Archivia per Febbraio, 2008

Così la sinistra nasce vecchia e morta.

Pubblicato su articoli pubblicati sulla carta stampata con i tag, , , , , , il 9 Febbraio, 2008 da ramon mantovani

Giordano dice di aver compiuto una scelta “irreversibile”? Ha ragione! Peccato che non avesse il mandato per farlo. Gli organismi dirigenti del PRC sono convocati per fine febbraio, quando lista, candidature, simbolo e programma saranno già stati decisi da un’oligarchia che non ha nemmeno voluto ascoltare, non dico gli iscritti, la cui opinione terrorizza il gruppo dirigente, ma nemmeno la direzione e il comitato politico nazionale. La crisi si è aperta il 23 gennaio, la direzione ha discusso della proposta di governo a termine e della necessità della presentazione unitaria alle elezioni. Era una riunione interlocutoria. Infatti, non si è votato neppure un ordine del giorno. Se la direzione fosse stata convocata in questi giorni, come era logico attendersi, avrei presentato la seguente proposta:

Presentare una coalizione di 4 partiti con un programma comune e un candidato premier alla camera e una lista unica al senato. L’attuale legge elettorale al senato, infatti, obbliga, dato lo sbarramento per le liste dell’8% in ogni regione e del 20% per la coalizione, a presentare una lista unica. Mentre alla camera una coalizione ha lo sbarramento del 10% e del 4% per le liste. Ma la coalizione che supera il 10% elegge i candidati di tutte le liste, compresa la prima che non raggiunge nemmeno il 2% dei voti. Penso che 4 liste prenderebbero più voti di un’unica lista e penso che, comunque, una simile scelta sarebbe stata in linea con la reale unità delle forze della sinistra arcobaleno. Il programma comune e la campagna elettorale unitaria avrebbero contribuito molto a costruire una reale unità e avrebbero giustificato anche la formazione di gruppi unici al parlamento. Sono poi sicuro che non mortificare l’identità politica dei singoli partiti sarebbe stata una scelta intelligente, ed utile da un punto di vista strettamente elettorale. Prevedo, e non dico purtroppo, che migliaia di iscritti e centinaia di migliaia di elettori di rifondazione non si riconosceranno nella lista unica e non la voteranno.

Invece no. Evidentemente dopo aver proclamato per un anno che la sinistra unita “prenderà almeno il 15% dei voti”, dopo aver detto che il tratto distintivo della costruzione unitaria sarebbe stata la partecipazione di iscritti e non iscritti ai 4 partiti, si conta di fare la politica dei fatti compiuti “irreversibili”, decidendo tutto fra i 4 segretari e, per quanto riguarda il nostro partito in segreteria, sulla base di un accordo fra bertinottiani, Giordano e Ferrero. Cioè fra le tre componenti in lotta fra di loro, capaci solo di produrre mediazioni sempre più al ribasso.

Così per iscritti ed elettori non resta che assistere passivamente alla vergognosa contesa sul leader, sull’alleanza o no con il PD e sulle candidature. Per quel che vale la mia opinione penso che Bertinotti sia un pessimo candidato, per il semplice motivo che difficilmente può essere attrattivo per quelli che l’hanno insultato per anni, ed anche perchè ha perso molta popolarità anche fra gli iscritti e gli elettori di rifondazione. Altresì credo che sarebbe bene misurarsi sul recupero di quanti si sono sentiti disillusi dall’inutilità sociale e politica della sinistra al governo e non dei cosiddetti “indecisi” sulla base del piagnisteo “il PD non ci vuole”.

Ma, a quanto pare, chi vuole a tutti i costi compiere scelte irreversibili è disposto a pagare qualsiasi prezzo, elettorale e non, pur di imporre le proprie scelte senza sottoporle ad un vaglio democratico.

Una sinistra così nasce vecchia e, per quanto mi riguarda, morta.

 

ramon mantovani

 

pubblicato su Liberazione l’8 febbraio 2008

Cara Annalisa

Pubblicato su articoli pubblicati sul blog il 6 Febbraio, 2008 da ramon mantovani

…Oggi sono stata licenziata per scadenza dei termini contrattuali e non mi è stato rinnovato il contratto. Prima cosa: non cedere! mi sono detta, non piangere, non ti abbattere.
Ho chiamato al telefono una compagna e le ho proposto di uscire a cena tra un paio d’ore.
Ho già fatto sei volte il percorso del precariato, conosciuto le sere fredde di quando vicino al semaforo di casa ti si appanna la vista dal dispiacere. Ma, non mi sono mai sentita sola, ogni volta penso e so che siamo tanti e dunque sono una “classe”, debolissima ancora e ancora troppo fragile.
Sono abituata ad essermi cercata la vita con il massimo di autonomia possibile, ho cercato di vivere con valori e coerenze ed ogni lavoro (due, tre anni per volta) è stato frutto della mia tenacia nel non disperare mai.
Stasera voglio brindare, perchè ho duecentocinquantacinque euro di liquidazione e li spenderò così: in un bel ristorante a mangiar pesce con amici.
Domani si ricomincia. Ho frequentato pochissimo le riunioni del partito, mi sembrano luoghi di culto, vescovi, cardinali, , parrocchie varie….
forse sono poco socievole “io”…fatto sta che le poche volte in cui sono riuscita a parlare e dire la mia ho provato un grande disagio.

Stasera voglio brindare perchè forse tra un mese non avrò più la possibilità di pagare l’affitto e allora deciderò, forse, di accettare la propsta di un amico: andare a fare il mio lavoro all’estero.

Poco male, fin da piccola sentivo (come mi insegnò mio padre) di appartenere “al mondo”, di non avere confini ecc. ecc.
Mio padre non lo saprà mai che stasera brinderò anche per lui (operaio tutta la vita scomparso quando trovai il primo lavoro).
Stasera voglio brindare a tutti quei ragazzi e ragazze e uomini e donne che come me vivono la paura del giorno dopo, del me se dopo.
Non so cosa accadrà in futuro, in questo paese, nella nostra quotidianità…ma ho un sentimento: la forza della speranza, della consapevolezza di non cedere all’isolamento, allo sconforto.
Se Veltroni e company (e metto diversi di Rifo) pensano di disfarsi dei comunisti, non hanno capito nulla…
Io non so se la sono, diciamo che mi ci trovo …nella condizione di pensare al fatto che questa non è e non può essere la vita d un essere umano.
Lo chiamino come vogliono, comunismo, ecc. ecc.
Stasera brindo alla poesia che non essi non vogliono vedere….

un abbraccio

Annalisa

Cara Annalisa,

mi permetto di mettere qui, diciamo in prima pagina, il testo di un tuo commento al mio ultimo articolo su questo blog.

Come vedi ho omesso le prime righe. Contengono giudizi troppo lusinghieri sulla mia persona, dei quali ti ringrazio di cuore, ma che non sento di meritare.

Vedi, Annalisa, un compagno come me ha paura di non poter pronunciare parole adeguate su ciò che hai scritto.

Non ti conosco personalmente, e sono io a non avere questa fortuna. Ma ti conosco e riconosco nelle tante e tanti che in questi anni mi hanno insegnato che il comunismo, il nostro comunismo, è un sogno.

La tua vita, della quale parli con la dignità di donna e di compagna, e che ormai è la vita di milioni di persone, dovrebbe essere nel cuore stesso di una politica che invece ti tradisce.

Non so nemmeno se, su tante cose, la pensi come me. E non mi importa.

So che mi piacerebbe essere alla tua altezza.

E so che non lo sono.

Scusami.

un abbraccio forte

ramon

 

 

come andremo alle elezioni? lista unica o coalizione?

Pubblicato su articoli pubblicati sul blog con i tag, , , , , il 1 Febbraio, 2008 da ramon mantovani

Non credo che Marini ce la farà.

E aggiungo: meno male!

Come si è visto sono bastati due giorni di consultazioni per scoperchiare il pentolone delle trame, degli intrallazzi, delle furbizie.

Come si è visto non ci sarebbe nessuna garanzia per una buona legge elettorale proporzionale. Basta guardare la “mossa” di D’Alema che vorrebbe celebrare il referendum subito. E così via…

In questi giorni, però, per bocca di diversi esponenti della cosa rossa comincia ad intravedersi meglio la confusione che regna sovrana. Posizioni opposte sull’alleanza o no con il Partito Democratico. Posizioni diverse e, spero, contrapposte sulla natura della forza da costruire e da sottoporre al vaglio degli elettori. Guarda caso c’è chi dice ossessivamente “di governo”. Pettegolezzi su chi guiderà la Sinistra Arcobaleno nel caso dovesse presentare un proprio candidato a premier. Indiscrezioni sul simbolo che ora si dice conterrebbe anche le miniature dei quattro partiti o, forse, una falce martello. Mah!

Come è noto, almeno a chi legge questo blog, io penso che le elezioni siano un aspetto tattico e secondario per una forza politica che si propone di sovvertire l’ordine esistente. Non sono mai stato tra quelli che pensano che il comunismo viva sulla scheda elettorale. In altre parole sono sempre stato aperto ad ogni soluzione per raccogliere il massimo dei voti e rafforzare una prospettiva politica di sinistra.

Mi sembra, però, che non si stia discutendo seriamente di quale scelta elettorale sia veramente utile per raccogliere il massimo di voti e per rafforzare l’unità tra forze che, pur avendo idee compatibili con un programma comune, conservano culture ed insediamenti sociali molto diversi.

Vorrei tentare un ragionamento, spero serio e rigoroso, dando per scontate due cose: che il PD scelga di presentarsi solo (obbligando anche i più governisti a prenderne atto) e che si voti con la legge elettorale vigente.

Ovviamente se Marini non fallisse e/o se prevalesse l’idea scellerata di rifare un’alleanza di centrosinistra il discorso sarebbe inutile.

Ma con le premesse più sopra dette avremmo una campagna elettorale molto dura. Berlusconi alla riscossa, il PD per il voto utile e noi a spiegare l’utilità della vera opposizione a Berlusconi o alla grande coalizione e la prospettiva della sinistra.

La mia domanda è: quale tattica elettorale, con questa legge elettorale, è più utile a raccogliere più voti, a trasmettere il senso dell’unità e a mobilitare tutte le forze militanti?

La proposta che sembra prevalere, per lo meno nel chiacchiericcio mediatico, è la lista unica della sinistra arcobaleno. Chi difende questa ipotesi spiega che sarebbe in sintonia con la voglia di “semplificazione” del sistema politico, che avrebbe il vantaggio di annunciare la nascita di una cosa nuova e che darebbe l’idea di competere per l’egemonia con il PD. Le mie obiezioni sono: 1) Semplificare per via elettorale è un’illusione pericolosa. Può disperdere molti voti che non si riconoscono nella semplificazione proposta. Gli elettori di sinistra, molto più degli iscritti e dei militanti, non ubbidiscono ai disegni dei gruppi dirigenti e votano per un’infinità di motivi che è impossibile racchiudere in una sola lista. 2) La lista unica costringerebbe tutti ad un’uniformità, non certo di alto livello, o finirebbe con il sottolineare toni e differenze tali da dare l’impressione che si tratta di un’operazione puramente elettoralistica. 3) La non alleanza con il PD non cancellerebbe le propensioni governiste che ben si vedono anche in questi giorni nelle dichiarazioni di Pecoraro Scanio, Mussi e Diliberto. Già immagino i lamenti e gli argomenti sulle responsabilità del PD nel non volere la coalizione di centrosinistra! E in una lista unica finirebbero con l’essere assolutamente prevalenti. Non lo dico perchè non rispetti queste posizioni, anche se non le condivido per niente. Lo dico perchè penso che siano poco utili a recuperare i tanti delusi dall’esperienza di governo, che da un anno dicono inascoltati che hanno voglia di astenersi.

C’è, invece, un’altra soluzione capace di raccogliere più voti e di rafforzare, al tempo stesso, l’unità.

E’ la coalizione.

Per chi non lo sa, l’attuale legge favorisce la creazione di coalizioni. Secondo la legge, infatti, una coalizione che supera il 10% dei voti vede eletti i candidati di tutte le liste partecipanti che superano il 2% e la prima lista al di sotto del 2%. La coalizione deve presentare un programma comune e indicare un unico candidato premier.

Potremmo avere, cioè, una coalizione della Sinistra e L’Arcobaleno rappresentata da una sola persona (io sceglierei una giovane donna non iscritta a nessun partito), un programma comune vero (e non credo sarebbe difficile approntarlo), e le liste dei singoli partiti con un accordo comune sulla loro composizione di genere ecc.

La coalizione, secondo me, ha il duplice vantaggio di rappresentare il reale livello di unità proiettandola nel futuro come novità della politica italiana e di non mortificare l’identità di nessuno. Questi due aspetti sono importantissimi per sommare e possibilmente moltiplicare i voti.

Un buon programma comune e un successo giustificherebbero anche la costituzione di gruppi unitari alle camere.

Qualcuno potrebbe obiettare che il 10% è un limite troppo alto, che sotto il 10% eleggerebbero solo le liste sopra il 4%, perchè così stabilisce la legge.

Ma se si pensa che l’unità della sinistra sia così importante bisogna anche prendere qualche rischio. Indicare obiettivi ambiziosi aiuta a raggiungerli e mobilita più forze.

Spero che l’idea della lista unica non sia, al di là della retorica (in questi giorni ho visto diverse dichiarazioni autorevoli che fissano il 10% come obiettivo minimo), dettata dall’irrefrenabile voglia di auto tutelare i gruppi dirigenti dei quattro partiti.

 

ramon mantovani