Intervista sulla mozione parlamentare dell’Unione sulle missioni militari.
Intervista al deputato di Rifondazione che ha condotto le trattative con l’Unione.
Ramon Mantovani: «Una mozione
che cambia la politica internazionale».
di Stefano Bocconetti
Il Transatlantico della Camera
sembra piazza del Popolo
a ferragosto. Una manciata di
giornalisti, cinque deputati.
Fra questi, Ramon Mantovani.
Ha condotto per Rifondazione
la trattativa sulla mozione che
accompagnerà il disegno di
legge sulle missioni militari.
Quattro, cinque pagine. Che
gira e si rigira fra le mani, che cita
continuamente. Sembra
soddisfatto, insomma.
Prima di sapere come è andata,
una premessa. Ma serve
davvero una mozione? Non è
un po’ come quei bei documenti
delle commissioni bicamerali
di demitiana memoria?
Quando una maggioranza
non riusciva a mettersi
d’accordo e rinviava tutto a
qualche pamphlet, pieno di
buone intenzioni. Non è così?
No, non credo proprio che
sia così.
Perché?
Perché una mozione è uno degli atti fondamentali di indirizzo
dell’attività di governo.
Chiunque però potrebbe
citare decine di mozioni poi
disattese dai governi.
E anche questo non è esattissimo.
Perché una mozione si
divide in due parti. C’è una premessa,
una sorta di analisi, dove
ci sono valutazioni politiche.
E c’è poi il dispositivo. Che
è vincolante per l’attività di un
esecutivo. E’ vero che spesso
altre mozioni sono state disattese.
Ma nel testo c’era l’escamotage:
c’era scritto che il governo
si “impegnava a valutare
l’opportunità” di fare una certa
cosa. Stavolta non è così. Ci sono
impegni. Che vanno mantenuti.
E siamo alla mozione.
Com’è?
In due parole: su tutta la vicenda,
è evidente che si sia arrivati
ad un compromesso. Sicuramente
c’è un compromesso,
però la mozione è molto
più chiara di quanto non lo
possa essere il disegno di legge
sulle missioni militari.
In che senso?
Perché il disegno di legge dice
solo quanti soldi servono per
far tornare i militari dall’Iraq e
quanti ne servono per quelli in
Afghanistan. Non c’è altro.
In quelle pagine che stringi
in mano invece che c’è di più?
C’è molto, c’è tanto di più.
La prima cosa, la più importante?
Ce ne sono tante di importanti.
Però se vuoi credo che
molto rilevante sia l’affermazione
che il governo si impegna
a proporre nelle sedi internazionali
una riflessione sui risultati
della missione in Afghanistan.
Di più: si impegna a
proporre una discussione sulla
possibilità di “superare” – questo
è proprio il verbo scelto: superare
– l’Enduring Freedom.
E non è poco, ti assicuro che
non è poco.
Quindi,un testo che ti piace?
Ti ripeto: il disegno di legge
sul ritiro dall’Iraq e sulla missione
in Afghanistan è sicuramente
un compromesso.
Sufficiente ma che non ci
soddisfa appieno. La mozione
invece ha parti davvero
molto avanzate. E, attenzione,
la mozione riguarda l’intera
politica internazionale
del nostro paese sulle missioni
militari.
Cambia come?
Ti faccio un esempio, così
ci intendiamo meglio.
Sai che dal gennaio 2007, l’Italia
farà parte del consiglio di sicurezza
dell’Onu. Bene, grazie a
questa mozione, il governo italiano
chiederà che l’organizzazione
delle Nazioni Unite si doti
di una propria forza militare,
sotto il comando del segreteriato
generale. Ed è una richiesta
assolutamente dirompente.
L’Onu aveva previsto fin dal
suo atto costitutivo la possibilità
di dotarsi di propri uomini
e mezzi da usare come forza di
polizia internazionale. C’era
nella sua costituzione ma non
si è mai realizzata. Utilizzando
una norma transitoria, l’Onu
di volta in volta, quando è impegnata
in missioni di pace,
deve chiedere ai vari paesi di
fornire le truppe. Una
situazione che va benissimo
all’America, alla Nato. Perché
appunto sono i potenti del
mondo a decidere dove impegnarsi.
Per questo, ti ripeto, è
una novità straordinaria. Avversata
nel mondo dagli Stati
Uniti, ma avversata con forza
anche in Italia.
Avversata dalla destra?
No, non solo. E non penso di
svelare chissà quale segreto se
ti racconto che proprio su questo
punto della mozione, da
parte del nostro governo – diciamo
dalle forze che sono prevalenti
nella maggioranza – c’è
stata molta ostilità. E’ stata una
trattativa dura, ma nel testo c’è
questo passaggio, ed è importante
che ci sia.
“Caschi blu”, allora. E’ questa
la nuova politica internazionale?
Non solo. Un paragrafo dopo è
disegnata quella che dovrà essere
la filosofia del governo dell’Unione.
Dove si dice che il nostro
esecutivo darà la priorità alla
prevenzione, si impegna ad accompagnare
i processi di pace,
si farà protagonista, insomma,
sulla scena internazionale perché
non si ricorra mai più alle
armi.
In questo caso, però, si può
dire che si tratta di parole?
Parole? A me pare che dall’inizio
degli anni ’90, tutti i paesi occidentali
abbiano fatto ricorso
alle missioni militari come unico
strumento di intervento nella
politica internazionale. L’hanno
fatto tutti, Italia compresa. Mi
pare che si possa tranquillamente
parlare di ribaltamento
della vecchia logica.
Per capire, non ci potrà essere
un altro Kosovo?
Questa mozione lo esclude.
Anche se – bisogna dire pure
questo – un altro Kosovo, un’altra
guerra assolutamente illegittima,
fatta al di fuori da qualsiasi
copertura delle Nazioni Unite,
viene esclusa anche dal programma
dell’Unione. Quello
sottoscritto da tutti i partiti della
coalizione.
Insomma, si ritorna all’articolo
11 della costituzione. Non
è così?
Sì, il rispetto dell’articolo 11
pervade tutta la mozione.
E sulla vicenda di codici di
guerra?
Ho visto che sui giornali s’è
fatta un po’ di confusione. Come
sai il governo Berlusconi ha
imposto, per i soldati italiani in
Iraq e in Afghanistan, l’obbligo
di sottostare al codice militare
di guerra. Che per esempio, impone
molti vincoli ai giornalisti.
Qualcuno dovrà spiegare
prima o poi come sia possibile
che spedizioni spacciate per
missioni di pace debbano sottostare
a leggi di guerra, ma ormai
è una domanda che riguarda
il passato. Naturalmente,
esattamente come avevamo
chiesto nella passata legislatura,
si ripristinerà subito il codice
di pace. I capigruppo della
maggioranza nelle commissioni
Esteri e Difesa, tutti i capigruppo,
firmeranno un emendamento
che sarà accolto dal
governo, ed entrerà nel disegno
di legge.
Prima parlavi di difficoltà incontrate
a scrivere questo documento.
Vedi, più che difficoltà resistenze
sui singoli punti, che non
credo interessino più di tanto….
Forse però vanno raccontate.
Se ti interessa posso dirti che
la mozione dice esplicitamente
che l’invasione dell’Iraq è avvenuta
al di fuori della legalità internazionale.
La Rosa nel Pugno
voleva che fosse aggiunta una
frase per cui si diceva che dopo
l’illegalità internazionale era arrivata
la copertura del’Onu. Ma
questa frase non è stata accettata,
perché non è vera.
Prima parlavi di difficoltà generali.
Te la faccio breve. Un mese fa,
qualcuno, qualche partito, si è
opposto al varo della mozione.
Ora, invece, a lavoro concluso,
sappiamo che fa fare un passo
avanti importante alla discussione.
Perché anche il giudizio
sulle missioni diventa un’altra
cosa, se lo metti “dentro” questi
impegni. Impegni, te le ripeto
per l’ennesima volta, vincolanti
per D’Alema. Il disegno di legge
si può valutare meglio se lo metti
dentro questo disegno, questo
nuovo disegno della politica
estera italiana.
Dunque tu voterai sì in tutta
tranquillità?
Ti rispondo molto sinceramente:
sì. Da deputato di Rifondazione,
da militante del movimento
pacifista. Il compromesso
sull’Afghanistan è così e così,
ma da sei. Sufficiente, insomma.
La mozione, per tanta parte, è
buona, in qualche punto addirittura
avanzatissima. Sì, voterò convinto.
Pubblicato su Liberazione il 15 luglio 2006