Tre domande e tre risposte.

Ci sono momenti nei quali bisogna avere il coraggio di porsi domande difficili ed anche dolorose. Senza le risposte a queste domande si rischia di fuggire dalla realtà e di precipitare nello sconforto o, peggio ancora, nella coltivazione di illusioni infondate.

Prima di formulare le domande e di tentare risposte desidero svolgere alcune brevi considerazioni sul voto. Più descrittive che analitiche anche perché le analisi, che devono essere sempre guidate da ipotesi politiche e teoriche, devono partire però da fatti reali.

La destra liberista e la destra razzista avanzano in tutta Europa e in particolare in Italia. Questo è un dato inconfutabile. I partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti crollano. Questo è un altro dato inconfutabile. La sinistra anticapitalista e comunista resiste ma solo grazie alla controtendenza in alcuni paesi, soprattutto del sud europa. Tiene in altri e arretra gravemente in altri ancora. Anche questo è un dato inconfutabile.

Al di la dei particolari nazionali dovuti a questioni interne, come le dialettiche governo – opposizione in molti paesi e la tenuta, in Italia, del PDL e l’avanzata irresistibile della Lega, cosa c’è alla base di un simile sommovimento? Perché è innegabile che il sommovimento ci sia. E se si vede bene nei dati elettorali si dovrebbe vedere ancor meglio nella crescita enorme dell’astensionismo. Cosa c’è? Formule e formulette politico-istituzionali? Capacità di leader? Divisioni o unità dei partiti e delle coalizioni? Nessuna di queste risposte è in grado di afferrare la realtà. Nemmeno quella che ci riguarda più da vicino e che in Italia va per la maggiore può interpretare seriamente la realtà. Per esempio, e sia detto per inciso, se è l’unità mancata della sinistra il motivo della sconfitta, perché in Grecia, in Portogallo e in Francia la sinistra divisa ottiene rispettivamente il 14 %, il 21 % e il 13 %?
Io credo che, alla base del vento di destra che spira sul nostro continente, ci sia la mutazione sociale prodotta dalla ristrutturazione capitalistica ed esaltata dalla crisi che ha prodotto, almeno negli ultimi 20 anni, solitudine sociale, individualismo e competizione sfrenata, guerra fra poveri. La destra cavalca con successo gli effetti devastanti della globalizzazione e i partiti socialisti li subiscono maggiormente perché sono più liberisti della destra. A questo si aggiunge, ma si aggiunge come effetto e non ne è la causa, la separazione della sfera politica e delle istituzioni “democratiche” europee dalla società e la totale impermeabilità delle stesse ai conflitti sociali, che pur ci sono stati in tutto il continente.
Forse è per questo, grosso modo, che sinistra unita o meno, partiti comunisti identitari o meno, in Grecia, Portogallo e Francia c’è stato e c’è un forte movimento di opinione contrario all’Unione Europea reale e che le forze che sono cresciute elettoralmente ne hanno fatto, pur divise, parte.
Ho fatto solo questo esempio non per sfuggire al tema dell’unità, sul quale ovviamente tornerò, ma per sostenere che non è la questione più importante.

Fatte queste premesse, parziali ed anche generiche, passiamo alle domande dure che dobbiamo rivolgere a noi stessi.

Prima domanda. Come mai non abbiamo raggiunto il quorum?

Ho sostenuto per iscritto e in tutta la campagna elettorale che lo avremmo raggiunto. Ci credevo. E ci credevo, nonostante tutto, perché pensavo che il combinato disposto della natura realmente unitaria della lista, della chiarezza delle proposte e dell’uso corretto della simbologia non mimetica, avrebbe garantito il 4 %. Mi sono sbagliato. E’ inutile negarlo o mascherarlo. Ma continuo a pensare, e a chiedermi, se si potesse fare diversamente. La risposta è no! Cosa sarebbe successo se avessimo riprodotto, nei fatti, la lista dell’arcobaleno. La risposta è sempre la stessa anche se indimostrata: avremmo perso ugualmente ma al contrario di oggi avremmo solo un cumulo di macerie. Poi si può discutere dei dettagli, anche importanti, ma che non bisogna mai scambiare per il centro dei problemi. Parlo del fatto che il corpo militante ha fatto più la campagna per le amministrative che per le europee. Che le liste avrebbero potuto essere migliori. E così via.
So bene che il leitmotiv imperante è: sommando si son presi due milioni di voti e la colpa della mancata unità è dei ceti politici chiusi in se stessi.
Ma non so che farci. Forse essendo certamente parte di un ceto politico non so vedere la realtà delle mie responsabilità. Può darsi. Me lo sono chiesto mille volte. Rimane il fatto che penso, e non posso dire cose diverse da quelle che penso, che la mancanza dei voti per raggiungere il quorum non è dovuta alla mancanza di unità. Ma allo scarso radicamento sociale, a volte inesistente, e all’incapacità (forse impossibilità dato il sistema massmediatico) di mettere a valore la chiarezza della proposta sull’Europa.

Seconda domanda. Questa sconfitta è la fine? Io penso di no. Mi sbaglierò ma penso davvero di no. Però è verissimo che la battaglia per la sopravvivenza in Italia di una formazione politica comunista ed anticapitalista non è vinta. Anzi.
Io credo che siamo in mezzo al guado.
Spero che la retorica secondo la quale l’unità dei comunisti e la falce e martello ci avrebbero garantito la ripresa sia finita. Credo che ci abbia portato solo danni in campagna elettorale. Ripeterla in versione minimalista tipo: “facciamo subito l’unità comunista” sarebbe catastrofico. Come spero che non si debba dar retta a chi usa la retorica dell’unità della sinistra come soluzione taumaturgica.
Se rimaniamo in mezzo al guado moriremo certamente annegati dalla piena che ancora deve arrivare con i milioni di posti di lavoro che si perderanno nei prossimi mesi quando finiranno le riserve in migliaia di imprese, quando finirà la cassa integrazione e quando man mano scadranno i contratti a termine. Attualmente non c’è una seria e praticabile proposta organica di lotta in grado di mobilitare e di contrastare il principale effetto della piena: la guerra fra poveri con il conseguente radicamento ulteriore della destra xenofoba e populista. E non c’è nemmeno un sindacato degno di questo nome che si proponga di costruirla.
Negare o sottovalutare questa realtà e dedicarsi alle formule sui contenitori comunisti o di sinistra (fa lo stesso) è un vizio politicista molto radicato. Ma è rimanere in mezzo al guado.
Se siamo in mezzo al fiume e arriva la piena dobbiamo deciderci. O torniamo indietro o passiamo dall’altra parte. In mezzo non si può più stare.
E’ il sistema capitalistico ad aver prodotto le mutazioni sociali e culturali. E’ contro di esso che bisogna resistere e costruire un’alternativa sociale, politica e culturale. Non si da comunismo o sinistra che non si pongano radicalmente questo problema.
In altre parole bisogna unire la sinistra e i comunisti. Le due cose non sono in contraddizione, anzi. Ma su basi chiare che chiedano a tutti di attraversare il guado.
Farlo significa prendere coscienza una volta per tutte che non c’è alternativa alla ricostruzione di rapporti di forza sociali favorevoli. E’ il tema del partito sociale.

Terza domanda. Il Partito della Rifondazione Comunista ha ancora motivo di esistere?

Per rispondere a questa domanda in modo corretto bisogna prima riconoscerne la legittimità. Io penso che sia legittima. E rispondo di si.
Ma per esistere ed avere vita bisogna respirare aria, bere acqua e cibarsi.
Lo voglio dire con la massima chiarezza. Non è nelle istituzioni, nei rapporti con le altre forze politiche e nella visibilità sui mass media che si possono trarre gli elementi vitali.
L’idea che se si è nelle istituzioni si è vivi va rovesciata totalmente. Se ci si alimenta nella società e nel conflitto si può andare nelle istituzioni e sopravvivere in un luogo avverso alla nostra stessa natura.
Come ho già detto tante volte il sistema politico elettorale italiano è da tempo totalmente impermeabile al conflitto. Le riforme, federalismo e sistema elettorale bipolare spinto, hanno coronato istituzionalmente l’americanizzazione della società. Nelle istituzioni separate dalla società, che riducono il conflitto a lobby mendicante alla ricerca di un amico nelle istituzioni, che riducono la politica a manovra di palazzo non c’è nutrimento che ci possa tenere in vita. La degenerazione dei comuni, delle province e delle regioni, oltre che quella del parlamento, ha fatto degenerare anche noi. L’illusione che solo nelle istituzioni e soprattutto solo nel governo si possano fare cose utili dovrebbe essere confutata dalla innegabile realtà. Ed invece è estesa nel PRC, egemone nel PdCI e presente nell’elettoralismo spinto di Sinistra Critica e PCL. Su questo voglio diffondermi maggiormente.
Se le istituzioni sono i luoghi della “governance” dell’esistente e se il sistema della rappresentanza è piegato alla scelta fra due simili proposte di “governance” un progetto di trasformazione sociale alternativo al sistema capitalistico è espunto dalla rappresentanza. Per il semplice motivo che, come ormai abbiamo ben visto, con il bipolarismo le alleanze forzate alla fine portano acqua al mulino di un governo che tradisce e nega ogni istanza di trasformazione alimentando fortemente il fronte opposto, in una spirale senza fine. In altre parole il centrosinistra è morto per il semplice motivo che non serve nemmeno più per battere elettoralmente la destra. Il bipolarismo uccide il conflitto, lo emargina e, quando va bene, lo usa strumentalmente nella contesa con l’avversario. Oggi proporsi di trasformare la realtà è essere antagonisti al sistema politico-elettorale. Per altro, sia detto per inciso, l’affermazione della lista IDV è parte dell’apparente, ma solo apparente, avversità della stessa al sistema politico-istituzionale. Ed è criminale, per i comunisti e per la sinistra, non cogliere la ribellione morale di una parte sana del paese contro le clientele, il malaffare, la separazione del potere politico dalla società.
E aggiungo che dire che il problema è dichiararsi contro il PD e proporre come soluzione taumaturgica la collocazione di opposizione dentro le istituzioni è, senza insediamento sociale, tanto declamatorio quanto subalterno alla politica ufficiale. Parlo di Sinistra Critica e del PCL.
Insomma, il Prc ha motivo di esistere come collettivo se sarà capace di riconvertirsi da partito di opinione che “parla” del conflitto a strumento per la produzione, l’organizzazione e l’unificazione dei conflitti. L’unità comunista ha motivo di essere fatta se serve a questo e non se serva ad un ceto politico per accomodarsi nel centrosinistra o per avere visibilità elettoralistica. L’unità della sinistra ha motivo di essere perseguita a tutto campo se ha come base l’anticapitalismo e l’idea che si può ricostruire la propria forza nella società. Se si pone così la questione credo che il resto venga da se. Si chiarirà la natura truffaldina dell’unità che altri vogliono costruire. Si farà un passo sulla strada della rifondazione comunista. Si potrà tornare all’attacco anche con i voti e nelle istituzioni.
Tutto difficile e controcorrente.
Ma c’è un’altra strada?

Ramon Mantovani

615 Risposte a “Tre domande e tre risposte.”

  1. Emanuele Ladurie Dice:

    Si Ramon, c’è un altra strada. Secondo me meno velleitaria, secondo me meno impossibile.
    Abbiamo la necessità di sederci intorno a migliaia di tavoli con coloro che si collocano nella sfera della alternatività al sistema poitico, sociale ed economico. Significa guardarsi in faccia ed ammettersi che con l’anticapitalismo non usciremo dal guado. Anche che la politica è rappresentanza, in questo sistema, e non conflitto in quanto fine o Partito sociale in quanto in strada.
    La strada è uno strumento. Non un fine. Come il partito deve essere uno strumento. Ma lo strumento della rappresentanza.
    La società è fatta di persone e relazioni, non di appartenenze. E quelle relazioni non possono essere ridotte ad un appartenenza qualsiasi.
    Mi spiego meglio? Non è possibile immaginarsi un partito (qualsiasi) come motore del conflitto o punto di coesione dei conflitti. Un partito è uno strumento pe rla rappresentanza. Per il conflitto ci sono altri strumenti più utili: il sindacato, l’Associazione, il comitato di quartiere, la banda. Il partito non può e non deve essere uno tra questi che fa conflitto.
    Il partito rappresenta. Opinione od interesse che sia.
    Rifondazione deve porsi queste domande. E la risposta non può che essere quela di incominciare a rappresentare pezzi della società, conflitti che esistono ed opinioni. Rifondazione, ma solo insieme alla sinistra nel suo complesso: Quella laica, impegnata sui diritti civili, sociali (lavoro, migrazione). L’ideologia, tutto sommato penso che ci sia, ma non può essere dogma.
    L’unità è semplificazione, oltre che valore in se. E quello che ci chiedono da ovunque è questo: semplicità ed efficacia. Non unità in quanto tale.
    E allora, SeL è l’interlocutore principe per questo percorso, che deve partire presto. Un cappello unico, chiamato sinistra, unitario e unico, che elabori e rappresenti il conflitto, i bisogni e le necessità di quel milione di persone che saranno disoccupate nei prossimi mesi, i miglranti, omosessuali, donne e uomini liberi.
    Un abbraccio

  2. limones Dice:

    non mi pare che i migranti e i disoccupati di oggi e di domani ci chiedano unità (votano lega, come abbiamo visto) e non mi pare che si possa pensare a un partito comunista come un elemento puramente rappresentativo dei conflitti. in europa, i partiti che crescono sono quelli che nei confitti ci vivono (e mi riferisco anche ai partiti di destra). il conflitto non è un valore in se come non lo è l’unità. mi spiego meglio, il conflitto tra i poveri di cui ramon parla è un conflitto artificiale, studiato a tavolino a uso e consumo di chi ha interesse a costruire un’europa (e un italia) fondata su un populismo fascista, ma si fonda su un concretissimo disagio sociale che è il frutto di questo sistema. il disagio sociale ha, in questo piano, una sua precisa collocazione, una sua precisa rappresentazione, un suo preciso sbocco (gli stadi, il tiro al migrante, il machismo, ecc.) e una sua precisa rappresentanza (i partiti xenofobi). un partito di sinistra nei conflitti deve entrarci per fare luce sulle ragioni del disagio e per individuare vie d’uscita progressiste. questo, in un mondo astratto e perennemente soleggiato, sarebbe il compito anche dei partiti socialisti e, tuttavia, nel mondo reale, i partiti socialisti hanno dimostrato un’assoluta subalternità al progetto liberista.
    Ora, il progetto unitario della sinistra è la risposta ad una richiesta di semplificazione che è indotta dalla vulgata mediatica ma che non risponde alle necessità di trasformazione del reale che noi ci prefigiamo. tuttavia, a ramon vorrei dire che l’accostamento di due progetti unitari secondo me è errato. ho ben chiari i rischi di cui tu parli, ma il progetto anticapitalista ha bisogno di una massa minima, sia in termini di militanti sia in termini di dibattito politico, che rende assolutamente insufficiente il prc (e lo dico da militante prc). in questo senso e senza dilungarmi oltre, mi convince il processo costituente messo in atto dall’NPA. secondo me è un ottimo punto di equilibrio.

  3. Luca Marini Dice:

    Fondamentalmente d’accordo e mi compiaccio per le 3 risposte! unire le sinistre e i comunisti ma solo se prima si chiariscono alcune importanti questioni. Il contrasto al capitalismo e al sistema bipolare entrambi fattori repressivi di conflitto sociale e istanze progressive e democratiche, sono punti fermi. Ancora queste cose sono minoritarie e molto nella società e incerte anche nel nostro partito. Le battaglie da affrontare in questi anni saranno queste e il prc è per me uno strumento valido per promuoverle e diffonderle, altrimenti non serve.

  4. Bucharin77 Dice:

    Caro Ramon, condivido l’impianto del tuo ragionamento. Con una forte riserva: non si tematizza adeguatamente la questione del programma. Qui nel blog ognuno ha le sue fissazioni, e anche io ne ho una, quella del programma. Che è poi, da Marx in poi, la fissazione dei comunisti. Beh nel tuo scritto mi pare che questo tema sia interamente eluso. E io penso che non lo possiamo più eludere, invece. Lo stesso radicamento nei conflitti diventa un puro wishful thinking se non si capisce con quale programma in testa il militante sta nei e produce conflitti.
    Io penso che in campagna elettorale, malgrado i generosi sforzi del gruppo dirigente, questo elemento non sia venuto fuori come avrebbe meritato. E dovrebbe essere evidente che se non articoliamo e specifichiamo il nostro programma allora guadagna forza l’argomento di chi vuole l’unità a prescindere. Io l’unità a prescindere non la voglio perché da sinistra e libertà voglio sperare che mi dividano non tanto gli ideali (diciamo eguaglianza e libertà), ma i mezzi con cui voglio realizzarli. Io penso, ne ho detto altre volte, che oggi siano maturi i tempi per rilanciare la battaglia per le nazionalizzazioni. Sinistra e libertà, per il suo profilo politico, su questo non ci sarà mai. Perché non è una forza anticapitalistica. Se a uno che vuole l’unità a prescindere gli spieghiamo questo, forse il quadro diventa più chiaro e non interpreta le divisioni come puro atto di arbitrio dei gruppi dirigenti.
    D’altro canto, e provo a contrastare le possibili obiezioni, non è che il programma debba uscire fuori da un puro sforzo soggettivo del gruppo dirigente. Deve essere il precipitato di un vasto processo di elaborazione dell’insieme della comunità del partito e delle forze sociali che ad esso continuano a far riferimento. E deve avvalersi dei contributi di tutti coloro che siano interessati a un processo di ricostruzione di una soggettività anticapitalistica in Italia

  5. Caro Ramon,
    sono assolutamente d’ accordo con la tua analisi della fase politica e la strada che indichi per quel che riguarda il da farsi, sei puntuale e analitico come sempre. Dobbiamo assolutamente radicarci nella società, organizzare vertenze, essere presenti nei luoghi di lavori, nelle scuole e nelle Università: la rappresentanza politica non può e non deve essere il centro del nostro agire politico. Ti parlo da giovani facente facente parte di una realtà universitaria di base che cerca di creare conflitto all’ interno della facoltà, senza tuttavia scendere nel minoritarismo.
    Tuttavia, il tuo post non scende in particolari non trascurabili: come concretamente cominciare a dare luogo a questa trasformazione del partito (è innegabile che di una trasformazione radicale si tratta)? Quali sono le prime cose che, concretamente, i circoli ed i militanti dovrebbero fare? Non si tratta di un quesito banale, ma di un compito preciso, ritengo, della dirigenza, che dovrebbe dare impulsi decisi e precisi.
    Una questione connessa a quest’ ultima: siamo, secondo te, in grado di dare una svolta in tal senso con le forze che abbiamo in questo preciso momento? Ti parlo anche da iscitti ad una federazione, quella di Napoli, che purtroppo ha molti problemi connessi con l’ istituzionalismo di qualcuno, tant’ è che, come sai, è stata commissariata per questo.
    Un saluto

  6. Ramon d’accordo su tutto.
    Permettimi un punto: a mio avviso bisogna indagare meglio il motivo per il quale fino a tre anni fa il partito aveva un appeal importante(ricordo punte del 7% alle elezioni delle politiche 2006) e vorrei capire il motivo per il quale la regione più rossa è diventata la Calabria(6,7% in regione,provincia di Reggio 8,6,aesi di 10-15 mila abitanti con punte del 42%)

  7. Purtroppo, per quanto rigurda la Calabria, Tripodi, fedelissimo di Loiero, è stato quello che ha preso più preferenze della circoscrizione sud. Anche per questi fatti ho rivolto quella serie di domande a Ramon nel mio commento precedente

  8. Quindi pensate che il motivo sia il clientelismo personalmente non penso sia cosi,anche perchè in Calabria è andato bene Tripodi,Pistoia,Loffredo e Libonati.
    Forse ci sono militanti veri che magari lottano seriamente e ottengono risultati cito qualcuno:battaglia vinta contro i trasferimenti dei Bronzi,lotta “vera” contro la mafia,lotta contro l’inceneritore di Gioia Tauro,aiuto concreto ai migranti di Rosarno,stabilizzazioni di Lpu-Rsu,gap,gas.
    Ho rivolto proprio questa domanda perchè sono un militant calabrese del Prc e qui si lavora sul serio.
    Quante volte candidati vengono trombati???
    Perchè qui non è successo???
    E’ evidente che la gente è contenta del nostro operato,altrimenti ci avrebbe voltato subito le spalle come è successo con l’arcobaleno,qui tra i militanti c’è stata realmente la svolta a sinistra,cosa che al Nord non c’è.
    Ricordatevi che sono buoni i risultati diel sud e centro e sardegna,pessimi al nord,indaghiamo su questo……….

  9. Se Tripodio meglio l’operato di Tripodi era negativo veniva sicuramnte trombato.
    Difatti capita spesso che,sulla carta pur essendo forte,poi si prendono pochi voti.
    Prendete Zipponi e i suoi quattro voti e Zipponi doveva essere eletto quasi sicuro con l’idv.

  10. limones Dice:

    oh, bene, visto che si parla di preferenze e risultati. c’è qualche compagno del nord che sa spiegarmi perchè a torino abbiamo presentato 4 candidati e in più che possa darmi qualche elemento sul risultato nelle prime due circoscrizioni? Ve lo aspettavate? cosa non ha funzionato?

  11. limones Dice:

    posso consigliarvi questa intervista a bertinotti pubblicata oggi sulla stampa. comunico subito che da questo momento sono contrario alla liberalizzazione delle droghe.
    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=MJNJK

  12. Alfonso Geraci Dice:

    Sic transit gloria mundi

  13. Certo, non dico con certezza che il voto a Tripodi sia di stampo clientelare perchè non ne ho le prove, ma vi siete mai chiesti per quale motivo una candidatura come quella (sulla quale si è riversto tutto il voto del pdci e non solo) abbia ottenuto più preferenze di Vittorio Agnoletto, del quale credo non valga la pena di rimarcare le qualità? Di sicuro c’ è qualcosa che non va! Al di là di questo, il mio post non verteva su questo, ma mi chiedevo e chiedevo se, visto che gl’ “istituzionalisti” (che stringono rapporti con gente come Loiero e Bassolino) godono di un consenso tale da far sì che la lista ottenga buoni risultati in regioni non rosse come la Calabria, abbiamo la forza e siamo pronti, noi ed i compagni del pdci e di socialismo 2000 (e chiunque altro voglia aggiungersi) di radicarci nella società e fare conflitto, senza considerare la rappresentanza il centro della nostra azione? Mi pare non sia una domanda da poco, anzi ne va della sopravvivenza stessa delle istanze anticapitaliste in Italia.

  14. Alfonso Geraci Dice:

    Ramon: non ti conosco personalmente ma dopo queste tre domande e tre risposte ho voglia di abbracciarti. Aggiungo però al tuo 3+3 la “sana”, sanissima fissazione sul programma (che poi nel quotidiano vuol dire parole d’ordine e soprattutto LOTTE) del blog’s own Bucharin77.
    Resta il problema del Gran Canyon che ci sta fra il dire e il fare (e qui potrei dire alcune cose sulla mia città, ma temo di annoiarvi e di guardarmi troppo l’ombelico), però se la linea di Chianciano viene interpretata come dici tu siamo qunatomeno sulla giusta strada.

  15. Ti ho spiegato che in Calabria il conflitto si fa e anche forte,ti ho elencato su cosa si fa il conflitto in Calabria te lo ripeto:battaglia vinta contro i trasferimenti dei Bronzi,lotta “vera” contro la mafia,lotta contro l’inceneritore di Gioia Tauro,aiuto concreto ai migranti di Rosarno,stabilizzazioni di Lpu-Rsu,gap,gas.
    Agnoletto al Sud non ha praticamente fatto campagna elettorale si è dedicato giustamente al Nord-est dove ha preso tante preferenze e comunque da noi è andato bene comunque con tredicimila voti.
    Ti ripeto e sottolineo come i militanti siano realmente radicati nella società e che qui la svolta a sinistra c’è stata.
    Ripeto e sottolineo che se la gente non ti vuoe non ti vota l’esempio è Zipponi ma ne potrei fare tnti altri.
    Io penso che qui si lavora bene a tutti i livelli e si portano a casa risultati e che quindi la gente ci apprezza per il nostro impegno a tutti i livelli.
    Sono d’accordo con ciò che dice Fede
    Caro Gio la cosa che non va è che al Nord siamo scomparsi……….

  16. Non ci sono molte strade, anzi forse solo quella che, come molti, indica Ramon. In Rifondazione sono unitario dal 1991. Mi sembra che siano altri abituati alle scissioni “pro domo loro”. Percorsi unitari con forze comuniste sono auspicabili ma, per favore, con la calma necessaria senz aseguire sirene che invocano le “voglie” di unità come se fosse una bacchettina magica come qualcuno, oggi, continua a voler fare credere. E a Chianciano abbiamo detto e approvato un documento politico chiaro su costituenti e percorsi.

    Sul resto dico solo che dovremmo iniziare a uscire dalle giunte, a smetterla di essere portatori di voti per presidenti e sindaci piddini, a verificare alleanze e risultati e cmq a uscire dal Palazzo e tornare nei quartieri e nelle strade e fare militanza non altro. Continuare a pensare che il cambiamento di questa società si possa solo attuare stando dentro le istituzioni credo che sia un ragionamento limitato e che, nella sostanza, non modificherà l’attuale situazione. . Siamo stati in un governo per due anni, ditemi quale incisività abbiamo avuto? Non mi sembra che, nel complesso, stare nelle istituzioni, nelle giunte ci abbia pagato in termini di voto e consenso.

    Bisogna riprendere le buone pratiche della nostra storia, attualizzando ma praticandole sul serio. E’ stando tra la gente, al loro fianco, nelle lotte e nei conflitti, ogni giorno e non solo in campagna elettorale che si ottiene credibilità, che si dimostra la nostra utilità e diversità. E’ nel creare comunità nei territori che hanno pratiche e visioni ideali condivise che si creano le condizioni del consenso e della costruzione di un’appartenenza nelle partiche, nei metodi, negli ideali. Altrimenti siamo, come purtroppo è successo, messi sullo stesso piano di chi ha occupato lo Stato, le istituzioni. E non può essere questo l’obiettivo del PRC oggi.

    Eravamo e siamo diversi, dimostriamolo!

  17. Alfonso Geraci Dice:

    Ah, dimenticavo: sul venticinquesimo di Berlinguer mi è piaciuto – e molto – Mimmo Porcaro, e mi è dispiaciuto meno del solito – vebbè diciamo che non mi è dispiaciuto affatto- Burgio. Se volete domani ne parliamo, Alf

  18. Anonimo Dice:

    Io non credevo che saremmo arrivati al 4%, lo speravo, ma non ci contavo e, se Bertinotti sbaglia nel proporre l’unione di tutta quella che definisce sinistra, ha peró ragione quando descrive una situazione europea disastrata per non dire spaventosa. Che é poi quello che dici anche tu, Mantovani, o sbaglio?
    Solo che, secondo me, manca un pezzetto alla tua analisi. Non é lo scarso radicamento sociale a determinare la sconfitta, o meglio, questo scarso radicamento non dipende solo da errori della dirigenza, da non sufficiente attivazione dei militanti, dalle divisioni o dall’ostracismo dei media, é qualcosa di piú, é davvero la fine di un’epoca, tanto che qualsiasi formazione di sinistra esulta quando riesce a superare il 10/15%, ma non riesce a doppiare lo scalino ed anche questo relativo successo é temporaneo, sospeso ad un filo, ad un’aspra battaglia quotidiana di resistenza.

    Dici che é il sistema capitalistico ad aver prodotto le mutazioni sociali e culturali ed in parte sono d’accordo, ma solo in parte, perché queste mutazioni non avrebbero attecchito cosí fortemente se il terreno non fosse stato favorevole. Il fatto é che il crollo del muro ha evidenziato a colori fosforescenti una realtá precedentemente in ombra ma ben radicata: la paura del cambiamento insista nell’umanitá e l’imborghesimento delle masse dei salariati, soddisfatte da piccoli miglioramenti della vita quotidiana e dall’apparente sicurezza che ne traggono. Diciamocelo chiaro, il Pci andava benissimo finché otteneva aumenti salariali e garanzie sociali, ma chi l’avrebbe seguito se avesse proposto il cambiamento dell’esistente cosí come lo concepiscono i comunisti? Quanti ex iscritti od elettori ammettono ancora oggi di essere o essere stati comunisti?
    Il crollo dell’Urss e la successiva globalizzazione del capitalismo hanno fatto il resto ed ha di nuovo ragione Bertinotti quando dice: “La destra è forte, da noi e in tutta Europa, la sua cultura è penetrata nella società e tra la nostra gente. Vincono i populismi di ogni genere, la Lega naturalmente ma anche quelli che stanno all’opposizione come Di Pietro”.
    La destra é forte e purtroppo lo é nella mentalitá delle persone ancora prima che in politica, per cui emerge naturalmente alla prima occasione.

    Per intenderci, non dico che Prc debba sparire, anzi, per lo piú concordo con le proposte tue e di Ferrero, solo che vorrei qualcosa di piú, che non fosse il mero scopo di ottenere il gradimento dell’elettorato e quello a cui accenni verso la fine del tuo articolo mi sembra appena un inizio, nemmeno lontanamente sufficiente a costruire delle solide basi per un cambiamento reale del sistema.

  19. sono fondamentalmente d’accordo con questa analisi di ramon. io però penso una cosa: il problema di fondo che individua ramon è quello più importante, cioè, perchè altre forze comunista autonomamente in europa mantengono? allora ecco la questione centrale del partito. voglio dire, è nel partito che si devono individuare i problemi e risolverli, non fuori cercando i coordinamenti con altre forze (che ben inteso sono doverosi), ma non sono sufficienti. all’interno di questo partito vi sono le aree, vi è una dialettica interna che fa bene alla democrazia, ma se questa però non impedisce un sano percoso costruttivo comune. è questo il problema principale del partito secondo me. è questo che impedisce l’organizzazione strutturale di intervento nei territori. è questo lo scoglio da superare e il problema su cui lavorare. senza per questo demolire la dialettica, ben inteso. ma si abbisogna di un senso di appartenenza al PARTITO in senso stretto. solo dopo aver raggiunto ciò possiamo parlare di “ricostruire” seiamente anche con altri soggetti.
    io la penso così.

  20. Bucharin77 Dice:

    un certo Andrea Colombo è entrato qualche giorno fa in questo blog inorridendo per il nostro modo di apostrofare Rossanda e il Manifesto. Due giorni dopo scrive sul suo giornaletto di fumetti un bell’attacco personale a Paolo Ferrero…….

  21. giovanni Dice:

    Ho letto con attenzione e penso che debba esserci una strada diversa.
    Se la questione prioritaria è una seria alternativa di proposta e di progetto
    al progetto e al dominio del capitalismo credo sia il caso di accettare un radicale cambiamento e una “rifondazione” di tattica.
    La proposta comunista è o non è subalterna alla cultura dominante del capitale? L’obbiettivo è aumentare il valore ed il progetto di una democrazia compiuta? Perchè forse non è chiaro che la vittoria della lega,ben lungi dall’essere finita qui, è determinata da una cultura della democrazia di base che vede nella politica attuale una espropriazione dei diritti dei cittadini.
    O si è in grado e disponibili ad accettare una sconfitta storica,non elettorale, o i contenuti più nobili di una valorosa tradizione verranno metabolizzati altrove.
    Non è importante che il partito della rifondazione esista ancora. E’ importante che i contenuti, le intelligenze, e le passioni utopiche e non
    possano trovare una degna dimensione. L’uomo innanzi tutto altrimenti il
    rischio di un arroccamento ideologico chiuderà la possibiltà di un reale
    rinnovamento.
    Viva la Vita!

  22. Trovo consolatorio il commento di molti, anche di Ramon in questo post, anche di Grassi sul risultato europeo delle liste del GUE, perchè visto che prima del voto abbiamo sempre richiamato il GUE oggi il voto ci dice che passa il GUE dal 5,2 del 2004 al 4,3 del 2009 con 32 europarlamentari perdendone una decina allora questo è il raffronto, altro che tenuta oppure avanzata in Europa. arretriamo anche noi non solo il PSE casomai il gruppo Verde passa da 5,5 al 7,2 e aumenta!

    sulle proposte di ramon trovo un limite non riusciamo nessuno nella motivare le persone possiamo fare analisi condivisibili, ma il punto debole e che non ce la facciamo! siamo pochi e non riusciamo a mobilitare ed organizzare i lavoratori quindi possiamo fare tuante considerazioni ma se poi non troviamo le persone in carne e ossa tutto evapora vi posso narrare che in tante fabbriche la degenerazione è sopra ogni livello! oramai la xenofobia è presente tar la testa delle persone… mi pare davvero che serva stringersi con tanti disponibili persino con i moderati visto il pissibile ritorno in Italia di veri regimi!

  23. Alla mia età ne ho visti di tutti i colori Dice:

    Penso che dobbiamo indagare il motivo per il quale passiamo dal 10% come sinistra radicale al 7% passando per il 3,1 dell’anno scorso nel giro di poco tempo.
    Perchè analizzando i casi se alleati con il Pd prendiamo il doppio rispetto se da soli,quindi perchè la gente ci vota se alleati del Pd.
    Vi posso fare notare il caso di Prato dove il candidato sindaco del Prc prende 1,7 mentre alle europee sfioriamo il 4% e ne potrei fare altri di esempi.

  24. Lorenza Dice:

    Caro Ramon

    condivido il tuo intervento e come spunto ulteriore ti consiglio e consiglio a tutti il bell’articolo uscito oggi a pag. 15 del Manifesto sull”Utopia di Riace”.
    Ecco partiamo dai territori e il mondo cambierà

    Lorenza

  25. caro emanuele ladurie, hai tutto il diritto a pensare che un partito sia esclusivamente strumento di rappresentanza (elettorale ovviamente). è proprio l’idea che distrutto il pci e che ha ridotto ogni forma di rappresentanza di sinistra ai minimi termini. il pci, e anche il psi del dopoguerra, erano interni ad ogni conflitto, che spesso organizzavano direttamente. l’occupazione delle terre per esempio. perciò diventarono grandi partiti di massa. perché un operaio licenziato per motivi politici aveva la cassa di resistenza e veniva organizzato in una cooperativa o aiutato ad aprire un laboratorio artigiano. se il partito avesse solo fatto un comunicato stampa decine di migliaia di operai sarebbero stati soli davanti al padrone e la maggioranza di loro avrebbe chinato la testa. gli operai e i lavoratori, i pensionati, gli studenti ed ogni movimento per i diritti civili vanno indietro da venti a più anni. e ci dovrebbe essere una sinistra che li vuole rappresentare in istituzioni dove i loro interessi materiali non sono ammessi perché incompatibili con il mercato.
    E’ questo il disastro.
    ovviamente chiunque può illudersi e crogiolarsi nell’idea che magicamente la sinistra possa rinascere con un qualche successo elettorale in virtù di un leader o di qualche idea pubblicitaria indovinata. ma è un’illusione mortale. e sotto la vendita dell’illusione nel mercatino della politica ufficiale si nasconde il si salvi chi può dei ceti politici, che cercheranno approdi sicuri per il posticino nelle istituzioni, separando definitivamente il loro destino personale da quelli che dicono di voler rappresentare.
    ciao

  26. caro limones, un dettaglio: i socialisti e socialdemocratici in europa non sono stati subalterni al liberismo. magari! invece lo hanno sposato integralmente e lo hanno implementato in prima persona. è anche per questo che pagano un prezzo più salato della destra liberista.
    poi: c’è bisogno dell’unità di tutto ciò che si richiami e voglia avere una pratica sociale conseguente, all’anticapitalismo. parlo di forze politiche e sociali, di esperienze sindacali ed associative. come è semplicemente da superare il fatto che ci siano 4 partiti comunisti che si presentano alle elezioni. non vedo contraddizione se si fa un processo che abbia una coerenza. sarebbe impossibile aggregare chi vuole proporre pregiudiziali anticomuniste e sarebbe possibile unire chi pur chiamandosi comunista volesse continuare a rimanere aggrappato alle gonne del centrosinistra guardando il conflitto e le lotte con il binocolo.
    ciao

  27. caro luca marini, siamo d’accordo a quanto pare.

  28. caro bucharin, in realtà condivido ciò che dici sul programma. integralmente. ma, e c’è un ma, bisogna stare molto attenti a non scambiare un documento programmatico con un programma. scrivere un documento programmatico è relativamente facile. far vivere un programma nel conflitto e “issarlo come una bandiera nella testa della gente” necessità un lavoro sociale imprescindibile.
    ma credo che anche tu sarai d’accordo con questa osservazione.
    ciao

  29. caro gio, poni un problema grande e vero. non ho dubbi che ci debba essere quello che tu chiami “impulsi” e che io chiamo banalmente direzione politica. ci vuole uno scatto e una chiarezza di progetto e una maggiore unità e determinazione dei gruppi dirigenti a tutti i livelli. a cominciare da quello nazionale, ovviamente. nulla è perciò scontato. e sarà questa la prova del 9 per il gruppo dirigente del partito.
    ciao

  30. caro pace, l’appeal, come lo chiami tu, era dovuto al fatto che si riuscivano ad unire due cose fondamentali: l’essere stati in ogni movimento di lotta per molti anni e la speranza che con la sconfitta di berlusconi il governo avrebbe invertito la tendenza e avrebbe dato risposte positive alle domande sociali. ma in due anni il governo è riuscito a deludere tutte, ma proprio tutte, le aspettative e il prc invece di condividere la delusione e far cadere il governo ha scelto, di separarsi dalle lotte e di illudersi di fuggire l’enorme problema parlando di una unità della sinistra senza contenuti e principi, e soprattutto dall’interno del governo.
    quanto alla calabria non coltiverei molte illusioni. certo si sono sommati i voti della presenza nei conflitti ai voti, lo dico esplicitamente e senza reticenze, clientelari. basta guardare le preferenze per rendersi conto che quei voti sono di personaggi. basta che un personaggio se ne vada nel pd ed ecco che puoi passare in una provincia dal 6 % all’1 %.
    non è su queste basi che si costruisce il futuro.
    voglio anche dire che non sto parlando di malaffare. sto parlando di un sistema di organizzazione del consenso diffuso per cui contano solo le persone che da una collocazione istituzionale possono “fare qualcosa” attraverso la spartizione dei posti di lavoro e di numerose prebende, il tutto in una ramificazione molto capillare.
    ciao

  31. grazie alfonso geraci. un abbraccio

  32. esatto roberto utopico. eravamo e siamo diversi e dimostriamolo.

  33. alessandroPA Dice:

    Francamente trovo ingiusto rimproverare ai compagni e alle compagne di essersi spesi più per le amministrative che per le europee, è vero invece,che la maggior parte delle persone vede (a torto) nell’Europa e nel suo parlalmento delle istituzioni essenzialmente inutili,e se non inutili,certamente lontane.
    Quanto alla strada da percorrere, penso che Ramon abbia posto delle domande interessanti,ma sulle risposte non sono totalmente d’accordo.
    Innanzi tutto non condivido la contrapposizione tra partito “sociale” e partito “istituzionale”, un partito è tale quando si presenta alle elezioni ed aspira alla rappresentanza, a sua volta un partito è di sinistra quando riesce,anche attraverso la rappresentanza, a mettere in relazione le istituzioni con i conflitti sociali e questi ultimi con altri conflitti sociali.
    Una rappresenza istituzionale può anche essere ininfluente rispetto alle sorti del proletariato internazionale,ma spesso è decisiva per produrre iniziativa politica in un piccolo comune,per finanziare le attività di un circolo, per dare visibilità al lavoro di un collettivo e per tante altre cose. Non prendiamoci in giro compagni, quella del partito sociale è una strada da percorrere,ma non è l’unica e soprattutto non è antitetica ad un processo di riunificazione dei comunisti e della sinistra. Penso ad una riunificazione/coordinamento che non annulli le differenze, ma che si ponga degli obbiettivi strategici nel breve/medio termine per resistere al tentativo bipartisan di istituzionalizzare il bipolarismo o peggio un bipartitismo. E’ ovvio che nessun coordinamento può nascere senza una chiara autonomia rispetto al PD, ma anche su questo, dobbiamo stare attenti a non dogmatizzare una giusta scelta politica. Nei comuni non si vota sulla guerra,ne sul precariato, in alcuni comuni(non in tutti) si può e si deve tentare di ricostruire un blocco sociale e politico.Ma davvero qualcuno pensa che (per esempio in sicilia) con una destra (PDL-MPA-UDC) all’80% sia perseguibile una rottura col PD?
    Lo dice uno che da segretario ha già rotto con quel partito per questioni che riguardano le allenaze locali, ma non venitemi a dire che non è compito dei comunisti tentare di costruire il più vasto fronte possibile contro questa destra mafiosa.
    Venite a farvi un giro da queste parti e poi mi dite se Pd e Pdl sono la stessa cosa,vi assicuro che non è così!
    Quanto a noi,è ovvio che Rifondazione ha più di una ragione per continuare ad esistere, ma guai ad andare nuovamente a congresso, i compagni non ne possono più di fare congressi in continuazione, Paolo Ferrero sta lavorando bene, è ora di smetterla con questi tentativi continui di distrubare “il manovratore”…sia che si proponga l’unità dei comunisti che la nascita di una nuova sinistra.
    Un’ultima considerazione sul ceto politico tanto vituperato, mi dissocio da chi spara nel mucchio contro i gruppi dirigenti, ma inviterei questi a dare vita ad un percorso di formazione dei /delle militanti, da questo punto di vista siamo poveri, ho sentito bravissimi compagni mettere uno dietro l’altro tutti gli slogan della campagna elettorale,salvo poi non sapere rispondere alle domande più semplici che venivano rivolte,dall’operaio della fabbrica alla signora al supermercato. Una scuola quadri, costerebbe meno di quanto ci è costata (?) un’inserzione al giorno su Repubblica, potrebbe formare una nuova classe dirigente e portare energie fresche nel partito e in generale nella politica.

  34. caro anonimo, a me sembra che siamo d’accordo. e io non ho nessuna pretesa di indicare la soluzione di ogni problema. e non pretendo di formulare proposte organiche. che dovranno essere elaborate e costruite pazientemente e con serietà. e dal basso.
    perché, scusa se approfitto della risposta a te per parlare di questo, la partecipazione democratica dal basso c’è se si sviluppa una discussione e una costruzione nella quale tutte e tutti possono contribuire a decidere cose fondamentali. non se si scambia la democrazia con le preferenze o, peggio ancora, con la scelta dei candidati alle elezioni.
    credo che ci capiamo.
    ciao

  35. anch’io la penso come te Maria. esattamente come te.

  36. Appunto noi nei conflitti ci siamo e ho ben descritto il nostro impegno
    da altre parti non si fa…………..
    E poi Ramon nel mio comune non si è portato Tripodi ma Catania e comunque abbiamo preso il 20%(noi nel mio comune avevamo una media dell’12% anche l’anno scorso)

    Compagni è tutto un fatto psicologico mi spiego:con la vecchia legge elettorale in vigore fino a Febbrario la lista comunista avrebbe preso 3-4 eurodeputati e tutti adesso a cantar vittoria.
    Non è con un 0,6 in piu o in meno,che ci avrebbe permesso di raggiungere lo sbarramento a cambiare le cose.
    Lavorare sodo adesso e lavorare sodo anche in caso di superamento dell’infame sbarramento

  37. caro giovanni, come sai su ciò che dici c’è una antica divergenza fra noi. ma come sempre poni un problema che mette in luce certe debolezze del mio ragionamento. debolezze che riconosco e che tuttavia non mi inducono a cambiare idea.
    quanto alla lega proprio non condivido. non c’è nulla di più mistificante e lontano dalla partecipazione cosciente e responsabile del nesso abilmente costruito fra rappresentanza ed egoismi sociali, fra demagogia e xenofobia. le donne e uomini con falsa coscienza che solidarizzano con il loro padrone ed odiano il più povero di loro non sono liberi, sono passivi.
    ciao

  38. Per ultimo:qui ci mettiamo realmente la faccia il nostro segretario provinciale di Reggio Larosa è stato denunciato dal sindaco più amato d’Italia Scopelliti solo per aver detto la verità.
    Penso che la storia Ramon la conoscerei visti i comunicati stampa del nazionale di Ferrero e Grassi.
    Da altre parti si fa???
    Da altre parti si sta per intere notti nel presidio contro l’inceneritori????
    E la battaglia sui Bronzi di Riace????
    E l’aito legale e logistico dei migranti???
    Dove si fa???
    I gap e i gas………….
    Per carità il clientelismo c’è e ci sarà sempre ma qui si lavora veramente e seriamente.
    Sabato e Domenica c’è il cpn parla con Minniti o Barreca e vedi cosa ti dicono……………

  39. caro luca, io non credo di essere stato autoconsolatorio dicendo che il gue tiene registrando grandi avanzate tenute e paurosi arretramenti. e se, come dici tu, siamo pochi forse è anche perché non ci si è posti obiettivi giusti ed ambiziosi. stringersi con i moderati contro il regime è spalancare le porte al regime.
    ciao

  40. caro alessandroPA, in realtà mi pare che siamo d’accordo su molte cose. su alcune no. io non rimprovero un bel niente a nessuno. dico una opinione. una volta c’era un partito che fra televisione e leader e posizioni molto radicali mobilitava un voto anche di opinione. che si facesse prevalentemente la campagna elettorale nei territori sulle amministrative si sposava bene perché il voto più politico “tirava” anche quello amministrativo. ma oggi la realtà è cambiata, per chi vuol vederlo, ed il voto europeo, che non a caso è comunque superiore a quello ammministrativo era il voto su cui puntare conquistandolo voto per voto. fare la campagna in un comune dove ci sono 800 candidati e venti liste soprattutto sulle vicende locali e tralasciando il voto europeo sperando che in tv la visibilità ce lo portasse lo considero un errore. perché le elezioni, comunque, hanno uno specifico tecnico.
    quanto alle amministrazioni, caro alessandroPA, convengo con te. in molti casi si può allearsi e costruire esperienze di buon governo. come penso, e credo di averlo detto tante volte, che non è la collocazione rispetto al pd, alleati o meno, che qualifica e risolve il problema dell’utilità sociale di un partito. ma, caro alessandro, è impossibile non vedere la degenerazione che è venuta avanti negli enti locali. fra patto di stabilità, elezione diretta dei sindaci e presidenti di provincia e regione con conseguente primazia degli stessi su tutti, partiti ed elettori, fra clientelismi di ogni tipo e trasformazione degli organismi rappresentativi in grige istanze di ratifica anche se blandite da ingiustificati trattamenti economici dei consiglieri e così via la degenerazione è fortissima. per fare un esempio i comuni, che avrebbero uno strumento di vero potere democratico, sul quale si potrebbe e ancora in pochi casi si fa, attivare una partecipazione democratica, come il piano regolatore generale non lo usano più e fanno l’edilizia contrattata. e cioè l’arbitrio favorevole alla rendita fondiaria e ad ogni tipo di speculazione. e se tu stai in una giunta che trasforma il territorio in un casino espellendo i ceti popolari dal centro in periferie prive perfino dei trasporti, come è successo a roma per anni, e ti accontenti di aver strappato, dentro l’edilizia contrattata con i costruttori, qualche chilometro di piste ciclabili, allora sei finito. finito!
    spero ci siamo capiti

  41. concordo con Maria sul correntismo, io sarei più deciso, qua da fonte di dmeocrazia sta diventando “federazione di correnti” come dice appunto il segretario, per fare le candidature ogni corrente (partiti) va dal segretario (presidente della Repubblica) che fa le consultazioni, poi ogni corrente (partito) appogia il suo candidato e non le indicazioni della DN. E così nei dipartimenti, nei dipendenti della struttura centrale (che qualcuno mi dovrà spiegare perchè una parte non si possano mandare nei territori), in tutto.

  42. giulipenn Dice:

    A sembra del tutto convincente l’analisi di Ramon. Mi concentrerei su come rieducare il PRC. Vedo i rischi di un dibattito che si divide tra chi si dice per le alleanze e chi predica la purezza della solitudine ( magari entrambi pensando alle prossime regionali). Oppure il richiamo all’unità di qualche compagno in buona fede e di qualcuno altro un po’ più interessato. Nessuno metterà al centro della riflessione quanti filoni pane sono stati venduti, cosa è successo sul quel territorio, come abbiamo seguito quella vertenza di lavoro.
    Quando ero ragazzo andavo due tre volte a Via Vetere, a Milano,venivo da Napoli. Il Nord era un esempio di democrazia, di partecipazione di vitalità
    Oggi perché non si riconosce che i banchetti domenicali della Lega sono più efficaci dei nostri semplicemente perché quest’ultimi vengono effettuati solo in periodo elettorale.
    Perché alcuni compagni guardano alla proposta di Lega Sud , formulata da D’Alema, invece di prendere atto che la partecipazione alle esperienze del centrosinistra oggi ( in questa fase) non può mettere in moto una politica alternativa, anche perché non si riesce a far vivere nessuna esperienza sociale nel quadro istituzionale odierno.
    Le cento piazze ed i cento comuni del nostro paese non devono, a mio avviso, essere visitati da Rifondazione, ma devono essere vissuti come luoghi del conflitto e dell’organizzazione sociale ; in questo modo potremmo, forse, salvarci.
    pennac

  43. Anima Ribelle Dice:

    Davvero bello l’articolo di Messinetti su il manifesto di oggi sul “sindaco dei rifugiati” di Riace. Hai ragione Lorenza ripartiamo dai territori e la trasformazione sociale sara’ automatica.

    saluti a tutti

  44. ben detto pennac

  45. Federico Dice:

    Ecco, nuovo post e così hai saltato in tronco le mie osservazioni.. :( Scherzo!
    Io non chiedo azzeramenti totali dei gruppi dirigenti dall’oggi al domani ma chiedo gesti concreti di apertura, disponibilità a mettere in discussione i propri incarichi, allargamento del dibattito al di là degli iscritti. Se non ora quando?
    Chiedo che questi dirigenti (PRC, SeL, Ferrando, SC…) mettano in campo delle proposte che avviino un percorso in cui non ci sia la paura di contaminarsi a vicenda e mettere in discussione piccole rendite e quant’altro.
    Penso che se l’obbiettivo di un confronto politico non debba essere mai il proprio tornaconto politico ma se una scelta o l’altra avvantaggino le persone che vogliamo rappresentare. Se questa fosse l’ottica di tutti sono convinto che trovare la soluzione condivisa sarebbe molto più facile. Io l’ho sperimentata, certo in piccolo, nel mio circolo per anni. In cui persone molto diverse per provenienza ed idee hanno sempre trovato la soluzione che soddisfacesse tutti. E insieme le abbiamo sostenute e rese più forti. Serve però essere disponibili a mettere in discussione le proprie certezze.

    Qual’è oggi la base comune sufficiente e necessaria per il confronto? condividere un orizzonte post capitalista.
    Perché se siamo tutti d’accodo (lo siamo?) che il capitalismo è una merda, non siamo d’accordo su quale sia il modo migliore per superarlo. Io non ho una idea precisa. Penso che Marx e comunismo siano utili ma non siano più sufficienti e si debba ragionare se sia meglio, in questa fase, utilizzare ANCHE altri riferimenti e magari ANCHE cambiare la nostra simbologia che per molti, a torto o ragione, richiama ANCHE pagine tragiche. Certo non penso che serva contaminarsi in un’alleanza variegata con gente che anticapitalista non è e non vuole esserlo, come successo nel caso di SeL, solo a scopo elettoral-istituzionale.
    E discorsi di abbandonare piccole (piccolissime) rendite di posizione valgono ANCHE per SC, PCL, associazioni varie (pensiamo allo “storico” leader cobas Bernocchi…..), ecc.ecc.

    Nessuno si ritenga autosufficiente. Sicuramente non dal punto di vista organizzativo ma tantomeno da quello teorico.
    Ripeto che vorrei vedere umiltà da parte di tutti.
    E forse anche il ricambio dei gruppi dirigenti sarebe più ampio, facile, veloce e senza traumi.

    La partecipazione non è solo una parola ma un metodo di lavoro. Dentro il quale ognuno deve essere disposto a rinunciare a qualcosa di sè a favore delle ragioni degli altri.
    Spesso quando dibattiamo invece vogliamo convincere l’altro su tutte le nostre ragioni, anche attaccandoci agli specchi, e si fa fatica invece a dire: “cazzo, sai che hai ragione tu?”

    Ecco, io credo che per costruire un mondo nuovo serve un partito (una formazione, una aggregazione, come volete) che usi metodi di dibattito, elaborazione, scelta dei gruppi dirigenti, regole interne e di confronto con gli altri che siano innovativi.

    Capisco che a qualcuno questo può sembrare frikkettone, ma non possiamo non prendere atto che qualcosa non funziona o non funziona più nel modo di fare politica che nella sinistra anticapitalista abbiamo utilizzato finora.

  46. Federico Dice:

    aggiungo che mi pare utile quanto dice piobicchi: dove si fa partito sociale si prendono più voti.
    Come dire: per i voti non serve per forza fare “campagna elettorale” “parlare di alleanze, “candidati” ecc. ma basta il lavoro che si dovrebbe fare quotidianamente….

  47. caro federico, sei convincente su molte cose. non sulle simbologie toccare le quali porta solo a nuove ed inutili divisioni. ma si tratta di metodo. lo ripeto, in molti casi convincente. ma senza i contenuti chiari ai quali alludi solamente il metodo salta inevitabilmente.

  48. Caro Ramon, ti conosco da pochissimo ma mi basta per avere di te una grandissima stima. Del tuo articolo “tre domande e tre risposte” ho copiato ed incollato tre per me significativi periodi e li voglio riassumere qui, perchè li condivido appieno:

    “la mancanza dei voti per raggiungere il quorum non è dovuta alla mancanza di unità. Ma allo scarso radicamento sociale, a volte inesistente, e all’incapacità (forse impossibilità dato il sistema massmediatico) di mettere a valore la chiarezza della proposta sull’Europa”;

    “Ma per esistere ed avere vita bisogna respirare aria, bere acqua e cibarsi.
    Lo voglio dire con la massima chiarezza. Non è nelle istituzioni, nei rapporti con le altre forze politiche e nella visibilità sui mass media che si possono trarre gli elementi vitali.
    L’idea che se si è nelle istituzioni si è vivi va rovesciata totalmente. Se ci si alimenta nella società e nel conflitto si può andare nelle istituzioni e sopravvivere in un luogo avverso alla nostra stessa natura”.

    “Insomma, il Prc ha motivo di esistere come collettivo se sarà capace di riconvertirsi da partito di opinione che “parla” del conflitto a strumento per la produzione, l’organizzazione e l’unificazione dei conflitti. L’unità comunista ha motivo di essere fatta se serve a questo e non se serva ad un ceto politico per accomodarsi nel centrosinistra o per avere visibilità elettoralistica. L’unità della sinistra ha motivo di essere perseguita a tutto campo se ha come base l’anticapitalismo e l’idea che si può ricostruire la propria forza nella società”.

    Io che ho una formazione nella rappresentanza e che ho tenuto stretto con le unghie e con i denti perchè la stessa organizzazione sindacale di cui faccio parte spesso non ascolta e non rappresenta la sua base (così come la sinistra politica fa), sono convinta che si debba ripartire da questo, dal concetto di rappresentanza che in tanti troppi compagni è ormai sfuggito. La rappresentanza non è facile e spesso è scomoda, ma è l’unica via per riacquistare credibilità e voti. Spero che il partito tenga conto e valorizzi quei voti che i candidati operai hanno portato a queste elezioni, perchè sono voti importanti, della base, sentiti, sinceri e hanno un peso diverso da quello dei classici candidati “politici”. L’esperienza della campagna elettorale (per me la prima) è stata incredibile, molto positiva e da quella ora mi si sviluppano pensieri e progetti che spero trovino spazio all’interno del partito, che vedo ancora così chiuso e arroccato nelle federazioni.
    A te, ramon, un grazie per quello che hai fatto e per quello che continui a fare.. questo tuo articolo mi da speranza nel futuro.. Ci voglio credere! :)
    Buon Cpn.. io nn potrò essere a Roma. Cinzia.

  49. L’analisi delle ragioni della sconfitta è scolastica, mitologica, irreale. La sinistra perde perchè mutua l’ideologia liberista in quasi tutti i suoi partiti. Il suo sindacato la CGIL si incarognisce e segue quasi sempre Bonanni ed ora anche la Polverini nelle nefandezze di continui accordi con la confindustria che tolgono diritti.In Italia perde perchè quando è stata al governo ha deluso profondamente il suo popolo, il suo elettorato. Il popolo del xx ottobre è stato lasciato senza risposte. Il ceto politico della sinistra è oligarchico. Di alcuni ho l’impressione che siano simulatori, cioè che simulino sentimenti
    e slanci di sinistra……

  50. un bacio cinzia, anch’io ti conosco appena ed ho già una grande stima. sei una persona vitale ed una compagna vera.

  51. sarasbizzera Dice:

    la lista arcobaleno è vissuta in un altro momento storico! è fondamentale in un’analisi prendere in considerazione il contesto in cui si inserisce il nostro pensiero. ora si chiedeva legalità, libertà dalla “dittatura”, soluzioni alla crisi(questo è il momento di proteggere i lavoratori) una sinistra unita e seria avrebbe raggiunto un ottimo risultato e sarebbe stata capace di rappresentare chi l’ha votata.
    ho lottato lotterò , io non mi ero fatta illusioni….

  52. Federico Dice:

    caro ramon, io ho sempre pensato e continuo a pensare che sia ora di invertire l’ordine…
    ma democristianamente credo possiamo trovare un compromesso dicendo che serve un buon metodo per trovare dei buoni contenuti e i buoni contenuti servono ad alimentare un buon metodo…

  53. “una sinistra unita e seria avrebbe raggiunto un ottimo risultato e sarebbe stata capace di rappresentare chi l’ha votata.” quale sinistra? quale unità? unendo chi è (o era) contro la legge 30 e chi è stato (ed è) entusiasta della legge 30?
    suvvia!

  54. caro federico ci sono contenuti che necessitano dei metodi che tu dici ed altri che sono incompatibili. ma a comandare sono sempre i contenuti.

  55. Federico Dice:

    ok, per uscire dall’astratto e limitandoci a guardare in casa al solo prc: l’attuale forma partito e il suo statuto sono tali da permettere la migliore elaborazione teorica possibile, la più ampia apertura, la selezioni dei migliori dirigenti e una loro ottimale rotazione, evitare leaderismi, degenarazioni correntizie. Insomma, la sperimentazione di forme di democrazia più avanzata di quella di fare un congresso ogni 2 anni (e lasciamo perdere cammellaggi e tristezze varie), delegare dei dirigenti a dirigere e decidere che indicano poi alla base cosa fare?
    Credo che questa piramide si debba cercare di invertire, almeno di farne un cubo…utopia? Beh, se non lo siamo noi…
    Non ho chiaro cosa si decise a carrara ma se ne parla un gran bene….oggi il prc cosa sta facendo in concreto in quella direzione? Io nelle federazioni a me vicine vedo gli stessi dirigenti (parlo di quelli veri) da almeno il post scissione dal pdci. Eppure sono gli stessi dirigenti che in questi anni hanno condiviso tutte (TUTTE) le scelte bertinottiane senza batter ciglio, comprese quelle fallimentari…
    Un problema ci sarà?

  56. rossana m Dice:

    sono uscita da rc all’inizio del 2008 e quest’anno ho votato la lista anticapitalista. temevo questo risultato . condivido l’impianto della riflessione.
    in questi ultimi anni a quante vertenze aperte sui territori le compagne e i compagni di r.c sono stati presenti attivi e riconoscibili? non sventolando falcione e martellone ,ma lavorando insieme ad altri?oppure c’era l’assessore regionale di turno che ad un certo punto irrompeva nei direttivi dei circoli, con la proposta pronta di mediazione xkè gia’ concordata con il centro sinistra?
    in che anno è sparita dalla pratica politica di r.cla necessita’ di far entrare nel tempo difficilissimo e tiranno della quotidianita’ il piacere di discutere insieme nei circoli “il che fare”?quanto tempo si è, al contrario speso x discutere i nomi negli enti di secondo livello? nomi, che naturalmente , avrebbero dovuto coincidere esattamente e proporzionalmente con la mozione di appartenenza?
    ho posto solo piccoli esempi di una mutazione che rischia di trasformare sempre piu’ r.c uguale agli altri.
    ormai, a me, sembra chiaro(ma posso sbagliare) che pure le analisi sugli effetti devastanti della globalizzazione e della crisi in atto non possano servirci se non accompagnati da una verifica costante del fare, della vicinanza e condivisione materiale delle contraddizioni che sui territori si presentano.
    non sto affermando che la responsabilita’ sia dei circoli di rc.credo che, al contrario la richiesta di unita’(pur necessaria) sia una scorciatoia .
    negli anni bui che arriveranno non è piu’ tempo di sprecare le energie x alleanze.
    non sara’ possibile la ricostruzione di nessun strumento efficace se non esiste piu’ la comunita’ come espressione di condivione, solidarieta’.

  57. giovanni Dice:

    Ramon,
    io ho detto , riferito alla lega,che il successo elettorale è dovuto alla convinzione che così facendo si aumenta una forma di democrazia diretta.
    In tutta onestà penso che la tua risposta non centri la questione sollevata.
    e che attiene al concetto e alla pratica della democrazia nella sua espressione elettorale. Ricordiamo il passaggio “poichè un uomo è un vero uomo da uomo ti parlerà,lui vuole pane non parole pane a sazietà…” Non vorrei neanche essere sospettato di poter simpatizzare per una cultura xenofoba o razzista,onestamente non me lo merito.
    E penso che non se lo meritino neanche molti elettori leghisti che fino a poche tornate elettorali fa votavano PCI o DS o PD.
    Il tema è della strategia democratica ,della democrazia progressiva,dell’organizzazione federale,o di altre strategie.
    Posso convenire sul tema della falsa coscienza generata dal meccanismo
    alienante e mistificante della produzione dei mezzi materiali di sussistenza. Ma il punto è che dire cose anche giuste senza avere la possibilità di intervenire nel concreto aumenta o diminuisce la forza e le capacità di chi pur affermando cose sbagliate riesce a tradurle in obbiettivi immediati? Non è un tema da poco soprattutto ora.
    Vedi Ramon io non voglio indurti a cambiare idea so che sei una persona
    per bene,leale e soprattutto autentica. Voglio però ricordare che l’uomo
    è il punto della questione,non il comunismo.L’idea comunista nasce per liberare l’uomo,non il contrario.Può apparire una banalità e me ne scuso
    ma penso che sia bene ripetere concetti semplici ma efficaci.Questo manca da molto tempo nella sinistra.
    Un salutone e Viva la vita!

  58. ciao Ramon,
    la tua analisi è condivisibile, soprattutto per io passaggio che riguarda la nostra presenza nelle istituzioni:
    “Lo voglio dire con la massima chiarezza. Non è nelle istituzioni, nei rapporti con le altre forze politiche e nella visibilità sui mass media che si possono trarre gli elementi vitali.”
    e con questo mi voglio riallacciare alle considerazioni che faceva rossana, su quanta credibilità si è persa in questi anni, quando alle battaglie che portavano avanti i compagni sui territori si è sempre risposto con i compromessi al ribasso, perchè alcuni assessori avevano paura di far dispiacere agli alleati di maggioranza. forse è per questa credibilità persa che siamo visti inutili nelle istituzioni, prima “nazionali” e poi locali.
    penso che ci sia da lavorare e molto per riacquistare fiducia, credo che l’esperienza del parito sociale sia una buona strada, che dove ci conoscono per queste pratiche siamo anche apprezzati, ma per la fiducia la strada è ancora lunga.

    un abbraccio
    Laura

  59. lucaocchionero Dice:

    Finchè ci saranno compag* che lottano tutti noi abbiamo speranze. Ieri i compagni dei “tarantini fuori sede” hanno sbugiardato il capitalista Riva mentre si faceva bello davanti agli studenti Bolognesi ignari dell’inferno tarantino, vi posto il post:

    TARANTINI FUORISEDE INTERROMPONO A BOLOGNA INCONTRO TRA GRUPPO RIVA E STUDENTI DELLA FACOLTA’ DI INGEGNERIA.

    Oggi 12 Giugno 2009, circa 30 ragazze e ragazzi del Coordinamento Nazionale Tarantini Fuorisede hanno interrotto l’incontro che si stava tenendo nell’Aula Magna della Facoltà di Ingegneria di Bologna tra gli studenti ed il GRUPPO ILVA.
    Per circa 20 minuti abbiamo preso parola per informare tutti i presenti di cosa realmente sia l’Ilva e dei danni che procura alla città di Taranto e alla sua popolazione, informazioni che, ovviamente, chi non conosce la nostra realtà, non immagina minimamente. Attraverso la nostra irruzione con megafono e volantini abbiamo cercato di controinformare i presenti e ribadire alla dirigenza Ilva che Taranto e i Tarantini sono stanchi del sacrificio umano cui sono sottoposti.
    Il Coordinamento dei Tarantini Fuorisede, nato solo qualche mese fa, organizza nelle città del Centro e del Nord Italia in cui è presente, varie iniziative di informazione e sensibilizzazione sulle condizioni in cui versa la nostra amata terra ed in questo tempo ha riscontrato un’ importante risposta sia dai tanti emigrati che si sono avvicinati al Coordinamento che da tanta gente di tutt’ Italia che si è dimostrata interessata e solidale alla nostra causa.

    IL NOSTRO FUTURO E’ QUI E COMINCIA ADESSO…
    ….. FINO ALL’ULTIMO RESPIRO!

    Di seguito riportiamo il volantino che è stato distribuito oggi durante l’irruzione nella Facoltà di Ingegneria di Bologna.

    Ilva un’azienda come le altre… oppure no?

    Oggi 12 giugno 2009 il gruppo Riva incontra gli studenti della facoltà di Ingegneria presso l’Università degli Studi di Bologna.
    Apparentemente un incontro come tanti altri, quello di un colosso industriale, l’ Ilva, alla ricerca di giovani laureati. Un colosso industriale caratterizzato però da una storia fatta di sfruttamento e morte.
    L’ Ilva gestisce a Taranto il più grande impianto siderurgico d’ Europa, un impianto responsabile di un inquinamento da record: dalle sue ciminiere emette il 92% della diossina italiana e l 8,8% di quella europea, consegnando alle cronache Taranto come una delle città più inquinate del continente..
    Ma non finisce qui. Il gruppo Riva deve ancora spiegare come mai, nel quartiere a ridosso del suo impianto, l’ incidenza di tumori alle vie respiratorie e’ quattro volte superiore alla media nazionale; come mai i capi di bestiame che pascolavano nei pressi dell’ impianto sono stati abbattuti; come mai nel latte materno delle donne di Taranto c’ e’ diossina; come mai i guard-rail delle strade che costeggiano l’ impianto sono ricoperti di polveri rosse.
    L’Iilva non e’ responsabile solo di questo scempio, infatti mentre a Bologna ricerca giovani ingegneri, ha pianificato ed attuato la cassaintegrazione per 6700 operai a causa della crisi e del conseguente crollo della domanda d’ acciaio. Parallelamente però vorremmo proprio sapere come mai in un periodo di crisi il patron dell’ Ilva Emilio Riva entra nella cordata che ha acquistato Alitalia. Perchè cerca personale a Bologna e non a Taranto? forse perchè i tarantini sanno cosa rappresenta l’ Ilva e probabilmente nella facolta’ tarantina avrebbe trovato una degna accoglienza!
    Il gruppo Riva e’ qui a Bologna proprio il 12 giugno, data simbolica in cui a Taranto si commemorano le vittime sul lavoro. Ebbene, l’ Ilva e’ leader anche in questo settore: è responsabile, negli ultimi 15 anni, della morte di 44 operai (ben 6 Thyssenkrup giusto per intenderci).
    Questa azienda, che oggi si maschera come all’avanguardia, e’ stata condannata per mobbing ai danni di 60 lavoratori ritenuti “scomodi” e per questo confinati in una palazzina in disuso ad alto rischio. (sentenza della sesta sezione penale della cassazione).
    L’ Ilva è responsabile di degrado sociale e precarietà, esercita un fortissimo ricatto occupazionale nei confronti dei giovani di Taranto e dell’ hinterland. Ragazzi come noi ogni giorno rischiano la vita nei reparti di quell’ impianto per 1000 euro al mese, permettendo al patron profitti da record.
    Il giovane di Taranto quando non può’ emigrare ha davanti a se due scelte: morire di fame o di lavoro!
    Condanniamo l’Alma Mater Studiorum e i vertici della Facoltà di Ingegneria per aver permesso questo incontro. L’ Università ha dimenticato il suo compito educativo mostrandosi complice di chi costruisce il suo profitto sfruttando senza ritegno sia l’uomo che l’ambiente, senza tenere conto di alcuna morale, privando cittadini e lavoratori dei diritti essenziali.
    Vogliamo rispetto per Taranto, per i suoi abitanti, per la sua storia, per chi e’ morto e per chi soffre nei nostri ospedali.
    Vergognatevi!

    coordinamento nazionale tarantini fuorisede

  60. lucaocchionero Dice:

    il PRC riprenda queste lotte, riprenda queste pratiche con “chi ci sta”.

  61. e intanto Verruggio, della direzione nazionale, “spara” pubblicamente su Ferrero e dichiara “morto” il Prc:

    http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=12329

  62. Mario Bosso (Arma di Tagia IM) Dice:

    I tre quesiti formulati hanno, secondo me, tutti una certa logica, che condivido, però mi permetto di far presente che, almeno sul mio territorio, le sezioni ed i militanti del Partito si vedono e si sentono solo in occasione delle campagne elettorali, tutto questo é giusto però finita una tornata elettorale DEVE iniziare la CAMPAGNA ELETTORALE per la prossima scadenza e non aspettare gli ultimo 2 mesi. LA CAMPAGNA ELETTORALE DEVE ESSERE CONTINUA E CALZANTE sulle tematiche quotidiane che in ogni realtà si presentano e DIMENTICARSI quello che le varie maggioranze prospettano BENSI’ porre noi a loro le tematiche di discussionem in parole povere NON RINCORRERE IL PALAZZA MA PRECEDERE IL PALAZZO. Se tutto questo verrà fatto forse avremo un’occasione di ritornare vicono all’elettorato. Immagino che questo sia un lavoro molto dispendioso però é l’unico modo che io conosca.

  63. Disamine interessanti, vi leggo sempre volentieri. Qui si esercita quella sana discussione che si faceva una volta nelle sezioni. Io ho 60 anni, ho sempre votato pci, poi pds, alla fine rifondazione per molti anni. Ma nelle ultime elezioni politiche e ora alle europee, non me la sono più sentita.
    Penso che ci siamo allontanati dai cittadini, facciamo solo retorica. Abbiamo aiutato le destre in questo paese, forse non ce rendiamo conto. Ci siamo fosilizzati su grandi ideali, che però non colpiscono più l’ immaginario collettivo. Abbiamo vissuto di rendita per molti anni, con la moda di essere di sinistra, prendavamo i voti, da tutti; ci siamo cristallizati, non proponendo più nulla, a parte il nostro grande ideale. Io vivo in provincia di Milano, paesone di migrazione, popolare, ho visto negli anni la gente che ci votava, spostarsi sempre più a destra, votare lega, prima per protesta, poi assimilando le loro idee. Qualcuno abbracciando anche Forza Italia. Quando chiedevo il perchè mi dicevano, che erano vicini a loro e i loro problemi. Il paesone di periferia è cambiato, noi non siamo stati capaci di seguire i cambiamenti. Sai che gliene frega a una famiglia di operai che vedono i figli crescere, senza una prospettiva, senza casa, noi a dire che le case popolari devono essere date anche agli stranieri, con i marocchini che diventano i padroni del quartiere, e noi a difenderli; ci siamo caduti in pieno in una guerra tra poveri. I nostri lider in televisione a parlare di filosofia, pace e guerre, mai a parlare dei nostri problemi. Abbiamo fatto cadere un governo prima per le 35 ore( chi ne parla più), abbiamo indebolito un secondo governo con Afganistan, temi importanti, ma la gente pensate che li capisce? Lavorare sul territorio, la gente ti guarda male, dice che ci si è venduti a destra, non per le idee ma per i fatti che i nostri comportamenti hanno creato. Diciamolo siamo stati i meglio alleati virtuali di questa destra populista. Ora con un Di Pietro, che ci ha prosciugati, assieme alla lega, che cosa facciamo, parliamo dello 0,% che ci manca per il quorum. Lista anticapitalista, chi la capisce, cos’è l’ anticapitalismo oggi, dove per quasi 20 anni i media berlusconiani hanno dipinto l’ anticapitalismo come l’ orrore del IXX secolo. Dobbiamo riscotruire, con la nostra ideologia, ma cercando di far capire alla gente, cosa vogliamo, che cosa possiamo offrire di diverso, vicini ai bisogni, non quelli astratti o di una nicchia, ma alla pancia della gente.
    Grazie per lo spazio, scusate lo sfogo, ma sono veramente triste nel vedere il nostro lavoro di 40 anni buttato nel immondizia.

  64. cara lucy, non so con chi parli, a me dicono proprio il contrario: che non abbiamo portato a casa risultati perché abbiamo subito Prodi. Ramon, io non è che dissenta da quanto scrivi. E che voglio vedere il coraggio di andare oltre l’esistente. E penso che se ci sono dissensi importanti con la sinistra più moderata, si possono anche esprimere sotto lo stesso tetto, forse. Senza bisogno di leaderismo, vorrei vedere facce nuove e processi dal basso che coinvolgano i tantissimi compagni, comunisti e non, che non ci votano. per me questa ripartenza è imprescindibile.

  65. un’ultima cosa: bisogna preparare una strategia che ci consenta di non apparire affannati alle regionali dell’anno prossimo. basta con i cartelli all’ultimo momento! c’è bisogno di un progetto di ampio respiro.

  66. Tornando a Tripodi, anche per rispondere a Pace, dico che il partito nazionale non per nulla ha dato indicazione di uscire dalle giunte campana e calabrese: tali giunte sono guidate da persone pluri indagate per reati gravi ed infarcite di gente che di sicuro non sono stinchi di santi: senza dover aspettare che vi siano condanne, mi sembra che si ponga una questione politica abnorme: la questione morale. O no? O sono un alieno a pensarlo?
    Tornando ai discorsi sul da farsi, si dice già da un pò di tempo che è necessario forzare la situazione dei sindacati attuali, poichè, da una parte il gruppettismo del sindacalismo di base, dall’ altra il sostanziale moderatismo e propensione alla concertazione della CGIL costituiscono uno dei motivi di debolezza della classe sociale lavoratrice cui facciamo riferimento. A questo punto mi chiedo e chiedo a Ramon: come fare a cambiare le cose? come agire dentro i sindacati per forzarne le dinamiche interne? o bisogna addirittura avere il coraggio di fare un nuovo sindacato di classe? tra le forze politiche e sociali che verranno invitate ad unirsi al coordinamento con socialismo 2000 e pdci c’ è qualche sindacato? Si tratta davvero di una questione cruciale, forse la questione principale, proprio perchè l’ inadeguatezza dei sindacati influisce immediatamente sulle condizioni materiali dei lavoratori e ne determina la sostanziale condizione di debolezza e solitudine davanti alla globalizzazione e al mercato del lavoro. Per cui penso noi dobbiamo avere il coraggio di provare ad influire in maniera decisa ed immediata sulle dinamiche sindacali.
    Un abbraccio

  67. Bucharin77 Dice:

    condivido al 100% Gio: questa della politica del PRC nel sindacato è la questione delle questioni, irrisolta dal ‘91. Ma o cominciamo ad avere una politica sindacale degna di questo nome o anche in questo caso parlare di radicamento è solo una buona e nobile petizione di principio

  68. come si spiega gio il risultato eclatante del prc calabrese? forse dovete iniziare a ragionare con più umiltà.

  69. nell’ordine: perché non abbiamo raggiunto il quorum ?
    La risposta altisonante nonché retorica e culturalmente debole è la mancanza di radicamento sociale. Non sarebbe più semplice e realistico dire che subiamo una “carenza di manodopera politica”. Facciamo un esempio : in un’area di milano che comprende un bacino di votanti di circa 150000 unità otteniamo il 3,3% che significa 4950 voti e complessivamente sulla stessa area esistono tre circoli di rifondazione per un totale di 20 militanti attivi. Sconfortante. Basterebbe che solo il 10% dei votanti fosse un militante per avere circa 500 militanti attivi disposti a controinformare, ad essere presenti ogni giorno per un’ora sul territorio e probabilmente non ci sarebbe quorum che tenga. Morale senza una consistenza numericamente accettabile sul territorio è velleitario immaginare un qualsiasi “radicamento sociale”. Non solo ma il depauperamento del corpo militante condiziona le risposte anche alle altre due domande. E’ la fine? certamente no ! solo a condizione che si sappia modulare un linguaggio e un ventaglio di prospettive in grado di mobilitare coscienze e produrre un nuovo entusiasmo per le utopie. Ma quale linguaggio e quali prospettive ? Si rende necessaria non una analisi basata su categorie politologiche ma sul mutamento antropologico: Per la prima volta nel corso di migliaia di anni ci troviamo di fronte ad una società “anziana” e quindi non abbiamo punti di riferimento di come si presentano le dinamiche sociali sul medio e lungo periodo. In uno scenario di questo tipo valgono ancora parole come “lotta” e “rivoluzione” con lo stesso contenuto semantico del secolo scorso ? “comunismo” ha ancora un significato positivamente evocativo ? Ciò che si può constatare è che in una società “anziana” ciò che fa presa è l’immaginario negativo che si fa motore di nuovi paradigmi come “straniero = delinquente” che da troppo tempo condiziona il “risultato elettorale”. Quando la Moratti imposta la sua campagna elettorale sulla politica della sicurezza quanti militanti di rifondazione sono sul territorio a porre la banale domanda ai cittadini: chi è responsabile della sicurezza a milano se non chi governa a milano, e chi ha governato in questi ultimi 15 anni se non un forzaitaliota e un leghista.
    Se fosse vero il dato che è l’immaginario negativo a condizionare le coscienze in una società “anziana” qual’è lo spettro che può essere agitato per costruire quel terreno di coltura in grado di riprodurre la voglia di “lotta” e di “rivoluzione” che per loro natura spingono gli individui a partecipare in prima persona agli eventi e non ha delegare ?
    Perché usare la definizione “anticapitalista” quando è più corretto e più proiettivo definirsi “marxista” ( tutti che si arrabattano per dare spiegazioni all’altezza dei tempi della “crisi economica ” e tutti a scoprire (primo tremonti) che basta conoscere anche superficialmente qualche capitolo de “il Capitale” per capire questa crisi ed anche quelle che verranno in seguito (se il capitalismo resiste). Che cos’è la Globalizzazione se non la faccia deformata, arrogante e predatoria dell’Internazionalismo così a forza di dire no-global senza rivendicare l’opzione internazionalista (fondamento del movimento comunista per oltre un secolo) abbiamo gettato via il bambino con l’acqua sporca.
    Abbiamo bisogno dei giovani,non quelli di 20 anni, ma quelli di 15 anni che non votano ma capaci di entusiasmi e qui rispondo all’ultima domanda: è per queste generazioni che rifondazione ha il dovere di resistere, di esistere e di rinnovare il proprio linguaggio e nuove forme di comunicazione.

  70. nicolò Dice:

    condivido in generale i termini autocritici dell’intervento, e vorrei io fare alcune domende che non so se fuori luogo: che vuol dire “mettere a valore”; quale è la differenza fra comunista e di sinistra, fra chi è comunista e chi è di sinistra?
    Ora vogliamo inserire un elemento sempre marginalizzato nelle analisi? quello riguardante la soggettività, ovvero i limiti soggettivi del “ceto politico” della sinistra e comunista? ce la sentiamo di dire che è un ceto politico scadente, che insegue ambizioni meschine, incarichi e poltrone miserabili, politicante, arrogante pure, cialtrone, autistico e settario, misterico (praticante di riunioni segrete) ecc.?
    Sono stato segretario di Circolo, ma ho votato De Magistris e mi pare di avere avuto ragione, perchè in questo momento la salvaguardia della democrazia passa attraverso la difesa della indipendenza della magistratura e De Magistris in questo momento la rappresenta, insieme a tante altre cose .
    Io penso che sia teatro dell’assurdo l’affidare la unificazione dei comunisti agli stessi che l’hanno lacerata in malo modo, e sono sgomento davanti al fatto che questi abbiano ancora a mostrarsi come rappresentanti del comunismo dei comunisti della sinistra ecc.., ritengo il non voto alle liste comuniste e di sinistra un momento di resistenza passiva, l’unico modo per difenderci da questi che usurpano le dirigenze ecc. nella speranza (non ho mai amato la parola speranza col suo carico di fatalismo) che con la scomparsa delle poltrone miserabili spariscano pure loro.

  71. Stefano Gioffré Dice:

    Ciao, sono un militante di SinCri. In più di un’occasione ho apprezzato i tuoi interventi, ma questa volta qualcosa su cui dissentire ce l’ho. Innanzi tutto credo che leggere in maniera negativa il risultato elettorale miopia politica. Avete superato abbondantemente i sondaggi e le aspettative (almeno di tutti coloro che non militano direttamente in RC – i quali invece, e il che è anche legittimo, in larga parte erano convinti di superare il quorum). Questo nonostante la candidatura delle mummie del Governo Prodi e una campagna elettorale che definire resistenziale sarebbe un eufemismo (la ciliegina sulla torta è stata l’appello al voto accompagnato dalla foto di Pietro Ingrao ormai incapace di intendere e di volere – quando il 90% della popolazione non ha idea, e forse non a torto, neanche di chi sia!).
    Soprattutto mi chiedo: cosa intendi per “elettoralismo spinto di Sinistra Critica”? Vorrei solo un buon motivo per dare dell’elettoralista a una forza politica che, dopo aver dato un contributo decisivo e generoso alla costruzione dell’Onda studentesca – per fare un esempio fra i tanti – decide, per non sfasciare ancora di più la sinistra già ridotta in macerie, di non candidarsi alle europee, pur avendone le possibilità e la legittimità per farlo in piena autonomia. Vorrei farti un solo esempio che capovolge quest’affermazione (ma ne potrei fare davvero tanti). Il 25, 26, 27 giugno si terrà a Trieste il G8 dei ministri degli esteri (quello che parlerà dei soldati in Afghanistan, per intenderci); probabilmente mancheranno le forze per costruire un contro vertice, e RC ha grossissima parte delle responsabilità perché in questi giorni si è dichiarata indisponibile giacché “impegnata nella campagna elettorale”. Mi piacerebbe tanto che in RC oltre a piangere per il risultato elettorale – a mio avviso a torto, lo ripeto – ci si interrogasse sul perché – quello vero però – del mancato coinvolgimento di SinCri a questa tornata elettorale e sul perché le condizioni da noi poste siano state considerate irricevibili. Altrimenti il sospetto di miopia del ceto politico che tu fai cadere anche su di te, almeno da parte mia, non farà altro che rafforzarsi. Con stima e affetto. Stefano.

  72. Dellacqua Dice:

    Io sono convinto che se si imbocca la strada dell’autosufficienza alle prossime regionali sarà una catastrofe. Cioè se in tutte le regioni si corre soli credo che ci si lascia le penne ancora una volta…la gente di fronte a questa destra (non dico che è giusto così, ma questo è un dato di fatto) difficilmente deciderà di optare per un voto anticapitalista ed autonomo dai 2 poili.

    Quando sento parlare delle altre nazioni, dove le sinistre antagoniste vanno bene…mi viene subito in mente il nostro governo che effettivamente è il più osceno d’europa. E questo causa una forte propensione al voto utile…a queste europee ci siamo semplicemente ripresi i 3 punti percentuali che regalammo al pd alle politiche…ma se si fosse votato per il parlamento nazionale, quei voti sarebbero ricaduti nella morsa del voto utile.
    Purtroppo sembra una sciocchezza ma votare per una forza antagonista in europa non è come votarla in italia…in germania male che ti va hai la merkel, che magari differisce poco da schroeder, però non è assolutamente paragonabile alla banda berlusconi.
    Io credo che dei spazi di dialo vadano aperti.

  73. è tardi per scrivere e domattina c’è il cpn. dico solo che a leggere quanto è stato scritto dal mio ultimo post in poi c’è la descrizione della confusione e della babele di linguaggi e di problemi che si accavallano senza ordine che sono fra le cause di ogni sconfitta degli ultimi anni.
    ovviamente cercherò di dimostrare questa affermazione.
    non ora.
    buonanotte.

  74. l’idea che un segretario di circolo voti de magistris (il giudice di cui spataro ha detto: la sua inchiesta sui poteri forti è il paradigma di come non si fa un’inchiesta: sospetti su tutti e alla fine il nulla) mi lascia basita. ma come si fa a rimproverare ai nostri i loro errori e poi a votare idv, un partito liberale che era al governo prodi esattamente come noi, anzi peggio di noi? nelle liste comuniste avresti trovato sicuramente personaggi ben più credibili. ma evidentemente l’agit prop di santoro è penetrato anche nelle nostre file, basta vedere il culto di travaglio. detto ciò è sicuramente vero che tutti questi dirigenti devono farsi da parte perché non capiscono più un fico del mondo in cui viviamo. rendetevi conto che rifondazione non esiste più e quel radicamento sociale non può averlo perché le mancano le forze. io sono circondata da compagni veri che non votano rifondazione chi per un motivo, chi per un altro. bisogna ripartire dalle fondamenta, troppi errori sono stati compiuti. e come ha scritto qualcuno, il voto utile è un vero problema, senza voto utile, senza quel panico nelle cabine l’arcobaleno avrebbe preso molto di più. ma se rifondazione avesse il coraggio di uscire per strada come proclama di volere fare, sono convinta che idv si sgonfierebbe subito, eccome.

  75. Quindi pensate che il motivo sia il clientelismo personalmente non penso sia cosi,anche perchè in Calabria è andato bene Tripodi,Pistoia,Loffredo e Libonati.
    Forse ci sono militanti veri che magari lottano seriamente e ottengono risultati cito qualcuno:battaglia vinta contro i trasferimenti dei Bronzi,lotta “vera” contro la mafia,lotta contro l’inceneritore di Gioia Tauro,aiuto concreto ai migranti di Rosarno,stabilizzazioni di Lpu-Rsu,gap,gas.
    Ho rivolto proprio questa domanda perchè sono un militant calabrese del Prc e qui si lavora sul serio.
    Quante volte candidati vengono trombati???
    Perchè qui non è successo???
    E’ evidente che la gente è contenta del nostro operato,altrimenti ci avrebbe voltato subito le spalle come è successo con l’arcobaleno,qui tra i militanti c’è stata realmente la svolta a sinistra,cosa che al Nord non c’è.
    Ricordatevi che sono buoni i risultati diel sud e centro e sardegna,pessimi al nord,indaghiamo su questo……….

    Ti ho spiegato che in Calabria il conflitto si fa e anche forte,ti ho elencato su cosa si fa il conflitto in Calabria te lo ripeto:battaglia vinta contro i trasferimenti dei Bronzi,lotta “vera” contro la mafia,lotta contro l’inceneritore di Gioia Tauro,aiuto concreto ai migranti di Rosarno,stabilizzazioni di Lpu-Rsu,gap,gas.
    Agnoletto al Sud non ha praticamente fatto campagna elettorale si è dedicato giustamente al Nord-est dove ha preso tante preferenze e comunque da noi è andato bene comunque con tredicimila voti.
    Ti ripeto e sottolineo come i militanti siano realmente radicati nella società e che qui la svolta a sinistra c’è stata.
    Ripeto e sottolineo che se la gente non ti vuoe non ti vota l’esempio è Zipponi ma ne potrei fare tnti altri.
    Io penso che qui si lavora bene a tutti i livelli e si portano a casa risultati e che quindi la gente ci apprezza per il nostro impegno a tutti i livelli.
    Sono d’accordo con ciò che dice Fede
    Caro Gio la cosa che non va è che al Nord siamo scomparsi……….

    ECCO I MIEI POST SULLA CALABRIA CAR SASHA E AGGIUNGO CHE IL MIO SEGRETARIO PROVINCIALE LA ROA HA OTTENUTO UNA BELLA DENUNCIA DA SCOPELLITI IL SINDACO PIU AMATO D’ITALIA PERCHE’ QUI SI PARLA SENZA PELI SULLA LINGUA.

  76. Per ultimo:qui ci mettiamo realmente la faccia il nostro segretario provinciale di Reggio Larosa è stato denunciato dal sindaco più amato d’Italia Scopelliti solo per aver detto la verità.
    Penso che la storia Ramon la conoscerei visti i comunicati stampa del nazionale di Ferrero e Grassi.
    Da altre parti si fa???
    Da altre parti si sta per intere notti nel presidio contro l’inceneritori????
    E la battaglia sui Bronzi di Riace????
    E l’aito legale e logistico dei migranti???
    Dove si fa???
    I gap e i gas………….
    Per carità il clientelismo c’è e ci sarà sempre ma qui si lavora veramente e seriamente.
    Sabato e Domenica c’è il cpn parla con Minniti o Barreca e vedi cosa ti dicono……………

    ECCO L’ULTIMO POST

  77. Compagni è tutto un fatto psicologico mi spiego:con la vecchia legge elettorale in vigore fino a Febbrario la lista comunista avrebbe preso 3-4 eurodeputati e tutti adesso a cantar vittoria. Non è con un 0,6 in piu o in meno,che ci avrebbe permesso di raggiungere lo sbarramento, a cambiare le cose. Lavorare sodo adesso e lavorare sodo anche in caso si fosse superato l’infame sbarramento

  78. Vorrei interloquire col milintante di Sinistra Critica, formazione alla quale avevo la sensazione di sentirmi vicino, ma che ultimamente mi ha fatto cambiare idea, viste le scelte autoreferenziali. A parte un millantato ed ostentato giovanilismo ed ultramodernismo spinto che gli fa definire Ingrao incapace di intendere e di volere trascurando l’ estremo rispetto che i meno giovani elettori di sinistra nutrono per lui (molto più lucido nelle argomentazioni di molti del suo partito) volevo provare a riportarlo sulla terra e spiegargli che SC alle scorse politiche ha preso lo 0,4% e che quindi non certo può presentarsi come l’ unica forza non sconfitta, dato che capisce pure un bambino che seppure avesse voluto presentarsi, non sarebbe riuscita neppure a raccogliere le firme e sarebbe dovuta ricorrere a qualche aiuto esterno o parlamentare amico; figuriamoci se avesse avuto chences di raccogliere un risultato decente. Quindi avete fatto bene a non candidarvi, ma questo non vi pone in uma posizione di poter dettare le regole della nuova sinistra, perchè continuate ad essere minoritari. In tal senso devo dire che mi ha dato molto fastidio leggere la supponenza dell’ ultimo post del vostro sito che analizzava il voto.
    Sono d’ accordo poi con la definizione di elettoralismo spinto affibiatavi da Mantovani (anche se tuttavia credo che riguardi più il PCL) perchè ritengo le vostre proposte assolutamente politiciste ed inconsistenti, vi reputo, in sostanza, privi di contenuti ed incomprensibili a chiunque non sia iperpoliticizzato. La mancanza di contenuti credo sia anche lo scotto pagato in queste elezioni europee dall’ NPA: esso, finchè vigeva incontrastato nel deserto della sinistra radicale francese, riusciva a porsi come forza di “rottura” ed intercettava un voto di protesta e di disagio davanti alla globalizzazione; non appena poi è rientrata una formazione un pò più piena di contenuti e meno volatile come il Front De La Gauche, è stato immediatamente superato contro ogni previsione (il PCF era in via di scomparsa fino ad un anno fa). Per tutti questi motivi, v’ invito a non ergervi come coloro che hanno la risposta in tasca e che incarnano la “novità”, perchè non è affatto vero, dato che i vostri contenuti sono scarni (non a caso, una personalità di spessore come Gigi Malabarba, appare defilato: forse è anche lui una mummia?). V’ invito piuttosto ad invertire la tendenza al frammentismo (ed anche al nuovismo spinto) ed a mettere il vostro movimentismo, che la cosa che io apprezzo di voi, al servizio di un più ampio fronte comunista ed anticapitalista, che non può partire da 0 o da voi, ma inevitabilmente dai partiti che già ci sono, facendo le dovute autocritiche (già ampiamente fatte).
    Per quel che riguarda l’ onda, non avete contribuito solo voi, ma anche molti compagni/e dei Giovani Comunisti/e come me, che però non erano “visibili” a causa della dissennata linea di completo “scioglimento” nel movimento portata avanti dalla passata “dirigenza” dei GC, oggi completamente scissa, che ci ha portato ad essere completamente subalterni a disobbedienti ed autonomi. E poi, se l’ onda è finita in una certa maniera ed così rapidamente, forse vantarci di essa è un pò esagerato (ma questi sono altri discorsi).

  79. caro Pace, ti ho già spiegato che secondo me la presenza nella giunta Loiero è un problema gigantesco e da quì derivano tutte le mie critiche. E tu stai trascurando questo elemento, mettendone in evidenza altri, che sono assolutamente super-positivi per quel che rigurda il PRC calabrese. Ma ripeto: ciò non toglie che io non possa assolutamente apprezzare chi abbia legami strettissimi con uno come Loiero!!!!!!!

  80. Ah, e la mia critica è ristretta a Tripodi naturlamente, non a Pistoia, Loffredo (che ho votato anch’ io) e quanti altri!

  81. Stefano Gioffré Dice:

    Vorrei rispondere brevemente e per punti a Gio.
    1) Per quanto riguarda Ingrao, le critiche di senilità non sono rivolte a lui, ovviamente – tutt* noi invecchiamo! – ma a la scelta di usarlo in campagna elettorale. Non ho toccato le critiche alla figura storica di Ingrao e alle sue scelte politiche – che pure ci sarebbero – perché non ce n’è bisogno: pure se fosse stato Lenin in persona il discorso l’avrei fatto lo stesso. Chi pensate di intercettare col suo appello?
    2) Sinistra Critica non si sente affatto la salvezza della classe operaia. Al massimo ci sentiamo persone che avevano compreso la realtà un po’ prima di altri – e sono stati i fatti a dimostrarlo – e nulla più. Ciononostante, quello che vogliamo è costruire una sinistra la più ampia possibile, con degli obiettivi chiari e quindi solo a certe condizioni (discorso questo che non vi è estraneo, in fondo un discorso simile lo avete fatto a Vendola).
    3) Il nostro 0,5 alle politiche scontava soprattutto i fallimenti di Rifo – non certo quelli di chi prima non esisteva! – che sono stati di una portata tale da screditare l’idea stessa di sinistra. Adesso per tutti è cominciata la fase di ripresa – per questo non sputerei sopra il vostro 3,4% e non è un caso che in queste amministrative noi abbiamo superato ovunque l’1% e in un comune siamo arrivati persino all’8%.
    4) L’ultramodernismo che ci attribuisci per me è una categoria senza senso. È diverso il discorso sui giovani, ma ci vorrebbe un intero dibattito per aprire il discorso su questo punto.
    5) Se leggi un po’ più approfonditamente i dati sulle elezioni francesi, uno dei motivi – secondo le Monde – per cui l’NPA non ha sfondato è stato il forte astensionismo che ha riguardato soprattutto i ceti che l’NPA voleva intercettare – migranti, disoccupati, etc. Non è un caso che i sondaggi continuano a darlo al 10% e che è in effetti quello che prende alle amministrative.
    6) Sulla mancanza di contenuti di SinCri, beh… no comment.
    7) Su Gigi Malabarba… io lo adoro, ma è lui a non voler mai mettersi in mostra. Chi lo conosce, e come lui è anche Franco Turigliatto – non a caso era uno dei nomi che proponevamo a Ferrero per la lista come segno di riscatto degli orrori del Governo Prodi e su cui ci è stato dato un secco niet – sa che è “basista” fino al midollo.

    Ciao,
    Stefano.

  82. Condivido l intervento di Ramon ma ho ancora tanta rabbia per come questo partito gestisce nei territori alcune vicende,parlo di Bologna….
    Leggo con estrema attenzione e mi sbalordisco,un pezzo di intervento fatto da Paolo Ferrero alla direzione nazionale,riguarda infatti il funzionamento del partito.
    Vorrei dire a Ferrero che mi sembra assurdo che un segretario nazionale si accorga adesso di quello che negli anni hanno prodotto le mozioni,le aeree o come li chiamo io gli inciuci tra bande…
    Al congresso di chianciano abbiamo più volte ripetuto quanto male aveva fatto al nostro partito una dialettica così sclerottizzata e questa guerra perenne tra mozioni e sotto aeree.
    Oggi Ferrero ripropone che questo modello ha lacerato il partito e và invertitta la tendenza…
    Mi verrebbe da chiedergli: Come hai fatto a Bologna??
    Come ti sei reso responsabile di lasciare ad essere comunisti il controllo dei territori per sottostare a inutili ricatti???
    Come hai permesso tagliatori di teste semplicemente perchè non la pensavano come voi??
    E poi vieni a parlare di pluralismo e rispetto????
    Ti è mai venuto in mente caro Paolo, ti sapere il perchè un sacco di compagni/e dirigenti,membri della segreteria abbandonavano il partito????’
    Hai mai pensato che era utile parlare e sentire altre campane,invece di fidarti dei tuoi umili servitori???
    E adesso che ci sono stati orribili risultati elettorali sia alle europee che alle amministrative, ti è balenato in mente che forse quella dura lacerazione inutile tra bande, ha provocato un crollo del partito, per fare l’accordo con il pd a tutti i costi???
    Quando si farà mai un analisi seria in questo partito???
    Quando si avrà mai l’umilità di chiedere scusa alla base per le promesse non mantenute???
    Non credi che la questione morale tanto invocata a Chianciano non mai toccato le vostre corde???
    Se questo partito permette simili nefandezze al proprio interno,trattando in maniera becera i compagni e le compagne,non sarà mai un partito in grado di rappresentare nessuno nella società—–
    Di seguito riporto il suo intervento ……

    • Funzionamento del partito.
    Dobbiamo concretamente mettere mano al funzionamento del partito. Noi siamo usciti da un lungo periodo in cui progressivamente si sono sedimentate aree strutturate che sono diventate frazioni. Io penso che, anche in virtù di questo siamo riusciti ad evitare lo scioglimento del PRC. Questa costruzione, però, sta generando problemi: nei fatti, siamo una federazione di partiti. Questo meccanismo che non fa selezionare i quadri sulla base della capacità ma della fedeltà, blocca la capacità di espansione del partito. Abbiamo la necessità di una profonda autoriforma della nostra vita interna. Così come abbiamo la necessità di una profonda razionalizzazione delle strutture del partito vista la scarsità di risorse finanziarie. Voglio essere chiaro: va salvaguardato il principio del pluralismo e il fatto di avere posizioni diverse è sacrosanto. Il problema è che nel nostro funzionamento e nelle relazioni interne ci sono forme di sclerotizzazione che ci impedisce l’apertura necessaria. Dobbiamo fare un salto di qualità e propongo a tutto il gruppo dirigente di misurarsi con questo obiettivo: il superamento del modo di funzionare che ci ha caratterizzato sin qui. E’ necessario un bagno di umiltà per tutti e dobbiamo dare l’esempio dalla direzione nazionale.

    Di questo dobbiamo discutere e per favorire questa discussione la segreteria si presenta rimettendo il mandato al prossimo Cpn, cioè all’organismo che ci ha eletto. Credo sia utile anche a rendere più libero e aperto il dibattito. Dal punto di vista del percorso, dopo la discussione di oggi, lavoreremo ad un documento che verrà proposto al Cpn e su quella base, proponiamo di fare attivi in tutte le federazioni. In questo quadro, una ulteriore riunione della direzione dopo il Cpn sarà necessaria perché una proposta politica si coniuga a una soluzione organizzativa, anche perché dobbiamo commisurarla concretamente dentro il quadro delle risorse ridotte che abbiamo con un ridisegno complessivo dei dipartimenti.

  83. pamela, il problema di rifondazione a bologna non è l’accordo con delbono o essere comunisti. il problema è che il partito, di cui tu credo sia un quadro, non esiste, è perfettamente invisibile adesso come lo era con loreti. mi dispiace ma probabilmente il problema potresti essere anche tu, non so, non ti conosco. loreti è andato via col suo roboante 0,6%, complimenti, aveva dietro le masse. ti dico che io e mio padre la lista bifo non l’avremmo mai votata e comunque questo mitico partito sociale non c’era prima e non c’è adesso.
    ogni tanto mi vengono in mente i post di ramon, certo è intelligente, sa scrivere. ma come si può essere così lontani dalla realtà? la soglia attirerà il voto utile per noi, aveva scritto. i dirigenti non possono sbagliare così tanto e a ripetizione. più ci penso e più mi convinco che questa dirigenza rappresenta un grande ostacolo.

  84. sc ha perso voti, in termini assoluti e in molte parti anche in percentuale, la matematica è matematica

  85. Caro Stefano, con ultramodernismo intendo nuovismo a tutti i costi ed oltrismo senza approdi. E’ chiaro che SC alle scorse politiche scontasse i fallimenti del PRC, ma era anche risaputo nell’ elettorato di sinistra più politicizzato che quello è il partito di Turigliatto, che si era sfilato dai disastri del Governo Prodi; eppure il risultato è stato molto, molto modesto, persino inferiore a quello del PCL.
    Per quel che riguarda l’ NPA, non è certo una scusante l’ astensionismo di immigrati e disoccupati ai quali il partito si rivolge: anzi, credo che l’ obiettivo fosse proprio quello di guadagnare tali categorie, che normalmente si astengono, alla partecipazione. Tale obiettivo dunque, è stato in parte fallito anche perchè, secondo me, l’ NPA è rimasto un partito persona come la LCR e quindi, non decolla come progetto, essendo stato creato da Besancenot per sdoganare il partito dal trotzkjismo e sganciarlo dall’ identificazione con lui. Il ritorno in campo di un progetto strutturato come il Front De La Gauche poi, ha certamente contribuito a fargli perdere ulteriore terreno (come pure, in parte, Europe-Ecologie). naturalmente, se fossi stato francese, avrei preferito presentarmi insieme all’ NPA, anche perchè, obiettivamente, il PCF si è un pò spostato a destra. Così come avrei preferito che SC si fosse presentata alle elezioni con noi, ma le trattative si sono rotte su un’ infima questione simbolo a quanto mi risulta, non sul nome di Turigliatto, al quale uno come Ferrero non avrebbe certamente detto no, non è corretto fare questa illazione. Ma questo, se vuole, può dircelo anche Ramon Mantovani, che ha partecipato, assieme a Pegolo, alle trattative: non avrebbe mai detto no alla candidatura di Turigliatto! A che scopo poi, visto che già si è fatto ammenda per il pessimo episodio dell’ espulsione?
    Un saluto

  86. Il problema è un altro:nel momento di massimo splendore del Prc il 2006 dove si era arrivati ad avere il 7,4% dei consensi al senato e il 6% alla camera e con una sinistra radicale oltre il 10%,li proprio li bisognava osare bisognava creare una nuova strategia,cosa che non abbiamo fatto troppo imbottigliati nell’errore del governo.
    Sasha non sono d’asccordo il partitoè degli iscritti,i dirigenti li abbiamo eletti noi con congressi democratici dalla fondazionbe del Prc ad oggi.

  87. dunque.
    qui si è scritto di tutto: dal continuiamo così non c’è problema al cambiamo tutto. dalle dichiarazioni di voto per de magistris all’astensionismo. dalla rivendicazione di aver capito tutto prima degli altri alla rivendicazione di non capire nulla. ma quasi tutte cose fondate, o infondate, sulla lettura della realtà a partire dai risultati elettorali. ci sono cose condivisibili, per quanto mi riguarda, in quasi tutti i post. ma se si passa a soluzioni o alla individuazione dei problemi centrali ecco che le diverse cose che qui si scrivono diventano incompatibili fra loro. il problema più importante qual’è? i gruppi dirigenti, la loro età, la incapacità di comunicare, liste deboli, assessori in lista si o no, e chi più ne ha più ne metta.
    chi avesse la pazienza di leggere per bene tutto ciò che è stato scritto di getto finirebbe frastornato. un rumore di fondo, pur composto da ragionamenti e proposte oneste serie e disinteressate (al netto di qualche fissazione e di qualche piccola propaganda per la propria sigla), ma un rumore di fondo incomprensibile.
    in questo c’è una enorme sintonia con la società.
    bisognerebbe, ma sembra uno sforzo vano, almeno avere un argomento comune di cui discutere. è il minimo per capirsi e per poter cambiare opinione. è il minimo per sapere se una discussione interessa o la si ritiene almeno interessante. macché.
    intendiamoci, io mi sento parte di questo rumore di fondo. mica pretendo di avere il bandolo della matassa da tirare per dipanarla.
    detto questo, seppur in modo sconsolato, alcune questioni….

    insisto. anni fa, molti anni fa, c’era un sistema politico elettorale che permetteva agli elettori di votare tranquillamente per il partito che ne rappresentava le idee e gli interessi sociali. non è detto che idee ed interessi sociali corrispondessero, però la guida del voto era uno dei due. così’ avevi elettori cattolicissimi che votavano comunista ed elettori operai che votavano dc. poi i ds hanno raccolto le firme per il referendum segni e così la “sinistra” può aspirare finalmente al governo. non fa nulla se era già da dieci anni che non si vinceva una battaglia sociale. basta che la gente debba votare direttamente per il governo così sarà obbligata, non essendo di destra, a votare per noi. risultato immediato: il primo corruttore è diventato presidente del consiglio e la gente ha incominciato a votare a destra come non mai. ah beh. allora cambiamo leader, via occhetto e dentro d’alema. e d’alema scopre che per candidarsi a governare bisogna “guardare” al mondo della finanza e dell’impresa e smetterla con il mantenere vivi alcuni principi. occhetto non poteva fare una coalizione vincente anche perché si ostinava a dire che perfino la prima guerra del golfo, decisa dall’onu, era sbagliata. il maggioritario è buono ed in effetti è l’unico modo per dire: gli operai che ci hanno sempre votato abbiano pazienza, noi ci alleiamo con la confindustria e diventiamo i più realisti propositori del mercato e andremo al governo, così gli operai alla fine avranno anche loro qualcosa visto che al governo ci saremo noi. risultato: gli operai lo hanno preso in culo, la confindustria ringrazia e poi la destra vince perché la devastazione sociale e culturale prodotta da una simile politica non può che favorire la destra. …..

  88. intanto nei comuni i sindaci eletti direttamente sono diventati, insieme ai loro amici, i padroni dei partiti. e gli assessori lo stesso. i consigli svuotati di ogni potere serio sono stati ricompensati con più soldi ai consiglieri e con prebende di ogni tipo. risultato: oggi nei comuni ci sono 800 candidati per 40 posti. venti liste. un trionfo delle preferenze per cui 760 candidati bruciano preferenze e solo 40 le mettono a frutto. ma guarda caso sono i più ricchi conosciuti e famosi anche se non capiscono un beato cazzo ne di politica ne di come si amministra un comune. e qualche eccezione conferma la regola e così la consolida pure. ormai i partiti più grossi fanno due o tre liste ed ogni sindaco si inventa la lista “uniti per lo stronzo” dove ci possono essere candidati “della società civile” che se non fossero in quella lista voterebbero uno per forza italia uno per la destra, uno per la lega e uno per rifondazione.
    il parlamento è ridotto a due curve, non legifera più ma ratifica ciò che decide il governo, e i partiti sono contenitori dove c’è di tutto e il contrario di tutto, e dove si scontrano galli in un pollaio per la leadership.
    noi siamo stati a cavallo di questa roba qui. lo so perché c’ero. prima ti inventi la coalizione dei progressisti. poi la desistenza ma sei costretto, ripeto: costretto a rompere, e subisci una scissione e ti accusano di favorire berlusconi nel mentre il governo di centrosinistra fra una guerra e l’altra avvia la privatizzazione della scuola italiana, innalza l’età pensionabile, non firma i contratti del pubblico impiego e via cantando.
    poi ti presenti da solo e sai che tutto il centrosinistra vuole farti sparire dalla faccia della terra perfino con una nefandezza come le liste civetta. infine provi, dopo anni di lotte anche grandi: articolo 18, guerra, genova, no tav, dico ecc ecc, a scrivere un programma e ti presenti in coalizione. risultato: il governo tradisce ogni aspettativa e tu invece di dire la verità ti metti a fondare un nuovo partito del 15 %.
    intanto però, il paese è cambiato e la solitudine sociale ha fatto cambiare modo di pensare a milioni di persone, soprattutto delle fasce deboli della popolazione. la destra cavalca la tigre e dice ciò che la gente impaurita e sola vuole sentirsi dire e così alla fine la destra stravince e tu sparisci.
    intanto, però, si è consolidato il bipolarismo e tu hai comunisti convinti e precari incazzati che si astengono perché tanto tu non conti più ed appari più preoccupato di perdere la poltrona in parlamento che degli ideali e delle condizioni di vita dei precari, o votano il pd perché alla fine è meglio veltroni di berlusconi, o votano destra perché se intanto nessuno si occupa del mio salario almeno c’è qualcuno che mi toglie i negri da sotto casa…..

  89. intanto, però, il tuo partito in molti posti discute solo di come fare ad avere un assessore, perché se non ce l’hai che fai? come fai a fare politica? e capita perfino che l’assessore diventi lui il vero capo del partito, e dove il partito magari decide che insomma la giunta ha deciso una speculazione edilizia gigantesca e noi non la possiamo votare e dobbiamo uscire dalla giunta, l’assessore dice ma come? io ho ottenuto dieci chilometri di piste ciclabili, se non ero in giunta la speculazione la facevano lo stesso e non c’erano le piste ciclabili, e insomma il partito cosa vuole? io rispondo ai miei elettori, altrimenti il partito mica avrebbe avuto tanti voti, e sapete che vi dico? non sono io ad uscire dalla giunta, è il partito ad uscire dalla giunta ma io ci rimango ed esco dal partito. toh! se sono anche in consiglio sai che faccio? vediamo, qui chi manca? il pdci? i verdi? chi? beh mica posso stare senza partito, se no chi mi candida la prossima volta? quindi se qui non c’è il pdci lo fondo io. ecco. così, fra l’altro, partecipo anche alle trattative a livello provinciale e regionale per gli enti e le comunità montane e chi più ne ha più ne metta…. (questo è successo nel corso di 18 anni in centinaia di consiglki comunali provinciali e regionali).
    ecco. potrei andare avanti per ore a descrivere questa realtà. che per altro tutti i militanti conoscono benissimo.

    chiedo: come cazzo si fa a parlare delle elezioni e della rappresentanza come se tutto questo non fosse successo e a valutare i voti come il termometro per decidere della nostra utilità.

    non si vuole riconoscere che il sistema politico elettorale italiano è cambiato e che bisogna cercare di essere ed anche apparire (cosa che senza l’essere non può riuscire) antagonisti rispetto ad un sistema così? allora ogni discussione è inutile perché rimane totalmente astratta dalla realtà.

    essere antagonisti significa non presentarsi alle elezioni? ma dai! bisogna però dire che si partecipa ad una alleanza se nel programma c’è il ritorno al proporzionale e se ci sono contenuti tipo: niente edilizia contrattata e rientro in città in 5 anni di consistenti numeri di cittadine espulsi dalle speculazioni edilizie e sugli affitti. altro che piste ciclabili! e bisogna denunciare ogni raccomandazione, ogni assunzione pilotata, ogni favore illecito. e non acconciarsi a partecipare alla spartizione della torta, ricevendo per altro solo le briciole.

    e questo si fa unendo tutto ciò che è disposto a condividere questa battaglia. non è questione di comunisti o di sinistra. si possono unire i comunisti la sinistra e qualsiasi altra cosa senza risolvere questo problema. ma risolvendo questo problema si possono unire sia i comunisti sia la sinistra che ci sta a rompere con una cultura vecchia morta e sepolta.

    invece si sta piombando ancora una volta in una discussione illogica.

    andiamo oltre, cambiamo i dirigenti, diventiamo ipercomunisti, no inventiamo una nuova sinistra, ma l’unità in un partito o una aggregazione federata? e via di questo passo.

    che palle!

    quindi: ci sono due chiavi utili ad aprire la porta oltre la quale c’è il nostro futuro: una è l’anticapitalismo che vuol dire ricostruzione paziente dei legami sociali e dell’idea stessa che possa esistere un’alternativa ad una società di merda come questa. l’altra è l’antagonismo rispetto al bipolarismo e all’intero sistema politico-elettorale. su queste basi si può unire comunisti e sinistra alternativa o anticapitalista che dir si voglia.
    ed aggiungo che su queste basi si disfa ogni imbroglio che dice unità ed invece lavora per la divisione, che dice sinistra e fa finta di non sapere che essere a favore della legge 30 non solo non è di sinistra ma è incivile e fascista (come insulto vetero perché perfino i fascisti autentici inorridiscono di fronte alla precarietà).

    il resto è secondario.

    mi sbaglierò ma la penso così.

    sorry

  90. Luca Marini Dice:

    La ricosruzione fila, intanto ieri sera in una partecipata assemblea siamo riusciti almeno a sventare l’ipotesi caldeggiata da alcuni compagni che puntavano all’apparentemento al centrosinistra ed eventuali consiglieri e assessori (che non abbiamo eletto) in cambio di un appello al voto al secondo turno al candidato del PD. Piccolo segnale ma importante!

  91. Altra questione: con questi capetti locali che dice Ramon, come ci si comporta ora? se davvero vogliamo svoltare manco questa questione è più eludibile e si può trascinare

  92. senza fare cacce alle streghe gio. è il sistema e la debolezza politica nostra che produce questi fenomeni. quindi niente cacce alle streghe. discussione, lavoro sociale, chiarezza politica ed un po alla volta si metterà a posto questo problema.

  93. Il punto è un altro:finchè il Prc aveva vagonate di voti,fino al 2006,tutti noi ce ne fregavamo di capetti e cose simili adesso sembra la cosa più importante………….

  94. Anonimo Dice:

    Adesso mi é piú chiaro.

    Domanda: un’aggiustatina allo Statuto che impedisca simili pastrocchi?

  95. Dani, ma prima era tutto il partito ad aver preso una via politicista ed ultraistituzionalista, quindi costoro si “mimetizzavano” bene, anche quando i comportamenti non erano proprio specchiati; inoltre, il partito intero era un partito virtuale, in destrutturazione, quindi debole nelle sue strutture. Ora che stiamo svoltando a sinistra il problema si pone con maggiore forza politica. Anzi, qualcosa già si sta vedendo perchè ora questa gente sta facendo sì che le federazioni vengano commissariate (esempio, Napoli).

  96. i problemi sono tutti messi insieme, sulla riforma interna non si può posticipare, anche per pter stare nelle istituzioni e nelle giunte senza che queste siano cosa a se dal corpo del Partito.

  97. anche se fortunatamente non è dovunque così la situazione.

  98. Il problema è un altro:nel momento di massimo splendore del Prc il 2006 dove si era arrivati ad avere il 7,4% dei consensi al senato e il 6% alla camera e con una sinistra radicale oltre il 10%,li proprio li bisognava osare bisognava creare una nuova strategia,cosa che non abbiamo fatto troppo imbottigliati nell’errore del governo.

  99. x Ramon
    Francamente non capisco quando dici:

    “andiamo oltre, cambiamo i dirigenti, diventiamo ipercomunisti, no inventiamo una nuova sinistra, ma l’unità in un partito o una aggregazione federata? e via di questo passo.

    che palle!”

    nella parte che riguarda i dirigenti. A me i dirigenti in un partito non sembrano un elemento qualsiasi. Se si vuole agire in una direzione bisognera’ pure che vi siano dirigenti che perseguono quegli obiettivi, e non altri.
    E quelli che invece di perseguire un progetto realmente in sintonia con l’ antagonismo al sistema capitalista hanno invece tutte le migliori intenzioni di perseguire un progetto avverso a quello comunista e anticapitalista, o piu’ semplicemente e frequentemente hanno l’ unico progetto di pararsi il culo a livello personale vanno “rimossi” si o no dai loro ruoli dirigenti nel partito?
    Quella cultura politica dell’ intrallazzo, va combattuta fermamente e praticamente, si o no?
    E come si fa a combatterla se non si combattono le persone che la attuano?
    Qual’e’ l’alternativa?
    Continuare ancora con le sceneggiate di allontanamento-riavvicinamento della dirigenza ex vendoliana (per dirne una), perche’ tanto non e’ escludendo le persone che si risolve il problema?
    Perdonami, ma a me questo modo di porre la questione sembra del tutto accademico.
    Quando sui territori ti trovi a dover constatare che non esiste un partito ma due o tre, e che segnare una discontinuita’ visibile con quei metodi che nel tempo hanno letteralmente avvizzito la relazione tra il partito e i cittadini risulta di fatto impedito anche perche’ una parte di quella dirigenza e’ rimasta nel partito ed e’ forte di anni di intrecci e di relazioni (con le giunte, con i partiti di centro-sinistra, etc. etc.) , e continua a mettere la propria faccia sull’ identita’ del partito, hai voglia a belle parole, ad una soluzione che sembra sempre essere alta e altra ma che in realta’ non arriva mai.
    A costo di apparire rozzo e intellettualmente limitato, direi che chi da dentro scientemente rema contro il progetto comunista e anticapitalista va isolato ed escluso dalla dirigenza, a qualsiasi livello del partito. E prima si fa e meglio e’. Altro che c…..

  100. comunisti Dice:

    verissimo lu questo io reputo il limite massimo del partito non siamo un partito ma tante correnti che badano ognuno al proprio tornaconto (spesso anche personale)!!!

  101. Anonimo Dice:

    Certo che é difficile seguire una discussione in cui si trattano troppi argomenti tutti insieme, non sarebbe piú semplice separarli per tema?

  102. Dallacqua Dice:

    Se la lista comunista avesse superato il quorum i tre eletti sarebbero stati tutti in quota pdci! Anche questo dato dovrebbe far riflettere.

  103. Ho letto gli ultimi tre commenti di Ramon e li trovo molto condivisibili. Come dice lui, ogni militante o ex tale ha avuto modo di vedere che le cose stanno proprio così. Condivido soprattutto quando dice della falsità di formule e di proclamazioni ideologiche rispetto ad essere consociativi a questo sistema anche nelle piccole cose, nel comune ecc. Io ho vissuto anni fa un’esperienza nel PRC molto simile a quanto diceva appunto Ramon. Nella mia città Rifondazione era entrata in giunta, ottenendo un ottimo risultato elettorale, tipo 7% e tre consiglieri comunali. La giunta comunale, diretta in realtà dall’ex sindaco che manovra ancora tutto, vuole fare una variante al piano urbanistico per fare una speculazione edilizia clamorosa. Servono i voti del PRC in consiglio comunale. Il Partito viene assediato e si spacca, succedono le cose che diceva Ramon. Alla fine il partito viene commissariato (la faccio breve) per rimanere in giunta, le varianti vengono approvate e dopo alcuni anni gli amministratori vengono rinviati a giudizio nell’inchiesta della magistratura. Il PRC non elegge più un consigliere comunale, perchè risulta palese il suo essere stato succube a queste manovre illecite, i milianti se ne vanno dal partito ecc. ecc. Questo è solo un altro esempio di quella storia di cui si parlava e che ho visto con i miei occhi. Naturalmnte sono anni che mi sono allontanato dal PRC. Ci sarà la possibilità di fare questi passi in senso anticapitalista e non-consociativo, come auspicava Ramon? Non ho la risposta a questa domanda, ma sono molto scettico.

  104. Non è vero Agnoletto era in quota Prc…………

  105. Bucharin77 Dice:

    è morto Ivan della Mea, un nostro generoso e nobile compagno di strada. Sono molto rattristato anche pensando al suo estremo sforzo militante a favore della nostra lista. Non ha abbandonato il fronte di lotta nemmeno un istante prima di morire. Non ti dimenticheremo

  106. Luca Marini Dice:

    Compagno Della Mea che la terra ti sia lieve!

  107. Brunoincazzato Dice:

    Ciao Ivan!

  108. Agnoletto, Diliberto doveva scelgiere la circoscrizione e ditero ne scattava un altronostro (al centor Amato), avremmo avuto due e due (Diliberto, Amato, Tripodi, Agnoletto).

  109. sono molto intristito per la morte di Ivan. la sua voce e i suoi scritti mi hanno insegnato moltissime cose. e poi era sempre ironico ed autoironico ed era piacevolissimo parlare con lui.
    mi piace ricordarlo che canta l’internazionale di fortini.
    fu vinta e vincerà.

  110. limones Dice:

    hai ragione ramon, ecco il video.
    ciao ivan

  111. paola ferroni Dice:

    Per Ivan. mi hai aiutato a crescere e capire meglio, a essere più vicina alla quotidianità, ti ho sempre trovato coerente, quando, come per l’aggressione alla Jugoslavia, i distinguo andavano a un tanto al chilo. dieci, cento, diecimila Ivan, e ancora grazie

  112. limones Dice:

    Finché in piazza c’è un operaio,
    finché la fame uccide i bambini,
    finché un vecchio è solo e dannato,
    finché in galera c’è la Baraldini.
    Finché nel Chapas del sud messicano
    contro il governo dell’imperialista,
    contro il Nafta nordamericano
    c’è la rivolta dello zapatista.
    Chi è compagno sa cosa fare
    per dire basta al proprio presente,
    per costruire la rivoluzione,
    hasta la victoria siempre.
    Ed ai vent’anni di chi non crede
    nella retorica delle bandiere,
    perché non sa se e quanto son rosse,
    perché non sa se e quanto son vere.
    Io dico sempre: vuoi darci una mano,
    c’è sempre un curdo e uno zapatista,
    c’è un tupamaro a Lima e a Milano,
    finché nel mondo c’è un comunista.
    Se può servire una canzone
    per dire basta al proprio presente,
    si può cantare ancora e con gioia
    hasta la victoria siempre!

  113. Federico Dice:

    fu vinta e vincerà.
    Proviamo a partire da queste parole per fare delle proposte operative:
    1) Problema economico (oggi fondamentale):
    CHIUSURA IMMEDIATA DI LIBERAZIONE. Prima di tutto in quanto strumento assolutamente inutile e riconversione di parte delle risorse (e delle maestranze) buttate sulla carta nella costruzione di strumenti comunicazione, divulgazione e approfondimento basati sulla rete: siti interattivi, radio e tv via web e altre sperimentazioni. Sicuramente più lette e fruibili, meno costose e soggette a intermediazioni (stamperie, edicole, distributori, ecc.). O lo si fa ora o il debito vi sommergerà per sempre. Meglio sparisca liberazione (come giornale stampato) o il PRC?
    RIDUZIONE ALL’OSSO DEI FUNZIONARI pagati. Che poi a fare che non ho mai capito che, appunto, questo partito con centinaia di eletti e relativi funzionari non è mai, dico MAI, riuscito neanche ad avere dei siti internet che funzionino decentemente…soldi buttati per soddisfare una o l’altra corrente…manco fossimo i LAVORATORI SOCIALMENTE UTILI.

    2) Io sarò fissato, ma mi sembra che in questo blog (fatto principalmente di “base”) lo siamo in molti: quale autoriforma del partito? Senza questa sempre meno si fidano (io almeno tra questi) di perdere ancora il proprio tempo libero a portare in giro volantini per gente che poi una volta eletta….
    O un nuovo progetto, qualsiasi esso sia, parte su nuove basi anche di condivisione e coinvolgimento, altrimenti i compagni (e sono decine di migliaia) che in queti anni si sono scottati con il PRC continueranno a stare alla finestra e magari a fare altro (volontariato, associazionismo, tempo per la famiglia).
    Io alcune proposte (“segnali”) che il PRC dovrebbe dare per essere credibile le ho fatte…ne parliamo?

    Un abbraccio e un saluto: ciao ivan!

  114. Vorrei sapere avendo letto sulla stampa che alle provinciali di Rimini è stato realizzato l’apparentamento con UDC, mi pare siamo nella coalizione pure noi? se qualcuno conosce la situazione vorrei una smentita

  115. Emanuele Ladurie Dice:

    Ramon, il paragone con il Pci no ti fa grande onore alla tua intelligenza ed obiettività, che conosco come indiscutibili doti del tuo far politica e cultura.
    Il partito di massa, sociale ed orizzontale come lo racconti tu è stato una virtuosa parabola che ha toccato le dignità e gli orgogli di milioni di donne e uomini. Non facendo loro, come dici tu, abbassare la testa.
    Purtroppo però il 2009 non è il 1950. La comunicazione politica e la percezione delle cose delle persone è cambiato. E’ cambiata l’aggregazione umana, il tessuto sociale, gli strumenti di lettura della realtà. E’ cambiato il tessuto produttivo e le forme della produzione, di conseguenza il luogo dove formarsi le opinioni. Sono cambiati anche gli interessi e gli obiettivi e i sogni del nostro popolo. Si sono perse memorie e si sono attutite le rabbie.
    Non basta volere che le cose non cambino per non farle cambiare. Come non basta voler essere un partito di massa per esserlo. Per essere un partito di massa, innanzitutto, ci vuole un humus sociale che permetta ad Hamas di essere Hamas, allo Shin Fein di essere Shin Fein, ad Hezbollah. Ma l’italia non è la Palestina e il 2009 non è il 1950.
    Lapalissiano, ma a leggere quello che scrivi non sembra. La storia non può essere letta come una costanta su cui agiscono fattori e vettori di trasformazine. Altrimenti basterebbe poco, perchè l’esperienza sarebbe sufficiente.
    Non credo nei leader salvifici, ma di sicuro in questo mondo (e non da oggi) un immagine di riferimento collettiva serve. Soprattutto quando manca un sol dell’avvenire. Serve anche e soprattutto la capacità di leggere la realtà e di farsi umili ed accettare che noi stessi, così come siamo, non bastiamo, non serviamo forse. Allora il bisogno per noi stessi di uscire dal crollo che sembra irreversibile è evidente.
    Credo che non sia solo alchimia pensare che costruire una rappresnetazione e una rappresentanza sia la priorità.
    Altrimenti saremo DP. E saremo bravissimi militanti, ma di un esercito inutile.

  116. animals Dice:

    Un passo avanti di Chianciano era il fatto che avevamo smesso di parlare di contenitori, coalizioni, allargamenti, cartelli, costituenti eccetera eccetera. Invece siamo di nuovo qua con i bertinottiani che si vogliono allargare a sinistra e libertà, i grassiani vogliono l’unità con il Pdci subito. E il radicamento sociale, la discussione sul programma, la svolta in basso a sinistra vanno a farsi benedire.
    In tutto questo il segretario cerca di galleggiare e tenere insieme tutti senza fare uno scatto di cui ci sarebbe bisogno.
    A me sembra così chiaro che unirsi al Pdci piuttosto che ai vendoliani o anche a Sc e Ferrando non comporterebbe nessun aumento significativo della nostra massa critica. Non risolverebbe nessun problema politico sul campo non aumenterebbe la nostra capacità di intervento e radicamento.
    E poi non sono per nulla d’accordo con chi dice che il lavoro di radicamento sociale sia slegato dalla presenza nelle giunte. Mi sembra palese che le alleanze locali e la presenza nelle amministrazioni ci legano le mani e concentrano la nostra attività nei corridoi dei municipi. E ci fanno vedere come parte della casta.
    Urge una rottura completa con il Pd subito. Parlare di autonomia dal Partito democratico scusate ma è pura ipocrisia, è nascondere la testa.
    A proposito adesso pare che in puglia facciamo apparentamenti pure con la post fascista Poli Bortone.

  117. lucaocchionero Dice:

    Ecco caro Animals, ti dò notizie fresce dalla Puglia:

    La Crisi economica mondiale è stato un “terremoto” portentoso e di grandissima intensità, ha dato luogo ad una serie infinita di scosse di assestamento che stiamo vivendo una per una. La Crisi ha ridimensionato l’unica grande potenza che era rimasta(gli USA) ha cambiato la geografia economica del mondo; ha reso ricchi Paesi poveri e poveri Paesi ricchi. E’ entrara di conseguenza nella vita delle persone trasformandola: non solo chiusura di imprese e più disoccupati(quelli sono gli aspetti immediati), ma perdita di certezze che si credevano acquisite, perdita di abitazioni ipotecate, perdita di futuro e di aspettative: paura di tutto, paura sempre, paura anche della propria ombra. Lo sciame sismico infinito non poteva non toccare la politica che è nella vita delle persone. L’america latina e l’India hanno votato governi marxisti, comunisti, di sinistra che non si era mai visto; ed anche in Europa muta lo scenario con lo spazzamento dei partiti socialdemocratici in quasi tutti i Paesi anche dove essi esercitavano egemonia culturale(vedi la Spagna). La socialdemocrazia è stata una bella storia, ma oramai non serve più.
    Nella nostra piccola Italietta il partito più vicino alla socialdemocrazia, vale a dire il Partito Democratico vara un’alleanza con due “destre”: una cattolica(l’UDC), l’altra meridionalista ed oscura(Lombardo, Poli Bortone) per cercare di battere l’armata berlusconiana. Ma il terremoto è in agguato con tante scosse di assestamento e ne ha anche per noi pugliesi e tarantini. Il blitz di Florido per gli apparentamenti, stando così le cose non dovrebbe sorprendere, anche perchè risponde ad un quadro regionale abbastanza evidente. L’accordo PD,UDC, Poli Bortone è un accordo che si riproporrà anche l’anno prossimo alle elezioni regionali, il problema è che a chiedere la riconferma non ci sarà un “democristiano” ma un presidente che da poco non si dichiara più comunista e che si chiama Niki Vendola.Come la mettiamo? Cosa farà la sinistra?
    Io ritengo che a sinistra si stia aprendo un’autostrada che vale la pena percorrere: un pd che sposa in pieno politiche di precariato e di liberismo(oltre che di oltranzismo cristiano-cattolico sui diritti civili) lascia completamente il campo della sinistra. Ritengo che sia arrivato il momento del coraggio e della ricostruzione della “sinistra” all’esterno di questo sistema di potere che non ci riguarda, che non ci appartiene, che non condividiamo. Già alle provinciali si dica chiaro e tondo che questi apparentamenti non ci piacciono e che sono contro la nostra linea politica, che non porteranno nulla per i cittadini se no favori individuali che poi la collettività pagherà inevitabilmente. La sinistra si unisca nei fatti, nell’opposizione, e non contro i simboli, oppure contro i leader. Già domani si faccia un coordinamento tra tutti coloro che non condividono il sistema politico che si intravede da questi apparentamenti, scelgano una strategia per l’oggi e per il domani: per le provinciali e per le regionali tra un anno con una lista unitaria di una sinistra che si oppone e che contemporaneamente propone un progetto diverso, di reale libertà per coloro che sinora stanno pagando la “crisi” senza colpe. A mio avviso dobbiamo farlo, perchè le scosse di questo terremoto, così potenti, così frequenti, così invasive non distruggano per sempre i diritti, i sogni e le aspirazioni delle persone.

    Luca Occhionero

  118. Alfonso Geraci Dice:

    Ciao Ivan

    A l’han trovàa distes in mezz a i orti
    i oeucc a eren ross e un poo sversàa
    me piasaria savè chi l’è quel ostia
    che al me gatt la panscia al g’ha sbusàa.

    L’era insci bell, insci simpatich
    negher e bianch, propri on belée
    se ciapi quel che l’ha copàa
    mi a pesciàa ghe s’ceppi ‘l dedrée.

    I amis m’han dit «L’è stada la Ninetta
    quella cont la gambetta sifolina
    l’emm vista in mezz a i orti ier matina
    che la lumava ‘l gatt cont on cortel».

    L’è malmostosa, de bruta cera,
    e l’ha g’ha on nas svisser e gross
    vedella in gir fa propi péna
    e tucc i fioeu ghe dann adoss.

    Incoeu a l’hoo spetada in via Savona
    dopo mezzdì, quand lee la torna a cà
    ghe sont rivàa adrée a la barbona
    e su la gamba giusta giò legnàa.

    Ho sentù on crach de ossa rott
    l’è ‘ndada in terra come on fagott
    lee la vosava «oi mamma mia»
    me sont stremì, sont scapàa via

    Stasera voo a dormì al riformatóri
    in quel di Filangieri al numer duu
    m’han dàa del teddy-boy, del brutt demoni
    mi sont convint istess d’avegh reson.

    Se g’hoo de divv, o brava gent
    de la Ninetta me frega niént
    l’è la giustissia che me fa tort
    Ninetta è viva, ma el gatt l’è mort,

    l’è la giustissia che me fa tort
    Ninetta è viva, ma el gatt l’è mort.

  119. Non si vuol ripetere il Pci,vorrei che i proponesse un partito che ha appeal e consenso fino al 2006 dove avevamo il 7,4% cerchiamo di recuperare i nostri consensi

  120. caro lu e caro federico, scusate ma io penso che la litania sui metodi e sui difetti dei dirigenti contornata da proposte superficiali sia non solo inutile ma anche gravemente dannosa. non che diciate cose sbagliate, ma sono parziali incomplete e al massimo si tratta di effetti e non di cause. l’istituzionalismo alberga tanto nell’elettorato quanto nella militanza di base quanto nei gruppi dirigenti. attiene alla linea politica e alla concezione stessa della politica e del partito. non si da una selezione di quadri e dirigenti che non provenga dalla linea. e quando per anni hai una linea istituzionalista se cambi linea ci vogliono anni per avere quadri e dirigenti selezionati su quella linea. è sempre stato così in ogni organizzazione politica. solo le sette possono essere molto agili sia perché non hanno nessuna vita democratica sia perché ogni svolta politica è sempre sovrastata dalla fedeltà cieca ed assoluta all’organizzazione.
    però l’ho detto mille volte e mi sembra noioso, anche per me stesso, continuare a ripeterlo all’infinito.

  121. caro emanuele ladurie, hai ragione. non siamo negli anni 50 e non esiste nessun partito di massa. e allora? dobbiamo essere chiari su questo però: se ti proponi di cambiare radicalmente la realtà e non di galleggiare su di essa credi davvero che quanto dici: “Credo che non sia solo alchimia pensare che costruire una rappresnetazione e una rappresentanza sia la priorità” sia una risposta adeguata e giusta?
    salti a piè pari il piccolo problema che la formazione del senso comune nella società è il frutto di cambiamenti nel funzionamento delle relazioni sociali e di lavoro e che per capire la società e per proporsi anche di farne una rappresentazione capibile non solo da una cerchia ristretta di militanti è necessario, direi indispensabile, essere interni ad ogni lotta e conflitto.
    certo che siamo non autosufficienti. e chi sostiene il contrario è pazzo.
    ma chi ha detto che i mille comitati (con gradi diversi di coscienza, di consapevolezza e di radicalità) le mille associazioni, le mille esperienze di lotta di fabbrica e di movimenti per i diritti civili debbano essere divisi fra loro? chi ha detto che un partito, appunto non autosufficiente, debba comportarsi come il luogo nel quale si consolida la sintesi delle lotte di altri?
    quel che proponi tu, scusa, ma è proprio l’apoteosi dell’autosufficienza.
    che ci vorrà mai a costruire una rappresentazione e a pretendere (perchè è questo il verbo giusto) che la realtà si conformi a concederti la rappresentanza?
    insomma i militanti di sinistra si raccontano una rappresentazione della realtà, scoprono che non siamo negli anni 50, e conseguentemente si danno una bella riverniciata e incassano la delega della rappresentanza.
    no, caro emanule, ci vorranno anni e anni di duro lavoro sociale, di umiltà, di costruzione delle lotte e dei conflitti. il tutto fatto unendo alla pari, senza che qualcuno pretenda di dirigere e di avere il monopolio della rappresentanza, tutto ciò che è e si considera antagonista in questa società.
    comunque grazie per il commento e, se vuoi, la discussione continua.

  122. caro animals, non bastano rotture virtuali col pd e con nessuno. se hai insediamento sociale e lotte in un comune puoi anche allearti col pd ed ottenere cose buone che rafforzano le lotte e non ti fanno cambiare natura. come se non hai insediamento sociale e lotte puoi anche dichiarare guerra al pd ma socialmente non cambia un virgola e per la gente tu sei solo un partito che litiga con un altro e non un punto di riferimento. se sei d’accordo con questo allora siamo d’accordo nel dire che non basta dichiararsi autonomi dal pd. ma non basta nemmeno dire che il pd è la sentina di tutti i mali e rimanere totalmente subalterni al sistema politico che non ha nessuna difficoltà a prevedere che ci siano partiti che dicono le cose più rosse nelle istituzioni o fuori di esse senza cambiare nulla nei rapporti di forza.
    ciao

  123. Il CPN riconferma Ferrero e punta alla gestione unitaria entro Luglio.
    Via libera al Coordinamento delle forze anticapitaliste e della sinistra comunista.
    Il Comitato Politico Nazionale del Prc ha votato quasi all’unanimità un ordine del giorno che riconferma la segreteria con un mandato per un piano di riorganizzazione della struttura centrale del partito per migliorare il lavoro e ridurre i costi e con l’impegno che al prossimo Cpn ci sia una proposta di gestione unitaria. Inoltre, delle quattro mozioni presentate al ‘parlamentinò del partito, quella della maggioranza ha ottenuto 88 voti; quella bertinottiana 36; quella trozkista 10 e quella della quinta mozione 3; dieci sono stati gli astenuti. È stato inoltre approvato a larga maggioranza (133 sì, 1 contrario e 3 astenuti) un documento che propone un piano di lavoro e punta a un «salto di qualità» sul tema dell’economia con la creazione di comitati unitari contro la crisi aperti anche a soggetti sindacali e della società civile. Il Cpn ha ringraziato Pietro Ingrao per il suo sostegno e, a partire dalla lista presentatasi alle europee con Pdci e Socialismo 2000, ha impegnato il partito ad avviare un percorso di costruzione di «un polo della sinistra di alternativa autonomo dal Pd». Per questo, entro il mese di luglio verrà organizzata una grande assemblea pubblica di tutti i soggetti disponibili a costruire questo «polo» con personalità indipendenti, realtà del mondo dell’associazionismo, sindacali e della rete dei movimenti.
    su Ansa del 14/06/2009

  124. animals Dice:

    Ciao Ramon, grazie della risposta ma non sono d’accordo. Preciso solo che la mia non è una preclusione a priori contro tutte le alleanze. Semplicemente credo che il Pd sia un partito che seppure con qualche contraddizione interna, esprime gli interessi della classe dominante a tutti i livelli. Un po’ come il partito democratico americano che ha al suo interno Edwards e alcune trade unions ma resta espressione della grande borghesia Usa. Sfido qualunque compagno a portarmi l’esempio di un’amministrazione locale in alleanza con il Pd che abbia prodotto risultati positivi per i lavoratori, o tanto meno che abbia prodotto conflitto e coscienza di classe o che abbia dato una prospettiva e una speranza. Che abbia rappresentato uno strumento degli oppressi. Io non ne conosco. Tutte le volte ne siamo usciti con le ossa rotte. Tutte le sante volte.
    Comunque è una questione che ci divide da tanto tempo.
    Poi sono d’accordo che non bsta rompere con il pd pe rrisolvere i nostri proiblemi. Credo però che sia necessario.
    Sul Cpn non ne so ancora abbastanza ma da quello che leggo che la proposta uscita maggioritaria non mi convince affatto. Una gestione unitaria con i bertinottiani significherebbe abbandonare anche ufficialmente Chianciano e per la sinistra del partito sarebbe ovviamente impossibile starci. Una sana opposizione interna come sempre costruttiva non potrà fare che bene. Anche se spero non ci si debba arrivare.

  125. caro animals, sul giudizio che dai del pd, anche se sommario come è giusto che sia in un post, concordo. proprio non ci capiamo a quanto pare.
    per esempio in val di susa ci sono amministrazioni col pd che sono contro la tav e dove, guarda caso, la nostra lista alle europee ha preso più del 10 %. anche a dimostrazione che i movimenti di lungo corso dove stai con umiltà e serietà ti ripagano anche elettoralmente. cosa dovremmo fare in quei comuni? dimmi! un bel volantino dove denunciamo la natura borghese del pd e rompere col sindaco del pd anche se lui è contro la tav? o cacciare il pd dove il sindaco l’abbiamo noi? ma dai!
    quando sei privo di legami sociali reali ci sono due scorciatoie sempre: quella del alleiamoci ed entriamo nella giunta, qualcosa potremo fare di meglio che stare fuori oppure rompiamo con il pd e così dimostriamo che stiamo dalla parte giusta e la gente prima o poi capirà e ci seguirà.
    sebbene io pensi che non ci si possa alleare col pd in un nuovo centrosinistra a livello nazionale vorrei che fosse chiaro che questa scelta non risolve il problema.
    mi sembra abbastanza chiaro.

  126. Federico Dice:

    va bene, lascio perdere

  127. inoltre, caro animals, vorrei ricordarti che la gestione unitaria del partito a tutti i livelli era una decisione della maggioranza di chianciano.
    resa impossibile dalla protervia di vendola e soci che per mesi hanno solo lavorato alla distruzione del nostro partito.
    chi ha detto che la gestione unitaria è un cambiamento di linea? chi?
    la mozione 2 ha votato a favore della lista che abbiamo fatto alle europee. questo significa che quella lista è stata fatta in contraddizione con la linea di chianciano?
    ma come si fa a ragionare così?

  128. animals Dice:

    Non mi risulta che la mozione quattro nemmeno a Chianciano abbia chiesto la gestione unitaria. Io comunque non la vorrei. Per il semplice motivo che entrerebbe a far parte di organismi esecutivi del partito una componente che è contraria alla svolta a sinistra. Fatto che oggettivamente ostacolerebbe questa svolta.
    Sul Pd mi sembra di essere stato chiarissimo nel dire che la rottura con quel partito NON risolverebbe i problemi del Prc. Credo che invece sarebbe un passo importante per iniziare a risolverli.
    Se dei sindaci Pd hanno posizioni giuste su questioni importanti si fa una lotta insieme a loro se sono capaci di andare oltre le dichiarazioni. non per forza bisogna entrare nelle giunte con loro.
    Anche nella bassa modenese la Lega Nord si oppone alla costruzione di un deposito di gas insieme a dei comitati di cittadini. Allora ci alleiamo con la Lega?

  129. Militante Dice:

    Sta di fatto che nè Chianciano nè questo CPN nè temo i prossimi affronteranno volta per tutte il nodo politico-strategico principale e discriminante di tutte le convulsioni delle sinistre in questo paese: un’analisi di classe del PD e del ruolo che esso svolge nelle istituzioni, nella società, nel sindacato, nel panorama internazionale.

    Eppure questo è il problema dei problemi perchè tutte le scissioni che abbiamo subito negli anni, da destra e da sinistra, avevano come base di partenza gli ambigui rapporti di Rifondazione col centrosinistra. Anche l’ultima dolorosa scissione, al di là della propaganda, è figlia di questo problema. Finchè si continua a dilazionare questo nodo, nè il PRC nè la sinistra d’alternativa avrà mai un profilo strategico identificabile.

    Ad oggi è un fatto che tutte le forze di sinistra, ad eccezione parziale del PRC e (a parole) del PdCI, sono pienamente iscritte nel quadro del controsinistra del passato e del futuro. E noi? Prima di decidere cosa fare da grandi, dovremmo decidere dove andare, se verso un bipolarismo irrevocabile o la costruzione di un “terzo campo” anticapitalista.

    Mi sembra chiaro che, adducendo a pretesto il deludente risultato elettorale, le componenti interne “di destra”, che guardano ad un nuovo centrosinistra (e non è questione locale), si sentano oggi più motivate e rafforzate che mai.

    Personalmente se devo sbattermi per radicare il partito nella società e poi portare l’acqua con le orecchie ai privatizzatori, ai tagliatori del welfare, ai precarizzatori del lavoro, ai bombardatori democratici, ditemelo subito chè decido come applicare più costruttivamente le mie scarse energie fisiche e mentali….

  130. caro animals, questo diceva la mozione finale del congresso di chianciano: “La gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche interne agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere intesa come partecipazione ai processi decisionali e non come mero diritto di critica a decisioni assunte da maggioranze o, peggio ancora, da cerchie ristrette di dirigenti.”
    non credo sia necessario aggiungere nulla.
    o aveva ragione la maggioranza di venezia (di cui facevo parte) che sostenne che negli esecutivi le minoranze non dovevano entrare perché avrebbero intralciato il lavoro di applicazione della linea?
    e dai!

  131. e poi, caro animals, davvero pensi che in un piccolo comune si possa, pur avendo accordi e coerenze nel governo e magari anche il sindaco (perché ne abbiamo anche noi), comportarsi come dici tu? e cioè pensare che i propri contenuti e rapporti sociali non hanno la capacità di condizionare altri e non viceversa?
    se tu dicessi ok ma sono pochissime eccezioni a quelle condizioni potrei dirti che sono d’accordo, ma come vedi tu davvero pensi che la tua identità e la tua forza derivano dal rapporto che hai col pd e che basta definirsi rispetto al pd.
    quanto alla lega se tu pensi che la lega e il pd sono la stessa cosa allora davvero non sei capace di nessuna analisi della realtà. ed in ogni caso io in quei comitati ci starei con chiunque.

  132. animals Dice:

    Allora dimmi quali saranno secondo te le conseguenze di un’allargamento della maggioranza alla mozione due. Ne avrai un’idea immagino. Io ce l’ho. E’ evidente che la mozione conclusiva di Chianciano era un compromesso accettabile per tutte le quattro mozioni che l’hanno sottoscritta. Rischia di non esserlo più, tutto qua. Le cose cambiano e si evolvono in una direzione o nell’altra, questo non mi sorprende. Semplicemente ognuno ne trae le sue conseguenze. Non mi sembra nulla di scandaloso.
    Mi viene in mente che anche a Castelfranco Emilia la Lega si oppone al piano cave della provincia che devasterà il territorio. Due casi di posizioni ambientaliste, o populiste, della Lega in una sola provincia. Dovevamo allearci con la Lega anche lì?

  133. perché discuti in astratto animals? sempre in astratto. se abbiamo deciso che bisogna fare un polo alternativo al bipolarismo e dai contenuti anticapitalistici e di rilanciare rifondazione come fai a dire che la presenza di una mozione in un organismo fa cambiare linea? se è per questo si può cambiarla anche senza gestione unitaria.
    e dagli con la lega. ti ho già risposto.

  134. animals Dice:

    Non avevo visto il tuo secondo post quando ho inviato il mio. E non voglio certo trasformare il blog in un botta e risposta. Solo un’ultima precisazione: non dico che lega e pd sono uguali dico che non basta una posizione corretta su una questione da parte del pd per giustificare un’alleanza con quel partito. Inoltre continui a rispondermi come se per me rompere con il pd fosse sufficiente o bastasse a uscire dalla nostra crisi. Cosa che non ho mai detto.
    In ogni caso chiarire e rendere evidenti le differenti posizioni come stiamo facendo qua è sempre una cosa positiva. Spero verrà fatto anche dove è più importante farlo cioè nei gruppi dirigenti. E a quel punto, ripeto, ognuno deciderà se appoggiare o meno le scelte che verranno fatte.
    Alla fine a Castelfranco i comitati si sono divisi tra quelli che si sono alleati con la lega alle amministrative e quelli che hanno presentato una loro lista con la quale abbiamo discusso senza purtroppo raggiungere un accordo elettorale. Restiamo comunque in quei comitati anti cave nei quali non ci sono i leghisti.
    Mi rimetto a lavorare (visto che sono in ufficio) e spero di continuare utilmente la discussione.

  135. Ulianov Dice:

    Ramon potresti chiarirmi in cosa consiste un polo alternativo al bipolarismo?
    Cos’è una Federazione? Quale sarà il rapporto col PD? Ogni partito avrà la sua autonomia? Ma facciamo un esempio concreto, a Lecce si è svolto il G7 finanziato da Vendola e Rifondazione ha partecipato alle contestazioni, come sarebbero gestite queste contraddizioni?
    Ma se poi dovrà essere anticapitalista, cosa c’entrano Sel,Sd,i verdi? Questi, e forse anche noi, in Puglia stiamo per allearci con UDC ed i fascisti della Polibortone cosa c’entrano con l’anticapitalismo?
    A Bari sostengono, insieme a noi purtroppo, il capo degli industriali di quella città, Divella, cosa c’entra questo con l’anticapitalismo?
    Ma poi questi di sel non mi pare l’abbiano già detto abbastanza esplicitamente che con i comunisti non vogliono averci a che fare?

  136. iris pezzali Dice:

    Caro Ramon, ti scrivo dopo mesi, anche se non ho mai ricevuto risposta di un altro lungo post. Ma ho imparato a resistere, certamente su queste cose.
    Mi colpisce la tua dolcezza politica quando dichiari che avevi messo per iscritto che Rifondazione avrebbe raggiunto il quorum (la chiamo Rifondazione a tutto pieno, si).
    Ci vorrebbe molto tempo e molto spazio, e certo la fiducia nel comunicare tra noi che forse vi fu diverso tempo fa: allora potrei spiegare con precise motivazioni che il quorum non era all’ordine del giorno di questo esito elettorale. Basta osservare la amara realtà sociale da altri punti di vista e te ne saresti accorto. Se ne sarebbe accorto Gramsci dal carcere, lo sapevano (amaramente ripeto) molti che vivono luoghi e spazi sconosciuti al dibattito attuale.
    La realtà è altrove Ramon.

    Questi anni ci hanno portato lontano ma il punto di vista gramsciano rimane per me un faro imprescindibile. Basta rileggere, ascoltare le sue righe, mettere in posizione critica, pulire, riaccendere, capire.
    Il quorum.
    La gente che ha bisogno è molto lontana.

    Un caro saluto.

    Iris

  137. …..Caro Ramon, non mi convinci affatto. Ma proprio neanche un po’. Non si puo’ cavarsela’ cosi’. La dirigenza nazionale deve e dico deve, dare un segnale forte, all’ interno e all’ esterno del partito, sul cambiamento di linea politica, imprimendo nuove parole d’ordine, scardinando i vecchi rapporti, culturalmente e quindi praticamente, fino ai valori effettivi dell’ azione politica nei territori. Ma deve farlo in modo visibile, plateale.
    Quello che dici sembra piu’ un escamotage linguistico, che sposta ancora una volta il punto di osservazione sulla questione della chiarezza della linea politica sull’ ennesimo “perche’ non si puo’”, che una valida argomentazione.
    Cos’ e’, la formazione politica e dei quadri la vogliamo rappresentare come una sorta di selezione naturale? Non giriamoci intorno. Ci vorranno anni? Ma il problema e’: quando si comincia?

  138. Luca Marini Dice:

    Comincio a nutrire forti dubbi su tutto ciò che gravita attorno all’autosufficenza o meno del prc! Ma siamo proprio sicuri che a insistere su questa strada si possano produrre benefici?
    Tutte le volte che diciamo a noi stessi e fuori che il prc non è autosufficiente a mio modo di vedere non facciamo altro che svilire il dibattito e anche le prospettive politiche che ci prefiggiamo.
    Il prc non è autosufficiente, per cosa? per superare il quorum? non mi smbra le cose stiano così!
    Il prc non è autosufficiente! per cosa? per cambiare lo stato di cose presenti?
    forse sì, ma vorrei capire quale alternativa ci rimane!
    E vogliamoli bene a questo partito e valorizziamo tutte le lotte fatte con tanto sacrificio, ma valorizziamole e allora spazzeremo via qualsiasi illusione di nuova unità a sinistra, tanto vana quanto insufficiente!

  139. ramon, leggo ora che hai presentato un odg al cpn chiedendo la gestione unitaria.. si vede che nonostante ti segua da tempo non ho capito niente.. perche’ lasciamo stare il passato.. anche se è ancora molto vivo il ricordo del congresso, come è molto vivo il ricordo di una battaglia feroce contro chi ci diceva che non servivamo piu’ a niente, che eravamo superati dalla storia.. lasciamo stare il passato dicevo.. tu proponi una gestione unitaria con chi, OGGI, dice:
    “Il quadro analitico e programmatico delle posizioni che si sono confrontate, nel congresso di Chianciano, risulta largamente superato”
    e ancora:
    “Proponiamo, nel più breve tempo possibile, un’assemblea, che riconduca ad un processo unitario le diverse opzioni di sinistra”
    qual’è la differenza con l’opzione vendola al congresso? dimmelo perchè non ho capito.. mi stai dicendo che la gestione unitaria non si fece gia’ a chianciano SOLO perchè vendola insisteva per diventare segretario? mi stai dicendo che mi sono fatto 20 congressi di circolo dicendo che “costituente della sinistra=scioglimento del prc” per un cazzo? che adesso mi devo ritrovare nelle segreterie chi mi vuole morto? perche’ qua non si tratta di dare una funzione esecutiva a chi la pensa diversamente da me su una serie (fossero anche tante) di questioni.. qua si tratta di dare funzioni esecutive a chi considera il nostro partito un residuato bellico.. a chi lavora coscientemente per affossarlo.. il problema è questo: non siamo stati capaci di dire una cosa semplice, ossia che non è accettabile che all’interno del prc ci si gente che vuole distruggerlo.. tanto valeva tenersi sansonetti no? a ’sto punto ringrazio dio che gli ha dato la stessa protervia di vendola..
    ma veramente pensi che l’ingresso della due in maggioranza non avrebbe ripercussioni sulla svolta a sinistra? veramente pensi che basta che ci entrino giurando sulla mamma che si impegnano a costruire un partito “anticapitalista e autonomo dal pd”? ma dai! (per usare parole tue).. insomma.. spiegami qual’è la differenza tra il vendola di ieri e il rocchi di oggi..
    sul pd..
    lo capisce anche un bambino che non basta dire “rompiamo col pd”(e se è per questo nessun elemento programmatico e strategico basta di per se’), che la questione fondamentale è il radicamento (quello vero, tipo pomigliano), le relazioni sociali ecc.. il punto non è il paesino xy di 12 abitanti e di quanti km di piste ciclabili abbia costruito il sindaco pd (dando l’appalto all’amico dello zio, ovvio) il punto è che il bambino di cui sopra capisce anche che non puoi passare le ore a dire al mondo la verità, e cioè che il pd è il partito della speculazione, dei banchieri, degli ichino e chi piu’ ne ha piu’ ne metta e che SeL è la sua copertura a sinistra e poi proporre alleanze, apparentamenti, indicazioni di voto con e per quei partiti.. perche’ cosi’ perdi quella credibilità che gia’ non hai.. e se queste cose le capisce un bambino figuriamoci animals, che suppongo abbia passato da tempo la fase della pubertà.. non basta dire “rompiamo col pd” ma è necessario dire “rompiamo col pd”.. le due cose vanno di pari passo.. è vitale capire l’importanza di entrambe..
    non sono un genio della politica ma non serve esserlo per capire che se un gruppo dirigente locale ha due ore di tempo a disposizione è meglio che le passi a individuare una o due (non mille) fabbriche in crisi, ad alzare il telefono che magari scopre che dentro quelle realtà abbiamo un iscritto, a capire come intervenire in quelle vertenze, a come produrre conflitto, a come fare casse di resistenza, piuttosto che passarle a discutere col segretario territoriale del pdci, di SeL o del pd..
    ci vorrà molto tempo per ricostruire un partito rivoluzionario in italia, ma visto che ne abbiamo poco iniziamo ad impiegarlo bene..
    al lavoro..

  140. D’accordo con la gestione unitaria,difatti nel documento di Chianciano c’era una sezione dedicata alla gestione unitaria del partito.
    A me preme recuperare consenso,preme ritornare ad essere vivo e vitale nella società,piacerebbe avere i consensi che avevamo fino al 2006,vorrei che il prc avesse l’appeal di poco tempo fa,dobbiamo lavorare e farlo bene………………..

  141. che bello il commento di iris pezzali….
    bentornata!!

  142. lucaocchionero Dice:

    C’E’ CHI DICE NO ALL’UDC ED ALLA POLI BORTONE

    FEDERAZIONE PROVINCIALE PRC TARANTO
    Via Messapia 5, a

    La Segreteria Provinciale del PRC si è riunita per esaminare la nuova situazione politica determinasi dopo la scelta del candidato-Presidente Florido di apparentarsi con le forze del centro-destra ( UDC – IO SUD – Tarantino).
    Le conclusione della discussione possono così riassumersi:

    Si esprime la netta condanna del metodo utilizzato dal candidato-presidente Florido ( e dal PD?) di stringere tale alleanza senza aver preventivamente sentito le forze politiche della coalizione che lo ha sostenuto nel primo turno e gli ha consentito di giungere al ballottaggio. Si tratta di un comportamento arrogante e anti democratico.
    Il PRC non può, ovviamente, avere nessuna remora rispetto all’ apparentamento con le altre forze di centro-sinistra ( Movimento Stefàno – SDS – IDV – Moderati di Centro) , per la cui unità già al primo turno si è speso sino all’ultimo.
    In nessun caso è accettabile una qualsiasi alleanza con le forze del centro- destra della ex aggregazione Tarantino; forze , come l’UDC , responsabile del dissesto al Comune di Taranto e con personaggi di spicco plurindagati o forze come quelle della Poli Bortone che, ancora tre giorni fa rivendicava “ coerentemente” il voto di destra e si scagliava contro i comunisti. Si ricorderà, tra l’altro , che una delle tre condizioni poste dal PRC per entrare nella coalizione del centro – sinistra , oltre all’accordo programmatico, era la netta chiusura all’ UDC.
    Anche la motivazione addotta della necessità di sbarrare la strada alla destra citista non convince. Anzi, proprio il trasformismo politico e la confusione programmatica rischiano di alimentare quella insofferenza sociali e sfiducia politica, di cui l’alto livello di astensione , insieme ai voti bianchi e nulli, è un chiarissimo segnale, che tutto il centro-sinistra avrebbe dovuto cogliere.
    In coerenza con i deliberati del Comitato Politico Provinciale ma anche di quello Nazionale, confermiamo che non vi è alcuna possibilità di alleanza politica tra il PRC e queste forze di centro – destra..
    I tempi ristretti, cui purtroppo ci ha costretti la “sorpresa” di Florido, non consentono la convocazione del Comitato Politico Provinciale , Organismo competente a decidere sull’orientamento generale rispetto al voto di ballottaggio. Pertanto saranno gli Organismi Dirigenti dei singoli Circoli a discutere ed assumere l’orientamento. Il Comitato Politico Provinciale è convocato sin d’ora per giorno 25 giugno alle ore 18:00.
    La segreteria provinciale del PRC fa appello a tutte le forze della Sinistra alternativa e ai Movimenti della Sinistra diffusa per costruire da subito una forte e coordinata battaglia di opposizione sociale alla destra fascista, xenofoba e populista.

    La Segreteria Provinciale

  143. iris pezzali Dice:

    Grazie Maria.

  144. caro animals, il nostro non è un battibecco. si ragiona anche con il botta e risposta. non c’è problema.
    1) hai scritto: “non dico che lega e pd sono uguali dico che non basta una posizione corretta su una questione da parte del pd per giustificare un’alleanza con quel partito.” questo punto del nostro discutere deriva dall’esempio che ti ho fatto su diversi comuni della val di susa (lo dico a beneficio di chi non avesse letto). il problema non è “la posizione corretta su una questione”. se ci si alleasse col pd in un comune della val di susa perché il pd ha una posizione corretta sulle piste ciclabili e, al contrario, avesse la stessa posizione nazionale del partito sulla TAV avresti ragione tu. ma non puoi ignorare che la TAV in val di susa è la questione centrale. investe il lavoro e il modello di sviluppo, l’ambiente e la salute dei cittadini, la democrazia (si può fare una grande opera contro la volontà di chi la deve subire per venti anni e sa che è completamente inutile (tranne che per l’impregilo)?
    io non capisco come si possa teorizzare che la lotta è importante e quando questa costringe i partiti a cambiare le loro posizioni, è maggioritaria fra i cittadini e può ottenere risultati deve essere compromessa da una concezione astratta. io sono il primo a teorizzare, e lo faccio da tempo, l’impermeabilità del sistema politico elettorale al conflitto sociale. e secondo me vale per la stragrande maggioranza dei comuni ecc. ma quando ci sono condizioni per trasformare i contenuti di una lotta in posizioni di governo rinunciare a farlo è semplicemente un errore enorme.
    tu dici che sai bene che non basta rompere col pd. ma perché? perché bisogna ricostruire legami sociali e provare a cambiare il senso comune. o no? ma una cosa è rompere col pd con l’idea che questo sia il viatico per ricostruire, un’altra è coltivare l’illusione che il rapporto di alleanze sia il viatico giusto e un’altra è ricostruire rapporti di forza nella società sulla base dei quali misurare ogni rapporto politico.
    in val di susa le idee antagoniste al modello di sviluppo fondato sulla rendita fondiaria ecc sono egemoni.
    a me sembra chiaro come il sole.

  145. caro ulianov, le divisioni a sinistra sono il frutto della sconfitta sociale e di errori politici. uno dei riflessi condizionati che esiste è quello di dire: uniamoci. questa domanda di unità contiene due cose contraddittorie fra loro: una è logica e perfino elementare. se non siamo abbastanza forti per resistere mai e poi mai riusciremo a riconquistare forza. l’altra è il riflesso della stessa sconfitta sociale. la ripresa viene prima nelle elezioni contro la destra e poi, forse, a livello sociale.
    non dare una risposta corretta ad una domanda contraddittoria ci priverebbe della stessa possibilità di parlare con i molti che nella loro testa vorrebbero sia l’unità sia i contenuti buoni per l’unità.
    ecco perché bisogna tentare di costruire unità a tutti i livelli ma su contenuti chiari e precisi.
    l’alternatività al bipolarismo è un contenuto importantissimo perché è un confine netto che in qualche modo svela la natura truffaldina dell’unità senza contenuti o con contenuti sbagliati.
    noi abbiamo deciso che non sciogliamo il partito. punto. e abbiamo deciso che possiamo fare liste, come quella che abbiamo fatto alle europee su contenuti chiari e senza rinunciare a identità e simboli. punto.
    c’è una marea di persone, comitati, esperienze sindacali, centri sociali e associazioni che sui contenuti la pensano come noi, che rispettano la nostra identità come noi rispettiamo la loro. con questi dobbiamo unirci si o no?
    in un nuovo partito? NO! escludiamo categoricamente questa proposta.
    ovviamente se riuscissimo ad unire un ampio fronte bisognerà discutere di come stare insieme, di quali regole ecc ecc.
    ma non bisogna certo anteporre nessunissima discussione organizzativa, pena il discutere di contenitori e altre amenità simili, che purtroppo di questi tempi e con la miseria politico culturale dei mass media comprometterebbe ogni seria discussione sui contenuti.
    tutto qui.

  146. cara iris, intanto un abbraccio. e mi spiace di non aver risposto ad un tuo post. non lo ricordo e se non lo ricordo si tratta di disattenzione o del fatto che forse avevo rimandato. non so. comunque non può essere stata una scelta, altrimenti lo ricorderei.
    quanto al quorum, cara iris, secondo me sbagli a dire che non era all’ordine del giorno. ma ovviamente posso sbagliare, anche di grosso, io. e certo il non raggiungimento dello stesso ti da ragione.
    tuttavia il problema è che non era all’ordine del giorno la ripresa di una forza sufficiente a livello elettorale. quella non ci sarebbe stata di certo. quorum o non quorum.
    sono mancati circa duecentomila voti per il fatidico 4 %. senza il pcl in tre circoscrizioni e con una campagna elettorale più sulle europee che sulle amministrative potevamo farcela.
    questa constatazione con toglie una virgola al senso della tua riflessione. perché il 4 % non avrebbe risolto nessun problema di fondo, tranne quello di battere il tentativo, che continua, di ucciderci.
    ma possiamo discuterne, come è nostra abitudine di un tempo.
    ciao

  147. Brutta storia a Taranto.
    Se vince Florido dunque PRC all’opposizione?

  148. caro benny, scusa ma mi pare tu abbia una certa confusione in testa.
    la gestione unitaria è una cosa e la maggioranza politica un’altra. la gestione significa che in tutti gli organismi del partito tutti debbono poter partecipare al processo decisionale, e questo vale per maggioranza e minoranza. o minoranze. concepire la segreteria come il governo e la minoranza come l’opposizione in parlamento è una aberrazione perché un partito non può funzionare così. a chianciano chi sostenne l’autocritica (e la critica) sull’idea affermatasi a venezia per cui le minoranze andavano tenute fuori dalla segreteria e costrette a discutere delle decisioni per dire si o no ma senza partecipare alla loro elaborazione, per questo motivo propose la gestione unitaria. ora siccome siamo noi in maggioranza dovremmo rimangiarci tutto e fare specularmente la stessa cosa della maggioranza di venezia? e poi non puoi non sapere che la maggioranza di chianciano propose immediatamente una gestione unitaria e che fu l’allora mozione due a rifiutare.
    in ogni caso le cose si evolvono. la mozione due che è rimasta nel partito ha votato, in direzione, a favore per la proposta della lista comunista ed anticapitalista. cosa significa? che sono finite le divergenze? direi di no. ma neppure che sono le stesse di chianciano. o no? noi stessi avevamo detto che la mozione due del congresso si reggeva su una ambiguità grave: alcuni volevano davvero sciogliere il partito ed altri no. questa ambiguità si è sciolta con la scissione. chi è rimasto non può essere assimilato a chi vuole uccidere il partito. punto. ogni altra considerazione è processo alle intenzioni. ma di processi alle intenzioni si muore.
    quanto al bambino che capisce e non capisce ti rimando al discorso che ho fatto ad animals. aggiungo che ai milioni di elettori che dovremmo pensare di recuperare con le lotte e i conflitti non gliene frega proprio nulla delle relazioni politiche fra noi e il pd e sel. ma proprio nulla. casomai, se parliamo solo di formule politiche, è ben più pregnante dire che siamo alternativi al bipolarismo che non lanciare invettive contro il pd. perché implica che non accetti l’idea del mettiamoci tutti insieme contro berlusconi indipendentemente dai contenuti. per essere più efficaci contro berlusconi. non per distinguerti dal pd, che senza forza sociale a tanti appare un mero settarismo e propaganda elettorale.
    forse mi sbaglio ma a me pare ovvio.
    ciao

  149. animals Dice:

    Ciao Ramon. Mi interessa sapere se secondo te la presenza in molte amministrazioni in questo momento non è un ostacolo da superare per avviare il partito sulla strada del radicamento sociale. Fermo restando che uscire da queste giunte non risolverà di per sé il problema e che questa stessa presenza non deve essere una scusa per i compagni di base per non iniziare il lavoro di radicamento. Detto questo non sei d’accordo che la presenza in importanti giunte sia negativa e andrebbe superata? E che la presenza nei poteri locali è stata ed è un fattore di burocratizzazione del partito e di distacco dal lavoro di radicamento sociale? Da alcuni tuoi post mi sembrava che tu condividessi questa idea.
    Mi piacerebbe sapere, visto che spieghi che le situazioni evolvono e sono ovviamente d’accordo, cosa significa secondo te l’evoluzione che c’è stata nell’ultimo Cpn. Come la giudichi al di là della coerenza o meno col documento finale di Chianciano.

  150. anch’io penso che lanciare invettive contro il pd a priori non abbia senso. all’elettorato poco e diciamo meglio NIENTE importa delle nostre questioni interne tra SL PDCI PD e chi più ne ha più ne metta. il problema semmai è il modo in cui all’interno del partito si percepisce il prolema (intendo a livello territoriale e non solo dirigenziale).
    mi spiego. per quanto mi riguarda con l’elettorato non MAI parlato “male” del nostro pd locale o di SL o del PDCI. ciò non toglie che come rifondazione si debba avere chiare le idee e preservare la nostra identità, se non vogliamo dissolverci in altri soggetti.
    è questo il punto fondamentale e non combattere gli avversari. anche perchè a sinistra sul terreno di lavoro avversari non ce ne sono, sia chiaro.
    poi mi permetto di fare un appunto sull’astensione. già c’è un grande problema di coinvolgimento dei cittadini alla vita politica, istigare all’astensionismo è ciò che di più osceno politicamente si possa fare. perchè, ricordo a tutti, quando poi un referendum o un voto interessa a noi, allora siamo lì ad invitare tutti ad andare ai seggi, giusto?
    vi pare coerenza? vi pare etica? vi pare che possano crederci mai gli elettori?
    allora si spieghi alla gente che alle urne si deve andare, non si ritira la scheda del referendum, idem per il ballottaggio a seconda delle situazioni locali.

  151. Dellacqua Dice:

    Questa strategia di autosufficienza è fallimentare, credo che alle regionali del prox anno, il Prc presentandosi solo ovunque non raggiungerà neanche il 2%.

    Ricordatevi che il lavoro per ricostruire un partito può anche durare anni, ma non è detto che il risultato sia positivo…cioè in 10 anni un partito può rinascere, ma può anche scomparire definitivamente dalla scena politica.

  152. scusa dellacqua, ma dove la vedi la strategia dell’autosufficienza?
    la lista comunista antiapitalista era ed è un inno all’autosufficienza? no, fammi capire bene. mi sfugge parecchio da queste ultime discussioni (nelle quali non sono entrata in merito peroprio per questo)

  153. si animals, la presenza in molte giunte, importanti e meno per dimensione del territorio, è un ostacolo enorme. sia perché è il frutto di una pratica istituzionalista (meglio dentro che fuori almeno qualcosa possiamo fare) sia perché anche senza l’istituzionalismo non si fanno i conti con la mutazione genetica che le istituzioni in quanto tali hanno subito a causa del bipolarimo. ma non basta dire che è un ostacolo, bisogna dire anche il perché è un ostacolo. altrimenti è facilissimo cadere nella speculare subalternità secondo cui ciò che è importante è la collocazione di opposizione dentro i consigli a risolvere i problemi. c’è un primato dei contenuti e della ricostruzione sociale. facendo leva su questo si convince. non abbiamo proprio bisogno di dividerci fra governisti e opposizionisti in astratto. abbiamo bisogno di avere un nord, una bussola che guidi l’azione. così con la discussione fondata sulla pratica e sui rapporti di forza sociali si potrà iniziare a risolvere il problema. e ci vuole tempo, pazienza e saldezza. ci sono migliaia di compagne e compagni che vedono solo i corni del governo e dell’opposizione ma non il vero problema. e questo non si risolve producendo una radicalizzazione dei due corni. al contrario. in politica è importantissimo non confondere effetti con cause. è fondamentale. la causa della nostra inutilità consiste nella mancanza di legami sociali (dovuta a sua volta ad una analisi e ad una linea politica errate) e l’esasperazione dei due corni è solo un effetto.

    scusa animals, ma secondo te dopo che abbiamo subito la scissione, dopo che per mesi siamo stati attaccati in modo infame, dopo che abbiamo subito il quorum, dopo che abbiamo deciso di fare una lista unitaria, dopo il risultato non doveva esserci una evoluzione dell’analisi e della politica? credo che anche tu convenga sul si.
    quale evoluzione? io credo che dire facciamo un polo alternativo al bipolarismo, che unire la sinistra anticapitalista, che assumere queste due discriminanti come decisive per riformare il partito e discutere con il pdci sinistra critica ecc sia una giusta evoluzione che risponde al fatto che in mezzo al guado non possiamo rimanere, che l’unità comunista senza quelle discriminanti ci trasformerebbe in un pdci più grande e più impotente, che il partito sociale diventa centrale e non eccentrico.
    speri di essermi spiegato.

  154. X Ramon
    ……eh gia’, si sa che in poltica le firme sui documenti sono sugelli di fedelta’ agli accordi, che mai verranno disattesi alla prima occasione utile (come lo era il programma di Prodi, eravamo tutti cosi’ convinti che davvero avrebbe mantenuto egli, la sua parola d’ onore!….Che ridere).
    Si sa che votare un documento politico e’ significativo di per se, mai un tale atto puo’ essere reputato ambiguo per la storia personale e politica di chi lo firma. Ha firmato, il compagno….evidentemente ha cambiato idea….pochi mesi se passati a meditare profondamente possono davvero fare miracoli, e poi i “Bertinottiani” si sa, sono tutti propensi alla riflessione mistica……
    Incredibile. Spero che tu voglia “scherzare”.

    “Chi è rimasto non può essere assimilato a chi vuole uccidere il partito. punto.”

    punto, punto e virgola e due punti…….questa e’ solo la tua opinione, naturalmente, punteggiatura a parte. Io ne ho una del tutto differente, e ce l’ho perche’ ho visto e toccato con mano pratiche di comunanza nel territorio tra chi dell’ ex mozione 2 e’ nel partito e chi si e’ scisso. E si puo’ facilmente immaginare come questa situazione sia comune in molti territori. e come di fatto paralizzi il partito e impedisca che questo possa porre in essere una reale discontinuita’ con la linea politica precedente l’ ultimo congresso, in modo effetivo e visibile.

    “aggiungo che ai milioni di elettori che dovremmo pensare di recuperare con le lotte e i conflitti non gliene frega proprio nulla delle relazioni politiche fra noi e il pd e sel. ma proprio nulla”

    Ah, davvero?! Ma proprio davvero? Perche’ il tipo di relazioni politiche tra il PRC e il PD e SL non sono qualificanti anch’ esse e come uno degli elementi principali della linea politica del partito? E non sono visibili molto piu’ di ogni dibattito interno? E non determinano la credibilita’ o meno del partito? E non sono discriminanti in merito alla possibilita’ di creazione di un soggetto antagonista che privilegi d’ora in poi non i balletti di palazzo ma l’intrecciare relazioni con tutta quella sinistra comunista schifata da anni dalla sinistra parlamentare? Davvero!?

    Ma che dici!?

    Non sono deluso, ma prroccupato.. Questie tue parole sono un pessimo segnale per il futuro del partito, visto anche il peso che hanno, proprio perche’ pronunciate da te, compagno….

    Per quanto mi riguarda, io sono uno dei “tanti” (si fa per dire) della societa’ civile che crede e lotta per la realizzazione di una societa’ fondata sui valori del comunismo. Ovviamente non perdero’ un minuto di piu’ dentro il PRC al primo accenno di “rientro” in logiche ormai putride, se non saremo in grado di sbarazzarci a breve di ogni ambiguita’ politica, in merito alla ()precedente?) linea del partito. Basta parole.

  155. cara maria, dallacqua penso si riferisca al centrosinistra. credo che per lui non essere autosufficienti significhi che prima vengono le alleanze e poi i contenuti. che prima viene l’unità della sinistra e poi i contenuti. che prima vengono le esigenze del momento e poi le analisi e che, infine, quel che conta sono i voti e non i rapporti di forza sociali.
    ma ha ragione a dire che non è detto che fra dieci anni si sia vivi per volontà divina. ha proprio ragione a dire così!
    peccato che non sembra essersi accorto che sottovalutando i rapporti di forza sociali, sacrificando la coerenza programmatica in nome dell’unità della sinistra (perché altrimenti avremmo rotto con il governo prodi per tempo) e reiterando la logica del frontismo contro berlusconi la catastrofe c’è già stata.

  156. caro lu, qui si fanno solo parole. questo è un blog. anche io potrei dirti che fai solo parole e non ci sposteremmo di un millimetro.
    comunque.
    secondo la tua logica non avremmo dovuto fare nessun accordo con il pdci. o forse ti sei dimenticato che la stessa nascita di quel partito, pilotata da prodi, fu un tentativo di eliminarci definitivamente? o hai dimenticato le liste civetta che per togliere seggi a noi li diedero alla destra?
    non esiste in politica un giudizio definitivo su nulla. su nulla. altrimenti ci si divide sempre irrimediabilmente e si attende la prossima divisione.
    poi, caro lu, addebitare l’istituzionalismo e l’opportunismo che impera nella pratica del partito alla mozione due, pre o post scissione, è una fesseria. le scelte sulla permanenza o meno in giunte o simili spesso scompongono le mozioni e le tagliano come il coltello nel burro. a dimostrazione che il problema è di fondo e la soluzione ancora lontana.
    una politica deve tentare di convincere e di essere egemonica, non eliminare chi non è convinto o anche chi dissente. altrimenti in due anni rimarremmo in tre in attesa della penultima divisione.
    quanto alle relazioni politiche insisto. sono importanti ma dipendono dai contenuti. in generale il prc, in tutta la sua storia, ha sempre preso più voti quando è stato in alleanza col o nel centrosinistra. questo è un dato inconfutabile. dovrei trarne la conclusione che gli elettori votano sulla relazione politica in se? ma dai! semplicemente si somma il voto di riconoscimento in una identità politico culturale e in scelte politiche con quello che si ritiene “utile”. io e te sappiamo bene che non è “utile”. ma per dimostrare questa inutilità senza i contenuti giusti tutto si deve fare tranne che dare anche solo l’impressione che si rompe per motivi astratti. vale la famosa parabola di brecht. il partito ha deciso che bisogna trasformare lo sciopero economico in sciopero politico. il dirigente fece il comizio e disse: compagni lavoratori dobbiamo trasformare lo sciopero economico in sciopero politico. i lavoratori non capirono e non fecero nemmeno lo sciopero economico.

  157. certo ramon che ho capito quel che voleva dire dellacqua.la catastrofe c’è già stata come dici bene tu, ed ora lo scenario politico che si apre è ben differente (a distanza di un anno da chianciano)e per come la penso io (che per carità posso sbagliare come tutti), è moolto complesso. e non è certo detto che saremo ancora vivi non solo tra 10 anni, ma molto prima.
    ecco perchè penso che il discorso dell’identità (e non identitarismo, non mi si fraintenda) all’interno della discussione del partito sia di VITALE importanza in questo momento. senza fare processi alle intenzioni a nessuno che non servono a nulla, ma la confusione su come trasformare le parole in fatti concreti politici a mio avviso è molto alta.

  158. per la duecentesima volta sono d’accordo con maria. parola per parola.

  159. iris pezzali Dice:

    Sono molto felice della tua risposta. Infatti ti ho scritto nuovamente in quanto so dei milletrecento impegni ecc. La stima che ho maturato di te esattamente da vent’anni è tale per cui rimani uno dei miei interlocutori più importanti non solo nel partito, anzi direi, soprattutto sul piano intellettuale. Dovremo trovare il modo di rivederci presto. Ci sono molte cose sulle quali ragionare e da rilanciare e un blog diventerebbe enciclopedico. La crisi economico sociale di questa fase storica rappresenta il crollo di un modello culturale non solo del capitalismo ma anche dell’organizzazione umana che non ha precedenti. Questa volta non accadrà che tra un po’ di tempo le cose si riassetteranno e tutto più o meno ricomincierà. No. Non sarà così. Questa “apocalisse moderna” ci pone nella condizione di non barare sullo stato di cose presenti e sul futuro. Niente, in ogni caso, sarà come prima ne come ora. Siamo in ripida discesa dentro un impoverimento economico di massa di cui ancora non riusciamo nemmeno ad intuire la proporzione. Il crollo epocale trascina con se schemi e paradigmi di lettura che risultano vetusti e ormai sfuocati. Come si poteva in quadro simile pensare che proprio noi, la forza politico culturale per definizione più alternativa (e lungimirante) potesse preservarsi dal vento degli eventi?
    La domanda e il compito urgente è quello che continuo a dire da molto tempo. questo paese ha una sola priorità in questa fase storica: dotarsi di una strategia efficace contro la povertà nel breve medio e lungo termine.
    UN PIANO POLITICO PROGRAMMATICO DI EMERGENZA SOCIALE sul quale chiamare tutte, dico tutte le forze della sinistra, il sindacato, le Università a dire la loro. Noi dobbiamo incalzare e avanzare subito questa proposta. In una fase come questa le identità servono a capirci meglio, non a fare polemica o a camminare con la testa all’indietro. Nessuna fusione organizzativa, niente pateracchi ora. Non è questo l’argomento. L’argomento è uno solo: “l’opposizione è fuori dalle Camere?” nemmeno questo è l’argomento. L’argomento deve essere: la gente soffre, sta male, e sarà sempre peggio. E’ ormai inaccettabile che un paese civile non adotti un piano-proposta sul quale tutti unitariamente fare una campagna unitaria e immediata.
    A vent’anni dalla caduta del muro di Berlino siamo tutti più poveri. Il meraviglioso sogno di mondo pacificato si è trasformato in un incubo collettivo. Quel muro doveva cadere ma sotto le macerie non può continuare a cadere la dignità umana. Dobbiamo riprendere temi importanti, una organizzazione importante, una capacità progettuale importante. Se gli altri ci vogliono nani, cerchiamo di guardarli dall’alto. Non della superbia sfoggiando un massimalismo dannoso e inconcludente come spesso in diversi ambienti ho respirato anche recentemente.
    E per la bontà di un fiore, caspita, non eleggiamoli mai più dirigenti di un partito che ha ben altri compiti.
    Proposta politica per incalzare su una piattaforma unitaria di lotta.. non so immaginare altro. Subito però, Ramon. Subito.
    Un tavolo unitario di analisi e di lotta. E’ urgente. I settari si facciano da parte. Non possiamo più permetterci il lusso di “zecche” tanto dannose.

    Un abbraccio
    Iris

    p.s. nessuno mi scriva che io ignoro quanto siano settari alla nostra destra: lo so benissimo e posso insegnare io qualcosa in merito. L’ho vissuto sulla mia pelle, anche la destra interna a questo partito l’ho vissuta. Quindi, please, stiamo sul nocciolo della questione.

  160. Due considerazioni: al referendum dire “astieniti” non sarà etica, ma è tattica… della sopravvivenza e non solo nostra.
    Concordo su chi dice sostanzialmente che non è solo questione di PD sii o no, insomma Modena, Savona, lo stesso Livorno ci dicono che puoi pure andare da solo ma i problemi di mancato radicamento li sconti comunque, perchè come diceva il segretario quelli che ci votano sono quelli che c’hai parlato per trenta minuti, ma se tu non li incontri (radicamento, legami, anche caffè al bar non solo lotte epiche) non li pigli.

  161. iris pezzali Dice:

    scusate la sintassi, ora che rileggo è davvero pessima. ma ho rubato un po’ di “tempo” al padrone….eheheheheh di corsa sempre di corsa…

  162. la stessa Livorno

  163. Ho letto, l’ ordine del giorno approvato ieri. Bene sul partito sociale, anche se ora servono le direttive concrete per passare alla pratica e non è semplice far uscire i nostri burocrati dai loro uffici e dalle loro sezioni per parlare con comitati, sindacati e soggettività che “fanno” il conflitto nella società. Per quel che riguarda il tentativo di creare un quarto polo di sinistra alternativo al PD non mi spenderei troppo per una serie. Innanzitutto, incassato già il diniego del Movimento per la Sinistra di Vendola, per quel che riguarda il PdCI, mi sembra un compagno di viaggio inadeguato: continua sulla sua via dell’ identirismo da una parte e del continuismo e istituzionalismo dall’ altra, senza voler produrre alcuna svolta di alcun tipo (nè tantomeno una svolta verso l’ azione sociale ed il conflitto) al suo interno; dunque, unirsi con loro come vogliono Giannini e Grassi sarebbe un errore gravissimo, sarebbe la fine. per quel che riguarda SC, mi sembra la formazione più a portata di accordo, anche se continuano, a mio avviso, ad essere velleitari e, soprattutto, ad essere senza contenuti. Il PCL invece, è un partito-persona che si regge sul suo leader, che è la persona più retorica dell’ universo, ma che anch’ egli non esprime alcun contenuto comprensibile e di utilità sociale per la classe lavoratrice, della quale si riempie la bocca. Solo Socialismo 2000, seppur da posizioni più moderate delle nostre, mi pare abbia afferrato la necessità di rivolgersi alle classi subalterne e tornare tra i lavoratori, senza scorciatoie politiciste. In tale quadro dunque, è importante rilanciare questo partito, cercando di far convergere intorno a noi tutti i comitati terroteriali, le esperienze di lotta per il diritto alla casa, i sindacati più di disponibili, ecc per ricostruire una nostra utilità sociale immediata tramite, ad esempio, casse di resistenza per i licenziati (vanno riaperte le sezioni nelle fabbriche!) ed altre forme di mutualismo sociale. E’ una cosa difficilissima, ma dobbiamo svoltare e, dunque riformare le dinamiche interne del nostro partito che, così come sono, impediscono tutto ciò.
    per il futuro, io penso che i dirigenti debbano prestare molta più attenzione diretta sulle dinamiche e cercare, come ho detto già qualche giorno fa su questo blog, tramite i militanti disposti, a forzarle, senza dover aspettare la prossima fase utile in cui magari la CGIL riterrà di organizzare qualche manifestazione, che poi rimane isolata.

  164. limones Dice:

    ramon, secondo me il problema dei problemi sta proprio nel giudizio sul voto che otteniamo quando stiamo col pd e su quel carattere di “utilità” percepita che tu individui. A mio parere, e semplificando, i voti che ci mancano da due anni sono i voti dell’elettorato d’opinione, quello catturato egregiamente da Bertinotti e mantenuto con sempre maggiore difficoltà fino alla sconfitta del 2008. Quel voto proviene da un elettorato progressista, generalmente di sinistra, di medio-alto livello di istruzione: l’elettorato maturo, la società civile. si tratta del pubblico di raitre, della Dandini, di santoro, sono i lettori di repubblica che, in un contesto di centro-sinistra, abbiamo ottenuto per gentile concessione di de benedetti e dei Ds perchè la nostra forza rimanesse in qualche modo ancorata alla coalizione perchè servivamo. perchè avevamo un ruolo. Così il bertinottismo si è evoluto accompagnando la fidelizzazione televisiva di questo elettorato alla scelta movimentista (strategia quest’ultima che, in certi casi, è stata di supporto al salottismo). Ora quei voti vanno all’idv perchè di pietro ci ha sostituito nel ruolo della forza d’opposizione dalle modalità radicali. tutto qui. Ragion per cui, se questo elettorato vogliamo la strada è quella di vendola, di un rinnovato centrosinistra ad uso e consumo del pd, sennò scegliamo il radicamento e lo sfondamento (ma ci vorranno anni) nella società e nei suoi conflitti riconquistando i voti che prende la lega sapendo però che da soli non ce la possiamo fare e che serve una struttura organizzativa più efficace, che metta da parte i doppioni, la parcelizzazione dei militanti in micro-strutture e la guerra delle correnti che sono il frutto di 10 anni di scissioni. La scelta è tutta qui e io personalmente la decisione l’ho già presa. della dandini (e del correntismo) posso farne a meno.

  165. animals Dice:

    Allora un piccolo ma importante esempio. Quando nell’autunno scorso alla Maserati hanno fatto cinque giorni di sciopero consecuitivi contro il licenziamento di 112 interinali siamo riusciti a giocare un ruolo importante nella mobilitazione grazie a tre nostri compagni che lavorano nella fabbrica. Quando c’è stato un corteo non autorizzato e molto incazzato che è teminato in municipio il sindaco ha detto che per trattare voleva prima che lo sciopero fosse interrotto. E nella sua giunta sedeva l’assessore di Rifondazione comunista. Pe fortuna da pochissimi giorni era era ex di rifondazione perché i compagni del circolo avevano deciso di rompere con la giunta del Pd. Qunidi caro Prc Camerina siamo orgogliosi di aver tirato fuori il partito da quella palude schifosa e aver posto le basi per proseguire con il radicamento operaio del partito a Modena. Poi il nostro candidato ha preso il 2% mentre i grillini hanno preso il 4% perché sono stati visti come più coerenti e lo stesso è successo ai Di pietro. Ma non venirmi a dire che essere usciti non era fondamentale per ricominciare sulla strada giusta. Era semplicemente essenziale. ora possiamo parlare agli operai della Maserati senza che loro ci dicano che stiamo insieme a chi chiede loro di non lottare.
    Cento volte meglio il 2% ma sulla strada giusta che il 10% con le mani legate al Pd.

  166. armerina, ma perchè v’offendete tutti se uno dice una cosa.
    Bah..

  167. Per altro darei un braccio per avere al paese mio la qualità della vita che c’è a Modena, ma questo è un inciso

  168. limones Dice:

    naturalmente, è questo è l’altra faccia dei notri problemi, la scelta che, a parole, abbiamo fatto sin da chianciano diventa effettiva quando si mette in campo un progetto di alternativa che sia capace di rispondere efficacemente ai problemi della classe di riferimento. altrimenti puoi organizzare i gap in tutti i quartieri ma resta solo volontariato.

  169. animals Dice:

    A Modena si sta così bene che il 90% di quei 112 interinali sono tornati al sud perché qui non riescono più a pagare l’affitto. E nel frattempo alla Fiat New Holland ne hanno lasciati a casa altri 70. E nel settore ceramico c’è il record di cassa integrazione da decenni. Anche questo era un inciso

  170. Vieni dove abito io e vedi come si sta.
    Lavoro nero (e poco pure quello), illegalità dovunque, paghe miserrime.
    Comunque è scocciante far euna gara “a chi sta peggio” ed è triste che per motivare le proprie ragioni si storpino i nomi.

  171. …Con “basa parole” non mi riferivo al blog, ma alle troppe infinite discussioni interne al partito sul da farsi, a cui non seguono indirizzi riconoscibili, e invece si susseguono antagonismi un giorno si e l’altro pure, sfiancando la militanza e la partecipazione alla costruzione di un futuro per il PRC -fuori dalla sua classe dirigente- futuro tutt’ ora pesantemente ipotecato.
    Bisognerebbe poi ricordarsi che anche tra chi milita nel partito vi sono compagni non particolarmente addentro ai tecnicismi politici, e che anche per questo la direzione nazionale oltre a descrivere il progetto politico del PRC, deve imprimere un azione chiara all’ interno del partito per marcare con i fatti la discontinuita’ di cui tanto, per l’appunto, chiacchieriamo, da Chianciano in poi.
    Le correnti si porranno anche trasversalmente nel malcostume politico a seconda delle persone (diamola per buona, anche se in cio’, la quantita’ fa’ la qualita’) ma far finta di non vedere cio’ che e’ sotto agli occhi di ogni compagno sui territori nei quali i “vendoliani” rimasti dentro continuano sovente a fare corpo unico con quelli fuoriusciti, e’ un errore clamoroso, e spostare la discussione non solo non serve, ma e’ deleterio, perche’ quei pochi militanti che hanno salutato con entusiasmo la svolta di Chianciano, si trovano poi disillusi e prima o poi, non vedendo alcun cambiamento, al di la dei proclami sui siti e sui comunicati stampa, si allontaneranno e il partito riprendera’ inesorabilemnte la china istituzional-elettorale precedente.
    E insieme ad essi quei compagni non interni al PRC che hanno potuto guardare con speranza agli esiti dell’ ultimo congresso, e che timidamente cominciano a riaffacciarsi, non ci metteranno molto nel fare “due piu’ due”, se a fronte delle dichiarazioni di svolta e di cambiamento , sui territori le facce saranno ancora quelle, e quello ancora l’agire politico del partito.
    A chi interessera’ l’ abiura nei confronti del Bertinottismo testimoniata dalla firma di un documento politico della direzione nazionale ? Ma scherziamo ? Tu sai benissimo che questi sono fatti concreti, non teorie politiche. La teoria politica e’ una bellissima cosa, ma privata di una effettiva pratica ad essa conseguente, resta solo come un mucchio di parole inutili.
    Contano le persone, e molto piu’ delle loro parole, dei loro manifesti, delle loro dichiarazioni di intenti, conta la storia del loro agire. Se invece vogliamo menarcela per il naso, allora continuiamo pure a far finta che cio’ che conta sono le riunioni nelle stanze della direzione nazionale, le marce indietro, il bilancino delle dichiarazioni.
    Ma veramente tutto cio’ e’ triste e fa pensare all’ennesima “commedia in un atto”, l’ultima della stagione, per quei poveri gonzi che ancora vanno a teatro e a cui bisogna vendere gli ultimi biglietti rimasti, per rientrare almeno della spesa.

  172. animals Dice:

    La storpiatura del nome era un errore. Volevo solo spiegare che già il fatto di dover emigrare era un ingiustizia. Ora non basta più nemmeno quello perché anche il nord non ha più nulla da offrire. E anche il famoso modello emiliano del Pd non sta funzionando. La gara a chi sta peggio l’hai cominciata tu

  173. armerina leggi bene quello che ho scritto sull’astensione.
    non ho detto di votare, ho detto di invitarli ad andare al seggio e RIFIUTARE LA SCHEDA e non di invitare gli elettori AD ANDARE AL MARE!!!
    altrimenti, quando un referendum interessa a NOI, ti ci mandano loro al mare. mi sono spiegata? come tu mi insegni, la “gente comune” poco si impiccia di politica, e non sa nemmeno a che serve questo referendum (come non sapeva nulla su quello sulla feondazione artificiale).
    spero di essermi spiegata.
    per il resto per la duecentesima volta anch’io d’accordo con ramon.
    e quoto totalmente iris.

  174. No, io ho detto che mi piacerebbe starci, non ho cominciato nessuna gara.
    Sul modello emiliano che non funziona più è evidente, sennò la Lega a Sassuolo non prende il 10% (politiche 2008 penso sia cresciuta ulteriormente). Il mio discorso era semplicemente al di là di singoli esempi, (potevo citare anche Catania città l’anno scorso, o Monza-Brianza o qualsiasi altro posto) non è che uno va solo e prende un miliardo di voti o va col PD ed affonda (e lo stesso a parti inverse). C’è un problema organizzativo e di radicamento che sta a monte del fatto se ti allei o meno.

  175. si Maria avevo capito :)

  176. Luca Marini Dice:

    Perfetto esempio Animals per respingere le facili sommatorie unitarie.
    Volevo inoltre aggiungere che faccio mie alcune perplessità di Lu:
    Maria se non hai mai parlato male del pdci di sel o del PD locale allora ti puoi ritenere un caso raro, perchè o ci sei constretto per spiegare le nefandezze che scrivono e che fanno o che fanno ma non dicono, oppure sono gli elettori stessi che ti vengono sempre a chiedere “ma questa volta che fate non andrete mica per contro vostro?” oppure “siete sempre i soliti solo buoni a dividervi” oppure ” tutti insieme c’è da battere la destra”. Insomma migliaia di slogan come questi in questi anni mi sono stati rivolti dall’elettorato che anche se in modo confuso ci interrroga sempre su alleanze su contenitori etc etc e aggiungo io, Purtroppo!
    Magari in tante situazioni mi avessero chiesto qualcosa del documento scritto a Chianciano oppure qualcosa sui contenuti del programma alle europee, magari!
    E invece no, “ma che fate, andate col PD?”, o come in questi giorni” mi raccomando non fate stronzate, al ballottaggio votate il candidato del PD”
    100 di slogan di questo tipo in 10 giorni nemmeno!
    Ancora su un altro punto penso che Lu non abbia tutti i torti: e cioè che non ci sia una grossa differenza tra chi se ne andato e chi è rimasto, si tratta secondo me solo di posticipare l’opzione della creazione di una nuova sinistra senza aggettivi!
    Ma vedremo!

    Luca Marini

  177. Dellacqua Dice:

    …caro ramon, per non ritornare a discorsi vecchi non mi rimetterò a ritirare in ballo il governo Prodi…ma già che l’hai citato tu, ti voglio solo far presente che tu eri favorevole all’entrata in quel governo, e per ciò che riguarda l’uscita dallo stesso altri come Ferrero erano molto scettici ad abbandonarlo.

    Poi in quel momento eravamo in una morsa, credo che se l’avessimo fatto cadere noi, saremmo scomparsi ugualmente.

    Il problema continuo a dirlo, è stato il non aver vinto le elezioni più che la semplice partecipazione al governo. Purtroppo per come sono andate, si è verificato che un partito dello 0,5 aveva lo stesso potenziale di ricatto di noi che avevamo il 7,4%. Con la conseguenza che eravamo del tutto ininfluenti e subalterni.
    Un’elezione vinta bene, avrebbe reso le forze come mastella ininfluenti e noi invece la maggior forza con potenziale di ricatto…questa è la realtà.

    Certo per motivare gli elettori ora occorre sparare sul governo Prodi…tra l’altro va di moda, lo fanno tutti, da ferrando a Vendola a Ferrero, a larghe fasce del Pd. Però se non si capisce questo, non si capisce nulla.
    La lega per esempio è stata capace di incidere molto nel governo berlusconi…con risultati simili ai nostri, anche se concentrati territorialmente.
    Ma il succo rimane quello che si sarebbe dovuta verificare una situazione nella quale il centro sinistra, non avrebbe potuto governare senza i nostri voti…i risultati sarebbero arrivati.

  178. limones Dice:

    forse dell’acqua ha ragione tuttavia ripeto quanto detto in precedenza. noi i voti li prendiamo quando stiamo più o meno organicamente dentro la coalizione perchè la politica si è mediatizzata e il voto d’opinione a sinistra lo fabbrica il pd coi suoi mezzi. il potere di ricatto della lega non dipende solo dal fatto che i loro voti sono decisivi. dipende dal fatto che il loro radicamento sommato a una linea politica che si appoggia pienamente su una ormai egemone rappresentazione della realtà li rende difficilmente battibili anche dallo stesso berlusconi.
    Ripeto: la scelta è chiara: o subiamo l’egemonia culturale della destra (ed anche l’egemonia all’interno del centro-sinistra) accettando il ruolo che abbiamo avuto fino alla caduta del governo prodi oppure scegliamo, sapendo che si tratta di una strategia che ha bisogno di molto tempo, di vivere nel conflitto sociale. Ma per fare questo abbiamo bisogno di due cose, a mio parere: a) una strutturata risposta complessiva al disagio sociale; b) una struttura organizzativa efficace ed efficiente. entrambi i problemi non possono essere affronti soltanto da noi perchè il problema dell’alternativa lo vivono anche le altre forze comuniste. per questo sono contento che si prosegua il coordinamento ma se non si realizza un vero processo di ricostruzione complessiva, dal punto organizzativo e da quello delle idee, non andiamo da nessuna parte.

  179. limones Dice:

    sulla questione del referendum: anch’io vivo la contraddizione tra l’esigenza concreta di far fallire la consultazione per non rischiare la vittoria del si e il fastidio di dover spingere per una soluzione che svilisce il ruolo dell’unico serio strumento di democrazia diretta rimasto. Da mesi cerco di trovare una quadratura. Alla fine, maria, ti dico: astrattamente sono d’accordo con te ma: a)la tua proposta mi sembra difficile da realizzare: quanta gente credi che ne capirebbe il senso? andate al seggio e non fatevi dare le schede. mi pare sinceramente un po’ cervellotico. b)il referendum non è abrogativo e questo lo rende pienamente anticostituzionale. c) la verità è che il rischio è troppo alto e forse non possiamo permetterci certe argomentazioni che se pur corrette e coerenti rischiano di farci risvegliare in un paese legalmente fascista.
    perciò io farò campagna per l’astenzione. ciò non toglie che mi disgusta farlo.

  180. Ballottaggio Provincia, PRC e CI suggeriscono l’astensione

    I responsabili dei direttivi provinciali della lista anticapitalista Comunista di Brindisi, riunitisi per valutare il risultato elettorale e le decisioni da assumere in vista dei ballottaggi e del referendum, danno un giudizio estremamente negativo di entrambi gli schieramenti sia per quanto riguarda la provincia che il Comune di Brindisi.
    Si tratta sempre più di cordate di interessi economici, di potere, di clientela che non hanno più nulla da spartire con una chiara dialettica politica sinistra/destra legata a classi, a ceti sociali e a scelte ideali.
    La situazione politica è ulteriormente peggiorata, anche grazie ad una legge elettorale che annulla ormai completamente i partiti per favorire liste, le più varie, rappresentanti interessi privati e di potere spicciolo legate a singoli che si candidano per influenzare e condizionare sindaci, presidenti e giunte, rendendo impossibile qualsiasi piano di programma.
    La campagna elettorale si è contraddistinta per un’assenza di progettualità vera e di dibattito sul fare e invece per una ricchezza di promesse altisonanti quanto vuote dove è stata assente l’analisi della realtà della crisi della nostra provincia. Si è contraddistinta anche per forme di illegalità diffuse non nuove ma che assumono caratteri sempre più forti ed inquietanti.
    I due schieramenti, uno guidato dal sen. Saccomanno espressione delle destre e l’altro da Ferrarese, gia’ presidente della confindustria, espressione di uno schieramento che e’ veramente difficile definire di centro-sinistra si caratterizzano come ritorno dei poteri forti per mettere le mani sulla provincia e si contrappongono nettamente all’esperienza della giunta Errico e a quanto di positivo si è cercato di fare in termini di ripristino delle regole, di lotta al clientelismo e al malaffare, di difesa ambientale, di intervento in favore dei lavoratori più deboli ed esposti alla crisi, di impegno per la cultura e l’istruzione.
    Da tutto ciò deriva la necessità per il Partito della Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti di dichiararsi estranei a quanto emerge e di impegnarsi ad essere attivi nella battaglia politica dentro e fuori le istituzioni contro le scelte deleterie che già si preannunciano, disponibili a collaborare con le forze con cui hanno condiviso la battaglia elettorale a partire dal candidato sindaco avv. Vincenzo Guadalupi e dal presidente prof. Francesco Fistetti, e con chiunque intenda mobilitarsi per la difesa degli interessi della città e dellìintera provincia.
    Pertanto riteniamo corretto scegliere L ‘astensione e dare indicazione in tal senso alle nostre elettrici ed ai nosti elettori.
    Anche per il referendum ,che prevede un peggioramento della già pessima legge elettorale per le elezioni politiche , invitiamo a non andare a votare o a rifiutare la scheda.

    LUIGI GIANFREDA
    MICHELE DE FILIPPIS

  181. luca il problema del “parlar male” è un problema SERIO.
    te pensi che quando vai a spiegare ad un elettore ciò che ci divide politicamente dal PDCI e da SEL lo comprenda? non penso proprio.
    allora insisto, la questione è da affrontare all’interno del nostro partito e non fuori con l’lelettorato. se così facciamo, la gente non fa che continuare a vedere in noi voglia di frammentazione, anche se giustificata.
    da questo loop non ne usciremo mai così!

  182. limones, credimi e te lo dico con certezza di esperienza: chi non vuole andare a votare per il referendum (e sono tantissimi) non ci andrà comunque. ma se te lanci un messaggio “etico” apprezzeranno la posizione. mi sono spiegata?
    voglio dire: se ti dico vai al seggio e rifiuta la scheda, te che non vuoi andare a votare che fai? ci vai?

  183. peppino Dice:

    BRINDISI. PUGLIA nè apparentamento nè indicazioni di voto. Il Pd dopo aver buttato a mare 5 anni di esperienza unitaria (giunta Errico) alla Provincia presenta il Presidente locale di Confindustria in quota UDC il cui segretario prov.le è l’ on.Curto ex AN. E al comune un’ alleanza simile in cui è coinvolta anche la Poli Bortone anch’essa ex AN.
    allego comunicato.

    Il direttivo del Partito della Rifondazione Comunista di Brindisi, riunitosi per valutare il risultato elettorale e le decisioni da assumere in vista dei ballottaggi e del referendum, da’ un giudizio estremamente negativo di entrambi gli schieramenti sia per quanto riguarda la provincia che il Comune di Brindisi. Si tratta sempre più di cordate di interessi economici, di potere, di clientela che non hanno più nulla da spartire con una chiara dialettica politica sinistra/destra legata a classi, a ceti sociali e a scelte ideali. La situazione politica è ulteriormente peggiorata, anche grazie ad una legge elettorale che annulla ormai completamente i partiti per favorire liste le più varie, rappresentanti interessi privati e di potere spicciolo legate a singoli che si candidano per influenzare e condizionare sindaci, presidenti e giunte, rendendo impossibile qualsiasi piano di programma. La campagna elettorale si è contraddistinta per un’assenza di progettualità vera e di dibattito sul fare e invece per una ricchezza di promesse altisonanti quanto vuote dove è stata assente l’analisi della realtà della crisi della nostra provincia. Si è contraddistinta anche per forme di illegalità diffuse non nuove ma che assumono caratteri sempre più forti ed inquietanti.
    I due schieramenti si caratterizzano come ritorno dei poteri forti per mettere le mani sulla città e si contrappongono nettamente all’esperienza della giunta Errico e a quanto di positivo si è cercato di fare in termini di ripristino delle regole, di lotta al clientelismo e al malaffare, di difesa ambientale, di intervento in favore dei lavoratori più deboli ed esposti alla crisi, di impegno per la cultura e l’istruzione.
    Da tutto ciò deriva la necessità per il Partito della Rifondazione Comunista di dichiararsi estraneo a quanto emerge e di impegnarsi ad essere attivo nella battaglia politica dentro e fuori le istituzioni contro le scelte deleterie che già si preannunciano, disponibile a collaborare con le forze con cui ha condiviso la battaglia elettorale a partire dai candidati sindaco e presidente, e con chiunque intenda mobilitarsi per la difesa degli interessi della città.
    Il referendum prevede un peggioramento della già pessima legge elettorale per le elezioni politiche per cui si invita a non andare a votare o a rifiutare la scheda.

    Brindisi, 15 giugno 2009 Partito della Rifondazione Comunista
    Brindisi

  184. dellai daniele Dice:

    caro Ramon, leggo che Ferrando propone di fondare un parlamento delle sinistre, cioè un qualcosa di permanente dove ciascuno si possa confrontare mantenendo la propia identità e le propie linee politiche, cosa ne pensi?

  185. adesso è ufficiale alle provinciali di Rimini apparentamento con UDC!!!! e il PRC e C.I. vergogna ma non era Vendola che faceva accordi con l’UDC adesso smentire e commissiarate la federazione di Rimni , ma già quella è federazione grassiana….VERGOGNA

  186. limones Dice:

    ti eri spiegata anche prima; la posizione è chiara. dubito solo che sia efficace. chi non vuol andare non va comunque, su questo non c’è dubbio. chi vorrebbe andare non so come reagirebbe, sinceramente. La tua proposta, lo dico col massimo rispetto anche perchè condivido le ragioni da cui muove, continua a sembrarmi troppo cervellotica. ne apprezzo la coerenza ma dubito che abbia efficacia all’esterno, considerato anche il livello di coscienza medio. tutto qui. io stesso, dal momento che non ci sono amministrative qui da me, non so se andrei al seggio per dire: “buongiorno a tutti; le schede non le prendo; tanti saluti”.
    Un ultima cosa sull’autosufficienza (ho visto che in un precedente post ne discutevi): il problema non si pone solo sul piano elettorale, a mio avviso. la mia sensazione è che l’idea del coordinamento e del polo con la sottolineatura sulla volontà di mantenere le identità mi sembra insufficiente sopratutto dopo il risultato elettorale. ripeto: se vogliamo ricostruire la sinistra anticapitalista serve mettere in moto tutti i compagni, dall’alto e dal basso, che possano condividere il progetto e forzare le contraddizioni interne al nostro e agli altri partiti per evitare torsioni moderate. questa è la mia convinzione.

  187. ok limones, sull’astensione ti parrà anche cervellotica, a me no. tanto che ho apprezzato il comunicato di rifondazione brindisi in cui si dice

    Anche per il referendum ,che prevede un peggioramento della già pessima legge elettorale per le elezioni politiche , invitiamo a non andare a votare o a rifiutare la scheda.

    mi pare un buon compromesso su quello che cercavo di dire io, no? :-)

    riguardo il polo e l’identità anche qui non mi trovo d’accordo con te. per meglio dire, in teoria potrebbe anche funzionare, in prtica la vedo molto molto dura e molto caotica. mettere in moto compagni dall’alto in basso vuol dire tutto e non vuol dire niente.

  188. Alfonso Geraci Dice:

    Siccome l’esempio della Maserati era ottimo, dedico ad Animals questa
    canzone:

    It’s a hard world to get a break in
    All the good things have been taken
    But there are ways
    To make certain folk pay
    Though we’re dressed in these rags
    We’ll wear sable
    Someday
    Hear what I say
    I’m gonna write this sermon
    No more time spent
    Sweatin’ rent
    Hear my command
    I’m breakin’ loose
    It ain’t no use
    Holdin’ me down
    Stick around

    But baby, but baby
    Remember, remember
    It’s my life and I’ll do what I want
    It’s my mind and I’ll think what I want

  189. X RAMON
    ..e allora, caro Ramon, fuori dai denti….Cos’e’ che non ci dite, cari compagni del Nazionale? Cosa vi spinge ora, dopo la scissione condotta per altro con uno stile becero, a riproporre la gestione unitaria del partito, cosa che poteva avere senso all’ indomani del congresso, con una mozione 2 ufficialmente al 47%? Come avete tollerato senza un fiato la dichiarazione di Bertinotti in campagna elettorale di voto per SL? Spiegatelo per cortesia, -la mia e’ una domanda estremamente seria, e dovrai perdonare la mia superficialita’ ove ne ravvisassi l’essere ancora una volta- spiegatelo ai compagni della base che hanno creduto ad una svolta effettiva nel partito, in parole povere per cortesia e senza tante perifrasi.
    Altrimenti l’ ultimo CPN potrebbe apparire semplicemente come l’ ennesima operazione verticistica, altro che svolta dal basso, altro che il “partito orizzontale” di cui tanto parlava Ferrero dopo Chianciano.

  190. ragazzi, io mi sono rotta le scatole di fare la cassandra. peccato che con tutta la scienza politica di ramon, avevano ragione le mie asservioni terra terra. io vi dico che se non uscite dalla logica della conservazione del prc, alle prossime elezioni non beccherete manco un voto. ma perché mai siete così attaccati ad un partito così pieno di difetti? e badate che se io non tenessi alle sorti della sinistta italiana,. girerei su altri siti. è che ci tengo eccome, enormemente. e ci soffro. e ho chiara la visione di cassandra: l’unico modo per essere autonomi dal pd e sopravvivere, è avere il coraggio di abbassare gli steccati verso gli altri compagni. basta steccati. basta cartelli. ma non vi è ancora bastato? voi state letteralmente mandando in fumo l’eredità del PCI! voi siete peggio di bertinotti.

  191. che il quorum non fosse in discussione è falso: fino a poco tempo prima lo superavamo secondo la maggior parte dei sondaggi. il colpo finale è venuto dalla presentazione delle liste, che hanno confermato tutti i cliché: l’idea di una politica vecchia fatta da persone (con rispetto parlando) vecchie e nostalgiche; il rimpianto di un movimento operaio che non esiste più, mentre il proletariato intellettuale di cui faccio parte, era abbandonato. l’impressione incontrovertibile dell’incapacità di attrarre qualsiasi frammento del mondo esterno alla nostra nebulosa. la contraddizione è evidente. siamo stretti nella morsa fra l’autonomia dal pd e l’autosufficienza del prc. non c’è ossigeno.

  192. x SACHA

    Arimediete na’ bombola!

  193. Luca Marini Dice:

    Ma come sacha sei contro l’autosufficienza del prc e contro i cartelli che non prevedono l’autosufficienza!

  194. Bucharin77 Dice:

    bandire un concorso a premi alle feste di liberazione che spero sorgeranno copiose sul bello stivale: vince chi riuscirà ad azzeccare il giorno in cui la nostra contadina cruscioviana Sacha comincerà a parlare di politica.

  195. cosa vince bucharin il fortunato o fortunata?

  196. Bucharin77 Dice:

    vince un week-end nella Bielorussia di Lukashenko, l’unico posto al mondo dove Sacha non si sente terribilmente sola e dispersa e senza nessun potere politico

  197. ….Sorvolando sulla confusione verbale di Sacha (nel primo post si rivolge “a noi” come a un gruppo altro, nel secondo ci si include come a indicare di appartenere a questo gruppo, ossia a quello che nel primo post sembrava un interlocutore esterno a se’)….un piccolo spunto di riflessione, seppure involontariamente, lo offre, quando parla dell’ attaccamento al partito.
    Il partito per un comunista non dovrebbe essere mai una fede (cosi’ io credo), ma andrebbe piuttosto considerato come un “paio di scarpe”. Strumento indispensabile della marcia, e necessariamente adeguato a questo compito. Un partito comunista e’ un partito dei comunisti e non un partito che si chiama comunista.

  198. Caro Ramon,

    vorrei chiederti cosa ne pensi dell’allarme lanciato dall’area FalceMartello sulla tenuta della “svolta a sinistra”.
    Al di là della risposta che hai già dato sulla “gestione unitaria” con la ex mozione 2, dove vuole andare a parare il discorso sul “polo della sinistra di alternativa”? La proposta è rivolta a tutta la sinistra radicale ma, realisticamente, con che forze si punta a collaborare? Sinistra&Libertà? Sinistra Critica? Il PCL? La Rete dei Comunisti? I sindacati? E in che forme?
    Puoi darci la tua opinione?

    Grazie mille,
    Paolo

    Riporto la premessa dell’articolo di FalceMartello, l’ordine del giorno lo trovate qui: http://www.marxismo.net/content/view/3395/104/

    >Chianciano addio?

    >Il comitato politico nazionale del 13-14 giugno ha visto il gruppo dirigente dividersi su quattro diverse posizioni. Il documento Ferrero e della maggioranza della segreteria nazionale ha raccolto 88 voti, 36 sono andati agli ex-vendoliani (Rocchi-Rinaldi), 10 al nostro documento (sostenuto anche da Marco Veruggio), 2 a Franco Russo.

    >Così per la prima volta dal congresso è stata sancita la rottura della maggioranza di Chianciano e un avvicinamento della seconda mozione alle posizioni del segretario.

    >Il terreno su cui Ferrero vuole riportare la discussione nel partito è la formazione dell’ennesimo contenitore: il polo della sinistra d’alternativa.

    >Ovviamente in pieno stile bertinottiano non è stato chiarito ai militanti e ai dirigenti di questo partito se si tratta di una federazione, di una rete, di un coordinamento o di chissà quale altra diavoleria, tutto quello che sappiamo è che non si tratta di un partito, né di un patto di unità di azione (come aveva proposto la nostra area).

    >A luglio si terrà la prima assemblea delle forze che dovrebbero dare vita a questo Polo e contemporaneamente nascerà il coordinamento (ad ogni livello) delle forze che hanno sostenuto la lista anticapitalista.

    >Si dice che questo polo sarà autonomo dal Pd e non “strategicamente alternativo” come si diceva nel documento di Chianciano. Un arretramento ulteriore.

    >Non sorprende dunque che Ferrero sia sempre più vicino ai vendoliani rimasti nel partito, non a caso si parla di un’entrata della mozione due in segreteria nazionale. Questa entrata non si è realizzata in questo Cpn ma sarà la prossima riunione a prendere la decisione definitiva.

    >Li si vedrà se Chianciano è stata definitivamente affossata (come gridano a gran voce i vendoliani) e nascerà una nuova maggioranza, realizzando con un anno di ritardo la linea che Grassi aveva proposto a Chianciano (ai tempi contrastata da Ferrero che ancora non era stato eletto segretario).

    >Sta ai militanti che più hanno creduto nella svolta a sinistra battersi per evitare che la sconfitta elettorale si trasformi in un vero e proprio ritorno al passato “arcobalenista”.

  199. scusa ramon..
    noi non dicevavamo che la mozione due si reggeva su un’ambiguita’.. noi dicevamo ( o perlomeno io dicevo, ma forse avevo capito male) che la mozione due propneva un percorso che nei fatti avrebbe portato allo scioglimento del partito.. nei fatti.. che venisse esplicitata l’intenzione o meno.. anzi.. che fosse cosciente l’intenzione o meno.. quindi adesso tu mi dici che che proporre al cpn “un’assemblea che riconduca ad un processo UNITARIO le diverse opzioni di sinistra” sia cosa altra, un ‘evoluzione, rispetto alla proposta del secondo documento a chianciano??? tu proponi che chi è contro la svolta a sinistra (perchè la mozione due lo e’.. lo dicono apertamente e si comportano di conseguenza, soprattutto nei territori, lu ha ragione) debba partecipare alla eleborazione delle proposte per metterla in pratica.. è come se fai fare a garrone la campagna acquisti del genoa.. bene che vada compra 11 giocatori di bridge.. con oronzo cana’ come allenatore.. è ovvio che non dirà che vuole il genoa in serie b.. ma agirà in modo che ci vada.. non ha senso.. o forse la differenza tra noi due sta tutta qua.. tu vedi in rocchi e i suoi dei compagni utili a costruire una prospettiva per il prc e io invece li vedo come il primo ostacolo per la realizzazione di quella prospettiva..non si tratta di concepire la segreteria come governo e la minoranza come opposizione.. si tratta di non far partecipare al processo decisionale chi ha già preso la sua decisione: costruire una “sinistra” e superare la prospettiva di un partito di classe in italia..
    sui rapporti col pd non è questione di fare proclami.. ho scritto che la questione centrale è il radicamento. ma se dici, e devi dire, che sei alternativo al bipolarismo, e al modello di società che questo porta avanti, la logica ( ed obbligata, verrebe da dire) conseguenza è praticare l’opposizione a tutte le forze che di quel bipolarismo fanno parte.. pd compreso.. io non parlo solo di formule politiche, anzi.. io parlo di mille situazioni dove pur di mantenere buoni rapporti con le giunte, o nella migliore delle ipotesi, pur di “non far tornare al governo locale la destra”, non organizziamo e non pratichiamo conflitto reale.. non sono tra quelli che vedono solo i corni del problema.. opposizione sempre.. governo sempre.. ma è lampante la relazione dialettica che c’è tra lo stare al governo (in questa epoca storica, perlomeno) e l’assenza di proposta conflittuale.. piu’stai nelle giunte meno “fai” conflitto… e meno fai coflitto piu’ ritieni essenziale stare nelle giunte (anche in buonafede, per “influenzare” da sinistra lo sceriffo del pd).. e cosi’ all’infinito.. con le mille storture che questo circolo vizioso comporta.. d’altronde anche tu concordi nel dire che lo stare insieme a questi è dannoso..
    è ovvio e sono d’accordo che la causa della nostra inutilita’ e’ frutto dell’assenza di relazioni sociali e una linea politica errata, come dici tu, ma l’essere interni al sistema (alias anche, sottolineo anche, e non solo, l’allearsi col pd) rende molto piu’ complesso il riallacciarsi di quei rapporti.. e perchè no, rende anche piu’ complesso il prevalere di una linea politica corretta.. insomma.. stare fuori dal sistema bipolare non risolve i problemi.. starci dentro rende la loro soluzione estremamente piu’ complessa..

  200. la premessa del documento di falce e martello a me pare molto interessante. senza stare a fare processi alle intenzioni (che ripeto non servono a nulla) il punto cruciale secondo me è sui coordinamenti a tutti i livelli. a mio avviso è un grave errore. ma è una mia personalissima opinione ovviamente.
    penso che su questo punti si dovrebbe aprire una discussione serena e costruttiva.

    a bucharin rispondo: avanti tutta, il premio è tutto tuo se ci riesci. magari fatti aiutare dai tutoi amici. hai visto mai?
    saluti caro bucharin!

  201. alessandra Dice:

    e visto che l’altro account pare disattivato, chiederei a ramon che differenza fa chiudere il giornale adesso, visti i picchetti e i debiti in più. e chiederei anche di che partito avete nostalgia, visti tutti i difetti che trovate in esso. rifondazione sta diventando una protesi di falce e martello e se non svoltate voteranno tutti vendola. sacha

  202. Ripeto e sottolineo che la gestione unitaria del partito è giusta.
    Tra l’altro anche nel documento di Chianciano era ben inserito questo concetto.
    Tra l’altro la Calabria a maggioranza documento 2 (l’80%)è stata la miglior regione d’Italia come consensi con il 6,7% e con la prov. di Reggio all’8,6%.
    Aggiungo ancora che i candidati riconducibili al documento 2(Catania al Sud e alle isole e Rinaldi al Centro,forse me ne sfugge qualcuno)hanno preso molti consensi.
    Riannodiamo i fili,gestione unitaria,nuovo slancio alla nostra azione politica e riprendiamoci i nostri consensi che fino al 2006 erano tanti(7,4%)

  203. limones Dice:

    a me pare che i coordinamenti a tutti i livelli siano l\’unica cosa chiara e condivisibile di un cpn che per il resto a me sembra molto ambiguo. almeno si comincia a coordinare con le altre forze d\’alternativa il lavoro sui territori. e rappresenta nella concretezza proprio la necessità di far convergere le diverse strutture non solo dall\’alto (nazionale) ma anche sul lavoro territoriale di radicamento, lavorando con tutto il corpo dei militanti comunisti afferenti le diverse strutture (dal basso).
    mentre la costruzione del polo resta una proposta per me ambigua. non lo dico polemicamente, proprio non la capisco. o meglio: non capisco se la formula \”polo\” sia semplicemente un\’invenzione per non entrare nelle forme organizzative senza scontentare le posizioni diverse.
    un\’ultima cosa a maria: si, hai ragione, la formula scelta dai compagni di brindisi funziona. va bene così.

  204. animals Dice:

    Grazie ad Alfonso per la dedica degli Animals. In effetti dall\’esempio della Maserati, come da altri simili, ci sarebbe molto da imparare.
    Visto che siamo in clima di comunicazioni a Sassuolo il circolo ha dato indicazione di astenersi al ballottaggio.

  205. comunisti Dice:

    ma a Rimini nulla da dire apparentati con UDC? vedere il sito della prefettura che in bella vista mostra la scheda elettorale per il ballottaggio di domenica con il simbolo dei “cannoli” accanto a quello dei comunisti…

  206. Militante Dice:

    Non penso che si possa liquidare la faccenda sull’allargamento della maggioranza tirando in ballo Chianciano. Anche uno sprovveduto sa che tale allargamento non è questione di correttezza formale ma coincide con una correzione di linea politica, o almeno avrà ripercussioni sulla linea stessa. Nel partito è stato sempre così, perchè non dovrebbe esserlo ancora? Una cosa è la “gestione unitaria” in cui, nella condivisione della linea, si distribuiscono responsabilità a tutti in base alle competenze (per esempio nel lavoro dei dipartimenti), un’altra l’ingresso in segreteria che non può non avere un preciso significato politico. Vabbè che la decisionbe è stata solo rimandata ma se i vendoliani grdiano già da oggi vittoria e parlano del superamento di Chianciano, un cambiamento dovrà pur esserci…
    Questo partito ha bisogno di una radicale riorganizzazione interna e un radicale alleggerimento burocratico, non di un riassetto degli equilibri correntizi che avrebbe l’unico effetto di demotivare e frustrare i militanti più di quanto non lo siano già.

  207. mi dispiace iris ma sebbene condivida moltissime delle tue considerazioni non sono d’accordo con l’idea che qui ognuno propone la sua formula (la tua è quella del piano di emergenza sociale) e i suoi nemici da isolare ed insultare (per te i settari che chiami “zecche”). lo stesso vale per altri (le formule vanno dal mero rilancio di rifondazione, all’unità dei comunisti passando per la sinistra generica e i nemici sono la mozione 2 o il pdci o grassi o non so chi altro).
    non so tu, non so voi, ma io leggo tutti i post e ripeto che tutto questo è solo una babele di posizioni fisse e incomunicanti fra loro.
    certo mica pretendo che in un blog si affrontino e risolvano problemi complessi ne che la discussione sia ordinata come in un convegno o in un organismo dotato di una coesione interna apprezzabile. tuttavia credo che questa babele sia il riflesso dello stato reale della discussione che c’è nel cosiddetto popolo della sinistra.
    rimane il fatto che su molte tue considerazioni sono d’accordo.
    un abbraccio

  208. trovo la discussione sull’astensione al referendum sorprendente. astenersi e proporre l’astensione motivandola dicendo la verità è cosa giusta e buona. punto.

  209. caro animals (e plaudenti al tuo esempio della maserati), mi spiace ma il tuo esempio non spiega nulla rispetto alla discussione che facevamo. perché se il sindaco, che non so chi sia, avesse fin dall’inizio avuto una posizione buona sulla maserati non credo che avremmo dovuto uscire e non credo che se fossimo usciti e lui avesse risposto bene sulla lotta della maserati questo ci avrebbe aiutato nel lavoro operaio. perché tu hai detto che non bisognava fare accordi col pd nei comuni della val di susa. come vedi la nostra divergenza rimane intatta perché io condivido quanto avete fatto a modena e per gli stessi motivi condivido che ci siano sindaci di rifondazione appoggiati dal pd e viceversa in val di susa. mentre tu sostieni la tesi che rompere col pd sia essenziale per il lavoro sociale comunque. io penso, invece che il lavoro sociale sia essenziale e le relazioni politiche una variabile dipendente. è ovvio che un buon lavoro sociale non può e non deve essere contraddetto da alleanze che lo tradiscono. come è ovvio che rompere le alleanze non produce automaticamente buon lavoro sociale bensì, spesso, solo una collocazione di opposizione verbosa nelle istituzioni. ma è anche ovvio che un buon lavoro sociale non può essere tradito con rotture astratte come quelle che avresti fatto tu in val di susa.
    per intenderci se io fossi per un momento plenipotenziario penso che forse non rimarrebbe in piedi una sola alleanza col pd in tutti i comuni capoluogo d’italia. ma non è questione di quantità è questione di qualità.
    ma, caro animals, prendiamo atto della divergenza senza inquinarla di esempi ed affermazioni che ne confondono i termini.

  210. Dallacqua Dice:

    …mi sa che il prc ha pure smesso di fornire la rassegna stampa online, siamo fermi al 15!

  211. caro lu, ciò che hai scritto è inaccettabile. ed è vergognoso.
    se scrivi: “..e allora, caro Ramon, fuori dai denti….Cos’e’ che non ci dite, cari compagni del Nazionale? Cosa vi spinge ora, dopo la scissione condotta per altro con uno stile becero, a riproporre la gestione unitaria del partito, cosa che poteva avere senso all’ indomani del congresso, con una mozione 2 ufficialmente al 47%”
    se scrivi questo, caro lu, ogni discussione è impossibile. per il semplice motivo che pensi che io sia in malafede e che nasconda chissà che.
    puoi non essere d’accordo con ciò che dico o diciamo, puoi dire ciò che vuoi e se ne può discutere. ma io mi rifiuto di discutere con chi premette che pensa che io lo stia imbrogliando.
    cerca di imparare ad avere rispetto dei tuoi interlocutori. non lo dico per me, lo dico per tutti i tuoi interlocutori qualsiasi essi siano, se vuoi altrettanto rispetto.
    mi è già capitato una volta di fare un esempio. lo rifaccio.
    pochi giorni prima della caduta del governo prodi nel 98 incontrai per strada una compagna. mi aggredì verbalmente dicendo che avevo detto che non era il momento di fare una manifestazione nazionale sulla palestina perché facevamo solo finta di litigare con prodi, che tutti sapevano che alla fine non avremmo rotto, e che soprattutto la dimostrazione era nel fatto che non volevamo disturbare prodi con una manifestazione nazionale sulla palestina.
    la differenza fra una critica ed un insulto inaccettabile sta nel processo alle intenzioni. si può discutere dell’opportunità o meno di fare una manifestazione nazionale e uno può anche dirmi che sono destro cretino o qualsiasi cosa per le posizioni che difendo. ma non può in nessun modo dire che ciò che dico è strumentale ad uno scopo inconfessabile. perché da una simile accusa o insinuazione non ci si può difendere in nessun modo. anzi, se tenti di difenderti sembra perfino che l’insinuazione sia fondata. sembra.
    detto questo.
    la gestione unitaria del partito oltre che nel documento finale del congresso era anche contenuta nella mozione uno. ben prima di sapere che la 2 avrebbe avuto il 47 % dei consensi. avevamo anche proposto il congresso a tesi proprio per cambiare una cosa essenziale nella concezione del partito. basta con l’idea della governabilità e della riduzione delle minoranze ad opposizioni. l’ho detto e scritto mille volte. non sono un voltagabbana e credo nella gestione unitaria del partito anche oggi. la mozione due era ambigua circa il futuro di rifondazione. da una parte sosteneva la costituente e dall’altra il rafforzamento di rifondazione. è privo di senso, proprio dopo la scissione, pensare di emarginare chi è rimasto nel partito. ma è proprio privo di senso. io penso che l’idea di unità della sinistra che propone l’attuale mozione due sia sbagliata, che porti alla dissoluzione della sinistra politica, ma ritengo sia loro diritto difenderla. e apprezzo che abbiano votato a favore della proposta per la lista anticapitalista e comunista. per intenderci considero altrettanto distruttivo del partito l’idea di accelerare la unificazione con il pdci. ne uscirebbe ora un partito istituzionalista e schiavo del pd. ma non per questo dico che chi propone questo è un agente del pdci in rifondazione e che va isolato. ragionando così si finisce con l’esaurire il partito definitivamente.
    altra cosa sono le maggioranze politiche. io stesso, e tutti possono leggerlo su questo blog perché non ho peli sulla lingua, ho denunciato il rischio di una svolta a destra e un abbandono della linea di chianciano. ma non perché la mozione x o y entrano o meno in segreteria. perché se lasciamo irrisolti a lungo i problemi del partito sociale e della subalternità al sistema politico elettorale si può andare tranquillamente a destra anche rompendo con la mozione due su ogni cosa.
    dico solo che questa è ancora una partita aperta.
    si può parlare di una svolta a destra se si propone di costruire l’unità della sinistra anticapitalista e se si insiste sulla necessità del partito sociale e se si colloca su questo terreno anche l’unità di tutte le forze comuniste? io dico di no. non è una svolta a destra.
    come si fa a dire che una federazione, faccio un esempio astratto o concreto fa lo stesso, in quanto federazione ed indipendentemente dai contenuti è di destra e il patto d’azione è di sinistra? izquierda unida in spagna essendo federazione ed essendo molto alternativa al psoe è stata molto di sinistra ed ha anche avuto molti voti. ed essendo sempre federazione ed essendo diventata troppo subalterna al psoe e per altri motivi ancora ha avuto posizioni più di destra ed ha perso voti.
    che cazzo c’entra la forma dell’unità?
    continuo a dire che la partita è aperta, che siamo in mezzo al guado come ho scritto nel mio articolo. diciamo che il documento approvato al cpn, e lo dico anche rispondendo ad una domanda esplicita di paolo, indichi la sponda giusta da raggiungere. perciò non condivido la posizione della mozione 4 secondo la quale le formule organizzative dell’unità sono illustrative di una svolta a destra o di una coerenza di sinistra.
    continuo a pensare che ciò che dimostrerà se c’è stata o meno la svolta a sinistra dopo chianciano sia il partito sociale, e il contenuto anticapitalistico e antibipolare dell’unità comunista e di sinistra.
    e su questo la partita è totalmente aperta. e non me ne frega nulla di discutere in modo macchiavellico per cui se entra tizio ed esce caio allora ci sarebbe la svolta a destra mentre se rimane tizio e caio rimane fuori allora questo significa che c’è la svolta a sinistra.
    non è così. si può tranquillamente andare a destra con la maggioranza di chianciano intatta. perché sia sul partito sociale sia sulla discriminante antibipolare le divisioni sono assolutamente trasversali in tutte le mozioni. tranne che nella 4 ma che propone una soluzione del problema, come si vede dalla mia discussione con animals, che il problema non lo risolve.
    spero di essermi spiegato.
    ma se pensi che io sia in malafede fai a meno anche di salutarmi.
    chiaro?

  212. caro dellacqua, e dagli! io ero per entrare al governo su un buon programma ma era anche per far cadere il governo sul tradimento del programma. se lo avessimo fatto rifondazione sarebbe rimasta isolata ma sarebbe sopravvissuta anche elettoralmente. è stata la fuga dal problema e l’idea balzana del 15 % che avrebbe preso il nuovo partito di sinistra l’inizio della fine.
    la tua descrizione delle dinamiche politiche 0,5 % che conta di più del 7,5 % per un incidente della storia e per il potere di ricatto sembra una ricostruzione degna di un dietrologo del corriere della sera. è una enorme cazzata! nel governo si è giocata una partita, l’abbiamo persa soprattutto perché la cgil si è sdraiata sulla merda di posizione del governo, e comunque l’abbiamo persa. gli 0,5 i ricatti e così via sono cazzate. cazzate.
    ciò che conta è la linea che ha avuto nei fatti il governo. perché se il governo avesse abrogato la legge 30 e fatto i dico e altre due o tre cosette che erano scritte nel programma il governo si sarebbe rafforzato nel consenso popolare e lo 0,5 % non avrebbe contato nulla, perché se lo 0,5 avesse fatto cadere il governo alle elezioni anticipate il governo avrebbe vinto su una sola gamba forte del consenso conquistato.
    riconosco però che anche se non ci fosse stato lo 0,5 % prodi avrebbe comunque tradito il programma. ma avrebbe pagato un prezzo politico altissimo alla sua sinistra.
    invece la sinistra light, che ragionava come te, è riuscita nel miracolo di caricarsi sulle spalle il tradimento del programma ed ha accettato una dinamica che l’ha portata a caricarsi sulle spalle anche il ricatto dello 0,5 %. per poi sognare un partito del 15 % (sogno che molti continuano a coltivare). dilettanti allo sbaraglio nel migliore dei casi. o merde politiciste della peggior specie nella media. fa lo stesso.

  213. mi scuseranno le tante e i tanti ai quali non posso rispondere, dato che il mio tempo non è infinito. comunque per chi ha letto tutto dovrebbe essere chiaro che nei miei ultimi post molte risposte sono implicite.
    grazie e un abbraccio

  214. iris pezzali Dice:

    Caro Ramon capisco la tua preoccupazione, consentimi la mia. Teniamoci le cose che condividiamo.

    Abbracci

  215. limones è sulla concretezza che io ho dei dubbi riguardo il coordinamento a tutti i livelli, non sui propositi (che rimangono ottimi).
    la situazione politica è caotica, molto caotica. e non sono d’accordo con chi ritiene un problema la segreteria. il problema è capire come noi ci vogliamo porre coi coordinamenti. condividiamo battaglie comuni e rimaniamo rifondazione comunista per portare avanti quel progetto di rilancio del partito (senza identirarismo ben inteso), o ci “adeguiamo” al coordinamento che nel territorio specifico “funziona di più”?
    è questo il problema secondo me.

  216. ho appena riletto il commento di iris e francamente lo ri-condivido. non credo che x “zecche” o settari intendesse offendere qualcuno, e nemmeno dare una soluzione “personale”. io l’ho interpretato come un desiderio di uscire unpo tutti dalle posizioni “stagnanti” e capire tutti insieme che ne si deve fare di questo partito.
    questo è il messaggio che io ho colto e che condivido. se qualcuno si è sentito ferito penso abbia la coda di paglia.

  217. iris pezzali Dice:

    Scusa la fretta della risposta di poco fa. Stavo controllando la posta prima di uscire. E’ appena arrivata la notizia della chiusura quasi certa della sede dove lavoro…!

    Vorrei chiarire che quando parlo di “zecche” e mi scuso della parola in sè, non la riferisco a chi giustamente ha punti di vista differenti (mi spiace tu lo abbia pensato) ma a quanti usano e blaterano dentro e fuori le appartenenze di sinistra per rallentare, indebolire il bisogno di organizzare una risposta programmatica sul piano sociale.

    Vado a casa, sono a pezzi.
    Nuovamente abbracci.

  218. scusa iris, ti conosco abbastanza per sapere che non sei il tipo di compagna che propone scomuniche e insulta chi non la pensa come te. ma devo dirti, sempre che si debba essere sinceri, che dire: “ma a quanti usano e blaterano dentro e fuori le appartenenze di sinistra per rallentare, indebolire il bisogno di organizzare una risposta programmatica sul piano sociale.” significa, e sempre che io sappia leggere l’italiano, che alcuni di quelli che non la pensano come te lo fanno strumentalmente al fine di indebolire ecc.
    e mi dispiace ma sebbene io veda molto settarismo, che è il frutto anche degli attacchi che subiamo, considero il settarismo un problema politico da combattere e non una parola per liquidare posizioni avverse.
    ma credo che in realtà ci capiamo. forse.

  219. ultima cosa. condivido il comunicato di rifondazione di brindisi su come porsi riguardo l’astensione. in toto. per me non un problema da poco, anzi.
    punto.

  220. a dellai devo una risposta. il parlamento delle sinistre che propone il pcl è un’idea interessante. difficile da realizzarsi se lo si propone a forze come il prc che nello stesso documento politico vengono insultate e le cui posizioni e proposte vengono ridotte a caricatura.
    comunque sono per discuterne seriamente.

  221. eh eh eh maria, finalmente una divergenza. a brindisi si vota per il ballottaggio. la formula rifiutando la scheda o non andando a votare è relativa a tutto il territorio nazionale e nel comunicato di brindisi ricalca l’odg approvato in cpn. io sostengo (ma siamo davvero in dissenso?) che costituzionalmente la soglia del 50 % più un voto per il referendum abrogativo rende l’astensione cosa diversa dalle elezioni delle rappresentanze. in altre parole l’astensione nel referendum è uno degli strumenti che gli elettori hanno per decidere, mentre nei referendum senza quorum e nelle elezioni l’astensione, per quanto sempre legittima, non decide e casomai rimette la decisione a chi vota. quindi non c’è alcuna differenza fra il non recarsi alle urne o il recarsi e rifiutare la scheda. che ci sia una sommatoria fra il non voto non consapevole e quello consapevole è ovvio. ma questo avviene anche fra le nulle le bianche e l’astensione nelle elezioni. c’è chi si reca alle urne e scrive viva la juventus, che scrive viva la rivoluzione, come c’è chi vota bianca perché non sa che fare e chi lo fa per protesta, come chi non ci va perché è anarchico e chi per non rinunciare ad un viaggio a cuba programmato da mesi.
    tutto qui.
    un bacio

  222. posso rispondere io visto che iris va di fretta? ovviamente me ne assumo la responsabilità, non parlo a nome di iris, ci mancherebbe.
    a me pare che hai colto bene tu il punto ramon. ci si accusa di settarismo A VICENDA. forse l’espressione “blaterano x rallentare” è un po’ offensiva, ma in sostanza il problema è questo.
    il partito sociale, come scrivesti tu in un articolo, che doveva essere segno di vitalità di rifondazione, non credo abbia superato a pieno l’esame. dico a pieno perchè molto si è fatto, la situazione era quella che era quindi niente accuse. ma non riuscendo a realizzare a pieno questo piano programmatico, ci trovaiamo un po’ come una barca il mezzo al mare, che tira dove va la corrente. e questo vale per tutti, beninteso.

  223. lo so ramon ma non si dice ANDATE AL MARE!!
    si dice come deve essere detto.
    beso

  224. io direi andate a bere un negroni che combatte il capitale, la caduta dei capelli, rassoda il seno e risolve ogni problema di impotenza maschile.

  225. e che è un bell’esempio di proporzionalità: un terzo di gin un terzo di vermuth rosso e un terzo di campari.

  226. eh ramon, servisse questo per iniziare a capire come uscirsene fuori da questa situazione, cercherei di combattere l’astemìa.
    magari fosse cosi semplice

  227. Federico Dice:

    la sempre valida via alcolica al comunismo! cincin! ;)

  228. Comunque anche a Parma e ad Ascoli il Prc non appoggerà il candidato a sindaco oltre a Brindisi e Taranto

  229. a parte le battute sulle vie alcooliche, qualcuno mi risponde sulla questione che ho posto dei coordinamenti? intendo territoriali perchè su quelli dirigenziali non ci voglio manco pensare per ora…

  230. dani a lecce la si appoggerà, ma non è questo il problema.

  231. lucaocchionero Dice:

    a Taranto trattasi di un candidato presidente della provincia. Abbiamo lasciato libertà di voto alle sezioni poichè, essendo l’astensione al ballottaggio un cambio di linea politica, abbiamo pensato in segreteria che tale cambio era possibile solo tramite consenso del comitato politico federale che non si poteva convocare dati i tempi stretti. Abbiamo, visto che nei comitati politici federali sono rappresentati i segretari di sezione, lasciato ai direttivi dei circoli la decisione se fare o meno campagna elettorale in questi 5 giorni rimanenti. QUesta necessità è sorta per l’eccezione tarantina fatta dalla presenza del partito di Cito, fascista e condannato per associazione esterna di tipo mafioso, che in città raccoglie il 30% dei consensi. Essendo alleato con il PDL molti compagni non se la sentono di astenersi e vogliono votare quella coalizione che si chiamava di centrosinistra( e che adesso va dal movimento della Poli Bortone-ex MSI- fino a Vendola passando per l’UDC di Casini) solo per votare contro Cito. Va da sè che chiunque vinca la presidenza della provincia da parte nostra sarà opposizione. Il 2569 faremo il comitato politico federale

  232. Luca Marini Dice:

    Ramon intervengo sulla risposta che hai dato ad animals sulla maserati e sul Pd, premetto che non consoco la situazione del Pd a Modena e in val di susa che comunque mi parrebbe un caso più unico che raro, nel senso che dove governa o ha governato ha sempre sostenuto grandi opere e speculazioni sarebbe inutile fare un elenco!
    Certo uno può rompere e fare un opposizione sterile o nei fatti non farla proprio, ma non penso sia ciò che si prefiggono i molti che auspicano una rottura in moltissime giunte, questo esempio non mi sembra all’ordine del giorno e quindi non da utilizzare per dire “non basta dire rompere con il PD”
    E comunque è fuori di dubbio che il PD se una lezione elettorale l’ha presa, proprio non ha capito le cause o fa finta di non capirle, tanto è vero che politicamente pensa di rimediare spostando più a destra se ancora è possibile le sue politiche e non parlo di alleanze elettorali con udc e lega nord.

  233. Dallacqua Dice:

    …caro luca, e perchè noi invece le abbiamo capite?

  234. oh, sarò fissata, ma il problema non è il pd.
    e non è nemmeno decidere di starci. anche perchè dove un’esperienza è stata “abbastanza positiva” è assurdo rompere. il problema è ciò che c’è a sinsitra del pd. noi in primis.
    cioè: che cosa c’è???
    come ci rapporteremo con ciò che c’è?
    la realtà è diversa da quella di un anno fa.

  235. scusa maria, (dico scusa per la mancata risposta) combattiamo battaglie comuni coordinando tutti quelli che le condividono in modo permanente a tutti i livelli e riconvertiamo il partito al lavoro sociale. so bene che in alcuni casi si farà così ed in altri (dichiarandolo o meno) il coordinamento diventerà il luogo dei ceti politici e il lavoro sociale solo una parola vuota. non c’è formula che tenga ai problemi reali.

  236. caro luca, l’ho detto e lo ripeto. ci fosse anche solo un caso in un comune di 100 abitanti sarebbe privo di senso rompere. questo è ambiguo e può essere usato per mascherare alleanze sbagliate? perché invece rompere ti mette al riparo dal litigare per chi fa il consigliere di opposizione e pensare che una volta che il consigliere ha fatto due belle denunce politiche e tre comunicati stampa a settimana è la soluzione magica di tutti i problemi?
    non so più in che lingua dirlo. il problema sono i rapporti di forza sociali e la ricostruzione degli stessi. il resto è secondario. nel senso che viene dopo.
    l’insistenza ossessiva della coppia rompiamo col pd o dialoghiamo col pd è solo subalternità nei confronti del pd. invertire le cose significa condannarsi a discutere in astratto e a dividersi inutilmente in astratto.

  237. Federico Dice:

    proviamo a superare il dibattito su risultati elettorali, ballottaggi, rapporto con il Pd?
    Per me il partito funziona ed incide anche sulla base di altri indicatori oltre ai risultati elettorlai, che sono comunque UN indicatore.
    Ma per valutare i risultati della linea chianciano si può capire quali sono i risultati in termini di tesseramento al partito? Esiste una idea se i militanti siano aumentati e sulla loro qualità e impegno?
    Questo partito ha mai provato a fare una mappatura delle lotte in cui è impegnato nelle mille periferie di questo paese? esiste un riscontro su quali sono quelle in cui si vince, quali si perde e su quali si pareggia?
    E a numero di ore di scioperi? Relazioni sindacali?
    E a parte i chili di pane quanti GAP sono stati creati? Quali funzionano e quali no? E quali sono i motivi?
    Numero di immigrati tesserati o semplicemente coinvolti?
    Se chi dirige il partito spendesse un po’ di tempo su questo studio di base forse si riuscirebbe a migliorarsi e superare qualche problema anche di degenerazione correntizia. Forse l’evidenza dei fatti renderebbe mute alcune critiche e magari ne solleverebbe di nuove ma non basate su “proposte superficiali” come le mie.
    E magari, se poi ci sarà l’onestà di leggere questi dati, il partito potrà fare quell’autoriforma che auspico. E così migliorarsi ancora, in un circolo vizioso positivo.

    Se il partito funziona poi anche i rapporti con il PD cambiano, con le altre sinistre alternative cambiano. Ma se non funziona saranno sempre sfavorevoli e ognuno, qui e altrove, faremo a gara a dire tutto e il suo contrario.

    Ecco, prendiamoci una pausa. Studiamo noi ma lo faccia soprattutto chi ha il tempo per ed è chiamato a…

    il solito abbraccio

  238. è quello che intendevo io ramon, quello che dice federico.
    dai risultati elettorali si evince dove i coordinamenti hanno già funzionato e dove meno. accetto la risposta che mi hai dato e ti dò ragione, nulla potrà fermare un eventuale “luogo di ceto politico”.
    non ci sono ricette e va bene.
    ma una mappatura si può fare per capire dove e come le cose sono andate meglio, dove invece peggio. ma con dati alla mano.
    forse sono io paranoica, ma credo sia insispensabile ora fare questo perchè lo scenario politico è DIVERSO di quello passato.
    mica tutto questo si può fare sui blog.
    chi è chiamato a farlo io credo che DEBBA farlo. ora.
    non tocca a noi cercare di capire come muoverci nei territori, quasi “allo sbando”. impossibile altrimenti fare chiarezza all’interno anche riguardo le correnti e il correntismo.
    spero di essermi spiegata

  239. scusate, per dati intendo non i risultati elettorali ma dei riscotri dell’attività del partito della rifondazione comunista.

  240. limones Dice:

    non c’è dubbio che esiste una questione organizzativa che è figlia della scissione e di una smobilitazione generalizzata conseguente alla sconfitta alle politiche ma anche, questa è la mia personale esperienza, dello scontro tra correnti. è verissimo che non si riparte come partito non si va da nessuna parte.
    sul senso del quorum non sono d’accordo con ramon. che ci sia spazio per comportamenti strategici è una cosa, che il quorum sia stato pensato come strumento in più è un’altra e non mi convince affatto. il quorum serve (servirebbe) come deterrente per referendum su questioni di scarso interesse. poi che l’istituto non funzioni anche perchè il quorum sia stato strumentalizzato è altrettanto palese. Ripeto la mia posizione. mi vergogno di astenermi su un tema di questa portata ma ormai i referendum funzionano così e il rischio è troppo alto per sacrificare la concretezza alle questioni di principio. Piuttosto la mia coscienza, con l’aiuto di massicce dosi alcoliche, si è convinta che un referendum abrogativo non possa nella sostanza modificare la legge, come invece avviene in questo caso, e quindi la mia astensione si può anche giustificare con la volontà di boicottare una votazione palesemente anticostituzionale.

  241. lucaocchionero Dice:

    limones: troppi pensieri: astieniti a basta!

  242. lucaocchionero, la questione dell’astensione mi sembra che sia stata abbondantemente GONFIATA. si son fatti tanti giri per dire la stessa cosa. mi pare che davvero siamo al delirio,il mio era solo un modo di comunicare alla gente. punto e basta.

    parliamo di concretezza che forse è meglio.

  243. gino da martignacco Dice:

    mi scuso per non aver letto tutti gli interventi e per non avere le prove di quello che sto per dire. E’ però mia sensazione che il nostro Partito sia composto prevalentemente da persone anziane. (anche io lo sono) Perdonaemi se ho detto una cosa non vera. Se però questo fosse vero, vorrei che si riflettesse. Se fosse vero penso che la assoluta priorità sarebbe quella di tentare tutte le strade possibili per parlare ai giovani. Io sto tentando con i miei figli che ci votano ma che non sono convinti. Sto anche disperatamannte cercando di scovare le poche persone che nel mio comune hanno votato Rc ma che non conosco assolutamente. Io sto usando il poco tempo che ho per questo. Attraveso la rete,attraverso la diffusione di volantini elettorali e non, attraverso un asfissiante passa parola. Finora i risultati non li vedo, constato sopratutto nei giovani un atteggiamento di rassegnazione e un trincerarsi dietro frasi del tipo ” il marxismo ha fallito; il socialismo reale sappiamo cos’è stato” il marxismo è superato dagli eventi” ecc. Scusatemi le carenze ma mi piacerebbe sapere se qualcuno è in grado di dirmi com’è composto in termini di distribuzuone di età il nostro elettorato. credo sia un dato interessante da cui partire per la crescita. Quello che ho detto in altri termini potrebbe essere anche : andiamo casa per casa a scovare quelli che la pensano come noi e basta che ne troviamo anche pochi che magari sono timorosi e isolati e scoraggiati ma che credono in qualche modo nelle nostre idee (i giovani in questo caso senza dubbio) e da questi riprendiamo un paziente lavoro di discussione, di avicinamento, di coinvolgimento, di riflessione. Bisogna quindi ripartire in silemzio, dal basso. come ha detto Ramon e condivido appieno, le elezioni, queste ed altre, non devono essere interpretate come ultima spiaggia. Il lavoro è interminabile, dovrà continuare a prescindere dalle nostre aspettative, ci si deve abituare all’idea che nulla è perpetuo, tutto cambia e nulla è inutile. Quello che seminiamo, anche se non avremo la fortuna di vedere nella nostra vita il raccolto, non ci deve far rinunciare. Ancora con Ramon, anche una sola persona nuova coinvolta è una grande conquista. (se è giovane, grandissima)

  244. purtroppo nel partito ci sono giovani e non che si scherano anch’essi dietro le frasi “marx-lenin” “fascisti di merda” e via discorrendo. non è che non si è in grado di comunicare i contenuti, per carità. ma francamente il modo in cui lo si fa ad impatto popolare è perdente a priori.
    ovviamente è qeullo che penso io, eh, non è mica “verità”.
    poi dietro alla comunicazione devono esserci i fatti e torniamo sempre al problema originario: cioè che cosa si deve fare concretamente in questo partito.

  245. comunicato del Partito della Rifondazione Comunista di Rimini: RC si riconosce con convinzione nel programma della coalizione che sostiene Vitali e nel portato sociale della candidatura. Crediamo che si tratti di un programma avanzato sul piano sociale che abbiamo in buona misura contribuito a scrivere. Ci diciamo fermamente contrari ed assolutamente non disponibili a qualsiasi ipotesi di allargamento a destra della coalizione e pertanto contrari a qualsiasi proposta di apparentamento con l’UDC; ipotesi che ci porterebbe all’autoesclusione dalla coalizione. Al fine di sostenere un successo della calizione al ballottaggio siamo disposti ad impegnarci con il massimo della mobilitazione possibile a sostegno di Vitali e della coalizione. Invitiamo le elettrici e gli elettori a votare Vitali e a rifiutare la scheda del Referendum nei confronti del quale praticheremo una scelta di tipo astensionista. Paolo Pantaleoni Segretario Provinciale Rimini PRC/Se.
    PER CUI ANCHE A RIMINI GIUSTAMENTE CI DEFILIAMO………..

  246. Compagno Gino fino al 2006 quando il Prc aveva il 7,4% dei consensi ci votavano molti giovani,adesso non saprei………..

  247. Compagno Ramon,
    io pongo altre riflessioni alle tue. E alla fine un’altra domanda.
    La riflessione è questa. Mi sono spulciato i dati delle europee nel confronto con le amministrative. Ho fatto il confronto dove era possibile, ovvero in quei comuni dove si è votato per entrambe le elezioni e dove abbiamo presentato la stessa lista unitaria presente anche alle europee. Tutto ciò vale, ovviamente e per motivi legati al sistema elettorale, solo per i comuni superiori ai 15mila abitanti.
    Il dato è sconsolante. Da nord a sud questo confronto sono riuscito a farlo in circa 30 comuni. Di questi, solo in due casi, i voti delle comunali sono superiori a quelli delle europee (a Sabaudia (LT) 2,22 contro 2,04 e Nichelino (TO) 5,03 contro 4,69). Tutti gli altri confronti sono invece devastanti con differenze che vanno dall’1 al 4%.
    Questo cosa significa?
    Che rifondazione ha un problema territoriale molto più che nazionale.
    Può questo significare che falliamo perché al crescente individualismo noi rispondiamo con una ricostruzione della società civile calata dall’alto?
    Di fatto nei livelli locali, quelli dove dovrebbe emergere il rapporto tra noi e gli elettori, non riusciamo neanche a riprodurre il pur misero consenso che abbiamo invece quando si vota alle europee.
    Perché? Perché il partito non apre un ragionamento anche sulla base di questi dati?

    La domanda allora è questa. Ha ancora senso un’organizzazione così verticista?
    Io credo di no. Credo che dovremmo rivedere la nostra organizzazione demandando parte dei poteri ai regionali e alle federazioni. La riforma dell’art. 117 ha portato lo stato a delegare molte delle proprie funzioni alle regioni (in alcuni casi devo dire che ne condivido anche l’impostazione). Ha ancora senso che (solo per fare un esempio) di sanità continui ad occuparsi il dipartimento sanità nazionale quando le peculiarità e le problematiche che emergono in questo campo variano fortemente da regione a regione? E’ vero che abbiamo comunque gruppi dirigenti intermedi. Ma è allo stesso tempo vero che questi prestano il loro lavoro volontariamente (senza neanche rimborsi spese) e che questo tipo di organizzazione della società non lascia molto tempo ad attività di volontariato, specie quelle che richiederebbero un lavoro a tempo pieno (come organizzare un lavoro e una proposta sulla riorganizzazione della sanità nella regione lazio o lombardia, ecc.).
    Così si è anche finito col demandare i compiti di proposta ai gruppi istituzionali gli unici che, stipendiati per questo, avevano il tempo di potersi dedicare full time a queste politiche. L’appiattimento sulle istituzioni è stato quindi, se possibile, conseguenza di questa organizzazione – figlia più di un paradigma ideologico che di una sua efficienza intrinseca.
    Il nazionale dovrebbe, io credo, fungere solo come punto di indirizzi unitari a gruppi regionali, vera e propria struttura organizzata del partito. Così ci risarebbe un decisivo riavvicinamento ai problemi locali e ai luoghi dove vengono assunte le decisioni, da cui noi siamo allo stato attuale, parecchio lontani.

    Un abbraccio,
    Andrea Oleandri

  248. Il problema è perchè prima c’era e adesso non più………

  249. iris pezzali Dice:

    Ramon, togliamo di mezzo il forse.
    Oltre la questione “zecche”ecc. nel merito della proposta di un PIANO DI EMERGENZA SOCIALE sul quale svolgere un ruolo politico “egemone” incalzando lo schieramento di forze alternativo a questo governo, cosa mi rispondi? Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, è stato anche ministro: che propone? Intendo punto per punto. Dicasi 1 2 3 ecc. proposte da portare come base del confronto. lasciamo stare i documenti, la gente che ha 700 euro al mese o meno o poco più non sta a leggere gli ordini del giorno approvati dai CPN.

    Non può, conseguentemente esservi proposta organizzativa di riforma del partito se non vi è piattaforma di lotta politica. E, ripeto, non solo di Rifondazione ma, partendo da Rifondazione, rivolta in modo serrato a chi si dichiara alternativo a questo governo. nei momenti di shock sociale ed economico si risponda con proposte altrettanto scioccanti. Ferrero dica: siamo in emergenza sociale. Non un giorno in più si attenda. la proposta è in venti punti. chiamiamo x y z c. se ne parli ora, subito, adesso.
    cosa deve ancora succedere perchè si possa capire che siamo alla catastrofe? hai idea di come sarà questo paese tra venti anni ? ma anche tra due? tra sei mesi? qualcuno sa leggere in modo analitico gli indicatori più nascosti ma più importanti della crisi?

    Ieri nell’ultimo post che ho scritto dicendo di andare di fretta, ho scritto anche che avevo ricevuto la comunicazione della chiusura della sede dove lavoro.
    Non era una chiusura riferita agli orari quotidiani ma era riferito al fatto che nel gruppo editoriale dove lavoro è stata avviata una dura trattativa sindacale perchè la ristrutturazione aziendale prevede la cancellazione di centinaia di posti di lavoro.

    Ci sono famiglie intere sul lastrico, compresa la mia (sono separata e ho una figlia di 22 anni studentessa universitaria) e il nostro luogo di osservazione ti posso garantire è molto, molto diverso da quello di qualche altro “perditempo” (meglio così?) che vive incrostato nelle pieghe (o piaghe) della sinistra e anche del nostro partito. Non rispondermi ancora che uso termini impropri: ti prego. Evita l’atteggiamento propedeutico con me. So con che spirito lo fai e ti ammiro, ma con me non ne hai bisogno.
    Sono amareggiata, triste e senza energie. Ma sono anche tremendamente incazzata e non solo coi padroni. Molto, molto di più con quel che ci riguarda a sinistra.
    Sarà certo un momento passeggero, passerà non appena inizierà la mobilitazione in azienda. Ieri guardavo le facce dei miei colleghi. Mi occupo anche di arte da alcuni anni e faccio fotografia e non so cosa avrei dato per testimoniare ciò che ho colto. Abbiamo pianto. Accade così. Nessuno ha dormito stanotte e non dormirà facilmente nelle prossime notti. E altro ancora. Mi sono sentita colpevole, politicamente e umanamente. Mi sono detta: in vent’anni cosa abbiamo fatto? cosa?
    E io: cosa ho fatto? cosa potevo fare di più? dove ho sbagliato? perchè di questo si tratta. una domanda collettiva soprattutto a chi come me è stato dirigente di una idea alternativa di società.
    I loro volti pieni di stupore, lacrime, paura: identici a quelli di altri mille, centomila. Già sconfitti, già dimenticati. Siamo messi fuori dal lavoro e precipitati in una immensa fabbrica del dolore.
    Ti prende una cosa nel sangue e un tremore che non sai cosa sia, ti senti indebolito e hai timore di perdere ogni cosa. Ogni cosa della tua vita.
    Un oceano, un abisso divide lo stato d’animo e l’approccio ai problemi tra chi si trova in questa condizione e chi no. io l’ho vissuta altre volte ma mai così drammaticamente come ora.
    la famosa condizione materiale di senso marxista e successivamente elaborata dal pensiero gramsciano. Quando le persone vivono tale condizione marginalizzante, non vogliono più sentire bla bla bla, chiedono protezione. Cercano di organizzarsi e certo lo faremo. Ci stiamo muovendo e ti garantisco che i passi da compiere sono come quelli del primo uomo sulla luna. I ricordi delle antiche lotte manco si sa cosa siano: i miei colleghi trentenni ignorano persino chi sia Enrico Berlinguer figurati Di Vittorio. Tuttavia ci si proverà fino allo stremo.

    Io ho fatto una proposta, ripeto. Una proposta. Certo il maremagnum è sempre difficile da navigare e non mi attendevo da te una risposta magica, ne da altri.

    Una grande forza politica se vuole esser tale deve pensare in grande cercando di svolgere un ruolo egemone. Egemone in senso gramsciano, non in senso prevaricatore o altro.
    E soprattutto crescere culturalmente al proprio interno un gruppo dirigente che sappia indicare quale sia il dito e quale sia la luna.

    Abbracci

    p.s. Ciao Maria.

  250. E’ arrivato sul mio blog questo articolo tratto dal Corriere della Sera,Ramon spiegaci la notizia(se è vera ovviamente):Sinistra e libertà e Rifondazione-Pdci sperano. Di ottenere un seggio ciascuno al Parlamento europeo dal quale – per ora – sono esclusi, perché rimasti sotto il 4% dei voti. Dice Riccardo Nencini, segretario socialista (Sinistra e libertà): “Aspettiamo l’assegnazione ufficiale da parte della Cassazione. Se non saremo ascoltati, è pronto un ricorso al Tar del Lazio”. Tutto si basa su un’analisi di docenti di Giurisprudenza di Firenze, Milano, Roma e Cagliari. La legge prevede che si ripartiscano i seggi tra le liste che hanno raggiunto il 4%. Se restano seggi da assegnare si individuano i maggiori resti e, secondo la legge, “si considerano resti anche le cifre elettorali nazionali delle liste che non hanno raggiunto il quoziente elettorale nazionale”. Interpretazione: vanno considerati anche i voti di chi non ha toccato il 4 per cento. Conseguenza: Lega ed Idv perderebbero un seggio a testa, a vantaggio di Sinistra e libertà e Prc-Pdci.

  251. x RAMON
    Leggo solo ora la risposta.
    Caro Ramon, si certo, il mio post potrebbe essere letto anche cosi’, se questa fosse una discussione su questioni personali. Ma cosi’ non e’. Questa e’ una discussione eminentemente politica. Non ho assolutamente inteso insultarti. La mia domanda peccava in effetti di generalismo. L’ ho rivolta a te in quanto interlocutore appartenente agli organismi di dirigenza nazionali del partito, e quindi, informato sicuramente piu’ di me e di molti altri frequentatori del Blog sulle dinamiche che hanno portato agli esiti dell’ ultimo CPN.

    Quindi rettifico la mia provocazione in una semplice e piu’ corretta domanda:
    Perche’, secondo te, a fronte di una scissione ormai avvenuta, si ripropone, negli organismi dirigenti nazionali del partito, una gestione unitaria che non appare sensata, se in questa gestione, entrano nuovamente dirigenti il cui progetto politico e’ in viscerale contrasto con quello uscito dal congresso di Chianciano?

    Non trovo convincente cio’ che dici sul fatto che nel documento 1 era gia’ contenuta la proposta della gestione unitaria del partito “ben prima” di sapere come sarebbe andata, se con cio’ intendi che questo era un valore politico voluto dai firmatari della mozione 1, indipendentemente dalla situazione creatasi dentro il partito.
    Si sapeva gia’ benissimo come sarebbe andata, mesi prima del congresso
    Si sapeva gia’ benissimo che se non avesse vinto Bertinotti, vi sarebbe stata una spaccatura a meta’ del partito, con margini esigui, quasiasi dirigente nazionale, e non solo, qualsiasi analista attento alle dinamiche delle forze in campo e agli equilibri allora presesnti nel PRC, tutto questo lo sapevano perfettamente, o una (la vittora di Bertinotti) o l’ altra (la spaccatura).
    Dunque questa a mio avviso non e’ una risposta. Ovviamente e’ la mia opinione. Comunque e’ chiaro, che puoi benissimo non rispondermi se la mia ti sembra un eccessivva insistenza, dato che nessuno riuscira’ a convincermi che far rtientrare negli organismi dirigenti nazionali del partito la mozione 2, che al partito ha fatto la guerra, con i mezzi piu’ bassi e beceri a cui si puo’ assistere nel dibatito politico, che con gli scissionisti non ha rotto assolutamente i ponti, sia una cosa accettabile.
    Per quanto mi riguarda e’ un clamoroso e incomprensibile errore, e mi preoccupa profondamente.
    Per i motivi che ho gia’ accennato, ossia il rischio, primo tra tutti, che quella base, quella militanza che dopo Chianciano ha sperato in una svolta piena e non ambigua, dopo un congresso lacerante, dopo aver con enorme fatica retto agli urti dell’ attacco frontale nei confronti del partito da parte dei dirigenti della mozione 2 ad ogni livello, si debba ora sentire nuovamente svilita e obbligata a incomprensibili nuove alchimie dettate da decisioni piovute dall’ alto del CPN.
    Se cio’ si dovesse produrre sarebbe, lo ripeto, un clamoroso, incomprensibile errore. Spero che gli organismi nazionali si rendano conto delle possibili conseguenze sulla base del partito di tutto cio’. Perche’ al di la’ delle analisi e delle motivazioni che possono essere espresse in uno scritto, questo gesto riazzererebbe di fatto il dettato di Chianciano, dando un unico, doloroso segnale: il fallimento del nuovo progetto del PRC, il ritorno al passato, l’ incapacita’ a segnare una svolta, ad aprire una nuova stagione, ad affermare senza ambiguita’ di sorta, una nuova prospetiva politica.

  252. “Pratica diffusa di raccomandazioni di ogni genere allo scopo di costruire pacchetti di voti da usare alle elezioni, o ADDIRITTURA allo scopo di far TRASITARE persone, alla bisogna, dalla MINORANZA alla MAGGIORANZA nella DIREZIONE locale DEL PARTITO. Per chi ha occhi per vedere tutto ciò è ormai visibile da anni. Negare o minimizzare è pura ipocrisia.”

    “Sempre che il PRC lo si voglia far sopravvivere davvero e non portarne le spoglie all’altare di matrimoni interessanti per il ceto politico e non certo per il buon nome e il futuro del comunismo in Italia”

  253. animals Dice:

    Credo che si dovrebbe mettere nello stato del partito il divieto di allearsi a qualsiasi livello con partiti che rappresentano la classe dominante. Eventuali eccezioni per motivi di emergenza dovrebbero essere discusse in direzione nazionale. Per chi non l’avesse capito è la posizione di Trotzky sul fronte unico con i partiti anche riformisti e non per il fronte popolare con forze borghesi.
    E penso che sarebbe un grande passo in avanti per far uscire rifondazione dalle secche del governismo e del burocratismo. Un segnale chiaro che il partito vuole ripartire su una strada completamente diversa, di classe, combattiva, che non fa compromessi.
    Poi ovviamente, mi sembra ridicolo ripeterlo pèr la duemilionesima volta, il problema del radicamento sociale non sarebbe affatto risolto. Ma sarebbe stato rimosso un ostacolo sulla sua strada.

  254. limones Dice:

    ho letto la legge elettorale, secondo me abbiamo torto. il quoziente elettorale nazionale è dato dal rapporto tra la somma delle cifre elettorali nazionali (delle liste che hanno superato il 4%) e il numero dei seggi da attribuire. a quel punto la cifra elettorale di ogni lista (che ha passato il 4%) va divisa per questo quoziente e il risultato (senza resti) dà il numero dei seggi per ogni lista. (per chiarezza: la cifra elettorale nazionale di ogni lista è la somme dei voti presi dalla lista). I seggi rimanenti vanno attribuiti coi resti. Insomma, quando si dice: “si considerano resti anche le cifre elettorali nazionali delle liste che non hanno raggiunto il quoziente elettorale nazionale” significa che concorrono all’assegnazione dei seggi restanti anche le liste a cui non è stato assegnato alcun seggio con la parte intera del rapporto cifra/quoziente. tuttavia è chiaro dal comma precedente che i seggi vanno assegnati solo a chi ha passato il 4%. altrimenti: ciccia. dunque, nel nostro caso: ciccia.

  255. Militante Dice:

    Il problema, caro animals, è che una parte non piccola del nostro partito pensa che il Pd sia un partito socialdemocratico (se pur spostato a destra), un’altra parte pensa i comunisti debbano allearsi con la borghesia liberale e un’altra parte ancora che sia q

  256. Militante Dice:

    Il problema, caro animals, è che una parte non piccola del nostro partito pensa che il Pd sia un partito socialdemocratico (se pur spostato a destra), un’altra parte pensa i comunisti debbano allearsi con la borghesia liberale e un’altra parte ancora che sia questione di leadership e che quindi se a Franceschini subentrasse Bersani cambierebbe il mondo. Per questo è urgente e necessario nel PRC aprire un dibattito serio su cosa sia il PD, sul suo ruolo politico e sul rapporto tra le alleanze e il conflitto. Dibattito che, temo, in pochi vogliamo aprire perchè tutti sanno che il partito si spaccherebbe come una mela, altro che Chianciano….
    Come sempre il nodo dei problemi è teorico, politico e organizzativo insieme.

  257. limones Dice:

    si ma non si può pensare che agire e costruire il conflitto dipenda esclusivamente dall’allearsi o meno col pd a borgocazzuola. mi pare che si stiano tralasciando un paio di dettagli: come facciamo a stare nel conflitto con questo livello di militanza e con questa organizzazione? che gli andiamo a dire ai lavoratori quando manca ancora una risposta piena e strutturata ai loro problemi che sia parte di un progetto politico chiaro?

  258. Militante Dice:

    Il tipo di organizzazione dipende ovviamente dal profilo politico e strategico che ti dai: se il partito esiste in funzione elettorale è organizzato in un modo, se in funzione conflittuale e antagonista va organizzato in un altro. Ma se non si sa dove vogliamo andare, non possiamo avere le idee chiare neanche sulla forma organzzativa. Ora come ora abbiamo un apparato burocratico sproporzionato rispetto alla nostra conistenza reale, che è assieme un’agenzia di collocamento per burocrati che non saprebbero cos’altro fare nella vita e un parlatoio diviso per mozioni. Abbiamo 49 dipartimenti il cui lavoro per la maggior parte dei casi è oscuro e imperscrutabile ai più…

  259. Alfonso Geraci Dice:

    Carissimi,
    ovviamente non prendo parte al dibattito sul Prc dato che non ne faccio parte.
    Vorrei invece sollevare sul blog la questione di LIBERAZIONE, di cui sono assiduo lettore, sostenitore e (occasionalmente) “polemizzatore contro”.
    Oggi Greco lancia un grido di dolore, e io penso che dica cose giuste, che non ci si possa privare di uno strumento che porti quotidianamente dovunque “controinformazione, orientamento culturale e politico, dibattito, proposte di iniziativa”. Specialmente adesso che – come sapete meglio di me – i “poteri forti della sinistra”, da D’Alema a Repubblica, dal Manifesto al Tg3, hanno deciso che la sinistra “radicale” dev’essere sostanzialmente come s’immagina Vendola, “disponibile ad assumersi le sue responsabilità” eccetera eccetera (e quindi Vendola resterà fuori dal PD onde poter fare più “danno” – dal nostro pdv – in questo senso).
    Contro questa linea, e invece per la ripresa del conflitto sociale autonomo dal bipolarismo, bisogna perciò gridare e organizzare a più non posso, e LIBERAZIONE dovrebbe servire a questo. Penso che siamo tutti d’accordo che per un giornale di lotta una cosa è andarsi a rintanare su Internet – dove al 90% si predica ai convertiti – e un’altra cosa è la sua esistenza fisica, tangibile, anche per impattare la gente che ti dice ah ma perché ancora esiste LIBERAZIONE, ah ma adesso com’è come non è eccetera quando te lo vede in mano. E’ un momento fondamentale.
    Che ne pensate? Intervenite numerosi, magari anche con idee pratiche su come rilanciare il giornale (se siete dell’idea di NON chiuderlo).

  260. purtroppo non ho tempo adesso. ma al più presto risponderò a diversi post.

  261. Dallacqua Dice:

    Ma da quando era stato cacciato Sansonetti non aveva ripreso ad andare a gonfie vele raddoppiando le copie?

    Almeno così qualcuno di voi diceva tempo fa.

    Stai a vedere che in poco tempo L’Altro supererà anche Liberazione a copie vendute.

  262. Riannodiamo i fili e riprendiamoci i nostri consensi voglio una Prc forte e una sinistra radicale oltre il 10% come era fino a due anni fa………….

  263. Si Dall’Acqua va molto meglio Lberazione rispetto a Sansonetti ma i tuoi amicivendoliano hanno lasciato debiti di vari milioni di euro che il Prc dve ripagare.
    L’Altro è spazzatura ho visto e letto il rapporto ravvicinato tra sansonetti e casa pound.
    Certo se avete anche lettori fascisti superete liberazione e il manifesto

  264. Brunoincazzato Dice:

    avere un giornale di questo tipo,con questi costi e che non ha segnato discontinuità con la passata direzione,serve a poco,anzi diventa dannoso.una operazione di rilancio che si è fermata nella sostanza al cambio del direttore(che non è affatto un giornalista)e non ha comportato minimamente nessuna modifica al progetto editoriale,nemmeno alla sua veste grafica.cos’è liberazione?un bollettino di partito?costa troppo!un giornale di opinione?è fuori tempo!un tentativo?disperisivo!la verità è che liberazione proprio non riesce ad entrare in sintonia col partito ed i suoi militanti.i dati fnsi sono drammatici,continua a perdere vendite.se proprio si vuole tenerlo in vita si faccia la stessa operazione dell’altro che viene stampato quasi a costo zero.si porrà inevitabilmente un problema di proprietà,e su questo aspetto bisognerà trovare soluzioni condivise coi lavoratori.non vedo altra strada.

  265. Dallacqua Dice:

    A dire la verità dopo la cacciata di sansoneti qualcosa è cambiato: prima il giornale era leggibile on-line in qualsiasi momento, adesso solo dopo le 8 di sera.

  266. manca una risposta strutturale e organizzativa adeguata al momento politico che stiamo vivendo. sono d’accordo con limones.
    io non riesco a vedere più nemmeno le mozioni. scusate, ma esprimo semplicemente il mio punto di vista. io vedo una parte del partito che tende al partito unico dei comunisti e una parte che tende alla costruzione di un soggetto più morbido. al centro, dove dovrebbe esserci quell’equilibrio e quella forza necessaria per tener unite le due varianti, nn vedo nulla.
    si parte coi coordianmenti, ma si partirà e non si saprà quale sarà le destinazione.
    ha ragione iris quando dice che alla gente poco importa delle mozioni, purtroppo però un partito che ha una dialettica interna molto vivace come il nostro, deve fare i conti con questa.
    mi auguro che quando i conti iniziano a tornare, il treno per rifondazione comunista non sia già passato.

  267. gino da martignacco (ud) Dice:

    Maria,
    per rispondere alla tua ultima considerazione, direi che, il treno può sempre passare… Ci saranno idee che noi non ci saremo… riprendo la mia di ieri sera per insistere su una faccenda e in questo senso mi allaccio anche al discorso sul giornale. Intendo sottoporvi un quesito che è per me fondamentale e al quale dobbiamo dare una risposta prioritariamente. Quando ci preoccupiamo se Liberazione andava meglio prima o dopo Sansonetti, non teniamo conto delle dinamiche che conducono le persone a leggere liberazione o un qualsiasi altro giornale. Io non sono un esperto di marketing ma mi pare di poter dire che preoccuparsi della diffusione di un giornale significhi limitare l’analisi ad un aspetto che non ritengo fonfamentale. Prima di tutto mi chiedo se il giornale non sia semplicemente ed esclusivamente un utilissimoma mezzo di diffusione di idee fruibile prevalentemente da persone che già appartengpono all’area per la quale lo stesso giornale lavora. Nel nostro caso, a d esempio, immagino che chiunque compri liberazione non faccia altro che tenersi informato attraverso la visuale che i suoi dirigenti ritengono opportuna. In sintesi, Liberazione nel nostro caso e altre testate negli altri, rinforxzano delle idee già consolidate. Dò quindi al giornale e ad altri media, volendo essere benevolo, una valenza bassa se ci si aspetta da loro una ricaduta in termini di consenso. Chi è comunista non legge Libero e viceversa. (anche perchè la gente non ha tempo e questa società è ricca di stimoli per cui bisogna scegliere). Personalmente ritengo i quotidiani per lo più dei prodotti di consumo e di spreco di risorse ambientali (carta, ad esempio). Chiaramente se capiamo dove stiamo vivendo, dovremmo, secondo me, potenziare comunque Liberazione o qualunque altro mezzo, attraverso la rete, sia per risparmio energetico ed economico che per tentare di conciliare l’altro discorso che ho tentato di portare avanti e cioè l’avvicinamento dei giovani. Non servirebbe dire altro, se di marketing (orrenda parola) dobbiamo servirci (paradosso!!!) per portare avanti le nostre idee, se vogliamo farci leggere dai giovani, dobbiamo pensare alla rete e non alla carta stampata. Ribadisco poi che ognuno nel suo raggio di azione, (parenti, amici, colleghi di lavoro) pazientemente e tenacemente dovrebbe in modo intelligente lavorare. Tutto questo è molto semplice ma non semplicistico, a mio avviso e attraverso un costante lavoro può produrre qualche risultato. Ci sono poi altri sistemi sui quali impostare il lavoro di persone che, come ha detto Ramon, devono tener presente che per il fatto di appartenere a Rifondazione Comunista, di fatto si collocano su un versante che tende a sovvertire l’ordine costituito e che per farlo deve per forza riflettere su quali possono essere i mezzi ingrado di produrre questo effetto.
    L’aspetto un tantino romantico del giornale sottobraccio o nella tasca dell’eskimo, in definitiva mi sembra superata.

  268. Dallacqua Dice:

    Caro Gino,

    Ovviamente il compito di Liberazione non è quello di farsi leggere da due milioni di persone (qualcuno potrebbe dire: magari!).

    La questione è che se qualche anno fa vendeva più del doppio di adesso, vuol dire che hanno abandonato il quotidiano persone cmq sensibili a quelle idee politiche. Qui non si trratta di andare a convertire chi legge libero, ma di essere al corrente che si stanno perdendo lettori afferenti a quell’area-politica di riferimento, e che potenzialmente potrebbero essere riconquistati.

    Insomma se non piaci alla tua gente vuol dire che c’è qualcosa che non va no?

  269. Che bei discorsi. !!!

    Ma……… 1976 : 34.37 %; oggi: 3,…% Non vi dice nulla?

  270. sì frz40 bei discorsi su liberazione….
    io trovo che liberazione non sia cambiata. stessa impostazione, stessa grafica, solo un tantino più “pesantuccia”. lo dico con tutto il rispetto nei confronti di chi ci lavora, eh. parlo di quel che appare all’utente-lettore.
    la rete è importante e ci mancherebbe, ma non sottiovaluterei la carta stampata.d’accordo che non si può riproporre un giornale dei tempi di eskimo, ma qualcosa per renderlo appetibile a chi è fuori del partito si potebbe pure fare, volendo.

  271. Si,mi dice che tanti ex comunisti sono diventati democristiano(d’alema,fassino ecc.),altri(vendola,giordano ecc.) preferiscono i craxiani.
    Io vorrei ritornare alla rifondazione del 2006 (7,4% dei consensi) e ad una sinistra radicale forte(nel 2006 oltre il 10%)

  272. un giornale di partito rispecchia lo stato di “salute” del partito (al di là delle vendite, parlo di immagine).
    fate vobis…

  273. il problema di Liberazione è in massima parte un organico elefantiaco che va sfoltito, non se ne esce l’alternativa è il fallimento, perchè non credo che nel 2010 ci saranno soldi da metterci e dunque deve andare in pareggio.

  274. gino da martignacco Dice:

    caro Dallacqua, penso che il problema o l’obiettivo non sia vendere copie di Liberazione. Abbiamo avuto un milione di voti quindi la proporzione tra lettori e votanti, pur probabilmente significativa, purtuttavia non deve sviarci dal vero problema che consiste nel consenso e non nel successo editoriale di un mero strumento quale il giornale (che è un mezzo e aggiungo non determinante) e non un fine. Chiaro è che se i soldi non ci saranno, sarà giocoforza sacrificare qualcosa anche se non vorrei essere frainteso, sarei ben lieto se Liberazione potesse godere di ottima salute. A proposito, mi viene in testa una cosa dalla quale enunciazione potreste tacciarmi di disinformazione… in effetti io leggo più libri (quei pochi che riesco) che giornali, per cui mi sfuggono parecchie cose e non me ne rammarico del resto) a proposito, dicevo, qualcuno può raccontarmi o spiegarmi con quale diritto il Pd continua a usare L’Unità? E’ chiaro che sono disinformato ma mettetevi nei panni dei giovani che io tanto nomino (anche loro disinformati) e pensate cosa deducono dal fatto di notare (se lo notano) che l’organo del Pd è stato fondato da Gramsci e ancora oggi (scandalosamente) questo appare nella testata di quel giornale. . Questo è un esempio di assoluta incongruenza. se sono ignorante oppure ho rimosso dei pezzi di storia giornalistica perdonatemi ma una battaglia per riconquistarci L’Unità io la farei.
    Sulla amara constatazione del passaggio dal 35 al 3% mi sto arrovellando il cervello da tanto tempo e sinceramente non riesco a darmi delle spiegazioni. Una forse la tento: la gente vive in modo leggero ….e questo sarebbe un pregio, ma in questo caso intendo dire che è poco profonda e volubile e questo non è un pregio. Se trent’anni fa eravamo dieci volte tanti, probabilmente molti non erano convinti così come penso che adesso ci siano parecchie persone che non ci votano ma che costituiscano ancora un serbatoio per il futuro. Io non mi illudevo di avere subito un successo elettorale e non leggo i risultati in modo pessimistico, anzi…
    occorre però pensare ad altre strategie…. bisogna formare i quadri che devono impegnarsi per permettere di far arrivare alla gente le informazioni che altrimenti la gente stessa non va a cercare perchè, tutto sommato, non ne sente la necessità.

  275. ecco le mie risposte e considerazioni.

    caro federico, esiste un lavoro di inchiesta sullo stato del partito simile a quello che indichi tu. non so se siano pubblici i risultati. io li ho letti su un dossier mi pare prodotto dal dipartimento inchiesta del partito.

  276. caro gino, senza ripetermi fino all’inverosimile vorrei dirti che il problema è la ricostruzione dei legami sociali. la propaganda stile: abbiamo grandi idee e parliamo per diffonderle con il maggior numero di persone ale netto della presunzione (non tua sia chiaro) sulle “grandi” idee non basta e può perfino essere controproducente. una cosa è organizzare una lotta, una vertenza, essere interni ai comitati e associazioni, occuparsi della realtà dei luoghi produttivi, un’altra è parlare di queste cose “prendendo posizione” dall’esterno e dall’alto della “politica ufficiale”.
    su molte delle altre cos e che dici sono d’accordo.
    un abbraccio

  277. caro andrij83 o andrea oleandri, mentre non c’è sostanziale differenza fra i voti delle provinciali e quello europeo c’è, come tu osservi, fra quello delle comunali e quello europeo. ci sono, secondo me molte e diverse cause, che vanno dal radicamento del partito nel comune alla qualità di attività che si fa. puoi stare tranquillo che dove c’è un lavoro sociale di lungo periodo, dove si sono occupati centri sociali, formati comitati, costruiti gap e partecipato attivamente alle lotte delle fabbriche i risultati sono buoni. e dove si fanno al massimo due o tre iniziative pubbliche in un anno e il resto è speso a discutere nel direttivo e nel circolo delle manovre nel consiglio comunale (tanto se si sta in giunta come se si sta all’opposizione) il risultato è sempre scarso. sempre. ma tu non consideri, però, un’altra questione.
    da tempo dico che il sistema politico elettorale è degenerato. mentre il voto sulle europee è più libero, nonostante tutto, il voto nei comuni è inquinato perché ormai gli elettori votano i sindaci e scelgono una persona. non votano quasi più per un partito perché ne condividono le idee e il programma. sia perché i partiti fanno politica solo dentro le istituzioni (tranne la lega che organizza ronde ma cneh associazioni sportive e attività assistenziali) e sono avvertiti come “tutti uguali”, sia perché nei comuni le liste ormai sono moltissime e le campagne elettorali per le preferenze soverchianti il resto. ci sono comuni di 20mila abitanti con più di venti liste. ed è un’orgia di cene elettorali e manifesti con la faccia dei candidati, oltre che un’orgia di liste civiche di ogni tipo. anche per questo prendiamo meno voti nei comuni.
    quanto al federalismo organizzativo che proponi non sono d’accordo per nulla. sempre che abbia capito bene ciò che dici.
    la riforma dell’art 117 è stato uno scempio del welfare e della fruibilità dei diritti universali. tutte le regioni, oggi, sono centri di potere territoriale che promuovono le diseguaglianze fra regione e regione e dentro la propria. l’italia non è un paese fatto di nazioni diverse come la spagna. chi mi può spiegare perché l’abruzzo e il molise dovrebbero avere due sistemi elettorali diversi? due organizzazioni sanitarie diverse? e così via.
    nel partito si seguirebbe la stessa sorte della degenerazione delle istituzioni locali.
    che poi si debba decentrare e riuscire a produrre a livello decentrato anche iniziativa di valenza nazionale sono d’accordo. ma senza illudersi che le formule organizzative risolvano problemi politici.
    un abbraccio

  278. cara iris, ti ripeto che sono d’accordo con molte delle tue considerazioni e descrizioni della realtà. ma che non condivido l’idea che si debba discutere come tu proponi.
    tu hai la tua proposta, ricetta personale. è tanto definita che la scrivi in maiuscolo, (manca l’acronimo e lo metto io PES). davvero credi che questo blog sia un luogo di decisioni nel quale uno propone le sue ricette e pretende che vengano discusse come se fosse un organismo dirigente del partito?
    questo è il mio blog personale dove metto gli articoli che pubblico sulla carta stampata e considerazioni varie. dove ognuno è libero di dire la sua su tutto lo scibile umano. dove a volte si discute di problemi generali fra persone che hanno interesse a confrontarsi e a volte si accendono liti e risse. dove qualcuno pensa di postare comunicati e altre cose così.
    ma non è un luogo dove la babele di proposte risolutorie e definite quasi sempre in aperta contraddizione fra loro possono essere selezionate e sintetizzate e decise.
    mettiamo che io ti dica: ottima proposta. rispondo positivamente a tutte le tue domande su tutti i punti. poi? poi che succede?
    so bene che il partito spesso sui territori non è in grado di selezionare proposte e nemmeno di metterle di discussione seriamente.
    spero che si sia in grado di costruire, oltre che i legami sociali anche luoghi aperti e paritari dove questo si possa fare.
    ma non sarò certo io e tantomeno questo blog a risolvere magicamente il problema.
    spero ci siamo capiti.

  279. caro lu, la tua risposta è ipocrita. hai scritto: e allora, caro Ramon, fuori dai denti….Cos’e’ che non ci dite, cari compagni del Nazionale? Cosa vi spinge ora, dopo la scissione condotta per altro con uno stile becero, a riproporre la gestione unitaria del partito, cosa che poteva avere senso all’ indomani del congresso, con una mozione 2 ufficialmente al 47%”
    certo che è una questione politica e non personale. esattamente come quella che ti ho citato per esempio. cosa cazzo c’entrano le questioni personali. tu sottendi che vogliamo cambiare politica per fare una svolta a destra, che per questo inventiamo la gestione unitaria, e che non diciamo la verità. poi dice che la gestione unitaria poteva avere senso perché la mozione due aveva il 47 %. se uno ti risponde facendoti notare che la gestione unitaria corrisponde ad una concezione del partito che deve prevedere che tutte e tutti possono partecipare, appunto, alla gestione, indipendentemente se sono in maggioranza o in minoranza e che questa idea non è stata avanzata per rispondere ai problemi contingenti prodotti dalla spaccatura in due del partito tu che dici? dici: “Si sapeva gia’ benissimo come sarebbe andata, mesi prima del congresso”.
    insomma tu hai diritto di essere contro la gestione unitaria ma non hai ne avrai mai il diritto di pensare che i tuoi sospetti siano legge divina.
    capisco che forse tu sei abituato ad essere doppio e anche triplo. ma io non lo sono. chiaro? se ho proposto documento a tesi e gestione unitaria è per la concezione che ho del partito e non per le manovre che dici tu! chiaro?
    quanto dici delle migliaia di compagne e compagni che sono rimasti nel partito e che hanno diritti uguali a quelli che hai tu (o pensi di esserti guadagnato votando una mozione di maggioranza uno status diverso?) porta alla loro espulsione dal partito o ad un loro allontanamento (di cui come si vede abbiamo un grande bisogno) perché nessuno, e non lo farei nemmeno io, sta in un partito dove c’è qualcuno che ha il diritto di fare processi alle intenzioni.
    ma tu i processi alle intenzioni a quanto pare li fai a loro e anche a a chi non la pensa come te. cioè a tutti.
    se non sai distinguere fra gestione del partito e linea politica del partito non so che farci. si vede che pensi che la linea è così debole ed incerta che non è capace di cambiare le opinioni delle compagne e dei compagni o, peggio ancora, che non può confrontarsi con dissensi dentro tutti gli organismi. così facendo alla prossima divergenza cacceremo altri e poi altri ancora. fino a che rimarremo io e te e tu mi caccerai.
    ciao

  280. caro animals, ti avevo proposto di prendere atto delle divergenze senza inquinarle con argomenti piuttosto demagogici. macchè!
    mi spieghi come mai ci sono posti dove rifondazione è all’opposizione del centrosinistra fin dalla notte dei tempi e non c’è alcun lavoro sociale ed altri dove è stata al governo (come in alcuni comuni della val di susa) e dove il lavoro sociale c’è?
    ma credo che la domanda resterà senza risposta per il semplice motivo che tu credi che proclamare principi astratti e scriverli sullo statuto risolva i problemi o aiuti a risolverli. mentre è solo una fuga dai problemi.

  281. caro militante, hai ragione su molte cose. c’è chi pensa del pd ciò che tu dici. ed è anche un riflesso della degenerazione della politica italiana. ma il problema è l’analisi del capitale e della formazione sociale attuale, e conseguentemente, spostare il baricentro del partito sulla ricostruzione dei legami sociali e del conflitto. senza questo a nulla vale definire il pd il nemico dei nemici. a nulla. perché c’è l’illusione che tu sei una cosa o un’altra a seconda se definisci il pd in un modo o un altro. che è un modo netto per essere subalterno al pd.

  282. cara maria, condivido la tua preoccupazione. sul serio penso anch’io che ci deve essere maggior chiarezza nella proposta politica. ma vorrei farti notare che la proposta centrale non sono i coordinamenti. anticapitalismo, partito sociale e antibipolarismo sono punti che qualificano il percorso che devono fare i coordinamenti.
    ma credo che siamo d’accordo anche su questo.

  283. animals Dice:

    Ciao Ramon hai ragione, il mio ultimo post era un po’ di troppo. Prendo atto delle divergenze sulla questione alleanze.
    E credo purtroppo che tra qualche mese prenderemo atto anche delle divergenze sulla nuova linea del partito dopo l’ultimo Cpn. O meglio sulla fine della proclamata svolta a sinistra di Chianciano.
    Comunque non tutti i compagni che hanno condiviso la battaglia all’ultimo congresso condivideranno la nuova linea moderata che secondo me rappresenta una vera e propria svolta destra de facto. Si cristallizzeranno nuove aree e ci sarà una nuova dialettica interna. Niente di drammatico.
    Se mi permetti anche se forse non è la sede giusta, invito tutti i compagni alla Festa Rossa di Falcemartello che si terrà a Bologna la prossima settimana. Venerdì dibattito con Ferrero, Grassi, Bellotti e Rinaldi.
    Nelle altre serate altri dibattiti su america latina e Cgil oltre a musica e ristorante.

  284. caro animals, ok. ma chi ti dice che dobbiamo divergere su una svolta a destra? linea moderata? ma dai!
    invito anch’io ad andare alla festa rossa. e buon lavoro.

  285. Brunoincazzato Dice:

    ci sto provando seriamente a capire perchè ,dall’ultimo cpn,molti sostengono che ci sia in atto una svolta a destra.io non la penso così.io penso che proprio in questo momento vada riaffermata la cemtralità di rifondazione,che vada fatto un ulteriore sforzo di lettura degli avvenimenti,che conuigare vertenze sociali e territoriali con pratiche di buon governo sia nella normalità dei fatti.preoccupa chi spinge alla costituente comunista.l’altra parte del partito non la sente propria e non la condivide.e se è in atto un riposizionamento dentro le vecchie aree è segno che non c’è cristallizazione di posizioni.anti capitalismo e antiliberismo unite ad una grande battaglia per il lavoro incominciano a tessere la trama dentro la quale muoverci.ma non vi stanno stretti i rassicuranti muri dei nostri circoli perennemente quasi chiusi?uscite,toccate gente,sennò,come diceva il compianto Troisi,vi si formano le orchestre in testa.

  286. Luca Marini Dice:

    D’accordo con te Ramon sull’analisi del voto sui comuni soprattutto quelli grandi. Comune di Prato siamo andati dal 2,8 europee al 2,4 provincia all’1,7 al comune con lo stesso programma alternativo al centrosinistra. La giungla di liste civiche che spuntano dal nulla e che altro non sono che trampolini di lancio per personaggi magari trombati in qualche consiglio di amministrazioni ci uccidono perchè a sinistra si presentano come nuove, come ci uccidono le preferenze e ci si trova con candidati del PD che non fanno un discorso politico uno, con 500 preferenze a testa, in due che conosco hanno preso 1000 voti, i 2/3 di quelli presi dal prc al comune!
    Il nodo principale è a mio avviso anche la valnga di interessi che sono in ballo nei grossi comuni, ad esempio due mesi prima delle elezioni fu approvata una variante al piano regolatore di 50 milioni di euro, dietro l’operazione ci sono unicoop, unione industriale e i soliti immobiliaristi!

  287. caro ramon, mi fa piacere tu condivida la mia stessa preoccupazione (avrei preferito non fosse così, ma tant’è).
    hai confermato esattamente quello che penso io con la tua risposta. il problema sono i coordinamenti. appunto.

  288. iris pezzali Dice:

    Non ho mai pensato che il tuo blog fosse un organismo dirigente…

    Prendo atto che hai molta difficoltà a confrontarti nel merito e rimani sulla forma…
    punti di vista.. ti lascio alla forma.

    a presto.

  289. iris pezzali Dice:

    Non ho mai pensato che il tuo blog fosse un organismo dirigente…

    Prendo atto che hai molta difficoltà a confrontarti nel merito e rimani sulla forma…
    punti di vista..

    a presto.

  290. veramente iris io non ho letto nei tuoi commenti il desiderio di risolvere questioni politiche così complesse su questo blog.
    un blog o facebook e la rete in generale sono semplicemente luoghi virtuali nei quali ci si può incontrarte e scambiare opinioni, oltre che diffondere informazione, ovviamente.
    nulla di più.

  291. iris pezzali Dice:

    esatto maria. esattamente. mi conforta sapere che tu hai capito.
    certamente non conosco la netiquette dei blog, ho scritto di cose molto serie su questo di ramon perchè ho stima di lui da tempo. ma vedo che ci siamo avvitati sull’approccio e quindi non ho nessun problema a continuare ogni tanto a leggere e basta. probabilmente è meglio così.

    ciao

  292. visto che sembra che intravedere il pericolo di un rallentamento sulla linea della svolta a sinistra, o l’opinione che questa svolta in molti territori è rimasta sulla carta, o la denuncia, addirittura!, di una svolta a destra, sia cosa da visionari che vedono cose che non esistono, o peggio ,fanno processi alle intenzioni, penso sia il caso di riprendere il doc di chianciano in mano.. allora.. per sommi capi:

    1)il congresso considera chiusa e superata la fase caratterizzata dalla collaborazione organica col pd

    2)[il congresso..]Ritiene necessario e prioritario un forte rilancio culturale, politico e organizzativo del Partito della Rifondazione Comunista.

    3)la lotta contro la manovra economica antipopolare del governo delle destre, l’opposizione alle iniziative razziste e discriminatorie contro i migranti e i rom [...] rappresntano terreni decisivi di iniziativa

    4)E’ quindi necessario, fin da subito, che il nuovo gruppo dirigente del partito lavori ad ogni possibile forma di coordinamento della sinistra politica

    5)l’impegno ad organizzare per il prossimo autunno la Conferenza Nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori.

    6)auspichiamo la costruzione di una ampia sinistra sindacale

    7) il Congresso dà mandato agli organismi dirigenti affinché alle prossime elezioni europee siano presentati il simbolo e la lista di Rifondazione Comunista – SE

    8)E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito in senso leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito alle rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre forze politiche.

    9)La gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche interne agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere intesa come partecipazione ai processi decisionali

    10)l’introduzione di codici etici relativi ai comportamenti connessi ai privilegi sono obiettivi che il Congresso indica come prioritari al nuovo gruppo dirigente.

    11)Il Congresso impegna infine il nuovo gruppo dirigente a lavorare, con gli strumenti opportuni, al miglioramento della formazione di tutti gli iscritti, dai militanti di base ai dirigenti nazionali”.

    ripartendo da capo:

    1) comunali, citta’ capoluogo di provincia: in 15 casi non si fa l’alleanza col pd in 13 casi si’.. provinciali: in 33 casi non si fa l’alleanza col pd, in 28 casi si’.. sicuramente sono dati che non prefigurano un rapporto organico, ma altrettanto sicuramente non sono la sua fine ed il suo superamento

    2)boh

    3)penso si possa tranquillamente dire che, perlomeno, la nostra azione non è stata sufficiente.. con un paio di sottolineature: a bologna, città col pd piu’ securitario del mondo, ci si allea.. idem a padova.. con zanonato, quello del muro tipo palestina

    4)questo, va dato atto, si sta facendo..

    5)questa, va preso atto, non si è fatta.. perchè???

    6)qualcuno mi sa dire qual’è la politica sindacale del partito? soprattutto per quanta riguarda la cgil? qual’è il nostro ruolo affinchè al prossimo congresso della cgil il documento alternativo raccolga consenso? esiste una discussione a livello di gruppo dirigente nazionale a proposito? non è cosa da poco l’esito del prossimo congresso della cgil no? cosa stiamo facendo NOI per promuovere discussione e azioni comuni a tutti i soggetti sindacali che si oppongoo alla concertazione?
    ps le dichiarazioni di sostego a rinaldini non sono una politica sindacale..

    7)effettivamente il simbolo era molto simile

    8)inutile scrivere niente di piu’ di quello che ha scritto mantovani nel post “lettera aperta alla maggioranza di chianciano”

    9)questo, va dato atto, si sta facendo.. rimando a quello che ho già scritto.. non vedo sostanziali differenze tra i vendoliani usciti e quelli rimasti.. opinione discutibile, ci mancherebbe, ma io la vedo cosi’
    ps su questo ramon, mi levo un sassolino.. mi ha fatto specie leggere su un tuo post: “noi stessi avevamo detto che la mozione due del congresso si reggeva su una ambiguità grave: alcuni volevano davvero sciogliere il partito ed altri no. questa ambiguità si è sciolta con la scissione.” poi vado sul sito di radio radicale e sento rocchi che dice le stessa identica frase al cpn.. questa mia non è una considerazione politica ma tutta personale.. abbi pazienza.. la faccio per la stima che ho nei tuoi confronti e l’assenza di stima nei confronti di rocchi..

    10) non ne sono a conoscenza, ma forse è colpa mia ( lo dico seriamente)

    11)questo, va preso atto, non si è fatto..

  293. lucaocchionero Dice:

    IN tutta sincerità a me pare che la svolta a sinistra vada avanti anche sui territori, altro che, e probabilmente non è più un’esclusiva del PRC. Perlomeno nel mio territorio, come avete potuto leggere, la separazione da un PD che ha fatto una netta svolta a destra è stata pressochè sancita, e le sezioni ai cui direttivi abbiamo lasciato la libertà di voto si sono orientate in maggioranza netta (vi parlo dell’80%) verso l’astensione resistendo alla solita pressione del voto utile al “meno peggio” che il PD propone ogni qualvolta. Vi dirò di più: in un paese della nostra provincia la sezione ha deciso di fare campagna per il “non voto” al ballottaggio ed il PD ha bloccato il comizio con un’esposto alla procura della Repubblica, mostrando davvero un grande senso di democrazia(motivo in più per astenersi). Dicevo la “svolta a sinistra” che va oltre i nostri confini: sempre nella provincia di Taranto quasi tutto il ceto dirigente del PDCI ha deciso di entrare in maggioranza col PD-UDC-destra Poli Bortone-Vendola contro il parere dei militanti di base e delle sezioni della periferia. Bene il segretario è stato espulso ed in determinate realtà della provincia si stanno formando, spontaneamente, dei coordinamenti PRC-PDCI(ribelli) aperti ad associazioni e movimenti per la ricostruzione della sinistra. Coordinamenti che nascono all’interno di una campagna elettorale per marcare le distanze dal PD e da questo nuovo centro sinistra pugliese(voglio ricordare dalla Poli Bortone a Vendola passando per Casini e D’alema) e quindi in aperta opposizione a questo nuovo sistema di potere i cui fondamenti veri li leggerete presto(forse fra un anno dopo le regionali, oppure un attimo prima) dai giornali. Non aggiungo altro.

  294. Alfonso Geraci Dice:

    Rispondo ai due che mi hanno dato “sazio” sul tema LIBERAZIONE:
    - Carissimo Gino da Martignacco, io non porto l’eskimo (anche per ragioni climatiche) e men che meno mi metto LIBERAZIONE sottobraccio tipo fiore all’occhiello, visto che non sono del Prc. Quello che cercavo di dire sulla presenza fisica, tangibile, del giornale, è che essa consente non solo di 1) ricordare ai propri interlocutori che Rifondazione esiste ancora (questo appunto è l’aspetto che mi interessa meno, anche se comunque…); 2) ricordare che la stessa LIBERAZIONE esce in edicola, non è rintanata su Internet tipo il pur interessantissimo “Pdci-Tv”; 3) la cosa più importante: consente di dibattere con i propri interlocutori di temi SOCIALI scottanti, quelli che ci stanno a cuore e sui quali dobbiamo intervenire, laddove il 99% dei media parla di villa Certosa e della mosca di Obama.
    - Caro Brunoincazzato, io eviterei di commisurare LIBERAZIONE a dei modelli astratti: certo NON è un giornale di opinione, certo NON è un bollettino di partito, e via NON essendo, okay. Partiamo però da quello che nel giornale C’E', e che un domani potrebbe drammaticamente MANCARE agli anticapitalisti e ai comunisti italiani. Inanzitutto, c’è un orientamento politico: io posso credere a tutto, pure agli asini che volano, tranne ad una cosa: che esistano “i fatti separati dalle opinioni”, la notizia separata dall’ideologia eccetera. Altrimenti basterebbe leggere il SOLE 24 ore e “decostruirlo” eccetera. Peccato che la vita non funzioni proprio e solo così. Quando mi sono incazzato (a mia volta) con quelli del MANIFESTO, non è stato perché la loro interpretazione degli scioperi cosiddetti “xenofobi” inglesi non era la stessa mia: anzi, le cronache di Gerbaudo erano molto più equilibrate di quelle di LIBERAZIONE, che su questa cosa secondo me ha sbagliato in pieno. Quello che mi ha fatto seriamente inferocire è stato che lo stesso corrispondente dall’Inghilterra Gerbaudo, dopo le le elezioni europee, è arrivato al punto di dire che in un distretto dello Yorkshire i fascisti del BNP sono passati tipo dal 7% all’8,5% PERCHE’ c’erano state le lotte della raffineria. Dico, ma vi rendete conto? E passi che secondo loro questa lotta era xenofoba (e secondo me non era vero); e passi che secondo loro, ne deduco, questa lotta non darà grandi frutti in futuro (e questa è una gran cazzata: allora limitiamoci a piangere sul “dumping sociale” e non facciamo mai niente in proposito); ma quello che mi fa veramente sbiellare è sentire che una lotta alla fine della quale NESSUN lavoratore italiano ha perso l’opportunità di lavorare, e PERO’ i padroni hanno dovuto assumere qualche decine dei tanti qualificati e disoccupati dello Yorkshire, sentire che secondo Gerbaudo QUESTO FATTO ha portato alla “grande” avanzata (dell’1 virgola) nell’urna dei fascisti, questo veramente è puro e semplice capitolazionismo (usiamo il termine tecnico visto che esiste). Questa cosa, unita ai commenti chiamiamoli oziosi di R.Rossanda sull’Italia, per cui la colpa della divisione a sinistra era di Ferrero/Diliberto (e pure questo è capitolazionsimo nei confronti, di fatto, del PD e di D’Alema) mi ha fatto definitivamente disfiziare nei confronti del Manifesto. E se lasciamo campo libero a questa linea politica all’interno dei media, saranno guai, no?
    E inoltre: su