Rifondazione non deve litigare e dividersi, bensì ragionare e pensare al futuro. Ma senza imbrogliare.

Due anni di governo hanno cambiato tutto e gli elettori hanno dato un giudizio definitivo su una linea di unità della sinistra che si è rivelata fallimentare e completamente separata dal paese reale.

Presentare il dibattito interno a Rifondazione come una resa dei conti o, peggio ancora, come un golpe per eleggere un segretario invece che un altro è una caricatura vergognosa. Che lo presenti così il Corriere della Sera (che però fa già il tifo per Vendola) o la Repubblica è del tutto normale. Che lo faccia una parte di Rifondazione è irresponsabile e disarmante. Ed è questo che inquina il dibattito, erige steccati e provoca divisioni che rischiano di distruggere tutto e di disperdere un patrimonio collettivo.

Questo è il momento di parlar chiaro. Dovrebbe esserlo sempre, ma questo lo è ancor di più.

Sui motivi che ci hanno portato a questa sconfitta terribile ho già scritto.

Voglio, ora, dire cosa è successo negli ultimi giorni di campagna elettorale e dopo, perchè è fondamentale per capire cosa è successo, dopo, nel Comitato Politico Nazionale del partito.

Il gruppo dirigente del PRC negli ultimi mesi si è retto su un preciso accordo: parlare di “soggetto unitario e plurale della sinistra” e non entrare nel merito di “partito unico” o “soggetto unico”, di “federazione” o altro, per evitare di dividersi, perché la divisione c’è sempre stata, anche se male occultata. Io mi sono chiamato fuori da questo accordo perché lo consideravo un minimo comun denominatore totalmente inadeguato ed anche perché ero e sono convinto che il problema fosse il governo, il come ci eravamo stati e come ci aveva cambiati, e non la suggestione di un’unità a sinistra impossibile perché senza fondamenta. Ma questo non conta, è un’altra storia. Addirittura Giordano aveva proposto di applicare una moratoria, in campagna elettorale, su questo tema.

Guardate un po’ qui: “Quella comunista in futuro sara’ soltanto ‘una tendenza culturale’ all’interno della Sinistra arcobaleno. Lo ribadisce il presidente della Camera Fausto Bertinotti spiegando di immaginare ‘un soggetto unico, democratico e partecipato, fondato come un’organizzazione politica unitaria con le sue regole, una sua democrazia, un suo gruppo dirigente”. E ancora: “Mentana prova quindi a chiedere se la Sinistra arcobaleno diventerà un vero e proprio partito. Bertinotti spiega: “E’ un processo irreversibile. Se fosse solo un cartello elettorale sarebbe un’esperienza abortita”.

Si tratta di dichiarazioni fatte in televisione ampiamente riprese il giorno seguente da tutti gli organi di stampa. Nel contempo si prepara un appello, di insigni personalità, che il giorno dopo delle elezioni avrebbe chiesto ai partiti di rimettersi alle decisioni di una “costituente” da convocare immediatamente. In altre parole si punta a costituire subito un contenitore unico e a lasciare ai partiti la scelta di dichiararsi superati in questa nuova sinistra o quella di mettersi contro la volontà del “popolo”. E’ così, che sempre negli stessi giorni, il PdCI prepara l’appello per l’unità dei comunisti, che ha visto la luce dopo le elezioni. E’ negli stessi giorni che la parola “irreversibile” riecheggia continuamente nelle dichiarazioni, nei comizi e negli interventi televisivi di Bertinotti come di altri numerosi candidati. Perfino il giorno dei risultati elettorali Bertinotti dichiara: “Sconfitta la Sinistra Arcobaleno, deve rinascere la Sinistra Arcobaleno”. Il percorso passa per “una Costituente partecipata e democratica”.

Scusate la puntigliosità, ma è bene mettere i puntini sulle i, visto che ora si nega che si sia proposto il superamento di Rifondazione Comunista.

Giordano ne ha fatto un punto d’onore. Anche se c’è questa notizia del 14 aprile: “Dopo questo voto la Sinistra Arcobaleno dove andra’? Verso il partito unico o sara’ solo un cartello elettorale? A questa domanda del Tg3 Franco Giordano, segretario del Prc, ha negato l’ipotesi del cartello elettorale. ‘Certamente - ha detto - cartello elettorale no. Il futuro e’ quello del soggetto politico unico”. Che Giordano sia stato più prudente di Bertinotti, Migliore, Vendola e Gianni nelle dichiarazioni è vero. Ma il combinato disposto delle dichiarazioni di tutti dicono una cosa sola e chiara.

Insomma, di fronte a tutto ciò era evidente che l’unità fragile del gruppo dirigente si sarebbe dissolta come neve al sole.

Se Giordano si fosse dimesso subito, non avesse parlato di rimessa in discussione del gruppo dirigente al congresso, non avesse proposto il Comitato Politico Nazionale quindici giorni dopo il voto, ma sarebbe meglio dire una settimana dopo l’assemblea indetta da Ginsborg a Firenze, forse si sarebbe partiti con il piede giusto per fare una discussione più serena, nonostante la catastrofe elettorale.

Ma non è stato così.

Le richieste di dimissioni vere, di garanzie che non si facessero, fuori dal partito, altri atti irreversibili, sono state presentate da Giordano e da altri come un “golpe”, come la ricerca di capri espiatori, e il CPN come la notte dei lunghi coltelli, con grande gioia dei mass media, i cui rappresentanti per malizia o ignoranza non sanno che parlare di leader, di scontri personali e di manovre di palazzo.

Al CPN Giordano ha fatto ciò che i numeri lo avrebbero costretto comunque a fare: a presentare le dimissioni della Segreteria e a passare la mano ad un organismo di gestione unitaria del partito. Ed è stato lui a volere che quell’organismo venisse eletto sulla base dei voti presi da documenti politici contrapposti.

Sulla politica Giordano come gli altri, tranne Alfonso Gianni che ha coerentemente riproposto il superamento di Rifondazione, firmatari del documento che ha poi raccolto 70 voti, hanno tentato di dare ad intendere che si era voluta una resa dei conti ingiustificata visto che nessuno voleva sciogliere il partito, che la proposta del documento dei 98 voti (che io ho contribuito a scrivere) proponeva un ritorno alla rifondazione del 91 e che era un cartello confuso che avrebbe cancellato la migliore storia di Rifondazione.

In particolare Vendola, Giordano ed altri hanno molto insistito su questo presunto ritorno al passato. Evidentemente si vorrebbe che al congresso si discutesse dividendoci fra innovatori e conservatori. E, peggio ancora, fra eredi del PCI o di DP o di chissà che altro. O fra tifosi di Vendola o di Ferrero.

Li capisco. Le responsabilità della linea che ci ha fatto rimanere al governo a tutti i costi, di aver puntato tutto sul progetto fallimentare della Sinistra Arcobaleno passerebbero in secondo piano.

Ma, per quel che potrò, farò di tutto per impedire che si svolga un congresso in questo modo.

Anche perché penso che gli errori di questi ultimi due anni hanno veramente compromesso la partecipazione di Rifondazione al movimento contro la globalizzazione e alle lotte nel nostro paese. Perché penso che la nonviolenza (sulla quale ho scritto a suo tempo come è testimoniato dal blog) è stata ridotta ad una litania moderata. Perché penso che non si possa dire di “criticare il potere” per poi puntare tutto sulla presenza nel governo.

Se serve, io non ho nessun imbarazzo a dire che voglio ripartire dalla Rifondazione che seppe rompere con Prodi nel 98 e che stette alla pari, e rispettata, di comitati ed associazioni nel movimento a Praga come a Genova e in ogni social forum di tutti quegli anni.

Proprio in ragione di quelle scelte di movimento, che modestamente ho contribuito davvero a determinare, mi sono opposto ad un’idea politicista dell’unità della sinistra o dei comunisti.

Proprio per coerenza con le innovazioni che ho condiviso non credo che l’assemblea di Firenze, che rispetto e guardo con interesse, sia il punto da cui ripartire. Un’assemblea dove Ginsborg, che ne è il promotore, ha detto: “La sinistra puo’ rinascere ripartendo e recuperando quel patrimonio ideale politico e umano che ha contraddistinto Riccardo Lombardi e Vittorio Foa”. E dove Tortorella, intervistato, ha aggiunto:E’ vero ricominciamo da tre - dice Tortorella - e ricominciamo dall’idea socialista su cui si fece il congresso fondativo del partito socialista del 1892″.
Insomma superare la scissione di Livorno del 1921?
“Esattamente”, conclude Tortorella per il quale la linea tracciata e’ il “socialismo del 21° secolo di Fausto Bertinotti”.

Sarebbe questa, ahimè, l’ulteriore innovazione!

Un’assemblea dove la partecipazione è ridotta all’applausometro per i presunti futuri leader.

Ricostruiamola sì la sinistra, valorizzando le esperienze e le culture di lotta e di movimento invece che le adunate di ex che gridano unità e che negli anni 90, come Luciana Castellina o il Manifesto sempre pronti a dare lezioni, hanno promosso scissioni per votare (insieme a Vendola) il governo Dini.

E per farlo bene rimettiamo in sesto il nostro partito, e discutiamo di cosa è successo in questi due anni invece che di leader.

ramon mantovani

135 Risposte to “Rifondazione non deve litigare e dividersi, bensì ragionare e pensare al futuro. Ma senza imbrogliare.”

  1. Danilo Dice:

    Ramon,io dei “grassiani”non mi fido.

  2. Simone Dice:

    Associandomi a danilo vorrei evidenziare che il gruppo dei 70 è più solido e coeso, voi che avete sostenuto la mozione ferrero siete troppo troppo eterogenei. Due domande… Per te sarà facile riallacciare i rapporti con i movimenti? e con sinistra critica saresti pronto a sederti intorno a un tavolo?

  3. Gaspare Serra Dice:

    POLITICHE 2008:
    ANALISI DI UNA SCONFITTA ANNUNCIATA (A SINISTRA)

    Sono ormai chiuse le urne, concluse le Politiche 2008, destinate a passare nella storia di questa seconda (forse terza) Repubblica come l’emblema della “caduta del muro” anche in Italia, grazie alla clamorosa deblache della Sinistra.
    Tanto si è detto e stradetto al riguardo e tante divisioni si prospettano oggi: proprio per questo, la cosa che più può fare paura ad un miltante di Sinistra è immaginare come tutto possa essere solo l’inizio, come la dirigenza politica della Sinistra italiana possa ancora infliggersi da sola l’ultimo colpo mortale. Come? Con un’analisi sbagliata delle ragioni della sconfitta e con l’adozioni di soluzioni peggiori del male!

    1- L’errore più grande della Sinistra al Governo è stato dar manforte ad un esecutivo che ha operato oltre ogni accettabile indecenza, pur maturata la consapevolezza di non disporre più di una maggioranza parlamentare e pur preso atto che l’ormai passato governo non era liberabile dai ricatti dei Dini e Mastella e dalle pressioni dei Teodem. In due anni, il Governo Prodi non ha saputo manifestare quella autorevolezza necessaria ed il dovuto rispetto degli impegni presi davanti ai propri elettori necessari per proseguire la propria esperienza a Palazzo Chigi con l’appoggio ed il rispetto della prorpia base elettorale. Per questo lo sbaglio fatto dalla Sinistra è stato apparire più legata alla poltrona e al potere di certi poteri forti e non anticipare i tempi “determinando” piuttosto che “subendo” sia la caudta del Governo sia la separazione dal PD.

    2- L’errore più grande della coalizione di centrosinistra, vincitrice nel 2006, è stato non aver preso atto del pareggio subito usciti dalle urne e dell’impossibilità di governare cinque anni a colpi di maggioranza (e non tanto del Parlamento quanto dei senatori a vita, tra l’altro, privi della legittimazione democratica data dal voto!). L’unica soluzione lungimirante sarebbe sata riconoscere l’impossibilità di governare da soli e formare un governo di larghe intese a tempo (massimo un anno) con l’unico obiettivo di realizzare quelle poche ma importanti riforme (prima fra tutte, quella elettorale) con cui recarsi nuovaente dagli elettori per chiedere di esprimere una valida maggioranza.

    3- L’errore più grande di Bertinotti è stato duplice:
    I- accettare l’incarico di Presidente della Camera, ruolo altamente istituzionale che gli ha precluso di guidare la Sinistra e di lavorare (dentro o fuori il governo) per rivendicare il rispetto dei patti elettorali;
    II- e accettare, in secondo tempo, la candidatura a Presidente del Consiglio a capo della Sinistra Arcobaleno, apparendo ciò sia incompatibile con la sua posizione di terza carica dello Stato (ancora formalmente ricoperta) sia “anacronistico”: il rinnovameto della classe politica non può partire da un erede della prima Repubblica e di due governi Prodi! La sua figura (legata al vecchio PCI) è apparsa inconciliabile con l’idea di novità e modernità che la nuova “Cosa Rossa” avrebbe dovuto rivendicare: la candidatura di un uomo come, ad esempio, il Presidente della Regione Puglia Vendola oppura la candidatura di una donna di spessore sarebbe apparsa molto più convincente e di rottura!

    4- L’errore più grande della Sinistra Arcobaleno è stato quello di apparire un mero cartello elettorale sorto all’ultimo momento utile per aspirare con più tranquillità a superare la soglia di sbarramento elettorale. Il progetto unitario della Sinistra italiana sarebbe dovuto partire ben prima e darsi una nuova (ma allo stesso tempo chiara) identità politica. Invece è parso un miscuglio di Comunismo vecchia data (Pdci e Prc), di Ambientalismo arroccato sui principi e lontano dal sentire comune (Verdi) e di Socialismo critico (Sd). Capire che il Comunismo ha fallito in Unione Sovietica e sta fallendo in Cina mentre in Italia un’enorme vuoto di Socialismo critico è stato lasciato dal PD (che definirei “partito democristiano” ;) sarebbe la base migliore per ripartire e recuperare consensi e la credibilità di rapresentare una seria alternativa di Governo, rimanendo dell’idea che la mera opposizione permanente (specie nel nuovo quadro politico venutosi a creare) sarebbe destinata alla pura e semplice “incosistenza”.

    5- L’errore più grande che la Sinistra potrebe ora fare è:
    I- disperdere il valore dell’Unità faticosamente riaffermato e render vano il sascrificio sofferto, facendo emergere divisioni e personalismi che hanno sempre fatto il male della Sinistra. Se si crede che il modo migliore per recuperare consenso è dividersi per poi contarsi, credo che ci sia il rischio che non ci sarà più niente che valga la pena contare! La cosa milgiore che l’attuale dirigenza politica potrbbe fare è dimettersi in toto e lasciare spazio ad un nuovo ed unitario gruppo politico…
    II- ritenere che la soluzione per recuperare consenso sia rispolverare vecchi embemi del secolo scorso (stile face e martello): il simbolo potrà servire a far tornare al voto qualche nostalgico del passato ma non servirà di certo a scuotere le coscieze popolari e ad affascinare molti giovani del nostro secolo, che non riconoscono più l’attualità di simboli passati e di idee anacronistiche (come quella di lotta di classe) ma che si riconoscono a Sinistra solo perché, pur accettando la modernità e il consumismo, vorrebbero un mondo fatto di meno ingiustizie e di più tutele per le fasce deboli. E’ il “riformismo sociale” l’unica prospettiva in grado di attrarre interesse e interessi: l’arroccamento in posizioni del passato farà perdere inevitalbilmente alla Sinstra tutto il voto progressista, che si accontenterà di votare (col naso turato) il PD.

    Un consiglio spassonato che, infine, darei a chi guiderà la Sinistra nei prossimi anni (per non continuare ad alimentare l’astensione di Sinistra, un fenomeno del tutto nuovo!) è di riconsiderare e riammorbidire alcune posizioni tenute negli anni, soprattutto su tre temi:
    I- l’immigrazione: che la considerazione dell’immigrato dalla prospettiva Sinistra sia (e debba essere!) del tutto diversa che da Destra è insito nei valori di riferimento della nostra Cultura. Quello però che appare da rivedere è l’eccessivo “lassismo” con cui si affronta il fenomeno dell’immigrazione: regolamentare il fenomeno e perseguire la clandestinità non può continuare ad essere considerato un abominio a Sinistra! Occorre una politica delle due misure: quella dell’accoglienza e del rispetto e quella dell’affermazione dello Stato di Diritto, che deve valere per tutti (cittadini o extracomuntari).
    II- la sicurezza: fino a quando la Sinistra riterrà che l’indulto sia un atto meno incivile, ingiustificabile e irriguardoso nei confronti dei cittadini onesti dei condoni di Berlusconi non potrà mai chiedere ed ottenere il consenso degli elettori (a partire dagli stessi operai ed impiegati, dagli stessi studenti e casalinghe che dovrebbero rappresentare la base elettorale di riferimento della Sinistra). Garantire una detenzione civile e dignitosa è un diritto di tutti, ma per far ciò la soluzione non è adottare provvedimenti provvisori e impopolari quali l’indulto bensì:
    a) varare un piano di costruzione di nuove carceri;
    b) sostituire la detenzione in carcere con la detenzione nei centri di riabilitazione per i tossicodipendenti;
    c) e attivarsi sul piano internazionale (con lo strumento degli accordi bilaterali con i paesi extra-comunitari) per consentire la detenzione degli stranieri nei loro paesi d’origine.
    III- il valore del merito: la più grande debolezza della Sinistra (e del Sindacato) è stata, negli anni, quella di apparire a tutela esclusivamente di alcune classi sociali (esempio, dipendenti pubblici e pensionati), specie se aprioristicamente. Quando, invece, ci si accorgerà:
    a) che non merita difesa un impiegato pubblico nel caso in cui risulti un fannullone e nullafacente, prevalendo l’interesse dei cittadini ad una corretta ed efficiente pubblica amministrazione,
    b) che assieme a chi un lavoro ce l’ha (o a chi deve andare in pensione) occorre difendere chi è disoccupato ed i giovani (per cui non si prospetta in futuro alcuna pensione),
    solo a tal punto la Sinistra potrà avere l’autorevolzza di prospettare una visione veramente moderna e solidale di Società, la capacità di rivolgersi a tutti e la possibilità di chiedere per sè un voto “più utile” che per gli altri.

    P.S.
    Un ultimo consiglio per tutti i militanti di Sinistra: smettiamola col paventare il ritorno del fascimo ogni qual volta Berlusconi riotrnia governare! La stragrande maggioranza dei consensi ottenuti dal centrodestra è più demerito della Sinistra che erito del centrodestra! Se per due volte la Sinitra ha avuto la possibilità di governare e se per due volte ha fallito e si è dimostrata incapace di rispettare i propri programmi elettorali… non è poi così assurdo che tanti italiani diano la loro fiducia in larga parte alle Destre! Strilliamo di meno e facciamo più autocritica!

  4. Danilo Dice:

    Volevo continuare dicendo che per il momento e’importante aver salvato il partito dallo scioglimento e aver acquisito la maggioranza togliendola ai “bertinottiani”.Il resto si vedra’…………………….

  5. dora Dice:

    sono contenta di aver letto queste parole, mi sembravo essere l’unica a ricordare fatti che sono accaduti solo pochi giorni fa. Ma già nel primo commento viene fuori la paura dei “grassiani”. sono iscritta al prc e non ho mai votato il loro documento, li conosco, ho fatto politica con loro e appartengono alla cultura di sinistra, al pari dei compagni “dei movimenti”, anzi a dirla tutta anche loro si riconoscono in un “moviemento” quello operaio. Sono rimasti dentro rifondazione e non hanno scaldato poltrone, come invece hanno fatto alcni dirigenti trasformisti, che purtoppo non si sono solo limitati a questo, hanno anche contribuito con la loro arroganza a far sparire la sinistra (per ora solo dal parlamento). Ieri grazie a questi compagni e compagne si è potuto garantire almeno che il congesso del partito si possa fare in modo più democratico e trasparente, e non mi sembrava affatto scontanto visto le cronache degli ultimi giorni che Ramon ha ricordato molto bene. Certo c’è voluto coraggio per i comapagni e le compagne che si sono opposti a quella forma quasi patetica di resistenza. Grazie.

  6. alessandro.gulinati@virgilio.it Dice:

    Caro Ramon,
    mi scuso con tutti gli altri che sono intervenuti ma, per ragioni di tempo, ho letto solo il tuo intervento e pertanto a quello mi riferisco con brevità.

    L’atteggiamento di Bertinotti e di una parte del gruppo dirigente prima e immediatamente dopo il voto è in assoluta continuità con quanto praticato nel corso di diversi anni. Il partito e il nostro elettorato, dovremmo dire i lavoratori in generale, hanno conosciuto le intenzioni ed i progetti di Fausto solo a mezzo stampa, sempre.

    Oggi non è in discussione solo quanto accaduto negli ultimi 2 anni poichè il processo di disgregazione del partito ha radici profonde che devono essere approcciate in toto.

    Occorre un bilancio non solo della pratica del governo nazionale e dei governi locali, ma un bilancio più complessivo di come il gruppo dirigente ha inteso la costruzione del Nuovo Movimento Operaio e del Fare Società.

    Occorre riprendere in mano le grandi questioni sociali che sono invece neglette: il lavoro e la precarietà lavorativa, la costruzione di un nuovo welfare, il lavoro migrante e cito queste tre questioni solo per attenermi al mio specifico di lavoro politico ma dovrei aggiungervi i temi della partecipazione e della questione ambientale e forse altro ancora.

    Negli ambiti sopra citati l’intervento del PRC è stato discontinuo, declamatorio e privo di coerenza, in genere alle parole non sono mai seguiti i fatti. Potrebbe bastare l’esempio dell’inchiesta politica e sociale come strumento di lavoro politico, tante volte invocata e mai concretamente praticata quando non deliberamente ostacolata.

    La mia esperienza personale e collettiva dice anche che sulla strada delle lotte (perchè ne abbiamo fatte e sostenute tante . . . dai precari dei call center alle occupazioni di case nelle metropoli alla lotta per la pace etc . . .) non abbiamo incontrato solo e soprattutto i mass media, le destre o i carabinieri. Purtroppo abbiamo sperimentato la violenza burocratica e progressivamente appreso come i più temibili avversari siano stati appunto i dirigenti sindacali e quelli di questo partito.

    In queste riflessioni vagamente apodittiche certamente si ritrovano tante e tanti che hanno esperito lo stare nel partito, il costruire il partito ed insieme lo stare ed il costruire percorsi sociali e di conflitto.

    Pertanto, al di la di quanto accaduto nell’ultimo CPN, a tali questioni occorre dare risposta e al contrario non occorre individuare come salvifica quella parte degli apparati del PRC che davvero furbescamente hanno deciso di abbandonare la barca che affonda.

    E se non bastassero le lezioni fino a qui impartiteci dalla realtà a me pare una bella ulteriore lezione quella desumibile dall’osservazione dei comportamenti burocratici degli ultimi giorni. Il Giordano abbandonato da chi fino a ieri ne sosteneva apertamente la linea se non fa pena, perchè pena non fa, almeno ci ha permesso di osservare fino a che punto possono spingersi degli apparati politici in anossia.

    Voglia il cielo che dall’osservazione di tutto questo si sppiano trarre delle misure conseguenti. Vedremo . . .

    A presto, Alessandro Gulinati

  7. alessandro.gulinati@virgilio.it Dice:

    Aggiungo solo una cosa.
    Il risultato del recente CPN non era scontato. Ancora una volta un minimo di soggettivismo, cioè di intervento consapevole, ha evitato il prolungarsi dell’agonia bertinottiana e pare garantirci un congresso diverso dal previsto, più aperto, più democratico, più comunista.

    Di questo non posso che essere davvero felice. Un grazie a Ramon per avervi contribuito in modo determinante e un grazie a tutte le compagne e i compagni che nel CPN, al di la delle future scelte e collocazioni, hanno contribuito alla vittoria di tutti coloro che ancora credono nel progetto della Rifondazione comunista e anche per questo hanno negato il loro voto alle liste della Sinistra Arcobaleno o se glielo hanno dato lo hanno fatto con indicibili sofferenza e disgusto.

    Non abbiamo risolto niente ma dopo il voto del CPN siamo tutte e tutti più liberi. Riciao, RiAle

  8. Luca F Dice:

    Caro Ramon, un piccolo pensiero per i compagni della ex maggioranza…

    Eccoci compagni, dopo il disastro elettorale siamo arrivati al carnevale dello “scarica barile” delle responsabilità. Questa volta per la casta bertinottiana attribuire tutte le colpe solo ad un nemico interno e quindi a qualche fantomatica area di minoranza sembrava troppo spudorato e quantomeno fuori luogo visto le dimensioni del tracollo. C’era stata qualche avvisaglia a dire il vero, già all’inizio della campagna elettorale, su un altolà al boicottaggio da parte di qualche allegorico dirigente; ma insistere su questa linea con i risultati di oggi, sarebbe come dare un peso a queste minoranze quasi schiacciante! Qualcuno allora ha pensato giustamente che questo castello non avrebbe più retto ed ha cercato di attribuire tutto il male del mondo all’ex amicissimo, oggi spietato nemico PD. Nessuno può negare che tutta la responsabilità della consegna del paese a Berlusconi e ad uno dei governi più di destra che la Repubblica Italiana abbia mai avuto sia del PD e delle scellerate scelte della sua dirigenza e di Veltroni in particolare; ma neppure questo avrebbe giustificato un passaggio di elettorato dalla sinistra al PD che se c’è stato non ha riguardato sicuramente quello comunista o lo ha toccato in maniera irrisoria. Allora che fare? Chi colpevolizzare? Come spalmare le colpe per salvare la faccia? Ecco, spalmare appunto! Distribuire in maniera uniforme le colpe all’intera sinistra, perché non all’intera Rifondazione? Del resto che male può fare la vecchia tecnica del “mal comune, mezzo gaudio”? Quindi eccolo il salvatore, il delfino, il prescelto del dux Bertinotti che spalanca le porte del cielo dicendo le la colpa è di tutti e che bisogna insistere sulla strada del partito unico, sulla strada della sinistra generalista, non proprio socialista, ma nemmeno comunista, ambientalista quanto basta, europeista e moderna, non certo come il PD ma non tanto diversa da staccarsi autonomamente da esso! Abbiamo capito bene compagni: Bertinotti, Gianni, Migliore, Giordano e il nuovo re della corte dei miracoli Vendola vogliono insistere. Insistere perché la colpa è da distribuire a tutti uniformemente, perché è di tutti, perché questo non deve essere il momento delle resa dei conti ma della pace generale, perché per loro il dialogo, la discussione, è stata sempre interpretata come resa dei conti! Tanto il re è morto ed il nuovo re per diritto di sangue è proprio il governatore della Puglia! Fossimo matti a contestarne la legittimità dinastica! La parola d’ordine è insistere, non resistere! E che mica siamo comunisti! Ora cari compagni è arrivato il momento di dire basta. E’ arrivato il momento di abbandonare il politicamente corretto, guardasi negli occhi e cominciare a fare in coscienza una quadro storico e politico della nostra esperienza. Gli ultimi anni della dittatura Bertinotti si sono tradotti in un indebolimento sistematico del partito. Un progressivo logoramento che nei due anni di governo ha portato ad un dissolvimento della sua struttura interna e della sua potenzialità esterna. Sono state fatte delle scelte governiste troppo precipitose e senza capire bene che strada stavamo per intraprendere. Una volta arrivati al governo con una buona spinta propulsiva elettorale, invece di incidere sull’esecutivo in maniera forte, con uno o due ministeri di competenza che avrebbero fatto percepire la nostra presenza come garanzia, si è preferito accomodarsi su una poltrona Istituzionale, quella della presidenza della Camera dei Deputati, che a prestigio certo non difetta, ma che poco aveva a che vedere con i nostri ideali. Di conseguenza ci si è accontentati di un mezzo ministero i cui risultati, nonostante l’operosità e l’egregio lavoro del suo affidatario Ferrero, sono spariti con la caduta del governo stesso e si sono sommati alle tante promesse elettorali non mantenute. Presto ci si è resi conto che quel centro sinistra che avevamo combattuto pochi anni prima, era sempre lo stesso, anzi, ora stava istituzionalizzando il passaggio al centro, come forza politica unitaria nuova, nelle vesti del PD. Al tempo stesso abbiamo sperimentato la scarsa incisività del movimento, e anche quando siamo scesi in centinai di migliaia in piazza come a Vicenza e a Roma, la nostra classe dirigente non ha saputo tradurre quella forza in risultati politici all’interno della maggioranza. Tutt’altro! Poi l’inizio del percorso Arcobaleno, che invece di farsi forza di più di 150 rappresentanti in parlamento, ha cominciato a parlare in un linguaggio politicista ancora una volta troppo distante dal nostro popolo. La caduta del governo Prodi avvenuta da destra nella coalizione, invece di portare una coraggiosa presa di distanza dalle politiche fino ad allora adottate, ha visto nascere una coalizione spenta, vuota nei contenuti, distante dalla storia comune della sinistra e priva di riferimenti condivisi. La cancellazione della falce e martello è stata una scelta a tavolino fatta dai vertici del PRC. Il disegno cominciava ad essere chiaro. La stessa manifestazione del 20 ottobre a Roma che aveva visto in piazza un milione di comunisti, veniva fatta passare come una spinta unitaria di un ipotetico soggetto unico di sinistra che nel suo simbolo non portava neppure un riferimento dei due principali partiti comunisti che rappresentano quasi la totalità dell’elettorato. Infine la campagna elettorale dove Bertinotti, autocandidato premier, dava inizio ad una pressante propaganda per la futura e a suo dire imminente nascita di un partito unico generalista di sinistra, dando sempre più spazio ad un modo di fare politica di casta e non di popolo, seguendo la linea della non discussione interna al partito e dell’imposizione dall’alto di scelte “prestampate”. Il resto lo conosciamo. Un disastro, una disfatta, il crollo. Secondo voi è una colpa collettiva? Non vi siete accorti che siamo implosi dall’interno? O forse vi siete accorti ma a voi signori poco interessa, perché il comunismo ormai per voi burocrati è corrente di pensiero, perché il futuro è altrove! E allora prendiamo queste elezioni come esempio di un ritorno alla normalità, alla democrazia, alla discussione interna! Prendiamo il risultato elettorale come un plebiscito al contrario, dove la nostra gente, il nostro popolo, la nostra base, che c’è e solo pochi mesi fa a Roma ne ha dato una incredibile dimostrazione, vi ha mandato a casa, senza passare da atti burocratici o da congressi. Senza neppure l’onore delle armi! Siete andati a casa perché ve lo meritavate e ora dovete restarci, senza alibi, senza compromissorie, vili o presuntuose difese! La colpa è solo vostra e da qui al congresso vedrete quante occasioni che avremo tutti noi compagni per ricordarvelo!

  9. giovanni Dice:

    Caro Ramon,
    leggendo ho capito il perchè di tanta paura trasmessa e avvertita durante
    il cpn. La tua analisi mi sembra lucida e puntuale. Restano inevase un po di questioni ma capisco che esistono priorità . Una sola curiosità,alla partenza
    del governo prodi l’esigua maggioranza era evidente avrebbe schiacciato
    ancor più le minoranze di governo perchè non venne “imposta” da subito
    la riforma elettorale come condizione di supporto al governo? Non è apparsosubito evidente che quei pochi voti al senato nelle mani di Dini e Mastellaerano una clava nelle mani degli oppositori? Forse è una domanda banale masono due anni che non riesco a darmi una risposta convincente.é mai possibile che non se ne sia mai parlato?
    UN caro saluto,viva la vita!

  10. Paolo Dice:

    Caro Ramon,
    condividendo la tua analisi sul voto, gruppo dirigente e sinistra arcobaleno, io penso che un congresso a luglio sia troppo presto per affrontare un vero congresso che, come dici tu, possa coinvolgere tutta la base dei compagni (e non solo, penso anche a movimenti e associazioni). Penso che i tempi siano troppo stretti (pensavo a Ottobre) per far riflettere elaborare e discutere i compagni su un congresso, come questo, che dà un nuovo inizio al partito e una nuova linea politica (o che possa riprenderne una vecchia).
    Non vorrei che il congresso si schiacciasse solo (come tu sottolinei) alla scelta del segretario e che questo fosse determinato proprio dalla mancanza di tempo per far discutere nei circoli i compagni con le proprie analisi, impressioni, riflessioni e ad ognuno di poter dare un proprio contributo, di sentirsi partecipe in prima persona (ora più che mai serve il protagonismo della base con le sue idee e con le sue esperienze sui territori) per il futuro di rifondazione e della sinistra.
    Ricordi parlavamo della sinistra arcobaleno e contestavamo più il metodo di questa “strategia” politica, dicendo che non c’era stata la partecipazione della base che era “calata dall’alto” e che pensavamo di far un referendum tra i compagni per vedere cosa ne pensassero della sinistra arcobaleno, tutto questo per determinare non solo una vera democrazia, ma un vero protagonismo e partecipazione della base che sono la parte determinante del nostro partito. Penso che le scelte e le riflessioni abbiano bisogno del tempo e della partecipazione di tutti. Anche se credo che ormai le decisioni sono prese spero che riusciremo nell’impresa di dare una svolta al partito che parta dai militanti.
    Un abbraccio
    Paolo
    Salerno Est

  11. fede Dice:

    CARO RAMON, MA è PROPRIO NECESSARIO DARE IL PARTITO IN MANO A GRASSI?
    E I MOVIMENTI? RESTANO COME SEMPRE UNO SLOGAN?
    E POI, FERRERO DOV’ERA QUANDO IL PARTITO ANDAVA ALLO SFASCIO?
    SEDUTO SU UNA POLTRONA DA MINISTRO!
    SCUSA MA SINCERAMENTE FACCIO FATICA A CAPIRE.
    FEDE

  12. sara Dice:

    CIAO RAMON,
    NON ESSENDO ISCRITTA AL PARTITO NON HO CAPITO BENE UNA COSA: MA SONO USCITE LE MOZIONI PER IL CONGRESSO?
    MA DAVVERO C’è L’ASSE GRASSI-FERRERO-RAMON?
    SCUSA MA GRASSI FINO A L’ALTRO GIORNO ERA PERFETTAMENTE D’ACCORDO CON GIORDANO E GLI ALTRI….
    SCUSAMI, MA DALL’ESTERNO SEMBRA DAVVERO IL RIMESCOLAMENTO DELLE FAZIONI. SPERO DAVVERO AL CONGRESSO ANDRETE CON POCHI DOCUMENTI( DUE BASTANO DAVVERO) E CHE ALLA RESA DEI CONTI SI SOSTITUISCA QUELLA DEI CONTENUTI.
    COMUNQUE LA COSA PIù IMPORTANTE CREDO SIA QUELLA DI RIACQUISTARE CREDIBILITà.
    E MAGARI, TE LO RIPETO, SVECCHIARE UN Pò IL PARTITO!!!!
    NON HA SENSO PRESENTARE CONTENUTI NUOVI, SE POI CI SONO SEMPRE LE STESSE FACCE, SOTTO ALTRE SPOGLIE.
    SARA

  13. elena Dice:

    sottoscrivo gli interventi di Sara e Fede e una domanda sui contenuti ma la pratica della nonviolenza è stata messa in naftalina assieme a Bertinotti e Giordano o le varie fazioni del partito ancora una volta rimescoleranno le carte a convenienza?
    Per Luca ricordati che seduti sulla sediolina in parlamento c’erano anche gli esponenti delle minoranze interne al PRC-SE che non mi sembra abbiano mollato la seggiola quando il partito come tu dici andava verso la catastrofe.

  14. MarioGC Dice:

    Bravissimo Ramon.
    Questo sì che è parlare chiaro e dire le cose come stanno! Che piaccia o no! Non imbrogliare le carte e nascondersi dietro il classico dito.
    I fatti contano, non le parole usate per prendere per i fondelli e approfittarsi della buona fede della gente…
    E questi giochetti non sono solo ai massimi livelli, ma anche da queste parti terra-terra, hai voglia…
    Grazie per il magnifico lavoro al CPN, vai così che ce la facciamo a rimettere in piedi una Rifondazione che ne valga la pena.
    Un abbraccio
    Mario

  15. stefanog Dice:

    Mi sono appena, forse,ripreso, dall’estenuante cpn, ne sono uscito malconcio e incazzato. Se avessi potuto votare (non ne faccio parte) non avrei avuto molti dubbi. Bastavano i tanti sfacciati che improvvisamente hanno cancellato dal proprio vocabolario il termine “irreversibile”. Non penso solo ai nomi già usciti dagli altri interventi, penso a chi, con diverso ruolo, ha tradotto fino al 14 aprile il dissolvimento del partito nei territori e che ora nei territori vuole ritornare. Detto questo alcuni appunti:
    I giornalisti, ahimè, non si sono inventati una resa dei conti, hanno semplicemente respirato l’aria, ascoltato quello che al di là degli appelli all’unità, si diceva allegramente nei corridoi, e raccontato il tutto. Ma in parte identica è stata la reazione di chi ha ascoltato gli interventi da radio radicale e al di là delle parole, conosce il livello dello scontro in atto. E’ con questa atmosfera che si veleggia verso il congresso e temo con franchezza che se non si è celeri nel delineare una proposta politica più convincente, si lasci mano a chi finora ha governato di tornarlo a fare, magari per interposta persona.
    Della proposta politica deve essere a mio avviso parte integrante una ristrutturazione in chiave democratica dell’organizzazione. Esistono mezzi, tecnolologie ed energie per far si che non ci si ritrovi più con un gruppo dirigente autorizzato a cambiare rotta ad ogni stormir di fronde, esiste la possibilità di riappropriarci tanto delle possibilità decisionali quanto delle responsabilità. Anche io penso che un gruppo dirigente sia finito ma non ne vedo uno nuovo all’altezza (spero di sbagliarmi) vedo la possibilità di ricostruire intelligenza collettiva che però si deve misurare sul da farsi, che non deve sempre e soltanto obbedire ad una contingenza che puzza tanto di sistema gerarchico mai abbandonato. In soldoni non credo sia utile ne interessante gettarsi nella mischia per far prevalere un nuovo e magari più illuminato monarca ma risolvere l’antico dilemma fra innovazione dichiarata e innovazione praticata. L’unica strada per far si che rafforzamento del Prc e pratiche di unità della sinistra non siano progetti divergenti o capaci al più di formare lobby o nicchie laterali al partito. Mi interessa investire energie in questo tipo di progettualità e vedendola esplicitata nei contenuti. Aprire discussioni in merito: a proposito aprire più carceri lo trovo aberrante credo che le risposte da dare in controtendenza siano altre, forse chi parla non ha mai visitato un penitenziario e non sempre l’elettore ha ragione tanto da doverlo seguire nei suoi istinti di pancia. Aprirle e farle divenire vertenza, pratica di lotta, ricerca condivisa, conflitto. Sono in ultimo in accordo con Sara, c’è bisogno di maggiore credibilità e di svecchiamento del partito. Io non credo che lo svecchiamento abbia caratteristiche biologiche, conosco compagne/i molto anziane/i capaci di ascoltare e comprendere meglio e più di tante/i giovanotte/i. Credo che chi avanza queste richieste legittime potrebbe, in un momento come questo, iscriversi al partito e portare la propria proposta, e il proprio impegno dentro e non fuori. Sarebbe un buon segnale.
    Grazie
    P.S. Nel cpn insieme all’intervento di Ramon ne ho condiviso altri, non tutti hanno poi confluito nel votare il doc approvato ma ci sono state/i compagne/i che vogliono andare avanti anche partendo dagli errori fatti.
    Partendo da una onestà intellettuale che ne ha portati alcuni a dire “io ho sbagliato” non tutti, non gli altri. Un segnale positivo dentro un fine settimana duro e triste.

  16. moltitudini Dice:

    Ramon,
    ovviamente ha poco senso che io entri nel merito del dibattito vostro interno.

    Voglio porti una questione più generale che però si interseca con questo dibattito.

    E’ vero che durante il percorso ha portato alla sinistra arcobaleno, dall’elettorato dei 3 partiti di cui stiam parlando , dall’elettorato “diffusamente” di sinisra, quello non interno al dibattito dei partiti, quella parte di società “di sinistra” che non milita nei partiti ma che si colloca/sente a sinistra del PD, si percepiva una diffusa richiesta di “unità”.

    Nell’arrivare a questo cartello elettorale ha insomma contribuito quel sentore che pareva percepirsi (lo percepivo anche io pur non essendo ovviamente interno a questo discorso) di “unità” del “basta, non dividetevi più”, anche io sentivo insomma, che molta gente non sopportava più che i 3 (o 4) fosser divisi ma pretendeva (un po’ all’Ingrao, per capirci) che i 3/4 partiti si unissero.

    Anche chi ha un po’ “subito” questa scelta lo ha fatto - credo - in virtù di questa richiesta percepita.

    Mi/ti chiedo: è stata enormemente sopravvalutata questa richiesta? Come mai?

  17. moltitudini Dice:

    @sara

    è evidente che non sono uscite le mozioni congressuali, e che i “riallineamenti” attuali sono tutti di natura tattica.
    Anche io sono molto curioso di vedere come si rorganizzerà tutto ciò in vista del congresso.
    Suppongo che l’eventuale “scesa in campo” di Vendola contribuirà assai a riposizionare tutti quanti.

  18. Davide Prc Sulcis Dice:

    Caro Ramon,
    Vorrei sapere in cosa si differenziano ferrero e i suoi dai bertinottiani su tasse e sicurezza, ovvero problemi su cui il partito non è in grado di avanzare proposte credibili e soddisfacenti.Pensano forse che il popolo di sinistra sia solo transgender e movimentista?Che escano in strada e si confrontino con i problemi reali della gente.

  19. Gianluca Dice:

    Caro Ramon, cari compagni,
    Abbiamo necessità di una discussione costituente e non rappresentativa di questo o di quel gruppo dirigente, di testi emendabili e non di tesi precostituite.
    Nonostante la terribile batosta non siamo all’anno zero ma alle nostre domande non c’è ancora nessuna risposta.
    Nessuna (a parte la rivoluzione..).
    Non ricordo chi ha parlato di pedagogia delle catastrofi, per segnalare che anche i disastri possono diventare momenti di presa di coscienza, di rilancio e di rivolta. Penso che siamo proprio in questa fase e che dobbiamo cercare di sviluppare una risposta degna della complessità della nostra epoca rompendo le nostre solitudini e innestando una lunga marcia di ricerca sociale e politica.
    L’auspicio è che si ritorni all’idea e soprattutto alla pratica di una comunità politica capace di mettere in campo - sul da farsi – una intelligenza collettiva e non un sistema di autotutela dei gruppi dirigenti.
    In questo pezzo del profondo Sud non siamo riusciti a dare un minimo di veste e di organizzazione politica alla grande massa degli esclusi, dei penultimi che si sentono sempre più ultimi.
    In modo grave non siamo riusciti a formulare una proposta seria nemmeno dal lato della mera resistenza alle politiche liberiste. Persino il dibattito (!) tra post kenesiani e fautori della de-crescita si è tenuto su un terreno di rappresentazione ideologica e della dialettica amico-nemico. Mi ha fatto un po’ pena sentirmi come un nemico di classe perché ho letto Latouche!
    Certo, dobbiamo prima ricucire le ferite, risanare il corpo ferito, ma necessita una veste politica densa, un progetto di cambiamento,non il rattoppo della Sinistra Arlecchino.
    Il voto alla Lega lo vedo anche come il riconoscimento della capacità di auto organizzare un corpo sociale che sente il rischio di essere messo ai margini della modernità dagli effetti del ciclo economico. Penso che questa tendenza di dare corpo politico territoriale alle istanze più disparate (interclassiste) si acuirà durante questa fase e che dobbiamo farci i conti per non prendere batoste non solo elettorali ma soprattutto nel campo dell’egemonia.
    Senza cedere alle istanze più becere, partiamo dai luoghi in cui viviamo e lavoriamo per ricostruire una comunità ampia e dialettica che abbia come prospettiva un altro mondo possibile. Un corpo collettivo che rompa l’atomizzazione delle speranze e che sappia riprendersi l’efficacia della lotta politica. La volontà è ottimistica, o no?

  20. Walter Zuc Dice:

    Sono stato in rifondazione dal 1994 al 2006. Consigliere comunale dal 2004 a quando mi sono accorto che la nostra partecipazione ad una maggioranza di centro sinistra era del tutto ininfluente rispetto alle decisioni che altri prendevano anche per noi. Con i compagni del nucleo, dopo una discussione durata 18 mesi si era arrivati alla conclusione di uscire, ma la segreteria milanese non era d’accordo ed i compagni ne hanno subito la pressione. Risultato: consigliere dimissionario, assessore dimissionato, passaggio all’opposizione tre mesi dopo e nucleo a pezzi. Oltre ad una immagine negativa nel paese.
    Cito questo episodio perchè allora mi resi conto di alcune cose:
    1) sindrome del ‘98. Il PRC pur senza averlo mai dichiarato formalmente, aveva avuto un ripensamento . Adesso la parola d’ordine era: non si esce mai! Ma chi l’aveva deciso e dove? non me n’ero accorto…
    2) nonostante tutto tra i compagni c’era scarsa consapevolezza del proprio ruolo e del proprio potere. Vigeva ancora, di fatto, il culto del compagno dirigente che in quanto tale la deve sapere più lunga di noi.
    I fatti, locali e nazionali, hanno smentito ancora una volta questa idea.
    3) la selezione del personale politico ed anche la sua formazione è decisamente lacunosa. Avete presente chi è il segretario provinciale di Milano? Inoltre non ricordo scuole-quadri o momenti di approfondimento
    ideologico politico. Tra un’elezione e l’altra, quando mai abbiamo discusso della rifondazione? Mai….
    Anch’io ero nell’MLS. E ricordo sempre con grande piacere l’entusiasmo che aveva provocato in me una scuola quadri fatta per i lavoratori-studenti. Fu molto utile e non solo nella mia vita di militante.
    Lo scorso anno Sinistra Critica dichiarò che a Milano su 3500 iscritti ben 1000 non avevano rinnovato la tessera (io tra quelli). Reazioni del partito?
    che io sappia, nessuna.

    Pur se ora sono fuori condivido la tua battaglia e sono convinto che la ripartenza giusta sia quella dal PRC del ‘98. Il partito che ruppe con Prodi e che si trovò, felicemente, a Genova nel 2001.

    Se si riparte da li, ci sarò.

  21. dario Dice:

    CARO RAMON,
    SONO UNO DELLE MIGLIAIA DI VOTI PERSI.
    TI LEGGO SEMPRE CON INTERESSE.
    SINCERAMENTE PERò CREDO CHE DOVRESTE FARE DAVVERO QUALCOSA IN PIù PER RICONQUISTARE TUTTI QUELLI CHE HANNO PERSO FIDUCIA IN VOI, ME COMPRESO.
    UN CONGRESSO NON BASTA. E SOPRATTUTTO SEMPRE CON LE STESSE FACCE.
    NELLA MIA CITTà, BOLOGNA, RIFONDA FA DAVVERO PENA. CI HA MESSO QUASI DUE ANNI PER USCIRE DALLA GIUNTA COFFERATI, COSTRUISCE LE CASE A SINISTRA CON LA CGIL REAZIONARIA E HA SEMPRE SCARICATO QUEI MOVIMENTI CHE ORA VOLETE RICONQUISTARE. E L’UNICA COSA CHE SANNO FARE è DARE LA COLPA AL PD. CERTO PERò, CHE SE DA NOI IL PD PRENDE CIFRE DA CAPOGIRO( TIPO IL 49%), FORSE NON è SOLO COLPA DELL’ELETTORATO CONSERVATORE E MODERATO, MA ANCHE DI UNA SINISTRA CHE NON è IN GRADO DI ESSERE CREDIBILE!!!NON CREDI?
    COMUNQUE, LEGGENDO IL BLOG, MI SEMBRA DI CAPIRE CHE RIFONDA SIA ALLO SFASCIO UN Pò OVUNQUE.
    UN Pò MI DISPIACE, MA SONO ANCHE ARRABBIATO PERCHè MI AVETE COSTRETTO A NON VOTARE. MI AVETE PRIVATO, SARà COLPA DI GIORDANO O DI CHI ALTRO NON SO, DELLA POSSIBILITà DI SCEGLIERMI DA CHI ESSERE GOVERNATO.
    MA A QUESTO CI PENSATE?
    SCUSAMI MA IO CREDO CHE SE NON CAMBIATE UN Pò DI DIRIGENTI, SE NON TROVATE DELLE PERSONE NUOVE, CHE ABBIANO VOGLIA DAVVERO DI SPORCARSI LE MANI, SI RISCHIA SOLO DI CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NIENTE.
    SONO SFIDUCIATO, MA SPERANZOSO.
    LA SFIDA PERò TE LA LANCIO: PROVA DAVVERO A RICONQUISTARE ANCHE IL MIO VOTO.
    DARIO

  22. Andrea Pavone Dice:

    Caro compagno Ramon
    vedo che qualcosa timidamente sta cambiando al nostro interno e spero che il Congresso porti risultati utili alla Sinistra Comunista e non ad una generica forma di sinistra.
    Ti chiedo: perchè non accetti l’unione con i Comunisti Italiani? Abbiamo sempre detto: un altro mondo è possibile. Non basta. L’altro mondo possibile è il Socialismo, se non lo diciamo la frase è monca ed alquanto sterile.
    Abbiamo sempre creduto nei movimenti, ma quest’ultimi, asolutamente importanti, non bastano. Perchè non ricostruire una sinistra comunista, unita e plurale, con tutti i compagni che hanno come punto di partenza l’opposizione al sistema capitalistico ed una visione di classe?
    Non è un passo indietro costruire una rifondazione COMUNISTA, che aggreghi anche, tra gli altri ovviamente, i comunisti italiani, e tutti coloro che credono sia necessario affermare, oggi come non mai, la propria identità, spesso disprezzata proprio dai leaders di questo partito.
    Adesso si è ad una svolta. Abbiamo la possibilità di ripartire, tutti insieme. Diliberto ha lanciato la proposta, Migliore ha risposto in modo vergognoso.
    Tanti Compagni auspicano l’ingresso dei comunisti italiani dentro Rifondazione e molti non capiscono come sia possibile, in questo momento storico, rimanere divisi nel nostro identitarismo.
    I movimenti sono importanti, ma possono durare anche un giorno. Costruiamo il partito a partire dai Comunisti, con tutto ciò che ne consegue. Un partito unitario, comunista (non solo a parole), di classe, aperto e plurale, innovativo e moderno.
    Tantissime persone che conosco ritornerebbero se ci fosse questa prospettiva comune.
    Io spero che l’appello del compagno Diliberto venga preso in considerazione e che gli anticomunisti, presenti in abbondanza in questo partito, non abbiano la meglio.
    Inutile dire che la responsabilità non è collettiva e che i responsabili sono facilmente individuabili. Altro che pianti, dovrebbero vergognarsi di aver sacrificato, in nome del cretinismo parlamentare e dell’opportunismo, le lotte ed i sacrifici che i compagni quotidianamente fanno, senza i riflettori puntati, in silenzio e senza chiedere nulla se non quell’impegno che tutti i comunisti dovrebbero avere.
    Spero Compagno Ramon che vinceremo il Congresso, cosi come spero anche che un giorno saremo assieme con i compagni dei Comunisti Italiani. Saluti Comunisti

  23. buran Dice:

    Non so se in queste riflessioni, che condivido, possano riconoscersi anche Ferrero o Russo Spena, ho l’impressione di no, ma sero di sbagliarmi. In ogni caso io penso che un partito debba fare il partito, e i movimenti e la “sinistra diffusa” (termine generico e indeterminato), che non sono, fra l’altro, la stessa cosa, debbano fare il loro mestiere. Penso che noi abbiamo fatto uno strappo con quello che eravamo prima, accettando a priori la logica del “governo a tutti i costi” e dei ricatti continui, e adagiandoci su un materasso apparente morbido ma in realtà pieno di chiodi come quelli dei fachiri. Già dall’inizio, con Bertinotti alla presidenza della Camera, si è data un’immagine di rinuncia, di accomodamento, e non vale dire il contrario, perchè comunque così è stata colta dai nostri elettori. Chi fa un minimo di lavoro di massa lo sa. Ora, dopo due anni di questa musica, si è scoperta la “sinistra plurale” e si è voluta coinvolgere in uno sgangherato progetto politico-elettorale. Queste cose non hanno mai funzionato, a cominciare da Nuova Sinistra Unita e Democrazia Proletaria, per chi se lo ricorda. Si è voluto far credere che la Sinistra Arcobaleno fosse attenzione verso i movimenti, e che chi ora critica questa scelta sia un vetero-comunista o peggio ancora uno stalinista impegnato in “regolamenti di conti”. E’ grave che questo schema sia avallato, anzi, incoraggiato da compagni dirigenti che soprattutto in questi ultimi mesi,hanno, proprio loro, sistematicamente, epurato e emarginato chiunque dissentisse. Io penso che rispetto e attenzione per i movimenti voglia dire, quando siamo nelle istituzioni, portare avanti le loro istanze e proseguire determinate battaglie, cosa fondamentale che invece noi non abbiamo fatto.

  24. alessandro.gulinati@virgilio.it Dice:

    Caro Buran e quindi Ramon,
    credo che Buran centri un paio di cose grosse!

    1) Rifondazione ha rinunciato a lottare e rappresentare, così è stata percepita e così è, poichè non si può pensare che i due o tre milioni di persone che hanno capito questo siano meno intelligenti di Ferrero etc . . .

    2) C’è un regime minimo di democrazia che va ristabilito perchè, come sottolinea Buran, in questi mesi e probabilmente anche da prima ogni regola è stata prevaricata e abbiamo vissuto in una sorta di regno del terrore.

    Torno poi

  25. Mario Dice:

    La situazione è molto complicata e per i non “addetti ai lavori” termine bruttissimo ma non ne trovo altri potrebbe apparire incomprensibile. Il problema di salvare il PRC per quanto importante non è capito all’esterno del partito. Caro Ramon io osservo una situazione ingarbugliata dentro e fuori il PRC e paradossalmente il tenere separato il dentro e il fuori rischia di non sciogliere i nodi centrali. E’ ovvio che la linea dei Bertinottiani è responsabile di questa sconfitta storica ma è altrettanto vero che la risposta idedintaria non risolverà i problemi del PRC, dei movimenti, della sinistra e dei deboli che dovremmo rappresentare. So che la tua posizione non è identitaria l’ho capito molto bene e conosco il tuo percorso ma l’alleanza con Grassi e la difesa ad oltranza di un partito rischia di farla apparire tale. Quando poi scenderà in campo Niki Vendola con il suo nuovismo (lo dico con il massimo rispetto) il PRC tornerà nelle mani dei Bertinottiani. Non ho mai avuto simpatia per Fausto Bertinotti ma ricordo un suo grande discorso a Livorno nel 2001 per gli 80 anni del PCI dove durante una celebrazione riuscì a parlare di futuro, trasformazione e tanto altro, poi il tutto si è perso e non mi interessa oggi starea dire se per incapacità, tradimento o altro. So che nel 2001 prima e dopo Genova c’era una generazione che sognava oggi c’è, invece, tanta nebbia. Mi piacerebbe trovare e non sto parlando del partito ma in senso più ampio del movimento quello spirito che si è perso. La logica governista ha contribuito al disincanto, alla rassegnazione e alla sconfitta. Qualcuno ha cercato fughe in avanti e ha trovato un muro nel quale sbattere la testa. Resto però convinto che l’alternativa all’arlecchinata o arcobaleno non può essere un identità forte che ha solo certezze e non si pone domande, che non ha dubbi che non si stupisce che non prova a contaminarsi. Credo che lo scontro tra identità e scioglimento non corrisponde neppure alle categorie destra sinistra o interno esterno. Da Diliberto a Ferrando passando per Grassi l’idea del comunismo si declina in maniera novecentesca ora stalinista ora troskista ma il risultato non cambia. Guarda lo dico avendo ben salde le mie radici e non rinunciando alle mie idee. Io so chi aveva ragione tra trotsky e Stalin ma all’operaio di mirafiori, al precario dellcall center, all’immigrato con o senza permesso di soggiorno questo non interessa cosi come non interessa il dibattito politichese nel quale quasi tutta la sinistra ormai è caduta. Io credo che per dire no alla dissoluzione di un patrimonio come quello del PRC e nello stesso tempo dire no ad un’idea identitaria che porta al chiudersi su stessi occorra una discussione che attraversi non solo i partiti ma i movimenti nella loro molteplicità, movimenti che non stanno affatto bene e che rischiano di regredire anche per l’assenza di una rappresentanza. L’idea di una costituente anticapitalista, antiglobalizzazione che porti dentro culture diverse come il femminismo, l’ecologismo, l’antiprobizionismo, l’autogestione degli spazi sociali, del sindacalismo di base e perchè no anche del dissenso cristiano è secondo me l’unica alternativa. Vorrei sapere cosa ne pensi?

  26. luca Dice:

    Per dare un vero respiro democratico a questo partito, cominciamo da alcune cose più abbastanza concrete, ad esempio cominciamo ad evitare l’utilizzazione di parole ambigue, ad esempio il famoso “SUPERARE”, o evitiamo di utilizzarle ingannevolmente.
    Mettiamo in discussione l’idea della gerarchia. Nel senso che una proposta è degna di considerazione in base al fatto del posto che uno occupa: prima parla il segretario, poi la segreteria, poi quelli vicini alle posizioni della segreteria, poi dopo che la lina è stata data la parola agli altri ma solo per ratificare.
    Il carrierismo e la coptazione che si ripropongono schematicamente: prima iscriviti nel circolo, poi entri nella federazione, poi nel regionale, poi nel nazionale, poi nel parlamento; ma solo se nel frattempo hai detto sempre di si!
    Forse estremizzo ma negli ultimi anni l’andazzo preso mi sembrava questo.
    Evitiamo o cerchiamo di evitare il più possibile le citazioni, sempre buone per impressionare, ma magari spesso decontestualizzate e fuori luogo. Perchè ultimamente si devono finire i discorsi sempre con delle citazioni, magari ancora più accattavanti se appartengono ad un filosofo moderno?
    E perchè per fare una analisi occorre sempre utilizzare un approccio filosofico.
    Insomma facciamo che magari questo partito diventi più sociologico e meno filosofico, altrimenti di quale alternativa di società possiamo mai parlare.

    Ciao,

    Luca

  27. Luca F Dice:

    Scusate, volevo solo precisare una cosa….
    Se tutti noi continuiamo a parlare di mozioni, Grassi, Giornano, Mantovani, Ferrero ecc… rischiamo di perdere il punto della situazione! Al congresso si andrà con una mozione contro lo scioglimento del PRC, anzi per un suo rafforzamento, ed un altra che ne prevede lo sciogliomento o il mantenimento temporaneo per poi farla confluire in qualcosa di altro. E’ qui che dobbiamo discutere! Se poi ci si schiera l’uno per una e l’altro per un altra io non ci vedo nulla di male. Se Vendola si schiera per lo scioglimento io non lo seguirò. Se Mantovani và con Ferrero e Grassi non vedo quale sia il problema se la pesano tutti e tre nella stessa maniera, o se tutti loro instaurano una linea di discussione ampiamente partecipata come magari fino ad ora non è mai successo con Bertinotti and friends! Quando si parla non si parla tra bestie, si parla tra uomini e donne, tra compagni e compagne. L’IMPORTANTE E’ CHE CI SIA IL DIALOGO!!!!!! Non come è accaduto fino ad ora!

  28. Laura Dice:

    caro luca f,
    condivido ogni parola che hai scritto.

    ho letto alcune critiche a Ramon per aver votato insieme a Grassi, come se si trattasse del “lupo mannaro”….

    Se si smettesse di personalizzare ogni decisione forse non saremme o questo livello.

  29. alessandro.gulinati@virgilio.it Dice:

    Ritornando . . .

    Occorre pensare all’esterno da noi, ovvero a quelle migliaia di compagne e compagni che si sono allontanati nel corso degli ultimi mesi e che senza grande convinzione stanno un po’ con Ferrando, un po’ con Sinistra Critica e in gran parte non stanno da nessuna parte e si aspetterebbero segnali di discontinuità molto forti, concreti, verificabili.

    Inutile dire che nel paese vi sono destre forti e pericolose e non è in continuità con il precedente gruppo dirigente che possono essere affrontate.

    Speriamo, Alessandro Gulinati - Circolo del lavoro precario - Bologna

  30. Edoardo Pascarella Dice:

    “Fatto fuori in quattro e quattr’otto l’ex sub¬comandante Fausto (Bertinotti), con l’accusa infamante di aver disperso nella mondanità dei salotti romani gli ideali del comunismo e della lotta di classe, i reduci dalla disfatta del 13 aprile dovranno decidere nei prossimi mesi da dove ripartire e che cosa vorranno essere.
    Ancora comunisti con la falce e martello come ha già deciso Diliberto? Chiusi nella propria identità come vuole Paolo Ferrero? O aperti a una sinistra nuova, al passo coi tempi, come invocano lo stesso Bertinotti e Nichi Vendola, colui che viene indicato come il leader del futuro? Chi ha davvero a cuore le sorti della sinistra nel nostro Paese non può che tifare per la terza soluzione, quella che consentirebbe in un futuro non si sa ancora quanto lontano, un nuovo incontro, su basi completamente differenti, con il Pd di Veltroni.”

    Maurizio Mannoni – Giornalista RAI (DNEWS, 22 aprile 200 8)

    Senza tener conto della volgarità, che è un tratto caratterizzante del signor Mannoni, e di alcune inesattezze, credo però che il nostro abbia colto, in maniera elementare, la questione dirimente e la principale differenza tra le posizioni vicine all’ex presidente della camera e le altre.
    La terza soluzione consentirebbe, nel prossimo futuro, un nuovo incontro per una eventuale alleanza di governo con il Pd di Veltroni.
    Una sorta di corrente di sinistra del partito Democratico (riforme istituzionali permettendo…).
    Io penso invece che ci si debba attrezzare per un lungo periodo di opposizione radicale, innanzitutto nella società ma anche nelle istituzioni in cui saremo in grado di affermare la nostra presenza, verificando con molta attenzione, principalmente sul piano programmatico, anche la praticabilità o meno di alleanze locali.
    Su queste basi, e solo su queste, si può procedere ad una ricomposizione unitaria della sinistra comunista (che peraltro non si limita solo al PRC ed al PDCI).
    Su questo si incentra anche la discussione che si è aperta nel Partito dei Comunisti Italiani, discussione a cui bisognerebbe guardare con meno superficialità, spocchia e presunzione.
    Escludere a priori una eventuale riunificazione con i compagni di quel Partito (e con altri) insospettisce molto. Sembrerebbe che alcuni siano più interessati a conservare e difendere le proprie ridicole posizioni di potere all’interno del PRC più che a riposizionarsi all’opposizione con un progetto altro rispetto a quello del PD e rilanciare una credibile sinistra di alternativa oggi, purtroppo, ridotta semplicemente a poco più di un cumulo di macerie.

  31. Maria Dice:

    Ciao Ramon,
    inizio ora a riprendermi un po’ dalla catastrofe. E mi chiedo, mettendomi nei panni dei militanti non informati e nei panni dell’elettorato che a questa tornata ha abbandonato Rifondazione: giustissimo parlare di contenuti e non di leader, ci mancherebbe. Ma Ferrero, l’opinione pubblica, lo sapete che lo vede come “uomo ombra” di Fausto? Qui si parla di credibilità e non solo di proposte e contenuti, visto che per il momento sono sempre e solo parole. Bisognerebbe trovare qualcuno nuovo, in grado di affrontare l’impatto con il popolo di sinistra disincantato e disilluso. In grado di rappresentare il cambiamento e in grado di costruire seriamente, senza dare l’impressione che il tutto sia solo gioco di potere di chi potere ormai più non ha. Sto riportando l’umore diffuso anche tra militanti. Se si deve rilanciare Rifondazione, che lo si faccia in toto.

    Ciao Maria

  32. emillio Dice:

    Caro Ramon, quando si fa una ricostruzione puntuale varrebbe la pena di farla tutta e non a proprio uso e consumo. Come tu sai perfettamente Ferrero voleva già diventare segretario del PRC al momento delle dimissioni del Berty. Come tu sai perfettamente la “resa dei conti” era già iniziata prima della campagna elettorale e gli scenari “ferrerp segretario” e poi a scendere nei vari luoghi di presunto potere erano già pronti e stampati. Come tu sai perfettamente, al di la dei documenti, l’azione fatta al cpn è una classica azione di potere. In sostanza ferrero ha messo insieme un quadripartito interno solo per poter dire “ecco chi ha la maggioranza”. Tornare a Rifondazione del 98? stare alla pari nei movimenti? Tornare al 5° congresso?? Insomma tu Burgio e Crippa prossima delegazione al social forum? E, come sai potrei continuare. Ma queste perdonami, sono cose che possono appassionare pochi. Di certo non me.Ci sarebbe la politica. Ma questa la rimandiamo alla prossima stagione mi pare.
    Sai Ramon ho militato a lungo nel Pci e, poco alla volta, sono riuscito davvero a considerare chiusa quell’esperienza. Chiusa nel senso di finita, sepolta. Ho smesso di essere un expci al 5 congresso di rifo e sono contento di ciò. Sono di Rifondazione. Ex niente. Una cosa insopportabile del PCi era la boria di partito. Insopportabile nonostante il numero di iscritti, di militanti, di voti. Ritorvarla oggi nel modo in cui molti, te compreso, guardano ad esempio ad esperienze come quella di Firenze (a parte il liturgico rispetto) non mi fa nemmeno incazzare. Fa ridere. Comunque sia, spero (la vedo dura) che il congresso presenti opzioni politiche chiare. Ripartire da rifondazione va bene. Vorrei sapere per andare dove. Ripartire da Rifondazione va bene. Sapendo che se non ci intrecciamo sul serio e senza boria con quel che resta della sinistra in questo paese siamo comunque finiti. Ripartire da Rifondazione a condizione di sapere che i nostri 80.000 (???) iscritti non esauriscono la sinistra. L’ultima cosa: rispetto molto chi come te ha espresso sempre le proprie opinioni anche in dissenso ed anche paagando prezzi. Rispetto le opinioni e litigo volentieri. Sopporto pochissimo quelli/e che fino a ieri hanno votato tutto in religioso silenzio “per senso di responsabilità” ed oggi si scoprono anti-berty di prima ora. A dire il vero i capi del dissenso non mi pare fossero stati mandati in siberia: Grassi , Mantovani, Ferrero, Russo Spena. Tutti parlamentari uscenti. Come minimo. A presto. (e spero che perdiate il derby).

  33. alberto Dice:

    L’unica possibilità per raggiungere il risultato di cambiare il gruppo dirigente che ci ha portato al disastro,sta nel mettere assieme quelli che vogliono, in maniera inequivocabile,rilanciare rifondazione comunista.
    Non ho mai conosciuto un comunista che non è per l’unità della sinistra,ma mi/vi chiedo:è possibile ipotizzare un’unità con i socialisti come ha proposto l’enfant prodige g.migliore?siamo sicuri che la rottura del 98 sia la base di partenza anche per Mussi,Ginsborg,Salvi,Pecoraro e il grosso dei partecipanti all’assemblea di Firenze. Io credo che Giordano,Vendola e soci pensino che nella sostanza il comunismo sia una cosa “vetusta”e che bisogna “vestirsi più alla moda” il resto sono chiacchere come ben hanno capito tanti compagni/e che hanno visto rispuntare i fantasmi della bolognina.
    Da questo casino si può uscire recuperando (rispettandosi)lo spirito del 98,quando al congresso post-scissione di Rimini(quello aperto con parole in Kurdo)si è trovata la via per tenere in piedi e rilanciare il Prc;ma scusa lo scetticismo, io proprio non ce li vedo Vendola,Migliore, Bertinotti che fanno (se andassero sotto)la minoranza nel partito,troppo aristocraticie forse sto correndo troppo…

  34. cesare Dice:

    Caro Ramon sono davvero dispiaciuto per come è andato il CPN non è possibile che Ferrero pur di avere la maggioranza si allea con i grassiani, ma davvero vogliamo buttare tutto quello che il partito ha fatto in termini di evoluzione e contaminazione per una resa dei conti interna? E poi scusatemi ma chi sarebbe il nuovo , FERRERO??? Ma non prendiamoci in giro io lo ritengo più responsabile del gruppo dirigente attuale visto che era ministro nel fallimentare governo Prodi.
    Forse dovreste stare un pò di più tra la gente e uscire dalle stanze di partito qualche volta così giusto per vedere e capire i perchè della sconfitta, e questi perchè non sono per niente riportabili al contesto identitario e di partito anzi, la gente non ne può di questo modo di interpretare la società , di questo settarismo.
    Rifondazione ha preso il suo massimo dei consensi al culmine della sua evoluzione quando era uscito dalle trincee ideologiche, dopo le bellissime stagioni dei movimenti e dopo la straordinaria svolta non violenta.
    Oggi rischiamo di ritornare indietro di arroccarci al fortino e perdere il contatto con il paese reale, per questo darò tutto il mio appoggio a Nichi Vendola per il rilancio di una sinistra di massa, forte e moderna con la speranza di una convergenza unitaria al congresso.

  35. ramon mantovani Dice:

    caro danilo, qui non si tratta di fidarsi o non fidarsi. se dovessi non fidarmi di tutti quelli con cui ho avuto divergenze non dovrei fidarmi di nessuno e loro di me. ma ti sembra un modo di ragionare serio? piuttosto bisognerebbe riflettere sul fatto che siamo diventati un partito diviso in correnti chiuse e cristallizzate, incomunicanti, diffidenti. mi piacerebbe che al congresso si discutesse di come superare tutto questo invece che di come perpetuarlo.
    comunque hai capito bene, al CPN abbiamo impedito che si procedesse con altri atti irreversibili, il resto lo discuteremo.
    ciao
    ramon

  36. Edoardo Pascarella Dice:

    Forse c’è bisogno, da parte mia, di impostare diversamente la discussione.
    Per questo cercherò di dare un quadro, anche se parziale, di quello che secondo me è la realtà.
    Lavoro all’AMSA di Milano con un contratto a tempo indeterminato, da 11 anni. Negli ultimi rinnovi contrattuali c’è stato un oggettivo peggioramento sia in termini di salario che in termini di condizioni di lavoro e ultimamente l’azienda ha proceduto anche a massiccie assunzioni di lavoratori precari con tipologie contrattuali introdotte con la famosa legge 30. Ci sono lavoratori assunti con un contratto a tempo determinato (da gennaio a luglio) per tre giorni alla settimana. Lavorano il sabato dalle 12.00 alle 18.00, la domenica dalle 19.00 alle ore 01.00 ed il lunedì dalle 12.00 alle 18.00.
    Mi è capitato spesso di lavorare con loro, costretti a fare il mio stesso identico lavoro per una retribuzione di gran lunga inferiore alla mia.
    Tra questi lavoratori ci sono Piero, Giovanni e Davide.
    Piero ha 47 anni , è sposato ed è padre di un bambino di 10.
    Si è trasferito in provincia di Milano da poco più di un anno dopo essere stato licenziato alcuni anni fa da un esercizio di distribuzione commerciale di Francavilla Fontana (BR) e dopo aver cercato inutilmente, nel posto in cui viveva, nella Puglia di Niki Vendola, un lavoro che consentisse a lui e alla sua famiglia una vita dignitosa. Così nell’Italia del 2006 Piero decide di emigrare al Nord. Aiutato dal cognato, già residente in provincia di Milano, ha trovato una casa in affitto per poco più di 600 euro. La moglie, anch’essa precaria, lavora come bidella per delle istituzioni scolastiche. Per integrare le sue entrate Piero negli altri giorni lavora, privo di qualsiasi tutela, per una cooperativa.
    Malgrado tutto dice di essere contento di essersi trasferito al nord ed ancora sembra pieno di entusiasmo per questa scelta.
    Giovanni invece viene dalla Sardegna dove faceva la guardia giurata con turni di lavoro massacranti. Lui ha 44 anni ed ha la “fortuna” di non avere figli e di non dover pagare un affitto in quanto vive ospite della sua compagna milanese che ha la casa di proprietà. Anche lui fa un altro lavoro per integrare le entrate e sembra ancora sufficientemente soddisfatto della sua scelta anche se comincia a dare segni evidenti di stanchezza.
    Davide invece è di Abbiategrasso, ha 39 anni ed è scapolo. Dopo 14 anni è stato licenziato da un’azienda metalmeccanica costretta ad un massiccio taglio di personale per il venir meno di importanti commesse.
    Lui è molto depresso ed ancora non ha superato il trauma del licenziamento giunto improvvisamente ed inaspettatamente. Ammira molto e dice di aver conosciuto il signor Carlo Vichi, il proprietario (nemico giurato dei sindacati) della MIVAR, azienda abbiatense produttrice di televisori che sta attraversando anch’essa una grave crisi.
    Culturalmente sembra esprimere posizioni molto vicine a quelle della Lega a cui non attribuisce alcuna responsabilità per le condizioni dell’attuale mercato del lavoro.
    Anch’io sono stato precario. Dopo alcuni anni di lavoro in nero sono stato assunto nel 1996 con due contratti a tempo determinato, per complessivi undici mesi, da Giovanni Rana. L’azienda mi assunse perché ero iscritto da più di due anni nelle liste di collocamento e quindi sul mio lavoro riusciva ad ottenere notevoli agevolazioni fiscali. Finite queste mi lasciò a casa facendo ricorso ad un immenso esercito di riserva di lavoratori nelle mie stesse identiche condizioni.
    Con moglie ed una figlia a carico ho vissuto solo pochi mesi di disperazione perché dopo poco, nel gennaio del 1997, mi assunse part-time, ma a tempo inderminato, l’AMSA, una azienda pubblica dove lavorando la metà del tempo guadagnavo quasi quanto quello che guadagnavo a tempo pieno nell’azienda produttrice di tortellini.
    Oggi, grazie a questo lavoro diventato full-time, posso permettermi anche di vivere in una casa di 43 metri quadri dove viviamo in cinque (i figli adesso sono tre) per l’acquisto della quale pago tutti i mesi circa 500 euro per la rata del mutuo.
    Oggi la situazione è cambiata in peggio e lo dimostrano le storie di Piero, di Giovanni, di Davide e quelle di tanti altri.
    Il Partito è lontanissimo da loro. Se parla di precari parla solo di quelli fortemente scolarizzati con una qualche qualificazione o specializzazione, insomma soprattutto dei figli del ceto medio, quelli che non aria molto snob frequentano i forum sociali e i centri sociali di Daniele Farina e giudicano con disprezzo gli ignorantissimi ragazzi delle periferie metropolitane.
    Il mio giudizio è tagliato con l’accetta lo so, antipatico e forse ingeneroso, però credo che gran parte del nostro fallimento si debba anche ad un colpevole assecondare esperienze che sempre più si stavano facendo paradossalmente elitarie e che ci portavano e ci hanno portato ad una distorta percezione della realtà.
    Non a caso la nostra inadeguatezza si evidenzia maggiormente la dove credevamo di essere più avanzati e cioè proprio nella conoscenza del mondo giovanile e del mondo della precarietà più in generale.
    La nostra crisi si accompagna a quella altrettanto grave del sindacato ed anche su questo versante siamo stati sordi e ciechi.
    Per quanto mi riguarda la CGIL è irriformabile (per non parlare degli altri sindacati confederali) e così dopo tanto tempo il 12 ottobre dell’anno passato, a seguito del comportamento del mio sindacato sulla questione del pacchetto welfare, ho firmato la disdetta della tessera e non solo non me ne sono pentito ma oggi mi sento molto più leggero avendo, per di più, riacquistato anche maggiore credibilità agli occhi dei miei colleghi che non capivano come, date le mie idee, potessi continuare ad aderire ad esso.
    Le condizioni economiche e sociali degli italiani sono enormemente peggiorate.
    Noi non abbiamo nessuna responsabilità di questo?
    Lasciando perdere il governo nazionale è mai stato fatto un serio bilancio delle nostre esperienze di governo locale?
    Solo per fare un esempio, per quanto riguarda il drammatico problema abitativo, quante risorse economiche hanno investito le amministrazioni di cui facevamo parte su progetti di edilizia economica e popolare?
    Il gruppo dirigente del Partito con a capo Bertinotti ha avuto la furbizia di nascondere i problemi sotto il tappeto e giocando ci ha indicato, per distrarci, la luna. Oggi ci siamo svegliati ed il panorama che ci circonda è desolante e noi, purtroppo, non solo non l’abbiamo impedito ma ne siamo colpevolmente corresponsabili.
    Non so più che dire… ho l’impressione che ancora molti di noi non si siano ancora resi conto della drammaticità della situazione.

    Non voglio prendere in giro nessuno ma non credo proprio che basti dire “viva la vita!”.
    Per molti, forse troppi, questa è, ogni giorno che passa, sempre più disperatamente difficile…

  37. ramon mantovani Dice:

    caro gaspare, il tuo commento contiene molte cose che condivido, compreso il post scriptum. ma ce ne sono altre che mi trovano in disaccordo totale. i miei scritti su questo blog lo testimoniano ampiamente. però puntualizzo su alcune questioni. l’unità si fa, si deve fare, fra chi condivide seriamente cose di fondo. farla tralasciando cosucce come stare o non stare nel governo non poteva che condurre ad un disastro. insistere sul fatto che il comunismo è un ferrovecchio e il socialismo è il futuro non fa che produrre divisione invece che unità. o vuoi mandare in esilio chi pensa che il comunismo non vada messo in soffitta? inoltre in italia ci sono stati e potrebbero esserci milioni di persone che non si considerano comuniste ma che hanno votato e potrebbero votare per un simbolo comunista anche perché capiscono che non ci si maschera e si mantiene fede ai propri principi. i simboli generici che non hanno cuore e identità provocano diffidenza nel nostro elettorato. comunque se uno si sente rappresentato difeso e ascoltato da un partito lo vota fottendosene di quale simbolo presenta. e rimango convinto che questo problema non si affronta con il nuovismo, bensì praticando ciò che si dice e unendo voti di identità (che comunque ci sono) e voti sociali e voti di opinione. la sinistra arcobaleno li ha persi tutti e tre.
    quanto alle tue posizioni su indulto e immigrazione sono semplicemente quelle della destra e del PD. che infatti si assomigliano molto.
    la gente ha paura degli immigrati, ma è una paura infondata. la destra la cavalca e l’alimenta e ci lucra sopra voti. se si tenta di seguirla su quel terreno (cosa incompatibile con i principi della sinistra) si finisce con rafforzare la destra ancora di più. ovviamente non parlo di una sinistra salottiera che con la puzza sotto il naso insulta la gente che ha paura. se sei capace di agire sul problema della casa, del lavoro nero, delle periferie, dei salari e della precarietà e conquisti la fiducia di un corpo sociale disgregato vedrai che gli stessi che oggi hanno paura degli immigrati scopriranno che quegli immigrati hanno i loro stessi problemi. a torino o a milano negli anni 60 la gente aveva paura dei terroni e della mafia che sarebbe arrivata con loro. ma c’era una sinistra che fece superare questa diffidenza conquistando case popolari, sanità per tutti, unendoli in comunità di lotta. mica si misero a cercare i voti di chi attaccava il cartello con scritto non si affitta ai meridionali. quanto all’indulto sappi che in galera ci vanno solo i poveracci. forse non sai che in italia prima dell’indulto c’erano circa 60mila detenuti. lo 0,1 della popolazione. negli usa sono più di due milioni, cioè come se in italia ce ne fossero 600mila. peccato che in italia c’è un ventesimo di delitti di allarme sociale (rapine furti ecc) rispetto agli USA. vogliamo andare a finire li? il pd e gran parte dei partiti socialisti europei vuole proprio andare a finire li. io no.
    ciao
    ramon

  38. ramon mantovani Dice:

    ben detto dora, grazie a te.

  39. ramon mantovani Dice:

    ok alessandro, ancora una volta d’accordo su molte cose ma non sulla idea che c’è una base buona e un vertice cattivo. scusa la semplificazione ma io ritrovo questa logica nelle tue parole.
    ciao
    ramon

  40. ramon mantovani Dice:

    caro luca f, d’accordo su molto ma non sul tono. davvero non abbiamo bisogno di risse!
    ciao
    ramon

  41. ramon mantovani Dice:

    caro giovanni, rispondo volentieri alla tua domanda. della riforma elettorale se ne è parlato fin da subito ma si sono presentati due ostacoli. proprio la debolezza al senato del governo avrebbe fatto si che appena approvata la legge questo avrebbe determinato l’immediata caduta del governo. ma questo è il meno. il fatto è che covava la precisa volontà di trasformare il maggioritario in presidenzialismo sia a destra sia nel nascente PD. come si è visto bene in campagna elettorale. e questo ha impedito che si arrivasse al dunque, visto che la legge che si prospettava sarebbe stata più proporzionale e più parlamentarista.
    un abbraccio
    ramon

  42. ramon mantovani Dice:

    caro paolo, se non avessero tentato di superare rifondazione e se avessero proposto un percorso come quello che tu indichi così avremmo fatto. ma le cose sono andate diversamente. ormai è bene discutere subito nel congresso. non si può stare troppo tempo senza una politica chiara immersi in una discussione che ci divide. comunque non è detto che i tempi si allunghino leggermente (per esempio completare i congressi di federazione in luglio e fare il congresso nazionale a metà settembre). ma lo deciderà il comitato di gestione. vedremo.
    un abbraccio
    ramon

  43. ramon mantovani Dice:

    caro fede, il partito non è in mano a nessuno. si è eletto un comitato di gestione dove ci sono tutti. casomai l’abbiamo tolto dalle mani di chi voleva rapidamente superare rifondazione. quanto al futuro bisogna scegliere una linea politica e poi occuparci delle persone che la portino avanti. e in questo partito se cercassimo qualcuno che non ha mai sbagliato mi pare che non ne troveremmo nessuno, ma proprio nessuno.
    ciao
    ramon

  44. patty54 Dice:

    Caro Ramon, dopo più di anno dalla mia uscita da Rc, non mi aspettavo di soffrire così tanto e doppiamente: sia per l’agghiacciante sconfitta, che per la lacerazione che state vivendo, sia per la cultura del sospetto che, avendo già vissuto nel mio piccolo (circolo), vedo per l’ennesima volta riproposta… E’ proprio come dici, correnti cristallizzate, diffidenti ed incomunicabili…Appena sentiti i risultati definitivi, il mio primo pensiero, infantile, ingenuo quanto volete:rimbocchiamoci le maniche, ricominciamo nel quartiere, con le donne…una insopprimibile voglia di riscossa e di un nuovo inizio…poi ho seguito il CPN su Radio Radicale, ho letto quasi tutti i post qui sopra e mi sono di nuovo francamente sconfortata… è chiaro che, se ragionassimo in termini di prese di posizione e se fossi ancora interna a RC, starei dalla parte del documento da te sottoscritto, ma quanto c’è di vero in chi non si fida di Ferrero? (fra l’altro sul Manifesto di oggi, Giordano insinua che non si è usciti dal governo perchè c’era il veto del vostro Ministro!!!) . Quanto c’è di lotta per il potere, per la visibiltà!!!: non sono, ahimè, sufficientemente cinica probabilmente, ma quanto ho visto finora non mi piace affatto…
    So solo che è vero che non sono stati ascoltati quanti di noi si lamentavano dell’andamento di Rc, della doppia morale che disgregava rapporti di solidarietà, dell’abbandono delle vertenze territoriali,ma questo ha riguardato tutta RC, non solo chi oggi è stato messo in minoranza…
    Dopo aver ascoltato Alfio Nicotra,sono andata a rileggermi un documento che presentai all’ultima Conferenza di organizzazione del mio circolo, perchè le sue tesi erano dannatamente simili a quanto andavo dicendo allora, ma i duri e puri (che hai conosciuto di recente insieme a Carrazza)che adesso firmano appelli e vanno alla resa dei conti, mi hanno osteggiata e isolata politicamente all’epoca…Come dice moltitudini, probabilmente ci sarà un riposizionamento al Congresso, ma ciò non mi toglie nè la diffidenza, nè l’amaro in bocca.
    Un caro saluto e buon lavoro

  45. ramon mantovani Dice:

    cara sara, no le mozioni le discuterà la commissione politica per il congresso convocata credo per martedì. l’asse che tu indichi c’è stato eccome! per impedire che succedesse l’irreparabile, come ho scritto nell’articolo. e lo rifarei mille volte. ma questo non vuol dire che siano cancellate differenze. anche se io penso che le differenze non debbano diventare correnti in competizione fra loro. ma vedremo…
    un abbraccio e, visto che sei così interessata, ti ricordo che puoi iscriverti, dire la tua e partecipare ad una decisione importante.
    ramon

  46. ramon mantovani Dice:

    cara elena, io ho scritto un articolo su liberazione sulla nonviolenza in tempi non sospetti. nel gennaio 2004, lo trovi in archivio qui sul blog. nulla è stato messo in naftalina. casomai direi che proprio bertinotti e altri hanno trasformato la nonviolenza in una litania moderata.
    ciao
    ramon

  47. ramon mantovani Dice:

    grazie mariogc.

  48. ramon mantovani Dice:

    stefanog, d’ccordo parola per parola.
    buon lavoro
    ramon

  49. ramon mantovani Dice:

    caro luca moltitudinario, hai ragione a dire che si è levato un grido di unità. sia perchè è un riflesso condizionato quando ci si sente in difficoltà sia perchè effettivamente i quattro partiti, a parte questioni nominalistiche, stavano insieme al governo e sembrava logico che unendosi avrebbero avuto più forza nella competizione contro il pd. il problema è che bisognava essere alternativi e, una volta constatato che il governo era totalmente impermeabile ad ogni giusta domanda sociale comprese quelle contemplate nel programma, rompere. anche se a rompere fossero stati tutti i quattro partiti (cosa impossibile perchè tre non lo avrebbero mai fatto) il grido di unità sarebbe salito per invocare la tenuta in vita del governo e contro i quattro che sarebbero diventati immediatamente i nemici del popolo.
    insomma, quando sento invocare l’unità a me viene l’itterizia.
    quanto al congresso non è vero che ha poco senso che tu entri nel dibattito. a me interessa la tua opinione.
    vendola è la carta giusta per trasformare la discussione in una contesa personalistica. ed è però coerente con un’idea leadersitica che alberga in rifondazione come in tanto settori sociali antagonisti. io mi batterò anche perché il leaderismo sia bandito dal mio partito.
    un abbraccio
    ramon

  50. ramon mantovani Dice:

    caro davide, non capisco bene cosa vuoi dire su tasse e sicurezza, transgender e movimenti. non è chiaro. o forse vuoi dire che dobbiamo imitare gli altri partiti su tasse e sicurezza ed abbandonare le lotte per i diritti civili e i movimenti? mah.
    chiarisci se vuoi per favore
    ramon

  51. ramon mantovani Dice:

    caro gianluca, capisco bene ciò che dici e lo condivido integralmente. è anche per questo che ne ho le balle piene dei leader, delle svolte comunicate all’improvviso e dell’idea perniciosa che morto un re (bertinotti) se ne fa un altro (vendola). sono contro la monarchia (anche illuminata) e a favore di una repubblica. dico questo per dirti che quanto è successo serve a permettere questo.
    un abbraccio
    ramon

  52. ramon mantovani Dice:

    caro walter zuc, condivido ciò che scrivi. io voglio ripartire esattamente da li.
    ma perché invece di attendere l’esito della battaglia non entri subito nella battaglia? e dai.
    un abbraccio
    ramon

  53. ramon mantovani Dice:

    caro dario, non faccio politica per conquistare voti. ma se cambieremo correggendo gli errori commessi riconquisteremo anche quelli. se daremo l’impressione di far finta di cambiare per riconquistare i voti ne perderemo ancora, ammesso che ne rimangano da perdere.
    ciao
    ramon

  54. ramon mantovani Dice:

    caro andrea pavone, sono ostile tanto alla costituente comunista come a quella della sinistra che propone bertinotti. entrambe eludono il tema del governo e metterebbero in soffitta il progetto di rifondazione comunista. quello che ci ha fatto rompere con prodi e stare nel movimento.
    per il resto tutta l’unità possibile su contenuti chiari.
    ciao
    ramon

  55. ramon mantovani Dice:

    caro buran, condivido molte cose che dici. ma sono diffidente sul concetto di partito e movimento che esprimi. non esistono più movimenti che si fanno rappresentare e dirigere dai partiti. bisogna ripensare il partito alla luce di questo. avevamo dato una risposta iniziale a questo problema. la sinistra europea. ma è stata abbandonata esattamente per tornare all’idea che la sinistra politica costruisce un partito che si presenta alle elezioni e che rappresenta i movimenti.il risultato si è visto.
    ma forse ho capito male ciò che hai scritto
    un abbraccio
    ramon

  56. ramon mantovani Dice:

    caro mario, penso come te. davvero. ma non condivido la paura ad apparire conservatori o novecenteschi. quando nel 91 partecipai alla fondazione del PRC molti mi chiedevano come facessi, conoscendomi, a mettermi con cossutta in un partito identitario. non credo di aver sbagliato allora ed è con la stessa convinzione che farò questa battaglia. ci sarà una discussione che dimostrerà che l’orizzonte è esattamente quello che dici tu e non la preservazione di un partito identitario.
    un abbraccio
    ramon

  57. ramon mantovani Dice:

    d’accordo con te luca.

  58. ramon mantovani Dice:

    ben detto luca f ! ben detto laura !

  59. ramon mantovani Dice:

    caro edoardo, il fatto che i giornali e le tv del PD facciano il tifo per vendola e tentino di trasformare il nostro partito in una platea plaudente per un nuovo leader rassicurante (per loro) dovrebbe far riflettere.
    quanto all’unità comunista non sono d’accordo con te. non basta la parola comunista e la subalternità del pdci al centrosinistra non mi pare superata per nulla. se lo fosse non avrei problemi. ma non è così nei fatti e nemmeno negli scritti.
    ciao
    ramon

  60. ramon mantovani Dice:

    cara maria, se sei d’accordo che prima viene la politica e poi le persone non invertire tu per prima la discussione. sai quanti mi hanno detto, in altri tempi, che certe mie critiche a bertinotti nascondevano il mio disegno per diventare segretario del partito? ufff! atteso che non era vero e che non è vero oggi, vedremo quale segretario eleggerà il comitato politico nazionale il giorno dopo il congresso. intanto ti dico che mi batterò affinché il partito non abbia più leader. mai più.
    un abbraccio
    ramon

  61. pamela Dice:

    cari tutti/e
    io credo che questa discussione sia un elemento preziosissimo. e molti commenti li condivido pienamente.
    Una cosa pero’ mi preoccupa, spero che in questo congresso non ci sia gia’ niente di stabilito, credo che parlare di leader mortifichi subito la discussione. perche’ invece bisogna proprio uscire da questi livelli verticistici…
    Anche noi in questa comunita’ che si e’ creata, dovremmo ( io per prima) spersonalizzare tutto il pregresso e investire le nostre idee, proposte, dissensi, consensi, per promuovere la cosa piu’ importante che c’e: la partecipazione democratica e soprattutto rilanciare il Prc….
    Oggi paradossalmente le idee da mettere in campo sono piu’ importanti da chi li mette, dobbiamo ricostruire il Partito partendo da una nuova linea politica, speriamo che tutto cio’ accada e che finalmente possiamo tutte e tutti partecipare alla costruzione di un nuovo percorso…
    Oggi sono ottimista sono segretaria del circolo telecomunicazioni e un compagno che era uscito l’anno scorso perche’ non era d’accordo sull’indulto e l’afghanistan mi ha richiesto la tessera del prc perche’ vuole impegnarsi a fare ripartire il partito, invece un interinale precario mi ha chiesto la tessera perche’ non vuole che rifondazione sparisca, sono delle cose che in un momento come questo ti rendono felice, oggi volevo condividere con tutte e tutti voi questa piccola storia che a mio avviso porta nuove speranze..
    Ciao compagni/e
    Ciao caro Ramon

    Pam

  62. ramon mantovani Dice:

    no caro emilio, non è come tu dici. che ferrero giordano e migliore fossero “papabili” per la successione a bertinotti è vero. e con questo? che cazzo c’entra con l’idea di superare rifondazione e con la battaglia per impedirlo?
    vuoi un congresso chiaro? spero tu presenti un documento dove ci siano scritte le stesse cose che vendola bertinotti giordano ed altri hanno detto al popolo italiano in televisione e non giri di parole per imbrogliare gli iscritti.
    io al prossimo social forum ci andrò come ci sono sempre andato, anche perché ho contribuito a costruirli. non li ho frequentati per stare in prima fila ad applaudire bertinotti non capendo un bel niente di quello che succedeva, come hanno fatto altri che hanno la parola movimento sempre in bocca. auspico che ci si continui a contaminare tutti con i movimenti sociali e di lotta e che ci si tenga lontani dai salotti e dalle adunate di ex ansiosi di tornare.
    un abbraccio
    ramon
    possiamo perdere il derby ma credo che vinceremo il campionato.

  63. ramon mantovani Dice:

    caro alberto, si stai correndo troppo. e poi devi considerare una cosa: per fare un partito generico di sinistra, o dichiaratamente socialista, c’è bisogno di una condizione necessaria. superare rifondazione. se non potranno farlo non credo che si avventurerebbero a fare un partitino dello zero virgola. spero.
    un abbraccio
    ramon

  64. ramon mantovani Dice:

    caro cesare, padronissimo di invocare il nuovo leader. vorrei però farti notare che il massimo di consensi rifondazione lo ebbe nel 96 (3milioni200mila voti pari al 8,6%). ma io non voglio tornare li. voglio un partito che non si autoimprigioni al governo e che stia nel movimento. punto. vorrei anche ricordarti che ferrero appoggiò la scelta di bertinotti di non votare il governo dini mentre vendola lo votò e nessuno chiese la sua espulsione. vorrei ricordarti che vendola al primo CPN che discusse se rompere con il governo Prodi intervenne a favore della tesi di cossutta. poi cambiò opinione.
    lascia stare, quindi, certi argomenti e discuti di politica. vuoi una costituente nella quale rifondazione sia superata? è un tuo diritto sacrosanto proporlo votarlo e deciderlo. ma ridurre tutto al tifo per chi ha tentato di imporlo è proprio il contrario di ciò che si dovrebbe fare.
    ciao
    ramon

  65. pamela Dice:

    Ramon concordo con te sulla linea politica ma sul calcio dissento
    Forza Romaaaaaaaaaaa siempre …
    hi hi hi

  66. ramon mantovani Dice:

    caro edoardo, hai scritto una bellissima cosa e dici molte verità. questa volta sono d’accordo completamente con te. ma ti sbagli a dire che il leoncavallo è frequentato così. forse non ci sei mai stato. se ci vai vedrai che dalle più estreme periferie ci vanno ragazze e ragazzi che non sono affatto figli di papà. invece hai ragione a dire che i social forum, come i partiti del resto, sono frequentati prevalentemente da giovani studenti o comunque fortemente scolarizzati.
    un abbraccio
    ramon

  67. ramon mantovani Dice:

    cara patty, hai ragione a dire che l’amaro in bocca rimane. non ho risposte per questo tuo sentimento perché l’ho anch’io. quanto alle coerenze di questo o di quello lasciamo perdere che è meglio. io proposi di uscire dal governo sul welfare. fummo in dieci nel gruppo alla camera a chiederlo. qualcuno propose anche di ritirare la delegazione al governo. fummo battuti. ovviamente ferrero non era d’accordo ne su l’una ne sull’altra cosa. ma anche volendo, non avrebbe certo potuto mettere veti. se il segretario l’avesse proposto l’ uscita dal governo e l’appoggio esterno sarebbe passato senza dubbio. dire che ferrero lo impedì con un veto è mentire! lo scopo di questo argomento è talmente chiaro che parla da se. comunque a me interessa una linea che non riproponga più una simile situazione. se giordano cambiasse idea non gli rinfaccerei nulla e sarei contento.
    un abbraccio
    ramon

  68. ramon mantovani Dice:

    grazie pam, belle notizie. ma mi piacerebbe parlare con quel compagno di indulto! ovviamente rispondo viva l’internazionale! se in politica non bisogna mai essere tifosi nel calcio è indispensabile. o no?
    un abbraccio
    ramon

  69. buran Dice:

    Certo, lo so che i movimenti si rapportano anche alle istituzioni in proprio, senza per forza doversi fare rappresentare sempre da un partito. Quello che volevo dire è che, per un partito come il PRC, il primo modo per dimostrare rispetto e considerazione per i movimenti è comportarsi coerentemente a livello istituzionale, portando avanti le loro istanze. Certo non si deve limitarci a questo, ma è la “conditio sine qua non” per essere credibili. Invece si accreditano come “fautori dei movimenti” proprio coloro che nelle istituzioni si sono tirati indietro dal condurre certe battaglie, salvo poi volerli strumentalizzare al momento della campagna elettorale per costruire improbabili aggregazioni “plurali”.

  70. pamela Dice:

    Caro RAMON MI RICORDO ANCORA CHE CONVOCAI IL CIRCOLO IL 5 DI AGOSTO con la presenza di Tiziano che cerco’ in tutti i modi di fargli cambiare idea ma non ci fu’ verso, in lui come altri colleghi prevaleva l ‘idea della giustizia assoluta, chi sbaglia paga, per lui non era ammissibile che reati amministrativi e omicidi potevano rientrare nel provvedimento dell’indulto…
    Oggi sono contenta di averlo ritrovato nel nostro cammino, sono contenta perche’ e’ un compagno che stimo….
    Il nostro e’ un circolo piccolo, ma la vertenza vodafone sull’esternalizzazione e la nostra presenza in prima fila al 20 ottobre ci ha fatto crescere tanto…..
    E’ stata una ventata d’aria fresca….
    per quanto riguarda il calcio, d’accordo con te sul tifo
    Magari andremo insieme allo stadio ma in curve separate…. hi hi hi

  71. cesare Dice:

    Io parlavo della Rifondazione post rottura cioè dopo il 98 il miglior risultato è stato il 2006 con la gestione Bertinotti. Certo di errori ce ne sono stati tanti chi non commette errori? Io mi sono avvicinato al partito proprio in quel periodo pre elettorale con la voglia di sconfiggere le destre e creare l’alternativa di società a sinistra. Il governo era un passaggio obbligato o vogliamo dimenticare tutto lo sfascio del periodo Berlusconiano? Ora il dibattito non può stare sui livelli preistorici tu avevi questa posizione, io avevo questa ecc… io voglio parlare di prospettive , la prospettiva che mi attrae di più è l’unità delle forze della sinistra un processo come quello della Linke tedesca che sta dimostrando che in Europa la sinistra può e deve esistere non forza residuale ma forza di cambiamento perciò partecipata e di massa.
    Io non sono mai per far polemiche ma la vostra prospettiva qual’è? Raffarziamo rifondazione