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	<title>Commenti a: Cara Annalisa</title>
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	<description>blog personale</description>
	<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 18:51:11 +0000</pubDate>
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		<title>Di: ramon mantovani</title>
		<link>http://ramonmantovani.wordpress.com/2008/02/06/cara-annalisa/#comment-331</link>
		<dc:creator>ramon mantovani</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 22:44:11 +0000</pubDate>
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		<description>Io non me la sento di "commentare i commenti" su ciò che ha scritto Annalisa.
Per le considerazioni elettorali, tattiche, strategiche. Per l'interessante articolo di Bifo (si. lo considero intereressante!) o per quello di De Cesaris citato da Ursula ci saranno altri momenti e altre occasioni.
Voglio solo interloquire con Annalisa. Perché il suo parlare è ben più alto di ogni discorso contingente, di ogni calcoletto del mercato elettorale.
Cara Annalisa, abbiamo iniziato, noi due su questo blog, a parlare di candidature e te ne sei uscita con un sintetico e fortissimo racconto della tua vita, della tua militanza politica e dell'idea che hai del comunismo. 
La memoria mi ha riportato ad un episodio che mi ha segnato. Lo racconto.
Occhetto annunciò dal quartiere della bolognina il cambio di nome del pci una domenica sera. Io, funzionario del Pci di Milano, la sera dopo, dovevo concludere un'attivo di una sezione del gallaratese (quertiere popolare di Milano). Una riunione normale programmata da tempo che però dopo quell'annuncio divenne un'assemblea di 300 persone. Mi sedetti alla presidenza e ascoltai impassibile una trentina di interventi, quasi tutti contrarissimi al cambio di nome. Nessuno sapeva cosa io pensassi dell'annuncio di Occhetto ma tutti dettero per scontato che io avrei difeso la "linea" del segretario e molti interloquirono con me considerandomi l'avversario con cui polemizzare. Alla fine mi sentirono, stupiti, fare un durissimo attacco a Occhetto. Ciò che mi colpì furono i discorsi. Tranne due o tre possibilisti o favorevoli ad Occhetto che parlarono di quadro politico, della necessità di raccogliere voti di non comunisti ecc tutti, ma proprio tutti gli altri, parlarono della propria vita. Sfilarono racconti di licenziamenti politici, di fame, di miseria, di guerra partigiana, di sacrifici. Alcuni parlavano e piangevano. Erano racconti di dignità. Di una dignità che sentivano offesa. Sentivano di aver contato nella vita e nel paese perché appartenevano a un partito che era il loro. Ognuno di loro non avrebbe contato nulla senza l'appartenenza a una classe e a un partito di classe. E intuivano che sarebbe finito tutto e che sarebbero tornati ad essere nessuno nella società. Pochi mesi molti di loro votarono per la mozione di Occhetto. Penso che lo fecero più per disperazione che per convinzione perché comunque sapevano, e non avevano torto, che la divisione li avrebbe cancellati comunque. Ma questa è una mi interpretazione. 
Come ho detto quella esperienza mi segnò moltissimo. La storia di quelle vite, raccontata con tanto orgoglio e dignità, era l'essenza stessa della politica. Se una "scelta politica" può ferire così nell'intimo delle persone pulite e disinteressate personalmente non può essere una buona politica. 
Io ho coltivato il sogno che rifondazione avesse rotto definitivamente con l'idea del mercato elettorale della politica, che fosse vero che si sceglieva di agire soprattutto nella società, che ci fossero gli anticorpi per stare nelle istituzioni e anche al governo senza farsi corrompere culturalmente dal potere. Se ti ho chiesto scusa, Annalisa, è perché oggi nella politica una vita come la tua è solo un numero o una cosa sulla quale spendere frasi retoriche. Ma perché il governo prodi è caduto sulla moglie di mastella e non sulla tua vita precaria e su quella di milioni come te? Ma perché ti sei sentita a disagio nelle riunioni di partito? Credo che non ti ci saresti sentita se in quelle riunioni (non so nemmeno in che città vivi ma è un esempio calzante dovunque) si fosse discusso di più del precariato e della lotta e meno delle "prossime elezioni" e delle alleanze da fare o non fare. Forse, non lo so. Forse. Per carità, bisogna discutere di quelle cose. Per forza. Ma una cosa è discutere delle alleanze a partire dal punto di vista della "classe fragile" e un'altra è discutere del precariato a partire dal punto di vista delle alleanze e delle tecniche elettorali. o no?
Hai ragione quando dici che veltroni ed anche "diversi di Rifo" si sbagliano se pensano di disfarsi dei comunisti.
Ma intanto stanno segnando un punto a loro favore, purtroppo. 
Appena hai postato il tuo commento ho invitato un giovane del partito che mi ha riempito la testa con discorsi del tipo: "i giovani precari se ne fregano del comunismo, tu sei un vecchio identitario e non capisci la nuova realtà sociale" a leggere il tuo commento e a farmi sapere la sua opinione. Ancora aspetto. Non che io pensi che i precari pendano dalle labbra dei comunisti. Ma non capisco perché il distacco abissale che c'è fra le loro vite e la politica si possa meglio superare con l'arcobaleno e con l'unità di una sinistra che non è capace di fare un bilancio serio sull'esperienza di governo e soprattutto sui propri errori. 
Comunque, cara Annalisa, per tutto questo rinnovo le mie scuse. Non me la posso cavare dicendo che io non c'entro, che io l'avevo detto. Anche se sento di avere la coscienza a posto devo dire che non sono servito.
Lasciamo passare la bufera elettorale e riprendiamo il cammino. 
Non so come ma lo riprenderemo.
Un abbraccio
ramon</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io non me la sento di &#8220;commentare i commenti&#8221; su ciò che ha scritto Annalisa.<br />
Per le considerazioni elettorali, tattiche, strategiche. Per l&#8217;interessante articolo di Bifo (si. lo considero intereressante!) o per quello di De Cesaris citato da Ursula ci saranno altri momenti e altre occasioni.<br />
Voglio solo interloquire con Annalisa. Perché il suo parlare è ben più alto di ogni discorso contingente, di ogni calcoletto del mercato elettorale.<br />
Cara Annalisa, abbiamo iniziato, noi due su questo blog, a parlare di candidature e te ne sei uscita con un sintetico e fortissimo racconto della tua vita, della tua militanza politica e dell&#8217;idea che hai del comunismo.<br />
La memoria mi ha riportato ad un episodio che mi ha segnato. Lo racconto.<br />
Occhetto annunciò dal quartiere della bolognina il cambio di nome del pci una domenica sera. Io, funzionario del Pci di Milano, la sera dopo, dovevo concludere un&#8217;attivo di una sezione del gallaratese (quertiere popolare di Milano). Una riunione normale programmata da tempo che però dopo quell&#8217;annuncio divenne un&#8217;assemblea di 300 persone. Mi sedetti alla presidenza e ascoltai impassibile una trentina di interventi, quasi tutti contrarissimi al cambio di nome. Nessuno sapeva cosa io pensassi dell&#8217;annuncio di Occhetto ma tutti dettero per scontato che io avrei difeso la &#8220;linea&#8221; del segretario e molti interloquirono con me considerandomi l&#8217;avversario con cui polemizzare. Alla fine mi sentirono, stupiti, fare un durissimo attacco a Occhetto. Ciò che mi colpì furono i discorsi. Tranne due o tre possibilisti o favorevoli ad Occhetto che parlarono di quadro politico, della necessità di raccogliere voti di non comunisti ecc tutti, ma proprio tutti gli altri, parlarono della propria vita. Sfilarono racconti di licenziamenti politici, di fame, di miseria, di guerra partigiana, di sacrifici. Alcuni parlavano e piangevano. Erano racconti di dignità. Di una dignità che sentivano offesa. Sentivano di aver contato nella vita e nel paese perché appartenevano a un partito che era il loro. Ognuno di loro non avrebbe contato nulla senza l&#8217;appartenenza a una classe e a un partito di classe. E intuivano che sarebbe finito tutto e che sarebbero tornati ad essere nessuno nella società. Pochi mesi molti di loro votarono per la mozione di Occhetto. Penso che lo fecero più per disperazione che per convinzione perché comunque sapevano, e non avevano torto, che la divisione li avrebbe cancellati comunque. Ma questa è una mi interpretazione.<br />
Come ho detto quella esperienza mi segnò moltissimo. La storia di quelle vite, raccontata con tanto orgoglio e dignità, era l&#8217;essenza stessa della politica. Se una &#8220;scelta politica&#8221; può ferire così nell&#8217;intimo delle persone pulite e disinteressate personalmente non può essere una buona politica.<br />
Io ho coltivato il sogno che rifondazione avesse rotto definitivamente con l&#8217;idea del mercato elettorale della politica, che fosse vero che si sceglieva di agire soprattutto nella società, che ci fossero gli anticorpi per stare nelle istituzioni e anche al governo senza farsi corrompere culturalmente dal potere. Se ti ho chiesto scusa, Annalisa, è perché oggi nella politica una vita come la tua è solo un numero o una cosa sulla quale spendere frasi retoriche. Ma perché il governo prodi è caduto sulla moglie di mastella e non sulla tua vita precaria e su quella di milioni come te? Ma perché ti sei sentita a disagio nelle riunioni di partito? Credo che non ti ci saresti sentita se in quelle riunioni (non so nemmeno in che città vivi ma è un esempio calzante dovunque) si fosse discusso di più del precariato e della lotta e meno delle &#8220;prossime elezioni&#8221; e delle alleanze da fare o non fare. Forse, non lo so. Forse. Per carità, bisogna discutere di quelle cose. Per forza. Ma una cosa è discutere delle alleanze a partire dal punto di vista della &#8220;classe fragile&#8221; e un&#8217;altra è discutere del precariato a partire dal punto di vista delle alleanze e delle tecniche elettorali. o no?<br />
Hai ragione quando dici che veltroni ed anche &#8220;diversi di Rifo&#8221; si sbagliano se pensano di disfarsi dei comunisti.<br />
Ma intanto stanno segnando un punto a loro favore, purtroppo.<br />
Appena hai postato il tuo commento ho invitato un giovane del partito che mi ha riempito la testa con discorsi del tipo: &#8220;i giovani precari se ne fregano del comunismo, tu sei un vecchio identitario e non capisci la nuova realtà sociale&#8221; a leggere il tuo commento e a farmi sapere la sua opinione. Ancora aspetto. Non che io pensi che i precari pendano dalle labbra dei comunisti. Ma non capisco perché il distacco abissale che c&#8217;è fra le loro vite e la politica si possa meglio superare con l&#8217;arcobaleno e con l&#8217;unità di una sinistra che non è capace di fare un bilancio serio sull&#8217;esperienza di governo e soprattutto sui propri errori.<br />
Comunque, cara Annalisa, per tutto questo rinnovo le mie scuse. Non me la posso cavare dicendo che io non c&#8217;entro, che io l&#8217;avevo detto. Anche se sento di avere la coscienza a posto devo dire che non sono servito.<br />
Lasciamo passare la bufera elettorale e riprendiamo il cammino.<br />
Non so come ma lo riprenderemo.<br />
Un abbraccio<br />
ramon</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ursula</title>
		<link>http://ramonmantovani.wordpress.com/2008/02/06/cara-annalisa/#comment-330</link>
		<dc:creator>Ursula</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 14:54:30 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Ramon,
ho letto (come molti credo), l'editoriale di oggi su Liberazione a firma di Walter De Cesaris.
2 cose:
- sono felice che si affrontino con chiarezza certe questioni e lo si dica apertamente. Se lo si fosse fatto prima ci saremmo evitati molti problemi
- tuttavia mi domando il perchè di tanta animosità nei toni. Il gruppo dirigente si sente 'sotto attacco'? E se sì, per cosa? Penso semplicemente che molti compagni, come la sottoscritta, abbiano solo voluto avere delle risposte a degli interrogativi più che legittimi sulla sorte del Prc. Che c'è di male? Per cui non capisco la stizza di De Cesaris...
Cioè, sono io che ho letto a sentirmi quasi 'minacciata' da delle risposte (che cercavo), date in maniera così 'incavolata'...! E questo non aiuta nessuno, credo.
Tu che ne pensi?
Ciao.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Ramon,<br />
ho letto (come molti credo), l&#8217;editoriale di oggi su Liberazione a firma di Walter De Cesaris.<br />
2 cose:<br />
- sono felice che si affrontino con chiarezza certe questioni e lo si dica apertamente. Se lo si fosse fatto prima ci saremmo evitati molti problemi<br />
- tuttavia mi domando il perchè di tanta animosità nei toni. Il gruppo dirigente si sente &#8217;sotto attacco&#8217;? E se sì, per cosa? Penso semplicemente che molti compagni, come la sottoscritta, abbiano solo voluto avere delle risposte a degli interrogativi più che legittimi sulla sorte del Prc. Che c&#8217;è di male? Per cui non capisco la stizza di De Cesaris&#8230;<br />
Cioè, sono io che ho letto a sentirmi quasi &#8216;minacciata&#8217; da delle risposte (che cercavo), date in maniera così &#8216;incavolata&#8217;&#8230;! E questo non aiuta nessuno, credo.<br />
Tu che ne pensi?<br />
Ciao.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: salvo scuderi</title>
		<link>http://ramonmantovani.wordpress.com/2008/02/06/cara-annalisa/#comment-325</link>
		<dc:creator>salvo scuderi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 10:02:34 +0000</pubDate>
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		<description>Annalisa, ho pensato e ripensato alle tue parole da ieri mattina fino ad ora...
perchè credevo che non fosse possibile dire alcunchè...
Ho 42 anni e sono precario dal 1989, in un terra (la Sicilia) dove essere precari con una certa continuità è già una fortuna....
nel corso di questi anni abbiamo provato ad organizzare le lavoratrici ed i lavoratori precari, con ovvie difficoltà e qualche piccolo risultato strappato con lotte, blocchi  stradali, occupazioni.
Quando una sera di alcuni anni or sono sono entrato nei locali dell'Ufficio provinciale del lavoro di catania che avevamo occupato la mattina mi sono venute le lacrime nel vedere delle signore di una certa età dormire lì su una coperta per terra, (in qualche modo per quelli come me era una cosa abbastanza normale) mi sono venuti i sensi di colpa e mi sono detto ma dove stiamo andando? cosa possiamo garantire a queste donne e questi uomini.. li stiamo forse solo illudendo....
quelle lotte, invece, qualche risultato lo hanno ottenuto, dopo aver occupato 40 comuni, 2 uffici provinciali del lavoro, vari blocchi stradali e qualche denuncia....
Annalisa posso solo darti la mia solidarità (totale ed incondizionata) anche se so che serve a poco e forse a nulla....
credo, in ogni caso, che non bisogna mai abbandonare l'idea di lottare per garantirci quello che ci spetta...  oggi più che mai è necessario coinvolgere l'esercito dei precari (spesso, almeno nel nostro caso, isolati dalle stesse "grandi" organizzazioni sindacali) in una battaglia per superare le leggi che generano il precariato e l'esistenza precaria ti tante donne tanti uomini....
grazie per avermelo ricordato</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Annalisa, ho pensato e ripensato alle tue parole da ieri mattina fino ad ora&#8230;<br />
perchè credevo che non fosse possibile dire alcunchè&#8230;<br />
Ho 42 anni e sono precario dal 1989, in un terra (la Sicilia) dove essere precari con una certa continuità è già una fortuna&#8230;.<br />
nel corso di questi anni abbiamo provato ad organizzare le lavoratrici ed i lavoratori precari, con ovvie difficoltà e qualche piccolo risultato strappato con lotte, blocchi  stradali, occupazioni.<br />
Quando una sera di alcuni anni or sono sono entrato nei locali dell&#8217;Ufficio provinciale del lavoro di catania che avevamo occupato la mattina mi sono venute le lacrime nel vedere delle signore di una certa età dormire lì su una coperta per terra, (in qualche modo per quelli come me era una cosa abbastanza normale) mi sono venuti i sensi di colpa e mi sono detto ma dove stiamo andando? cosa possiamo garantire a queste donne e questi uomini.. li stiamo forse solo illudendo&#8230;.<br />
quelle lotte, invece, qualche risultato lo hanno ottenuto, dopo aver occupato 40 comuni, 2 uffici provinciali del lavoro, vari blocchi stradali e qualche denuncia&#8230;.<br />
Annalisa posso solo darti la mia solidarità (totale ed incondizionata) anche se so che serve a poco e forse a nulla&#8230;.<br />
credo, in ogni caso, che non bisogna mai abbandonare l&#8217;idea di lottare per garantirci quello che ci spetta&#8230;  oggi più che mai è necessario coinvolgere l&#8217;esercito dei precari (spesso, almeno nel nostro caso, isolati dalle stesse &#8220;grandi&#8221; organizzazioni sindacali) in una battaglia per superare le leggi che generano il precariato e l&#8217;esistenza precaria ti tante donne tanti uomini&#8230;.<br />
grazie per avermelo ricordato</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: walter SP</title>
		<link>http://ramonmantovani.wordpress.com/2008/02/06/cara-annalisa/#comment-324</link>
		<dc:creator>walter SP</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 09:08:55 +0000</pubDate>
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		<description>Per Annalisa: grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per Annalisa: grazie</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: moltitudini</title>
		<link>http://ramonmantovani.wordpress.com/2008/02/06/cara-annalisa/#comment-323</link>
		<dc:creator>moltitudini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 01:17:28 +0000</pubDate>
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		<description>Si, è un casino commentare annalisa.

Facile, e nemmeno però del tutto improprio, incazzarsi e lasciarsi andare a considerazioni di varia natura. 
Perchè la frustrazione è tanta.
E perchè, cavolo..da un lato si molitplicano le storie così, poi uno pensa (non voglio fare polemiche, però è un quadro che va considerato) che in toeria..almeno "geometricamente", c'era il governo più a sinistra della storia..europea ( anche più di quello che sosteneva jospin, per le culture rapresentate) oppure uno legge il giornale e legge di accordi tecnici...etc.
La mia frustrazione, è doppia. 
Lo è da -umilmente- militante e lo è da "giovane" lavoratore che vive una condizione certamente più rosea di quella attuale di Annalisa, ma comunque tra le peggiori.

Lavoro nella cooperazione sociale, credo che dire ciò basti...(senza contratto da tre anni, siamo..vabè). A ottobre mi si è rotto il frigo..e lo ho potuto comprare a dicembre. ;) pagato 249 euro, eh. mica 1200.

Poi è anche facile venir qui e prendersela con il "politico", con il deputato, usarlo come parafulmine, sfogarsi .

E in questo senso il dibattito nella sinistra in questi giorni certo non aiuta a fare il contrario.
Facile e gratuito farlo -l'attacco al deputato del prc- da un lato, ma anche fisiologico attenderselo, un poco, no?
E' che tanto sarebbero tutte risposte inutili.
E' un gran casino.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si, è un casino commentare annalisa.</p>
<p>Facile, e nemmeno però del tutto improprio, incazzarsi e lasciarsi andare a considerazioni di varia natura.<br />
Perchè la frustrazione è tanta.<br />
E perchè, cavolo..da un lato si molitplicano le storie così, poi uno pensa (non voglio fare polemiche, però è un quadro che va considerato) che in toeria..almeno &#8220;geometricamente&#8221;, c&#8217;era il governo più a sinistra della storia..europea ( anche più di quello che sosteneva jospin, per le culture rapresentate) oppure uno legge il giornale e legge di accordi tecnici&#8230;etc.<br />
La mia frustrazione, è doppia.<br />
Lo è da -umilmente- militante e lo è da &#8220;giovane&#8221; lavoratore che vive una condizione certamente più rosea di quella attuale di Annalisa, ma comunque tra le peggiori.</p>
<p>Lavoro nella cooperazione sociale, credo che dire ciò basti&#8230;(senza contratto da tre anni, siamo..vabè). A ottobre mi si è rotto il frigo..e lo ho potuto comprare a dicembre. <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> pagato 249 euro, eh. mica 1200.</p>
<p>Poi è anche facile venir qui e prendersela con il &#8220;politico&#8221;, con il deputato, usarlo come parafulmine, sfogarsi .</p>
<p>E in questo senso il dibattito nella sinistra in questi giorni certo non aiuta a fare il contrario.<br />
Facile e gratuito farlo -l&#8217;attacco al deputato del prc- da un lato, ma anche fisiologico attenderselo, un poco, no?<br />
E&#8217; che tanto sarebbero tutte risposte inutili.<br />
E&#8217; un gran casino.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Mauro</title>
		<link>http://ramonmantovani.wordpress.com/2008/02/06/cara-annalisa/#comment-322</link>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 22:27:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://ramonmantovani.wordpress.com/?p=105#comment-322</guid>
		<description>Car@ Annalisa il tuo bellissimo post mi ha dato un misto di speranza e rabbia. Ho ricevuto questa sera una mail di quello che ha scritto bifo che credo sia la sensazione di tanti che in questo momento si sentono abbandonati..... 


parole al vento sull'orlo dell'ultimo abisso
 
di bifo da Rekombinant 
 


 Un anno e mezzo dopo le elezioni lo spettacolo che abbiamo sotto gli occhi è catastrofico.
Non solo per l'Italia, che quella ormai ci possiamo mettere una pietra sopra e tanti saluti. Ma per la sinistra, se ancora ha senso occuparsene.
E soprattutto per la società, quella sì che dispiace davvero veder come l'hanno ridotta.
Compagni della sinistra, vi rendete conto di quello che avete combinato? 
Ad ascoltare Giordano e gli altri pare di no. Vi rendete conto del fatto che la responsabilità della catastrofe è anche vostra? Chi accetta di votare un protocollo antioperaio, chi vota i crediti di una guerra criminale e perdente non può pensare poi di cavarsela dicendo scusate ma non si poteva far cadere il governo. Perché no? Perché è già successo nel '98 e non possiamo ripetere lo sgambetto? Ma due errori di segno opposto non fanno una cosa giusta. Qualcuno il governo l'ha fatto cadere, e adesso nessuno potrà accusarne la sinistra. Sai che soddisfazione.
In compenso tutti potranno accusare la sinistra di varie altre cose: siete corresponsabili, che lo ammettiate o no, di un governo che non ha realizzato nemmeno una delle sue promesse, non ha cancellato nessuna delle leggi infami che ci pesano ancora sulla testa, e ha prodotto norme assassine come la detassazione delle ore straordinarie. Per non votarvi mai più basta sapere che mentre inzuppavate un fazzoletto dopo l'altro con lagrime da coccodrillo ai funerali degli operai della Thyssen, accettavate la detassazione delle ore straordinarie. Tutte le parole sulla prevenzione e la sicurezza sul lavoro sono parole ipocrite, se si fa finta di non sapere che detassare le ore straordinarie significa incrementare il numero dei morti e dei feriti sul lavoro.
Allora, da elettore che vi ha votato e non vi voterà più, provo a darvi un consiglio, tanto che fatica mi costa.
Un consiglio semplice: non partecipate alle elezioni. Non presentate nessuna lista di sinistra alle elezioni che si svolgeranno fra un paio di mesi. Cancellatevi, ritiratevi, dichiarate che non si può andare alle elezioni in queste condizioni. Quali condizioni? Quelle che voi non avete avuto la forza il coraggio la decenza di cambiare, cari signori. Le condizioni dello strapotere mediatico di un gruppo finanziario e politico.
Da che mondo è mondo, quando non esistono le condizioni minime per un confronto democratico si fa così:si denuncia la situazione e si chiama il popolo a non andare alle urne.
Tanto statene certi: come me saranno molti quelli che alle urne non ci andranno. Potrebbero diventare una marea. Mettetevi alla testa dell'esercito astensionista invece di piagnucolare per alleanze indecorose il cui fallimento è già sotto gli occhi di tutti.
Lanciate una campagna di denuncia della dittatura mediatica, appellatevi all'Unione europea per chiedere il commissariamento di un paese in cui domina da decenni incontrastato un gruppo finanziario criminale guidato da un apologeta del fascismo.
Chiamate la gente a prepararsi: la guerra afgana in cui vi siete fatti trascinare volge al peggio, la più profonda e più lunga delle recessioni si prepara, l'inflazione taglieggerà i salari che voi avete lasciato a livelli indecenti, le strutture civili del paese che la vostra politica subalterna ha contribuito a devastare cadranno a pezzi (già la scuola è in coma e la ricerca in agonia). Fatevi l'autocritica per la vostra indecente prova di servilismo, e parlate chiaro ai milioni di operai di precari, di insegnanti, di donne che la vostra insipienza ha lasciato soli. Dite con chiarezza che il momento è giunto di organizzarsi per vivere fuori dalle regole del profitto, per la disobbedienza sociale organizzata, per il sabotaggio sistematico del dominio padronale.
Può darsi che la società non sia più in grado di rispondere, ma occorrerebbe provarci, almeno una volta. Morireste almeno con l'onore delle armi.
E invece indegnamente precipiterete nell'ultimo abisso.
L'ultimo, per fortuna. Così dopo non se ne parla più. 


Che ne pensate? Un abbraccio. Mauro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Car@ Annalisa il tuo bellissimo post mi ha dato un misto di speranza e rabbia. Ho ricevuto questa sera una mail di quello che ha scritto bifo che credo sia la sensazione di tanti che in questo momento si sentono abbandonati&#8230;.. </p>
<p>parole al vento sull&#8217;orlo dell&#8217;ultimo abisso</p>
<p>di bifo da Rekombinant </p>
<p> Un anno e mezzo dopo le elezioni lo spettacolo che abbiamo sotto gli occhi è catastrofico.<br />
Non solo per l&#8217;Italia, che quella ormai ci possiamo mettere una pietra sopra e tanti saluti. Ma per la sinistra, se ancora ha senso occuparsene.<br />
E soprattutto per la società, quella sì che dispiace davvero veder come l&#8217;hanno ridotta.<br />
Compagni della sinistra, vi rendete conto di quello che avete combinato?<br />
Ad ascoltare Giordano e gli altri pare di no. Vi rendete conto del fatto che la responsabilità della catastrofe è anche vostra? Chi accetta di votare un protocollo antioperaio, chi vota i crediti di una guerra criminale e perdente non può pensare poi di cavarsela dicendo scusate ma non si poteva far cadere il governo. Perché no? Perché è già successo nel &#8216;98 e non possiamo ripetere lo sgambetto? Ma due errori di segno opposto non fanno una cosa giusta. Qualcuno il governo l&#8217;ha fatto cadere, e adesso nessuno potrà accusarne la sinistra. Sai che soddisfazione.<br />
In compenso tutti potranno accusare la sinistra di varie altre cose: siete corresponsabili, che lo ammettiate o no, di un governo che non ha realizzato nemmeno una delle sue promesse, non ha cancellato nessuna delle leggi infami che ci pesano ancora sulla testa, e ha prodotto norme assassine come la detassazione delle ore straordinarie. Per non votarvi mai più basta sapere che mentre inzuppavate un fazzoletto dopo l&#8217;altro con lagrime da coccodrillo ai funerali degli operai della Thyssen, accettavate la detassazione delle ore straordinarie. Tutte le parole sulla prevenzione e la sicurezza sul lavoro sono parole ipocrite, se si fa finta di non sapere che detassare le ore straordinarie significa incrementare il numero dei morti e dei feriti sul lavoro.<br />
Allora, da elettore che vi ha votato e non vi voterà più, provo a darvi un consiglio, tanto che fatica mi costa.<br />
Un consiglio semplice: non partecipate alle elezioni. Non presentate nessuna lista di sinistra alle elezioni che si svolgeranno fra un paio di mesi. Cancellatevi, ritiratevi, dichiarate che non si può andare alle elezioni in queste condizioni. Quali condizioni? Quelle che voi non avete avuto la forza il coraggio la decenza di cambiare, cari signori. Le condizioni dello strapotere mediatico di un gruppo finanziario e politico.<br />
Da che mondo è mondo, quando non esistono le condizioni minime per un confronto democratico si fa così:si denuncia la situazione e si chiama il popolo a non andare alle urne.<br />
Tanto statene certi: come me saranno molti quelli che alle urne non ci andranno. Potrebbero diventare una marea. Mettetevi alla testa dell&#8217;esercito astensionista invece di piagnucolare per alleanze indecorose il cui fallimento è già sotto gli occhi di tutti.<br />
Lanciate una campagna di denuncia della dittatura mediatica, appellatevi all&#8217;Unione europea per chiedere il commissariamento di un paese in cui domina da decenni incontrastato un gruppo finanziario criminale guidato da un apologeta del fascismo.<br />
Chiamate la gente a prepararsi: la guerra afgana in cui vi siete fatti trascinare volge al peggio, la più profonda e più lunga delle recessioni si prepara, l&#8217;inflazione taglieggerà i salari che voi avete lasciato a livelli indecenti, le strutture civili del paese che la vostra politica subalterna ha contribuito a devastare cadranno a pezzi (già la scuola è in coma e la ricerca in agonia). Fatevi l&#8217;autocritica per la vostra indecente prova di servilismo, e parlate chiaro ai milioni di operai di precari, di insegnanti, di donne che la vostra insipienza ha lasciato soli. Dite con chiarezza che il momento è giunto di organizzarsi per vivere fuori dalle regole del profitto, per la disobbedienza sociale organizzata, per il sabotaggio sistematico del dominio padronale.<br />
Può darsi che la società non sia più in grado di rispondere, ma occorrerebbe provarci, almeno una volta. Morireste almeno con l&#8217;onore delle armi.<br />
E invece indegnamente precipiterete nell&#8217;ultimo abisso.<br />
L&#8217;ultimo, per fortuna. Così dopo non se ne parla più. </p>
<p>Che ne pensate? Un abbraccio. Mauro</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Mauro</title>
		<link>http://ramonmantovani.wordpress.com/2008/02/06/cara-annalisa/#comment-321</link>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 19:41:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://ramonmantovani.wordpress.com/?p=105#comment-321</guid>
		<description>Caro Ramon,
condivido molto di quello che scrivi. Ho sempre pensato che la ragion d'essere di Rifondazione Comunista stesse nel
rifiuto della via occhettiana al nichilismo, ma soprattutto nella volontà di provare, per l'appunto, a"rifondare" 
un pensiero e una pratica comunista adeguati alla situazione concreta dei nostri tempi.
Ci sono stati in questi anni dei momenti (la rottura del '98, vale a dire la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa; 
Genova 2001 e il sentirsi parte di un movimento che davvero provava a cambiare lo stato di cose esistente senza limitarsi 
a predicarlo, ma vivendolo direttamente) in cui mi è sembrato di camminare in buona compagnia su quella strada.
Credo che, dopo la disastrosa esperienza del II Governo Prodi, sia evidente a tutti come non sia più possibile proseguire 
quel cammino "MA ANCHE" diventare l'ala sinistra del PD, come mi pare sia nell'animo di chi ha proposto un accordo 
elettorale con quel partito, che peraltro (e per fortuna!) gli ha sbattuto la porta in faccia - e lasciamo stare la storia
del cerino!!
Occorre scegliere. Penso che, nella prospettiva della convergenza al centro di FI e del PD (ipotesi politica di tutto 
rispetto) per noi, per ciò che vogliamo essere, per le persone come Annalisa, per i lavoratori e la povera gente che 
nel nostro Paese non contano un fico secco, sia utile non perdere la bussola e continuare a provare, a cercare, 
a sperimentare, a costruire una presenza sociale e politica in cui protagonisti siano proprio coloro cui il potere
ha tolto perfino la voce.
Per questo non mi interessano gli appelli a un'unità di bandiera (e di apparati) con forze politiche che, oltre a innegabili
capacità tattiche, non hanno prodotto in questi anni una sola idea nuova o una pratica politica innovatrice.
E' vero, forse da sola Rifondazione non ce la può fare, ma ci abbiamo davvero provato fino in fondo? 
Questa fumosa unità mi pare uno svicolare di fronte alla profondità e per certi versi alla drammaticità di ciò 
che ci sta di fronte. Temo che sia destinata a produrre solo confusione, mugugni e che possa trovare la sua unica 
ragion d'essere nella polemica con il PD per l'abbandono di un campo, quello della sinistra, a cui peraltro questo
partito dichiara di non appartenere. Polemica destinata, però regolarmente ad affievolirsi all'avvicinarsi di una
qualunque scadenza elettorale.
Ciao.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Ramon,<br />
condivido molto di quello che scrivi. Ho sempre pensato che la ragion d&#8217;essere di Rifondazione Comunista stesse nel<br />
rifiuto della via occhettiana al nichilismo, ma soprattutto nella volontà di provare, per l&#8217;appunto, a&#8221;rifondare&#8221;<br />
un pensiero e una pratica comunista adeguati alla situazione concreta dei nostri tempi.<br />
Ci sono stati in questi anni dei momenti (la rottura del &#8216;98, vale a dire la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa;<br />
Genova 2001 e il sentirsi parte di un movimento che davvero provava a cambiare lo stato di cose esistente senza limitarsi<br />
a predicarlo, ma vivendolo direttamente) in cui mi è sembrato di camminare in buona compagnia su quella strada.<br />
Credo che, dopo la disastrosa esperienza del II Governo Prodi, sia evidente a tutti come non sia più possibile proseguire<br />
quel cammino &#8220;MA ANCHE&#8221; diventare l&#8217;ala sinistra del PD, come mi pare sia nell&#8217;animo di chi ha proposto un accordo<br />
elettorale con quel partito, che peraltro (e per fortuna!) gli ha sbattuto la porta in faccia - e lasciamo stare la storia<br />
del cerino!!<br />
Occorre scegliere. Penso che, nella prospettiva della convergenza al centro di FI e del PD (ipotesi politica di tutto<br />
rispetto) per noi, per ciò che vogliamo essere, per le persone come Annalisa, per i lavoratori e la povera gente che<br />
nel nostro Paese non contano un fico secco, sia utile non perdere la bussola e continuare a provare, a cercare,<br />
a sperimentare, a costruire una presenza sociale e politica in cui protagonisti siano proprio coloro cui il potere<br />
ha tolto perfino la voce.<br />
Per questo non mi interessano gli appelli a un&#8217;unità di bandiera (e di apparati) con forze politiche che, oltre a innegabili<br />
capacità tattiche, non hanno prodotto in questi anni una sola idea nuova o una pratica politica innovatrice.<br />
E&#8217; vero, forse da sola Rifondazione non ce la può fare, ma ci abbiamo davvero provato fino in fondo?<br />
Questa fumosa unità mi pare uno svicolare di fronte alla profondità e per certi versi alla drammaticità di ciò<br />
che ci sta di fronte. Temo che sia destinata a produrre solo confusione, mugugni e che possa trovare la sua unica<br />
ragion d&#8217;essere nella polemica con il PD per l&#8217;abbandono di un campo, quello della sinistra, a cui peraltro questo<br />
partito dichiara di non appartenere. Polemica destinata, però regolarmente ad affievolirsi all&#8217;avvicinarsi di una<br />
qualunque scadenza elettorale.<br />
Ciao.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Annalisa</title>
		<link>http://ramonmantovani.wordpress.com/2008/02/06/cara-annalisa/#comment-318</link>
		<dc:creator>Annalisa</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 12:33:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://ramonmantovani.wordpress.com/?p=105#comment-318</guid>
		<description>Carissimi tutti, caro Ramon,

Grazie per le parole di conforto e amicizia rivolte e me ma che ovviamente riguardano tutti coloro che in questo momento sono in difficoltà. Così, come il coraggio non può e non deve eludere la tristezza ma "sorreggerla" in una prospettiva nuova, la mia tenacia è l'altro velo dell'amarezza, tanto umana quanto necessaria per non privarci anche dei sentimenti. 

Vi ringrazio delle bellissime parole e poichè non avevo mai scritto in un blog, vi ringrazio dell'accoglienza cordiale e sincera.
Pensavo a tutti noi, poichè molti fili importanti sento ci accomunano: sapete cosa credo, il perchè il mio messaggio abbia commosso pur essendo vita di molti?

Perchè mentre scrivevo ero me stessa, riuscivo a dire quello che sta nel mio cuore e forse, l'amore, la passione per la vita sono proprio i due pilastri a rischio nel mondo della precarietà.

Una persona piena di paure come la precarietà può procurare, rischia proprio di attenuare, smarrire la gioia , la pienezza, l'amore per la vita, nel suo senso più limpido e puro.
Ecco perchè la cena, ecco perchè l'amica, il compagno.
Piccoli gesti di amore. Per non smarrire alcuna parte di noi, del nostro sogno, per tutti i giorni in cui vorremo essere felici in senso più vero.

Oggi sono meno sola di ieri, tutti lo siamo di meno.
Walter butta le pasticche e quando senti arrivare l'attacco di panico di a te stesso "no no no". Una pratica che ho imparato alcuni anni fa grazie ad un amico medico, ne soffrivo anche io.
Funziona.

Ramon, non hai nulla di cui doverti scusare. Riconfermi ciò che penso di te. Un abbraccio forte forte a tutti voi e un bacio sincero.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi tutti, caro Ramon,</p>
<p>Grazie per le parole di conforto e amicizia rivolte e me ma che ovviamente riguardano tutti coloro che in questo momento sono in difficoltà. Così, come il coraggio non può e non deve eludere la tristezza ma &#8220;sorreggerla&#8221; in una prospettiva nuova, la mia tenacia è l&#8217;altro velo dell&#8217;amarezza, tanto umana quanto necessaria per non privarci anche dei sentimenti. </p>
<p>Vi ringrazio delle bellissime parole e poichè non avevo mai scritto in un blog, vi ringrazio dell&#8217;accoglienza cordiale e sincera.<br />
Pensavo a tutti noi, poichè molti fili importanti sento ci accomunano: sapete cosa credo, il perchè il mio messaggio abbia commosso pur essendo vita di molti?</p>
<p>Perchè mentre scrivevo ero me stessa, riuscivo a dire quello che sta nel mio cuore e forse, l&#8217;amore, la passione per la vita sono proprio i due pilastri a rischio nel mondo della precarietà.</p>
<p>Una persona piena di paure come la precarietà può procurare, rischia proprio di attenuare, smarrire la gioia , la pienezza, l&#8217;amore per la vita, nel suo senso più limpido e puro.<br />
Ecco perchè la cena, ecco perchè l&#8217;amica, il compagno.<br />
Piccoli gesti di amore. Per non smarrire alcuna parte di noi, del nostro sogno, per tutti i giorni in cui vorremo essere felici in senso più vero.</p>
<p>Oggi sono meno sola di ieri, tutti lo siamo di meno.<br />
Walter butta le pasticche e quando senti arrivare l&#8217;attacco di panico di a te stesso &#8220;no no no&#8221;. Una pratica che ho imparato alcuni anni fa grazie ad un amico medico, ne soffrivo anche io.<br />
Funziona.</p>
<p>Ramon, non hai nulla di cui doverti scusare. Riconfermi ciò che penso di te. Un abbraccio forte forte a tutti voi e un bacio sincero.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio meazzi</title>
		<link>http://ramonmantovani.wordpress.com/2008/02/06/cara-annalisa/#comment-317</link>
		<dc:creator>sergio meazzi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 12:21:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://ramonmantovani.wordpress.com/?p=105#comment-317</guid>
		<description>Caro Ramon, si vero, la drammaticità della lettera pone delle domande talmente forti, che ogni tentativo di risposta o di ragionamento porta in sè delle banalità. Ma sono certo che se allargassimo il discorso a più interlocutori, tu sai, troveremmo dei racconti simili o addiritura peggiori. Del resto le tematiche non mancano. Un esempio, per fare un applicazione ad un malato di tumore, se paghi vieni assistito per primo. Questa è la drammaticità nella drammaticità e dinnanzi alla salute, uno non bada a spese. 
Ora, io credo, che si debba ragionare su come partorie una sintesi, credo lo si debba fare con la sinistra -l'arcobaleno, per affrontare in modo razzionale e strutturale tutte le problematiche vitali ( lavoro, salute, assistenza, pensioni, ecc).  E solo una sinistra, forte e plurale, meglio se al governo, può dare risposte alle istanze pressanti che sono , talvolta, difficili da intercettare. Nella difficoltà inserisco,  pur non condividendo l'azione, gli insulti. 
Ti ringrazio per questo blog, ci da l'opportunità di considerare tutti i vissuti e, appunto, creare un riepilogo. Forse, proprio quello che ci manca. 
Stasera alla camera del lavoro di Milano, forse ci si prova.....pubblicità progresso ore 21,30</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Ramon, si vero, la drammaticità della lettera pone delle domande talmente forti, che ogni tentativo di risposta o di ragionamento porta in sè delle banalità. Ma sono certo che se allargassimo il discorso a più interlocutori, tu sai, troveremmo dei racconti simili o addiritura peggiori. Del resto le tematiche non mancano. Un esempio, per fare un applicazione ad un malato di tumore, se paghi vieni assistito per primo. Questa è la drammaticità nella drammaticità e dinnanzi alla salute, uno non bada a spese.<br />
Ora, io credo, che si debba ragionare su come partorie una sintesi, credo lo si debba fare con la sinistra -l&#8217;arcobaleno, per affrontare in modo razzionale e strutturale tutte le problematiche vitali ( lavoro, salute, assistenza, pensioni, ecc).  E solo una sinistra, forte e plurale, meglio se al governo, può dare risposte alle istanze pressanti che sono , talvolta, difficili da intercettare. Nella difficoltà inserisco,  pur non condividendo l&#8217;azione, gli insulti.<br />
Ti ringrazio per questo blog, ci da l&#8217;opportunità di considerare tutti i vissuti e, appunto, creare un riepilogo. Forse, proprio quello che ci manca.<br />
Stasera alla camera del lavoro di Milano, forse ci si prova&#8230;..pubblicità progresso ore 21,30</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: walter SP</title>
		<link>http://ramonmantovani.wordpress.com/2008/02/06/cara-annalisa/#comment-316</link>
		<dc:creator>walter SP</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 12:03:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://ramonmantovani.wordpress.com/?p=105#comment-316</guid>
		<description>Cara Annalisa,
la tua lettera mi ha fatto piangere...era tempo che non mi succedeva..era tempo che nessuno parlando di cose scontate per noi comunisti (o di sinistra non lo so più nemmeno io) mi poneva di fronte una questione in questi termini. Sarà che io, precario a vita (visto che ormai ne ho 40 di anni) non sono mai riuscito a brindare, ad affrontare con  lucida serenità il mio status, sarà che sono costantemente in ansia, con attacchi di panico che mi portano a vivere con l'ansiolitico in tasca, sarà questo, sarà altro, ma so che alla fine la tua lettera è stata una bella lezione.
I commenti politici di voto e altro servono a poco la lezione che Annalisa ha dato è una lezione di vita, civiltà ed umanità.
Grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Annalisa,<br />
la tua lettera mi ha fatto piangere&#8230;era tempo che non mi succedeva..era tempo che nessuno parlando di cose scontate per noi comunisti (o di sinistra non lo so più nemmeno io) mi poneva di fronte una questione in questi termini. Sarà che io, precario a vita (visto che ormai ne ho 40 di anni) non sono mai riuscito a brindare, ad affrontare con  lucida serenità il mio status, sarà che sono costantemente in ansia, con attacchi di panico che mi portano a vivere con l&#8217;ansiolitico in tasca, sarà questo, sarà altro, ma so che alla fine la tua lettera è stata una bella lezione.<br />
I commenti politici di voto e altro servono a poco la lezione che Annalisa ha dato è una lezione di vita, civiltà ed umanità.<br />
Grazie</p>
]]></content:encoded>
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