costruire, fin dall’inizio, un’alleanza di governo nel 2006. So che hai già scritto molto in merito e so che non condividi questa posizione. Mi ha colpito tuttavia leggere come il segretario oggi veda più ragioni nei documenti di minoranza al congresso di Venezia rispetto al documento che vinse il congresso. Non li ho riletti recentemente, ma mi pare di ricordare che essi sottovalutassero ancor di più l’efficacia e l’importanza per il partito di investire in essi dei movimenti e delle mobilitazioni degli anni precedenti.

    Seconda questione, l’opportunità di avviare, nell’immediato post-Genova 2001, un processo di aggregazione a sinistra che andasse oltre Rifondazione Comunista. Non uno scioglimento, mi par di capire, ma un processo simile alla FdS di oggi, quello che sostiene oggi Ferrero. Questo è stato un argomento di cui si è dibattuto a lungo nel partito fino ad alcuni anni fa, ci sono ancora oggi compagni che sostengono che allora il partito dovesse sciogliersi nel movimento. L’impressione che ne ho io, in ogni caso, è di una “occasione mancata”. Dieci anni fa ero molto giovane e ricordo non bene il dibattito interno relativo al congresso del 2002, mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.

  40. caro antonio, rispondo volentieri. ma lo faccio sinteticamente in quanto sto scrivendo un lunghissimo articolo (che non sarà pronto prima della fine della settimana prossima in quanto devo interrompere la scrittura in questi giorni) nel quale tornerò su questi temi più diffusamente.
    allora…

    io penso, come ho già detto innumerevoli volte, che fosse impossibile non fare l’accordo di governo nel 2006. del resto tutte le mozioni di minoranza (tranne quella di ferrando e grisolia che prese circa il 6 o il 7 % dei voti)) al congresso che precedette le elezioni proponevano o l’accordo di governo ma con i famosi “paletti” o diverse forme di alleanza elettorale con il centrosinistra senza però entrare nel governo. basta leggersi il programma di governo per vedere senza alcun dubbio che la previsione fatta al congresso secondo la quale era possibile mettere nel programma i contenuti di gran parte dei movimenti di lotta che si erano sviluppati dal 2001 al 2006 era fondatissima.
    il bipolarismo è potente e non si poteva sfuggire, dopo 5 anni di opposizione e lotte a berlusconi alla domanda politica che veniva da ogni dove di farlo perdere.
    l’errore non fu quello di tentare l’accordo bensì quello di considerare poi possibile una applicazione del programma di governo senza conflitti, o con conflitti limitati.
    al netto delle scelte sbagliate sulla presidenza della camera e sulla debolezza della delegazione di governo, bisognava sapere e dire esplicitamente senza paura che il programma andava applicato e che una eventuale non applicazione avrebbe comportato una rottura. invece quando venne il momento in cui farlo, e cioè quando era chiaro il tradimento del programma da parte di prodi, la direzione del partito si mise a parlare di unità della sinistra per contare di più nel governo.
    insisto nel dire che le alternative al fare un accordo di governo pieno non sarebbero state efficaci. i paletti nel programma ci furono. la previsione di un programma generico e che non avrebbe contenuto cose chiare si rivelò infondata. ripeto che basta leggersi il programma. che fu lungo e articolato proprio perché noi volemmo che fosse chiaro negli obiettivi e nella previsione della loro realizzazione. qualsiasi altro accordo elettorale non avrebbe raggiunto l’obiettivo di battere la destra, che avrebbe avuto buon gioco a sfruttare le divisioni e differenze fra i contraenti l’alleanza. questa è la mia opinione. fin dall’inizio, e cioè con un sostanziale pareggio nei voti, si vide che il governo aveva davanti a se un bivio. o applicare il programma e allargare la propria base di consenso fra le classi subalterne (e nel programma c’erano molte cose in questo senso a cominciare dall’abrogazione della legge trenta) o fare una politica per i poteri forti (che chiunque faccia comporta perdita di consenso elettorale). il governo imboccò la seconda strada e noi avremmo dovuto, secondo me, continuare a sostenere il governo accumulando crediti e aspettando che fosse chiaro a tutti che il governo tradiva il suo programma, per poi esplicitare con grande chiarezza la possibilità della rottura. fui solo, ma proprio solo, a proporre questa strada. alcuni cominciarono fin da subito a proporre di votare contro questo e quello e così facendo alimentarono un clima nel quale le aspettative che erano ancora molto vive nel popolo si vedevano pregiudicate proprio da una nostra intransigenza astratta, ideologica e propagandistica. e la maggioranza tentò di sfuggire al problema illudendosi che la nascita del pd e le stesse contraddizioni prodotte dal tradimento del programma da parte di prodi avrebbero creato lo spazio politico per un nuovo grande partito che una volta costituito avrebbe influenzato nel bene sul serio l’azione di governo.
    dopo un anno e mezzo e in occasione del venire al pettine delle questioni più rilevanti, legge trenta, pensioni ecc si poteva fare una cosa effettivamente nuova. si poteva dire in giugno (e il cpn lo votò su mia proposta) che in autunno ci sarebbe stato un referendum vincolante con il quale noi ed eventuali altri che ne avessero accettato il vincolo avremmo chiesto ai nostri elettori di decidere se rimanere al governo o rompere. avremmo avuto tre o quattro mesi per discuterne con tutti i movimenti, le rsu, i sindacati, comitati e così via. e avremmo avuto una enorme partecipazione al referendum. l’accumulo dei nostri crediti sull’applicazione del programma sarebbe stato centrale nella discussione pubblica che si sarebbe fatta nel paese. tutti avrebbero dovuto confrontarsi su questo. la partecipazione, e c’era una grande voglia di partecipazione, sarebbe stata indirizzata sui contenuti che erano decisivi per la vita di milioni di persone. per la prima volta non la scelta di un leader bensì una decisione squisitamente politica come il sostegno a un governo o meno sarebbe stata rimessa nelle mani del nostro popolo.
    invece l’obiettivo indicato fu di fare un nuovo partito. i precari sarebbero rimasti precari, i lavoratori sarebbero andati in pensione come voleva lo scalone maroni, ci sarebbero state privatizzazioni, ma avremmo avuto un nuovo partito. e che gliene fregava alla gente di avere un nuovo partito? inoltre la sola proposta di fare un nuovo partito divise i partiti esistenti e suscitò una discussione fratricida proprio mentre il governo tradiva il programma. peggio di così non si poteva proprio fare.

    dopo genova il prc propose di costruire l’unità della sinistra sociale e politica. questa fu la sinistra europea in italia. l’idea era esattamente quella di unire tutto ciò che si opponeva al sistema, e non solo a berlusconi, senza proporre un nuovo partito e cioè senza chiedere a nessuno di cancellare identità e strategia.
    come è noto questa operazione non riuscì. ma il tentativo era giusto. non riuscì per due motivi: 1) nel movimento e in tutte le lotte l’unità era ostacolata dalla pregiudiziale delle scelte elettorali. invece di considerare le scelte elettorali come tattiche si consideravano come strategiche e addirittura identitarie. 2) se c’era un partito che era disposto a condividere la rappresentanza e le scelte elettorali con comitati, sindacati e movimenti, da parte di questi ultimi non c’era quasi nessuna volontà di farlo. come se la realizzazione di obiettivi indicati dalle lotte fosse in un secondo tempo compito della “politica”. paradossalmente era meglio per loro fare i puri, non sporcarsi le mani con mediazioni e accordi, per poi chiedere ogni movimento e ogni comitato solo sul proprio contenuto, che il governo rispondesse alla loro domanda. a noi sostanzialmente veniva chiesta una cosa impossibile. ottieni risultati ma non fare cadere il governo. oppure in nome del mio contenuto fai subito cadere il governo.
    è l’americanizzazione della politica. movimenti radicali e capaci di grandi lotte e nelle istituzioni qualche amico irrilevante e impossibilitato a fare alcunché. per non parlare poi dei due pesi e due misure che arci, legambiente, fiom, cgil e così via hanno sempre applicato alle stesse misure a seconda se a implementarle era berlusconi o il centrosinistra. per non parlare di quelli che preferivano che il governo facesse il peggio per ricavarsi il loro spazietto di propaganda.

    alla fine non sono stato così sintetico come mi proponevo. ma qui mi fermo

    ciao e grazie per la domanda

  41. io credo che se non ci fossimo dimostrati docili e mansueti espellendo ( o cmq costringendoli ad andarsene) Ferrando prima ( su richiesta altrui) e sinistra critica poi le cose forse sarebbero andate diversamente
    Io penso sarebbe stato meglio sostenere dall’esterno il governo che aveva degli elementi impresentabili nella sua parte destra (Mastella e Dini che poi ne avrebbero causato la caduta)
    Non mi ricordo bene invece la decisione sulla sinistra arcobaleno: come fu presa, in che tempi, ecc comunque le divagazioni storiche ormai hanno senso fino a un certo punto..

  42. vorrei un tuo parere sul movimento siciliano dei forconi e sulle altre proteste di questgi giorni ( tassisti e camionisti)
    Io penso che noi dovremmo nelle lotte ovunque ci siano anche se sono ambigue, anche se magari ci sono elementi di destra in queste lotte, prima di tutto appiunto per non lasciarle alla destra, poi per non apparire schizzinosi di fronte ai fermenti sociali.
    D’altra parte la storia e’ piena di turbolenze sociali iniziate in un modo e proseguite in un altro: dalla domenica di sangue del Pope Gapon ( infiltrato della polizia zarista) che diede il via alla rivoluzione Russa del 1905, alla spedizione di Fiume di D’annuzio poi grandemente influenzata da elemnti del sindacalismo rivoluzionario per finire ai moti di Reggio Calabria del 1971 iniziati da elementi fascisti ma poi portati avanti anche da compagni di Lotta Continua.
    C’e poi da dire che molti autotrasporatori formalmente lavoratori autonomi sono in realta’ dipendenti dalle grandi societa’ di trasporto, strozzati dai debiti, molti sono stranieri…
    Di fronte a cio’ abbiamo un sindacato (Cgil) che ha rinunicato a rappresentare i bisogni della gente e si mette a negoziare con il governo lo smantellamento di tutte le garanzie che i lavoratori hanno di fronte alla crisi: e’ chiaro che fornte ad un’assenza del sindacato i lavoratori quali che siano tendono a fare da solie non sempre fanno bene..
    ciao

  43. massimiliano piacentini Dice:

    Solo per ricordare che la campagna lanciata dalla direzione di Liberazione è in corso e che servono i soldi, non le chiacchiere. Al momento siamo completamente oscurati e, a quanto pare, abbiamo pure perso la voce. Mi pare che ci sia poca coscienza della gravità di ciò.

  44. caro pietro, non ci siamo mai dimostrati docili e mansueti. se lo fossimo stati banalmente non avremmo candidato gli esponenti delle minoranze in parlamento. ferrando fu indicato nelle liste e la prima cosa che fece fu quella di dichiarare cose che non erano la posizione del partito su diverse cose. così decisero di toglierlo dalle liste. io mi opposi a questa decisione. ma non fu espulso e comunque io ho sempre trovato disdicevole usare le posizioni istituzionali (comprese le candidature) per la propria corrente e per attaccare il partito che ti ha candidato. una banale prova di cretinismo parlamentare e ultraelettoralismo. lo stesso dicasi per turigliatto e compagni. che finsero di non votare per le missioni militari, salvo poi votarle sempre, ma guadagnandosi la famosa “visibilità”. quindi dire che fummo docili è proprio una cazzata!
    sul resto ho scritto ai tempi moltissimo. è tutto sul blog. e non lo ripeto adesso.
    quanto ai giudizi che mi chiedi io mi affido alle posizioni del partito. non ho conoscenza diretta del movimento dei forconi. e non ho l’abitudine di sparare giudizi sulla base del sentito dire e di qualche articolo di stampa superficiale e di colore.
    sulla rivolta di reggio calabria ti sbagli di grosso. la rivolta fu fascistoide e companilista. e tutta la sinistra le fu nemica.
    c’è una bella canzone di giovanna marini che parla del treno degli operai del nord che andarono a reggio a manifestare contro i fascisti. ascoltala che ti farà bene.
    ciao

  45. tutto cade…tutto peggiora all’interno dei posti di lavoro,,non puoi non dico alzare la voce ma neanche gli occhi..e noi..ci atteniamo a cio’ che dice il partito…gli ultimi contratti firmati dal sindacato (commercio e banche) sono delle rese senza condizioni…
    Mi sembra che non c’e’ reazione, siamo forse entrati in una sindrome “greca ove per paura del peggio si va sempre peggio?
    saluti ancora comunisti

  46. alfonso Dice:

    Sì Pietro, e tra l’altro dati i rapporti di forza attuali è chiaro che anche sull’articolo 18 la CGIL finirà per ingoiare qualche compromesso al ribasso, speriamo meno al ribasso possibile.
    L’inversione di tendenza può venire solo dalle lotte, ma la volontà di lottare – che in molti c’è – in questo momento ha poca “voce”. D’altro canto che vogliamo, se ieri da Gad Lerner è andato Asor Rosa – dico Asor Rosa – ad appoggiare il governo Monti, praticamente senza contraddittorio reale (c’era Vladimiro Giacché, ma se è riuscito a parlare più di tre secondi devo essermelo prerso) ?
    E – mi ripeto – è perfettamente inutile stracciarsi le vesti perché gli intellettuali non fanno quello che noi vorremmo facessero: questo pauroso oscillare – ma sempre più a destra – dell’intelligentsia è solo lo specchio dei rapporti di forza tra le classi.

  47. alfonso Dice:

    Insomma, è il gatto che si morde la coda!

  48. caro pietro, e a cosa dovrei attenermi se non conosco bene una cosa come il movimento dei forconi? fra i nostri compagni siciliani e i nostri compagni del settore trasporti e il sentito dire preferisco i primi. faccio male? o dovrei cercare su facebook qualcuno che dice che il movimento dei forconi è una insurrezione proletaria e poi lamentarmi che il partito non lo dice?
    da anni ogni volta che c’è una manifestazione un po riuscita in italia o altrove c’è chi dice che è l’inizio di una nuova era, che bisogna subito sciogliere tutti i partiti e farne uno nuovissimo. ogni volta che c’è una ribellione in qualche paese è l’inizio della rivoluzione mondiale. in albania negli anni 90 ci fu una rivolta popolare per via delle piramidi finanziarie. ovviamente il mio amico ferrando disse che era una insurrezione proletaria. io gli feci notare che era si una ribellione, ma di chi aveva messo i soldi nelle piramidi finanziarie con la speranza di moltiplicare il capitale in pochi mesi. e che era difficile che ne scaturisse una coscienza di classe e una alternativa. vedi un po chi aveva ragione. ma allora ovviamente io passai per un destro che non voleva vedere le rivoluzioni.
    caro pietro, gli operai, i lavoratori, e in generale chiunque lotti non se ne fa nulla di chi gli dice ogni dieci minuti di fare la rivoluzione. se non si è capaci di vedere l’egemonia del nemico si finisce solo con il dire frasi scarlatte che accontentano solo i membri della setta.

    ciao

  49. caro alfonso, hai ragione. molta ragione.
    non ti meravigliare di asor rosa. sono vent’anni che ogni tanto esce con una proposta geniale per fare un nuovo partito, per dire a tutti quelli che sono organizzati cosa devono fare, e così via. con grande seguito del “manifesto” e lunghi dibattiti.
    non è di questi intellettuali che abbiamo bisogno. questi sono solo ceto politico, baroni universitari pieni di boria, salottieri da strapazzo. e sono come tu dici solo la conferma dell’egemonia del sistema.
    un abbraccio

  50. giovanni Dice:

    Caro Ramon,
    quanto tempo….o per dire, che tempo !!
    Questo è un blog ,uno dei tanti ,degli infiniti ,innumervoli blog del pianeta! Io scrivo solo su questo !!!! su nessun altro!!!!
    C’è un motivo così semplice da sembrare inarrivabile,so a hi scrivo,o almeno la mia presunzione è giustificata dal fatto,dalla storia di emozioni e passioni. Un blog non è organo di partito,per fortuna,del blog e del partito. Un blog è una melassa addirittura interattiva per ambizione e per condizione,ci s scrive!
    Ma la scrittura non è di per se più seria e pregnante di un peto o di un rutto ed è per questo che io scrivo solo dove mi pare che questo mio sforzo abbia un qualche significato.Questa misera dimensione può già essere considerata lotta? Perchè se bastasse scrivere per cambiare o per lottare sarebbe già una gran cosa!! Qui di Gramsci c’è ne pochi,però pare che la galera si allarghi per forme ,qualità e dimensioni! chi non lotta sta con il nemico! Potrei anche essere in sintonia ma con i tempi che corrono rischia di essere solo uno slogan. Chi boicotta lotta? Chi borbotta lotta? Chi rimbrotta o chi si fotta…..lotta? Chi capisce già esprime un principio di lotta! Chi si aggrega per organizzare un cambiamento utile al bene comune già lotta anche senza saperlo o prendendo coscienza cammin facendo.
    Disperazione e sofferenza può fare anche rima con gioa e dignità
    sono espressioni entrambe della sacralità dell’intera umanità.
    Questo è un blog e sembra aperto al mondo ma sappiamo entrambi che così non è! E se lo fosse probabilmente io qui non scriverei .
    Stiamo attenti che del privato si intende ormai la proprietà ma nel privato comunque si consuma la propria intimità. Varrà ben riflettere sulla antropomorfa natura del piacere perchè di questo inevitabilmente si farà mercato sui banchi del potere.
    Un abbraccio Ramon e porta pazienza ma un blog è utile anche se non serve a niente!
    Giovanni

  51. ciao giovanni, credo proprio di essere d’accordo con te. parlare e magari discutere su un blog come al bar è sempre utile. purché si sappia ascoltare, si ragioni e non si urli. e senza pensare che la discussione su un blog possa occuparsi di tutto e sostituirsi ai luoghi dove si parla guardandosi negli occhi.
    più o meno.
    un abbraccio

  52. Visto che non lo solleva nessuno accendo io le polveri: volevo un tuo parere, naturalmente se puoi e se vuoi esprimerti sul blog, sulla triste vicenda della nomina di Nello Patta a segratario della federazione di Milano: spaccature nella maggioranza, convocazioni di segretari di circolo, intervento di Ferrero ..ci stiamo facendo del male da soli …non trovi?
    ciao

  53. caro pietro, che tu ci creda o meno non ne so nulla. e comunque considero semplicemente idiota che si discuta di queste cose in internet. in qualsiasi organizzazione può esserci una divisione o una semplice differenza d’opinioni circa gli incarichi di direzione. è vero che negli ultimi anni in tutti i partiti di sinistra, non parliamo nemmeno del pd e del resto, ci sono spesso scontri all’ultimo sangue per la conquista di posizioni di direzione. con grande clamore di stampa locale e orge di dichiarazioni e pseudodiscussioni in internet. ma questo è solo la conferma della miseria politica e intellettuale di chi fa simili cose.
    il fatto che nella maggioranza dei posti le cose funzionino normalmente, che non si litighi per queste cose, che la gente entri in una riunione e ne esca arricchita avendo imparato cose ed avendo avuto ascolto dagli altri, che i dirigenti si comportino correttamente e così via non fa notizia. in internet e perfino sulla stampa locale, invece, ci sono fiumi di parole (e spesso insulti) su cose che al massimo interessano qualche decina di persone. con l’effetto che molti pensano che l’unica attività del prc e anche degli altri partiti sia quella di litigare su cazzate. cazzate che appena acquisiscono la “visibilità” diventano più difficili da risolvere. perché anche un bambino capisce che se in una riunione qualcuno insulta un altro è una cosa mentre se lo fa nelle pagine dei grionali locali o in internet è un’altra. ma quello che capisce un bambino non lo capiscono certi pseudomilitanti e a volte dirigenti di partito.
    ora davvero io non so nulla di quel che dici. davvero non lo so. non faccio parte del cpf di milano del prc e non ho frequentato nemmeno la sede nazionale nelle ultime settimane. ma anche se sapessi mi guarderei bene dal discuterne sul mio blog.
    che gliene frega ai lettori del mio blog di chi ha ragione sull’elezione del segretario di milano e delle cose connesse come riunioni dei segretari dei circoli o altro?
    ma perché, caro pietro, a te appassiona discutere di queste cose in internet?
    come mai non ti appassioni a discussioni teoriche serie?

    ciao

  54. ok…e’ vero ..di queste cose non si discute in internet e infatti ero un po’ indeciso sull’esplicitare questa cosa
    pero’ anche il tenere tutto chiuso nelle segrete stanze e’ un po’ da PCUS,e’ un mantenere il tutto nell’ambito degli addetti ai lavori e forse favorisce quella separetezza tra ceto politico e militanti o gente comune che e’ il vero tarlo di oggi…
    ci vorrebbe piu’ trasparenza a tutti i livelli..
    quanto alle discussioni teoriche serie non ne vedo di grosse in giro: si dovrebbe parlare della mutata composizione della classe degli sfruttati ( senza chiamarla piu’ operaia perche’ il concetto di operaio si e’ allargato di molto e forse per es la commessa di un centro commerciale e’ molto piu’ sfruttata di un operaio) o del concetto di lavoro alienato.
    Ma ripeto che non ho visto ultimamente grandi elaborazioni teoriche neanche in questo blog
    saluti

  55. caro pietro, nel prc non c’è nessuna segreta stanza. infatti tu sei al corrente o ritieni di esserlo di cose che riguardano organismi dirigenti e, nel caso tu ne faccia parte, le divulghi liberamente. io non ho mai esitato a parlare pubblicamente di cose che riguardano i problemi della direzione politica o della linea. ma, al contrario di te, penso che non si debbano mai confondere le dimensioni dei problemi e i livelli di importanza dei problemi stessi. di una cosa generale, come la scelta di sostenere o meno un governo o come la scelta di come rapportarsi con un movimento di massa, bisogna discuterne pubblicamente a livello nazionale. dell’elezione di un segretario di una federazione o di un circolo (perché a volte sui giornali locali e su internet perfino di beghe di un circolo si discute a suon di comunicati e insulti) se ne deve discutere negli organismi competenti. che comunque non hanno segreti. che hanno mailing list. giornali online forum e così via. quindi di che cazzo di stanze segrete parli? a meno che per te ogni cazzata debba essere discussa parlando in siti qualsiasi con i lettori che non sanno una beata fava ne delle persone coinvolte ne del contesto ne dei precedenti. ovviamente le discussioni fatte così incancreniscono i problemi, li rendono irresolubili, e comunque chi legge queste cose non impara nulla di nulla, non partecipa a un bel niente, e magari si illude che si sta occupando di politica. mentre i cretini che promuovono queste discussioni credono di essere protagonisti, di fare politica, di incidere nel corso delle cose. ed invece sono solo poveretti pseudotifosi che credono, come molti tifosi di calcio, che se scrivono che bisogna cacciare un allenatore su un blog o se dicono alla radio della squadra qualche insulto sul presidente che non ha comprato la star, credono di partecipare alla vita e alle decisioni della società. non c’è bisogno di parlare di massimi sistemi. è il buon senso che manca.
    ma so che predico al vento. perché se uno dice che su un blog come questo non ha senso parlare delle beghe di questa o quella federazione e poi dice che però se non se ne parla è fare come il pcus vuol dire che non sa distinguere fra novella 2000 e gli scritti di gramsci.
    a proposito di discussioni teoriche te ne suggerisco una.
    nel mondo la classe operaia intesa in senso strettissimo negli ultimi trent’anni è notevolmente aumentata, se non più che raddoppiata.
    hai presente lo slogan scritto sul manifesto del partito comunista di marx ed engels?
    diceva “proletari di tutti i paesi unitevi!”
    mai sentito dire?
    tu invece dici che la classe operaia si è allargata e che quindi non è più giusto chiamarla operaia. mah!
    nel mondo è raddoppiata e in italia è diminuita? quindi non esiste più come classe?
    e la classe è internazionale o è nazionale?
    e il concetto di proletariato comprende gli sfruttati dei servizi o no?
    e il lavoro nei servizi ha una qualche attinenza con la produzione di beni materiali o no?

    studia un po va là. invece di sparare cazzate che non vanno bene nemmeno se sparate al bar con la scusante del tasso alcoolico.

    io, per quel che mi riguarda, mi propongo solo su questo blog di discutere di politica in modo diverso dalla superficialità imperante. non ho la pretesa di aver creato una rivista teorica e nemmeno di parlare di qualsiasi cosa. non risolverà certo i grandi problemi del partito e della sinistra e del mondo, ma male non fa.
    invece discutere superficialmente fa male. e molto.

    ciao e scusa il tono, ma ogni tanto mi incazzo pure io.

  56. Patrizia Dice:

    A me, invece, piacerebbe capire qualcosa di legge elettorale, sempre se hai tempo. Il proporzionale puro sarebbe la miglior forma di democrazia, ma le truffe tipo le liste civetta? Uno sbarramento tipo dell’1% non potrebbe essere utile ad evitare abusi?
    Ciao

  57. va bene…arrivederci,,anzi addio

  58. ok pietro, come vuoi.

  59. patrizia, ora sono di corsa ma presto ti risponderò.
    un abbraccio

  60. cara patrizia, purtroppo è impensabile qualsiasi maggioranza parlamentare per tornare al sistema proporzionale che c’era fino al 94. per diversi motivi.
    io mi accontenterei subito del sistema tedesco, anche con sbarramento al 5 %, pur di uscire dal maggioritario e di cancellare l’obbligo di coalizione di governo che è esattamente la scopa per spazzare via dal sistema istituzionale qualsiasi posizione di sinistra reale o la calamita per inglobarla nel governo dell’esistente.
    ma parliamo pure in astratto del sistema proporzionale.
    il proporzionale puro non c’è mai stato in italia. c’era il proporzionale con calcolo con il sistema “d’hondt” che premiava leggermente i partiti maggiori. e soprattutto c’era la necessità per qualsiasi lista di avere un quoziente pieno in un collegio elettorale per poter accedere alla ripartizione dei voti nel collegio unico nazionale.
    in altre parole, per fare degli esempi concreti, il pdup o dp o il pli, per poter avere 6 7 o 8 deputati dovevano eleggerne almeno uno in un collegio grande (per esempio milano o roma) con il quoziente pieno. in quei collegi il quoziente pieno era dall’1,5 al 2 %. famoso il caso del psiup che nel 72 pur avendo 650 mila voti non prese nessun quoziente pieno in nessun collegio e quindi disperse tutti i voti.
    insomma, c’era uno sbarramento di fatto che si aggirava all’incirca sul 1,5 – 2 %, a meno che non si trattasse di un partito locale che in questo o quel collegio poteva raggiungere il quoziente pieno pur non avendo nemmeno l’1 % a livello nazionale.

    spero di essermi spiegato.

    ma continuiamo:

    bisogna vedere che intendi per liste civetta. le liste civetta sono comparse con il mattarellum. per un vuoto legislativo.
    sostanzialmente gli eletti direttamente nei collegi uninominali dovevano dichiarare di essere collegati ad una lista del 25 % di proporzionale in modo che fossero sottratti una parte dei voti alla loro lista proporzionale in caso di elezione.
    nel 96 fu l’ulivo a inventare le liste civetta. i candidati dei collegi uninominali si collegavano ai piccoli partiti della coalizione che non avevano la speranza di raggiungere lo sbarramento del 4 % vigente nella parte proporzionale del voto, o a liste sconosciute appositamente inventate. così se erano eletti i loro voti non andavano ad essere detratti dalle loro vere liste nel proporzionale, neutralizzando la correzione proporzionale che era tesa ad impedire un premio di maggioranza smisurato. nel 2001 lo fecero sia l’ulivo sia la destra. ed infatti noi eleggemmo 11 deputati con 1900mila voti. se lega e idv avessero superato lo sbarramento del 4 % ne avremmo eletti al massimo 7. se non avessero fatto le liste civetta ne avremmo eletti almeno 18.
    inutile dire che si trattava esattamente di un imbroglio, totalmente sconosciuto agli elettori.

    se invece per liste civetta intendi la presentazione di liste che vengono presentate solo per togliere voti a qualcuno magari per somiglianza del nome e del simbolo è impossibile impedirle con uno sbarramento. solo il ricorso contro la somiglianza può impedirne la presentazione. e solo la raccolta delle firme può impedire liste insignificanti che non faranno altro che disperdere voti. per il semplice motivo che se sono liste civetta non si propongono affatto di raggiungere lo sbarramento, fosse anche solo dell’1 %. e comunque a qualsiasi lista non si può impedire la presentazione sulla base di una previsione. del resto le lega entrò la prima volta in parlamento quando tutti la consideravano una lista priva di qualsiasi speranza di poter entrare.

    detto questo ti dico anche un’ultima cosa.

    la battaglia per il proporzionale puro è difficile, molto difficile, per un motivo politico. che è reale e che fu alla base della mistificazione sulla quale vinse il maggioritario. se non fosse stata reale quel referendum non sarebbe mai passato.
    parlo della degenerazione dei partiti. che berlinguer denunciò con estrema chiarezza già nel 1981. ma che poi dilagò ancor di più.
    oltre ai fatti strutturali che determinarono la primazia del mercato e della finanza sulla politica, con conseguente svuotamento della politica, c’era anche per questo una degenerazione clientelare e mafiosa dei partiti. che si erano autonomizzati dalla società e dai propri stessi elettori e che gestivano la cosa pubblica come un loro fatto privato. a cominciare dalle grandi imprese pubbliche e dalle banche pubbliche.
    so di essere oggi completamente controcorrente nel dirlo. ma le preferenze furono lo strumento principale della degenerazione dei partiti.
    il sistema proporzionale funziona democraticamente se i partiti sono organizzazioni democratiche e radicate nella società. e se il parlamento ha i poteri per fare leggi sulla base degli accordi fra partiti rappresentanti interessi diversi.
    essendo entrambe queste condizioni praticamente inesistenti, quando dici proporzionale molta gente pensa a una quindicina di partiti e a un parlamento suk.
    insomma, la forza del maggioritario e della personalizzazione dei partiti e della politica ha radici nel sistema economico e sociale vigente e non solo nelle fantasie (malate) di veltroni o parisi.

    va beh. nel descrivere le cose ho saltato molti dettagli. se vuoi qualche chiarimento te lo darò volentieri.

    un abbraccio

  61. Patrizia Dice:

    Se non altro ho capito perché non mi tornano mai i conti.

    Per liste civetta intendo entrambe, sia l’imbroglio fatto dai grandi partiti, sia quelle strane liste che compaiono solo per le elezioni. Se ricordo bene, nel 2006 ce n’erano una ventina, piuttosto fantasiose e mi domando quanto costino anche in rimborsi elettorali, visto che si parla tanto dei costi della politica.

    Intanto ho letto qualcosa sul sistema elettorale tedesco al tempo della Repubblica di Weimar e mi pare che presentasse lo stesso problema di frammentazione. Quello odierno, invece… bah. Non mi convince la camera dei Länder, coi deputati designati dai governi e uno sbarramento al 5%, sostanzialmente significa che una parte della popolazione perde il diritto ad essere rappresentata. Inoltre anche con questo sistema si votano le preferenze. Peró é meglio del bipolarismo, che rappresenta solo se stesso.

    Credo che il problema maggiore sia che non ci si capisce niente. Voglio dire, quanta gente ha un’idea di come funzionino maggioritario o proporzionale? Basta una campagna ben condotta sui giornali e sulle televisioni e convinci di quello che ti pare, specialmente con l’aria di antipolitica che tira. Meno partiti, meno politici che succhiano soldi, tanto sono tutti ladri. Il referendum é stato vinto anche per questo.
    Ad averne la possibilità, credo che sarebbe utile aprire un dibattito il piú ampio possibile nel paese, cosa che sicuramente non avverrà.
    E il Prc o la Fds non possono fare niente? Dei video semplici e chiari da far girare su youtube, o degli opuscoli sintetici da distribuire nelle cassette delle lettere? Da qualche parte bisognerebbe pure ricominciare a far cultura politica e non solo fra i militanti. Magari dico una sciocchezza, ma non si potrebbero utilizzare alcuni dei giornalisti di Liberazione per la composizione di testi, fumetti e videoclips?
    Ciao e grazie per le risposte.

  62. cara patrizia, purtroppo il sistema politico è stato profondamente modificato in coerenza con i cambiamenti sociali prodotti dalla ristrutturazione capitalistica. l’egemonia del capitale consiste anche in questo. la cosiddetta II repubblica è fondata su queste mistificazioni. 1) nella competizione globale (presentata come un evento naturale giacché nessuno, nemmeno il parlamento, ha mai discusso dei trattati commerciali firmati dai governi in sede di wto) non si può andare avanti con un sistema che cambia governo ogni anno per soddisfare i litigi fra i partiti e addirittura fra le correnti dei partiti. quindi bisogna eleggere direttamente il governo. governabilità, stabilità, velocità nel prendere le decisioni che richiede il mercato, e così via. 2) i partiti occupano lo stato e le sue articolazioni e gestiscono tutto nei propri interessi invece che per il bene del paese. si mettono d’accordo fra loro per spartirsi la torta e non si capisce più chi governa e chi è all’opposizione. 3) la corruzione è dilagante è la causa è da ricercarsi nei partiti che sono macchine voraci, che hanno strutture funzionariali costosissime, giornali e così via. 4) il linguaggio della politica è incomprensibile e paludato (politichese). invece che le noiose tribune politiche in tv ci vogliono i talk show, che li si che se le cantano chiare, che si insultano, che dicono frasi ad effetto, e che quindi si fanno capire bene.
    ecco ho fatto solo alcuni esempi. ma potrei farne altri dieci.
    il problema è che la gente pensa così anche perché ogni mistificazione è fondata su un dato reale. su una verità, che per quanto mistificata e perfino trasformata nel proprio contrario, esiste.
    lo tsunami politico e culturale che ha investito paese e popolo non si può fronteggiare con un secchiello quando l’onda anomala arriva sulla costa. bisogna prima sapere che ha origine in un terremoto sottomarino, invisibile a occhio nudo, molto lontano dalla costa e molto profondo sotto la superficie del pianeta. e poi bisogna evitare di essere travolti dall’onda e ricostruire quanto è stato distrutto.
    una sinistra che non sappia vedere e capire dove trae origine l’onda anomala e che la considera come un fatto “controllabile” finisce con il comprare un surf per tentare di cavalcarla e addirittura di guidarla. ma le onde si possono cavalcare per un tratto e non guidare nella direzione che si vuole.
    è quello che fa il signor vendola quando esalta il maggioritario e il leaderismo. cavalca per un po l’onda e fa mirabolanti acrobazie sulla cresta della stessa fino a quando si schianterà contro una palma che ha il torto di esistere e di essere reale.
    fuori di metafora è inutile illudersi che si possa controvertere la situazione attuale parlando di sistemi elettorali. magari tessendo le lodi di quelli passati, omettendo il loro collegamento con le verità sulle quali sono state fatte le mistificazioni di cui sopra. bisogna andare alla radice del problema, che sta nei rapporti sociali, e agire ricostruendo quanto il capitale ha distrutto nella pratica, e su questo lungo lavoro combinare la partecipazione alle elezioni sia con una tattica appropriata per non essere travolti sia con l’indicazione di una prospettiva politica ed anche istituzionale ed elettorale che sia più coerente con quanto si è riusciti a costruire in sede sociale.
    è molto difficile farlo. sia per la debolezza di chi vorrebbe farlo, sia per le difficoltà oggettive, sia per la lunghezza della strada da percorrere. ma non c’è alternativa. ovviamente per chi si ripromette di cambiare le cose e non di galleggiare sulla superficie delle stesse senza cambiarle.
    in altre parole, cara patrizia, nel momento in cui la crisi sociale morde tutte le forze vanno indirizzate nelle lotte e nella spiegazione della crisi e dei suoi effetti. chi è precario, disoccupato, chi ha paura di perdere il posto, chi si vede tagliare il salario, chi perde la casa, ecc non vuole sentirsi parlare di sistemi elettorali. chi gli parla di queste cose per fargli capire da dove arriva il suo problema e gli dice che bisogna lottare e non aspettare un miracolo, deve aver presente il sistema elettorale, conoscerlo e usarlo tatticamente, avere in testa un’alternativa anche per la legge elettorale, ma non deve caratterizzarsi per la sua proposta elettorale. altrimenti tutti penseranno che quello parla per se e non per loro.
    quanta consapevolezza c’è fra i militanti politici e sindacali su questi temi?
    poca direi. basta vedere come molti pensino che basti alzare una bandiera e spararle grosse per avere consenso elettorale. basta vedere quanti pensano che nel sistema attuale si possa costruire una alternativa e un cambiamento reale, ignorando che questo sistema è incompatibile ed è stato prodotto esattamente per cristallizzare l’egemonia del capitale. basti vedere quanti pensano di spiegare la crisi con due slogan superficiali ed invece si dedicano anima e corpo a giocare al risiko della politica spettacolo.
    detto questo tre ultime cose:
    1) più che la propaganda che proponi tu, che invece andrebbe fatta sui temi sociali, bisognerebbe saper fare esempi chiari su come il sistema maggioritario impedisce perfino la conquista di cose alla portata dei movimenti di lotta. il più semplice ed inconfutabile riguarda i diritti civili. che in parte prescindono dai rapporti di forza sociali. per esempio è chiarissimo che l’italia è un paese più che laico e maturo per avere i matrimoni gay. è il maggioritario ad aver creato partiti e coalizioni di governo ambigui e contenenti laici e confessionali. ed è chiaro che con un sistema elettorale fondato sulla rappresentanza si può fare una legge sulla quale convergono i partiti laici. come fu con il divorzio e l’aborto. mentre con un sistema fondato sul governo e sulla maggioranza che lo sostiene il parlamento non rappresenta affatto il paese e alla destra quasi tutta conservatrice e confessionale si aggiunge la parte conservatrice e confessionale del centrosinistra.
    insomma se c’è un movimento che lotta chi ci sta dentro e ci lavora dovrebbe sapere anche far fare questo salto logico al movimento stesso. così si può incrinare la mistificazione sulla quale si regge l’egemonia avversaria, secondo la quale eleggere il governo direttamente è fonte di maggior partecipazione per il popolo.
    2) le liste “civetta” di cui parli tu sono congeniali al sistema elettorale maggioritario di coalizione. anche se c’è uno sbarramento nella coalizione si mettono molte liste per racimolare i voti necessari ad avere anche un solo voto più dell’avversario. non importa se non eleggono. è così che nelle elezioni comunali ci sono decine di liste civiche (che servono ad avere moltissimi candidati ognuno dei quali prende almeno i voti dei famigliari con le preferenze) collegate ad un candidato sindaco. ed è così che nel 2006 sono state inventate liste di tutti i tipi, sia per portare voti alla propria coalizione rubandoli all’altra (la “liga fronte veneto” o la “lega per l’autonomia alleanza lombarda” nel centrosinistra o gli “ecologisti democratici” nel centrodestra) o contendendoli all’altra (entrambi gli schieramenti avevano un partito socialista e un partito dei pensionati).
    da notare che i voti ottenuti dalle due false “leghe” sono stati determinanti per la vittoria del centrosinistra.
    insomma se la posta in gioco è vincere anche solo per un voto ogni mezzo permesso dalla legge è lecito.
    3) i rimborsi elettorali. vi accede chi abbia raccolto almeno l’uno per cento dei voti (se non erro). ora non starò a fare la storia del finanziamento pubblico dei partiti e del referendum che l’ha abolito. sarebbe troppo lungo.
    ma nel regime legislativo attuale i partiti sono finanziati attraverso un rimborso elettorale in ragione del numero dei voti presi. rimborso che viene erogato a rate e non in un’unica soluzione.
    se apri la tv e leggi i giornali ne senti di tutti i colori: un partito morto che viene ancora finanziato. il finanziamento che dura di più della legislatura. alla camera hanno presentato l’ulivo e al senato i ds e la margherita per prendere più finanziamenti.
    allora, al netto della gestione dei fondi della margherita che parla da se:
    1) se il calcolo di quanto spetta al partito è fatto in ragione dei voti ottenuti e come rimborso delle spese elettorali per quale motivo dovrebbe essere non più erogato nelle rate successive all’unificazione di un partito con un altro? se il rimborso fosse erogato tutto all’indomani delle elezioni invece che a rate annuali non ci sarebbe problema. o no?
    2) come mai il “rimborso” non è erogato sulla base di rendiconti fatturati bensì in modo forfettario? faccio solo un esempio: c’è chi paga una impresa per affiggere i manifesti e c’è chi li affigge attraverso il lavoro volontario dei militanti. basterebbe questo esempio per fare piazza pulita delle cazzate contrarie ai rimborsi forfettari.
    3) se il rimborso è erogato sulla base dei voti ottenuti che differenza fa fare una sola lista o due? che con due si prendono più voti o viceversa? banalmente i ds e la margherita in vista della possibile unificazione hanno scelto di fare così per avere un riscontro anche sulla rispettiva forza elettorale. non per avere maggiore finanziamento.

    eppure da due settimane c’è lo tsunami sul finanziamento pubblico dei partiti, sorretto da potenti dosi di disinformazione.
    uno tsunami incontenibile nell’opinione pubblica.
    il cui risultato è certamente discredito verso i partiti e soprattutto una transizione ad un sistema nel quale i partiti ( e soprattutto i personaggi) capaci di avere soldi privati dalle imprese andranno a gonfie vele mentre quelli ostili alle imprese e al mercato moriranno.
    esattamente come negli usa.

    va beh. l’ho fatta lunga ed ho anche divagato. me ne scuso.

    ma il tema e le questioni poste da te erano stimolanti.

    ciao ciao

  63. Patrizia Dice:

    Divagando si allarga il discorso, che si fa piú interessante.
    Io sono a favore del finanziamento ai partiti e, come ho giá scritto, non trovo neppure giusto togliere l’indennitá agli ex deputati, ma capisco che le esagerazioni e gli abusi sconvolgano l’opinione pubblica, anche se trovo davvero assurdo che il grosso della popolazione sia cosí facilmente manipolabile. Pensavo, evidentemente sbagliando, che la scolarizzazione mettesse al riparo da analisi cosí superficiali. Peró é un dato di fatto che c’é stato un referendum, disatteso con un aggiramento molto simile ad un imbroglio, per cui oggi é difficile rispondere a chi afferma che anche rifondazione vive di finanziamento pubblico e quindi é come tutti gli altri partiti.
    Che si vada, o si cerchi di andare, verso un sistema elettorale all’americana, a me pare chiaro da diversi anni ed ha una sua logica legata all’egemonia capitalista, quello che mi é meno chiaro é come sia possibile che la gente non sappia farsi i conti in tasca e non si renda conto di andare contro i propri interessi. Perché possono raccontartela come vogliono, ma alla fine due piú due fa sempre quattro, anche senza aver letto Marx. E’proprio necessario arrivare al punto della Grecia e non aver piú cibo per i propri figli per capire che ci stanno fregando?
    Io vivo in un paese dove si sta ancora abbastanza bene, con sussidi di disoccupazione superiori agli 850 euro, una sanitá decente e garantita per tutti e parecchie agevolazioni, tipo i sussidi per gli affitti ed il sostegno per i debiti, eppure anche qui continuano a stringere il welfare senza trovare la necessaria resistenza. La sinistra combatte dentro e fuori dal Parlamento, ma l’elettorato si sposta sempre piú a destra.
    I movimenti per i diritti civili mi spaventano un po’, con la pretesa di restare al di fuori dalla politica finiscono con l’agevolare questo spostamento e, pare incredibile, ma anche qua i gay, per restare sul tuo esempio, non hanno piú vita facile.
    Eppure c’é il proporzionale ed i partiti laici, fortunatamente, sono la stragrande maggioranza. E’la gente che sta cambiando, piú ancora della politica e sta cambiando da quando é aumentata l’immigrazione. Un paese secolarmente famoso per la sua tolleranza, sta scoprendosi xenofobo e disposto a rinunciare ai propri diritti pur di poterli negare agli stranieri.
    A me pare un cammino molto simile a quello della lega, che non si é fatta scrupoli di appoggiare Berlusconi e qualsiasi porcheria pur di dare addosso agli immigrati.
    Non capisco bene come le due cose, xenofobia e capitalismo, si intreccino, eppure paiono rafforzarsi a vicenda.
    Forse divago anch’io, ma mi sembra di vedere uno schema, un legame, non so come dire, con l’evoluzione della societá americana, cosí mista e mal amalgamata, da aver perso il controllo sul potere, che di fatto fa quello che gli pare.
    Anche l’America aveva un sindacato forte, grandi intellettuali ed una sinistra di tutto rispetto, ma una popolazione che manca di coesione finisce invischiata nelle guerre fra poveri o preda dei nazionalismi.
    Il maggioritario, alla fine, non é che il trionfo del potere che afferma se stesso e che si vede immutabile.
    E’vero, é dai diritti civili che si puó far partire un ragionamento che incrini le mistificazioni sulla maggiore partecipazione popolare con primarie ed elezione diretta dei governi, ma é una strada maledettamente impervia.

    Ciao.

  64. cara patrizia, la società è diversa, funziona diversamente, e le persone pensano diversamente. anche dove rimangono le conquiste del passato queste convivono da decenni con un modello sociale diverso da quello che le ha originate. l’individualismo e il consumismo, oltre che la competizione assoluta producono luoghi comuni e senso comune che sono alla radice dell’egoismo sociale e della xenofobia. la gente crede che la politica sia una casta o una elite che si contende potere per fare affari e/o comunque per gestire l’esistente. molti di quelli che credono di interessarsi di politica sono solo tifosi di questo o quel leader e comunque festeggiano se il leader nemico e odiato perde, ma non si aspettano nessun cambiamento sostanziale. non credendo che le cose si possano cambiare si accontentano, e a volte perfino si esaltano, se le stesse cose le fa monti invece di berlusconi. in fondo credono fermamente che le cose che fanno i governi, al netto di qualche quisquilia, sono oggettive, che vanno fatte. il pensiero dominante è dominante per questo. il mondo va alla rovescia e chi critica la politica economica è accusato di essere ideologico mentre chi la celebra nonostante i disastri che produce è considerato realista e pragmatico.
    ma questo è sempre successo. le classi subalterne sono subalterne finché pensano che le classi dirigenti siano migliori, importanti, e appunto dirigenti.
    mi pare che siamo completamente d’accordo.
    un abbraccio

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